E allora daccapo
Fottuti zombies
daccapo
Puzza di morto esala dal sottoscala
vai tu?
Vado io
Come al solito
La mancanza di un punto fisso non è un effetto dell'ubriachezza
Sogni luridi
Speranze disilluse
Evitare la svolta paranoica
(Fottuti Zombies)
Chi ti manda?
Chi mi manda?
Non hai almeno un po' paura?
Inshallah
Farsi le canne sul divano, da anni
Non essere mai caduti.
Fetore. Morti nel seminterrato?
Non saprei.
Non dovevi andare tu?
Che cosa ti aspettavi succedesse, di preciso?
Per me hai sbagliato data.
Sei arrivato ad esplosione compiuta
Sei arrivato che il futuro era appena ripartito
Come sempre
Come sembra
Io non mi ricordo un cazzo
Non odio niente
Ma nemmeno mi piace niente
Sono annoiato. Un corpo pesante, annoiato
Una brutta giornata? O solo il ghigno malefico di una brutta bestia
Mai uccisa
Che cova
Sempre
Sotto
Pelle
Morti nel sottoscala
Lasciali calcificare
Resteranno solo ossa
E generazione dopo generazione
Anche i vermi si estingueranno
L'importante è non ricordare
Fare come se
Come se non
Eppure
Questo miasma
Questa roba
Fa arricciare i capelli, fa irrancidire il cibo
Non si riesce
Più a mangiare
Più a dormire
Nugoli di mosche
Eppure
Non sarebbe bastato
Scendere, ripulire tutto
Come se la morte fosse contagiosa
E non ereditaria.
Ma no
Invece.
Io sarei dovuto andare
E invece eccomi
Daccapo.
Ehi, tu
Cos'è questo odore?
Quale odore?
Questo
Io non lo sento
Ho imparato
A fare
Come se
Come senza
Mangiare e dormire
Ed essere educato
Anche se mi sento solo
Non verrò a cercarti
Da dove viene la puzza?
Anche tu sei morto?
Cosa hai visto?
Torna, per favore.
Non si riesce più
A respirare.
19.11.15
15.11.15
500
Ci avresti creduto? Questo è il post numero 500.
Col tempo, questa pagina nera e lunga e lurida e lucida non si è evoluta. si è slungata, protrusa, distesa, come la bava densa di un invertebrato.
Il mio invertebrato, la roba che si nasconde sotto tutto questo articolare.
All'inizio, il senso, questo lucore brutale che si spande dai corpi complessi, era: io esisto
Io, piccolo e allungato, giovane impudente, esisto.
Si! Proprio io!
Ed ero, lì dov'ero, lì dove sono tutt'ora, tutto preso a scavarmi un buco
come serpente dello splendore, intento ad abitare il mio buco mitico.
La resistenza, la guerriglia estetica (che è prosecuzione di se stessa, con altri mezzi), e la capillarità.
Ignaro, monade folle, rifacevo i passi e le mosse della Storia
Il postmoderno, la subcultura, sobbollite nel mio calderone
ed eccoci, presi in mezzo, a fare esperimenti
Rigurgito di corpi complessi!
Radice di filosofia!
Estasi del primo cielo!
Ecco, dov'ero. E nella bava, prendendone ora una manciata, lasciando colare, vedo il riflesso di una adolescenza comune, eppure costellata, sforacchiata di splendori (e poi, purtroppo, il rifiuto, la malattia, il bruttume, e tutta quella scuola del dolore che avrebbe forse fruttato, con un po' più di attenzione, con più nerbo)
E poi, passando la mano, passando i minuti e gli anni, le trasformazioni, e il senso (buio acido senso dell'esistere, comune polveroso senso dell'esistere) trasformarsi.
L'Università! L'esodo! L'altrove!
Attese, ricostruzioni, montaggi. Il mito infantile-adolescenziale affacciarsi (resistente! Ah, molto più che in altri, resistente. Eccolo, non spezzato, agitarsi ancora, appena che io vi presti ascolto, nella gabbia del petto) alla straniante libertà.
E allora? Allora emerge il concreto, il sogno che si fa segno. La natura germinale che cade a vite, si inscrive. Eccolo, il tempo dell'essere, del significare!
