Il suono in quattro tempi dell'eternità mi prude dietro le orecchie, su per il mesencefalo.
Ci sono delle cose che non si imparano, delle zone più rigide, più opache, come calli nel funzionamento psichico generale. Puoi solo girarci intorno, tentare tastando, come quando un'escrescenza emerge dal cuoio capelluto durante la notte, e nonostante tu non riesca a vederla rimane lì, inquietudine marginale che destabilizza le euforie e rende ridicole le sofferenze.
Io odio essere impreciso, dire; "delle cose" piuttosto che pronunciare nomi. Eppure vi sono cose rispetto alle quali l'atto stesso della nominazione è imprudente, dannoso, blasfemo.
Dopo tutto posso assumere l'atteggiamento che preferisco, ma resto umano. Una realtà che non si cancella, obsoleta ed estenuante, alla quale non ci sono rimedi né alternative.
Adesso farò finta di stare per sussurrarti un segreto: tu socchiudi gli occhi e cerca dentro di te del pudore, se te ne rimane. E lo so che questo non è il luogo, non è il tempo, non è lo spazio né il modo, ma te l'ho già detto: sono umano. Se provassi ad aspettare il momento giusto di me non resterebbero che ossa secche sul ciglio della strada circolare dell'illuminazione.
Di me non resta che una piccola palla di odio infantile in un secchio di disperazione.
Ti ricordi di quando ero antiproiettile? Beh, non mi ha sparato nessuno.
E ho scoperto di essere solubile.
7.10.14
2.10.14
1.10.14
More is more
Va bene, va bene, fratellino.
Adesso ti spiego come funziono: apro la vena e faccio uscire tutto, tutto in una volta, una volta per tutte.
Qualcosa finirà per macchiarsi: è naturale. Il sangue marcirà, inizierà a puzzare. Come un intenso desiderio di altrove, quando lo sfinisci a furia di polaroid di La Palma, infilate su per un cavo fino al tuo schermo, e poi su per il culo del tuo cervello. (Si, il cervello ha a sua volta un culo, proprio apposta per fare usare a me certe metafore misogine dal traumatismo stupratorio.)
Io non sono uno felice. Non sono uno di quelli che si fanno le foto sorridenti circondati da amici. Io, infatti, non ho tanti amici. Una volta (e trovi anche le tracce su questo blog, a scavare abbastanza a fondo) non pensavo di averne affatto: mi sbagliavo. Stavo solo confondendo l'amicizia con una cosa più rara, una sorta di connessione psichica diretta, una consonanza di sensi e pensieri quasi impossibile a realizzarsi. Una Follia Anomala, Sottile.
Fatto sta che non ho molti amici. Gli esseri umani, questi sacchi di pelle con dentro della materia elastica, della materia calcarea, della materia fluida, della materia molle, della materia sottile, mi annusano addosso a certain special blend of inadequacy.
Lo so, fratellino. E' inutile che ora ti metti a gemere. Lo so benissimo che questa del disadattato è una posa tanto comune da trapassare in stereotipo, e persino in buona educazione. (La faccia triste del lavoratore della conoscenza: suscita tenerezza, istinto materno, simpatia. Giustifica l'autocommiserazione, che è a sa volta un modo quasi-efficiente di gestire le pressioni immani e la eco universalmente diffusa di un messaggio possente che ti dichiara inutile)
Che cosa dicevamo? Ah, si. La verità.
La verità non è quella cosa che "ci devi fare i conti". La verità non si conta.
La verità non è quella cosa che "giuro solennemente di". La verità non si giura.
La verità non è quella cosa che "in verità in verità vi dico".
La verità non è un principio di realtà, non è un principio di onestà, non è un principio di consolazione. La verità è una missione divorante, A-poros, la strada sbarrata, a-tekmos, l'illimitatezza degli sforzi.
Cosa devo dirti? Sei un altro dei miei? Sei un altro dei loro? Ha importanza?
Quello che devo dirti è: stai attento. Abbi orecchie dietro ogni angolo, occhi dietro ogni veneziana. Stai attento. Sto venendo a prenderti. Io sia dannato se mi vedrai arrivare.
Adesso ti spiego come funziono: apro la vena e faccio uscire tutto, tutto in una volta, una volta per tutte.
Qualcosa finirà per macchiarsi: è naturale. Il sangue marcirà, inizierà a puzzare. Come un intenso desiderio di altrove, quando lo sfinisci a furia di polaroid di La Palma, infilate su per un cavo fino al tuo schermo, e poi su per il culo del tuo cervello. (Si, il cervello ha a sua volta un culo, proprio apposta per fare usare a me certe metafore misogine dal traumatismo stupratorio.)
Io non sono uno felice. Non sono uno di quelli che si fanno le foto sorridenti circondati da amici. Io, infatti, non ho tanti amici. Una volta (e trovi anche le tracce su questo blog, a scavare abbastanza a fondo) non pensavo di averne affatto: mi sbagliavo. Stavo solo confondendo l'amicizia con una cosa più rara, una sorta di connessione psichica diretta, una consonanza di sensi e pensieri quasi impossibile a realizzarsi. Una Follia Anomala, Sottile.
Fatto sta che non ho molti amici. Gli esseri umani, questi sacchi di pelle con dentro della materia elastica, della materia calcarea, della materia fluida, della materia molle, della materia sottile, mi annusano addosso a certain special blend of inadequacy.
Lo so, fratellino. E' inutile che ora ti metti a gemere. Lo so benissimo che questa del disadattato è una posa tanto comune da trapassare in stereotipo, e persino in buona educazione. (La faccia triste del lavoratore della conoscenza: suscita tenerezza, istinto materno, simpatia. Giustifica l'autocommiserazione, che è a sa volta un modo quasi-efficiente di gestire le pressioni immani e la eco universalmente diffusa di un messaggio possente che ti dichiara inutile)
Che cosa dicevamo? Ah, si. La verità.
La verità non è quella cosa che "ci devi fare i conti". La verità non si conta.
La verità non è quella cosa che "giuro solennemente di". La verità non si giura.
La verità non è quella cosa che "in verità in verità vi dico".
La verità non è un principio di realtà, non è un principio di onestà, non è un principio di consolazione. La verità è una missione divorante, A-poros, la strada sbarrata, a-tekmos, l'illimitatezza degli sforzi.
Cosa devo dirti? Sei un altro dei miei? Sei un altro dei loro? Ha importanza?
Quello che devo dirti è: stai attento. Abbi orecchie dietro ogni angolo, occhi dietro ogni veneziana. Stai attento. Sto venendo a prenderti. Io sia dannato se mi vedrai arrivare.
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