torno a versare sangue, a lasciare tracce.
torno a calcare le strade, a spingere pulsazioni vibranti nell'aria della sera.
torno alla vita.
studio il continuo ricambio di simboli e sogni, lo scorrere delle parole in un flusso ordinato.
il mito scompare, come sprofondando nel tessuto del tutto che esplode.
le ossa degli eroi, le reliquie dei santi. alambicchi contorti, preziosi licori.
tutto questo è gabbia, recinto, argine.
la magia del secolo è psicanalisi della follia.
la magia del secolo è conquista dell'infinito numerabile.
e tuttavia, la sera è limpida, e gelida, e le stelle bucano il cielo sofferente.
per natale, a Legba una voce nuova, ed un paio di occhi supplementari.
that's all, folks.
25.12.06
23.12.06
soluzioni e trucchi di magia
nulla è cambiato? tutto è cambiato.
12.12.06, a volte il passato riemerge.
au revoir, l'ermetico principe della pulsazione vi benedice.
12.12.06, a volte il passato riemerge.
au revoir, l'ermetico principe della pulsazione vi benedice.
19.12.06
baruch, e Legba tre volte grande
è diverso tempo che questo i miei passi non affondano nella polvere di questo angolo di eterno.
da quando ho segnato con le trame del mio dolore traslucido un foglio.
da quando ho affondato crudelmente nella realtà la lama arrugginita, e tuttavia così affilata, dell'estetica.
ed ora, eccomi.
nella luce verde del mio sancta sanctorum.
a chiedermi che ne sarà di me quando la muffa coprirà i miei resti.
come tante volte ancora.
a provare, e provare.
...
provare cosa?
ragazzi, stavolta voglio compassione.
perchè cosa cerco non lo so neanche io.
non so se è dentro, o fuori, non so se è morto o vivo.
non so se è infinito, luminoso, perfetto, o non invece un piccolo centro, che da solo ordina e da senso.
non so nemmeno se esiste, quello che cerco.
ma, in fondo, non è così per tutti?
Legba, penultimo stadio.
da quando ho segnato con le trame del mio dolore traslucido un foglio.
da quando ho affondato crudelmente nella realtà la lama arrugginita, e tuttavia così affilata, dell'estetica.
ed ora, eccomi.
nella luce verde del mio sancta sanctorum.
a chiedermi che ne sarà di me quando la muffa coprirà i miei resti.
come tante volte ancora.
a provare, e provare.
...
provare cosa?
ragazzi, stavolta voglio compassione.
perchè cosa cerco non lo so neanche io.
non so se è dentro, o fuori, non so se è morto o vivo.
non so se è infinito, luminoso, perfetto, o non invece un piccolo centro, che da solo ordina e da senso.
non so nemmeno se esiste, quello che cerco.
ma, in fondo, non è così per tutti?
Legba, penultimo stadio.
12.12.06
Mr. Sunshine
con questo post assolvo un debito.
e, per una volta, non parlo di me, nè del mondo, nè di quella nicchia controculturale che è il posto dove vivo.
right now...
Mr. Sunshine è sullo schermo andatura dondolante, puntellata, capelli a siepe. Un ragazzo alto e magro, con la faccia pallida e un sorriso lento.
arriva non si sa come al momento giusto, sempre.
si racconta di averlo visto correre una sola volta.
e se non va alla montagna, tre su quattro è la montagna ad andare da lui.
sempre due passi dietro se stesso, per godersi lo spettacolo.
o almeno, ci prova.
in sostanza, intuisce più che capire, vede più che osservare.
innanzitutto e perlopiù.
fluidamente, però, senza dolore nè noia. salvo rovesci di fortuna, salvo sbriciolarsi le ossa.
suerte, amico Nagual.
e, per una volta, non parlo di me, nè del mondo, nè di quella nicchia controculturale che è il posto dove vivo.
right now...