Imparare le architetture, le complicazioni. Dare la stura alle ansie eroiche tenute a freno. Consumare i personaggi, vedere il fondo!
(E l'affetto, di cui vergognarsi, unico vero campo di fallimento incontrastato, rovescio della medaglia. Mai stato bravo, a voler bene, dicono del povero vecchio L.)
Legba, dei crocicchi, smettendo di funzionare sbuffa fuori gli inizi dell'avventuriero impalpabile DiFaul. E poi ancora, e ancora: la reclusione gaelica, le frange dell'impotenza.
La Grande Città!
Come funziona? Un'unica aggiunta seria è da farsi all'ormai decennale dottrina della FAS
L'intuizione estetica è la forma germinale
La costruzione teorica è la sua dimensione ossificata
Infine, il tutto è polverizzato nel Reale
Muoversi fra l'estasi, la teoria e il reale è la circolazione simbolica del saggio.
Dove trovare i materiali da consumare? Un vecchio verme come me non risponde, non ripete, non prosegue. Se ne sta fermo, impossibilitato a divorarsi.
Col tempo, questa pagina nera e lunga e lurida e lucida non si è evoluta. si è slungata, protrusa, distesa, come la bava densa di un invertebrato.
Il mio invertebrato, la roba che si nasconde sotto tutto questo articolare.
All'inizio, il senso, questo lucore brutale che si spande dai corpi complessi, era: io esisto
Io, piccolo e allungato, giovane impudente, esisto.
Si! Proprio io!
Ed ero, lì dov'ero, lì dove sono tutt'ora, tutto preso a scavarmi un buco
come serpente dello splendore, intento ad abitare il mio buco mitico.
La resistenza, la guerriglia estetica (che è prosecuzione di se stessa, con altri mezzi), e la capillarità.
Ignaro, monade folle, rifacevo i passi e le mosse della Storia
Il postmoderno, la subcultura, sobbollite nel mio calderone
ed eccoci, presi in mezzo, a fare esperimenti
Rigurgito di corpi complessi!
Radice di filosofia!
Estasi del primo cielo!
Ecco, dov'ero. E nella bava, prendendone ora una manciata, lasciando colare, vedo il riflesso di una adolescenza comune, eppure costellata, sforacchiata di splendori (e poi, purtroppo, il rifiuto, la malattia, il bruttume, e tutta quella scuola del dolore che avrebbe forse fruttato, con un po' più di attenzione, con più nerbo)
E poi, passando la mano, passando i minuti e gli anni, le trasformazioni, e il senso (buio acido senso dell'esistere, comune polveroso senso dell'esistere) trasformarsi.
L'Università! L'esodo! L'altrove!
Attese, ricostruzioni, montaggi. Il mito infantile-adolescenziale affacciarsi (resistente! Ah, molto più che in altri, resistente. Eccolo, non spezzato, agitarsi ancora, appena che io vi presti ascolto, nella gabbia del petto) alla straniante libertà.
E allora? Allora emerge il concreto, il sogno che si fa segno. La natura germinale che cade a vite, si inscrive. Eccolo, il tempo dell'essere, del significare!
Imparare le architetture, le complicazioni. Dare la stura alle ansie eroiche tenute a freno. Consumare i personaggi, vedere il fondo!
(E l'affetto, di cui vergognarsi, unico vero campo di fallimento incontrastato, rovescio della medaglia. Mai stato bravo, a voler bene, dicono del povero vecchio L.)
Legba, dei crocicchi, smettendo di funzionare sbuffa fuori gli inizi dell'avventuriero impalpabile DiFaul. E poi ancora, e ancora: la reclusione gaelica, le frange dell'impotenza.
La Grande Città!
Come funziona? Un'unica aggiunta seria è da farsi all'ormai decennale dottrina della FAS
L'intuizione estetica è la forma germinale
La costruzione teorica è la sua dimensione ossificata
Infine, il tutto è polverizzato nel Reale
Muoversi fra l'estasi, la teoria e il reale è la circolazione simbolica del saggio.
Dove trovare i materiali da consumare? Un vecchio verme come me non risponde, non ripete, non prosegue. Se ne sta fermo, impossibilitato a divorarsi.
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