Mr. Sunshine è sullo schermo andatura dondolante, puntellata, capelli a siepe. Un ragazzo alto e magro, con la faccia pallida e un sorriso lento.
arriva non si sa come al momento giusto, sempre.
si racconta di averlo visto correre una sola volta.
e se non va alla montagna, tre su quattro è la montagna ad andare da lui.
sempre due passi dietro se stesso, per godersi lo spettacolo.
o almeno, ci prova.
in sostanza, intuisce più che capire, vede più che osservare.
innanzitutto e perlopiù.
fluidamente, però, senza dolore nè noia. salvo rovesci di fortuna, salvo sbriciolarsi le ossa.
suerte, amico Nagual.
The Artificial Kid
"Il cielo sopra Telset, la mia città insulare, è terso come un cristallo, quando la videocamera ci zooma attraverso. L'effetto è distensivo e ipnotico, la videocamera accelera verso il basso e la rete della mia città si espande con senso di prossimità in ogni singolo isolato, in ogni singola strada, fino ad ogni singola persona, e io, o meglio, la mia immagine ingigantisce fino a riempire lo schermo..."
La perfezione formale della piega epicantica intorno all'occhio venato di rosso, il sorriso sghembo, il passo fluido e strafottente.
Legba è il marchio estetico del suo alter ego di carne e sangue, ovvero io.
Legba ha la testa rasata meglio della mia, Legba è ferino e fluido, e cattivo, come forse io non sarò mai.
Legba non ha bisogno delle pieghe e delle catene della logica, Legba è padrone del mito, e danza al suono dell' Oltre, col ritmo dell'Ora.
tuttavia, io rubo il nome dei santi, la forza degli dèi, e talvolta la saggezza delle montagne.
così, dal limite dell'infinito numerabile al mio soppalco in via Eburnea, siano benedette tutte le cose che sono.
ognuno è perfetto.
eppure, dirlo non ha senso.
La perfezione formale della piega epicantica intorno all'occhio venato di rosso, il sorriso sghembo, il passo fluido e strafottente.
Legba è il marchio estetico del suo alter ego di carne e sangue, ovvero io.
Legba ha la testa rasata meglio della mia, Legba è ferino e fluido, e cattivo, come forse io non sarò mai.
Legba non ha bisogno delle pieghe e delle catene della logica, Legba è padrone del mito, e danza al suono dell' Oltre, col ritmo dell'Ora.
tuttavia, io rubo il nome dei santi, la forza degli dèi, e talvolta la saggezza delle montagne.
così, dal limite dell'infinito numerabile al mio soppalco in via Eburnea, siano benedette tutte le cose che sono.
ognuno è perfetto.
eppure, dirlo non ha senso.
3.12.06
No Fly Zone
febbre, gola arida e infetta, naso chiuso.
questo spiega in parte l'urticante senso di oppressione.
la parte restante, è rabbia immotivata, ovvero, rabbia con motivi che non ho alcuna intenzione di riconoscere.
puntelli.
puntelli di legno marcio per un fondale troppo affollato.
prima o poi la scena crolla, e gli attori vanno in scena nudi.
più prima che poi, comunque.
antisociale? vaffanculo, io so di non poter vivere senza gente intorno.
antisociale? vaffanculo, io so di non poter vivere, senza (questa scusa, quando la gente mi lascia da solo).
applausi, il fruscio del sipario che si chiude.
l'estetica inghiottita dal simbolismo dell'omicidio.
miele, tabacco, vino. vino nero.
e niente guarisce, dentro. niente guarisce davvero.
questo spiega in parte l'urticante senso di oppressione.
la parte restante, è rabbia immotivata, ovvero, rabbia con motivi che non ho alcuna intenzione di riconoscere.
puntelli.
puntelli di legno marcio per un fondale troppo affollato.
prima o poi la scena crolla, e gli attori vanno in scena nudi.
più prima che poi, comunque.
antisociale? vaffanculo, io so di non poter vivere senza gente intorno.
antisociale? vaffanculo, io so di non poter vivere, senza (questa scusa, quando la gente mi lascia da solo).
applausi, il fruscio del sipario che si chiude.
l'estetica inghiottita dal simbolismo dell'omicidio.
miele, tabacco, vino. vino nero.
e niente guarisce, dentro. niente guarisce davvero.
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