Dall'ultima volta che ti ho visto tengo i palmi premuti contro le orbite, per fermare sangue e pensieri, brividi e ronzii che mi vengono su dritti dal tronco cerebrale.
Dalla superficie dell'iride ferita giù fino in fondo non posso dimenticare, e non voglio.
Un attimo di distrazione, e il cervello ad aria compressa che mi sono costruito si svuoterebbe con un sibilo. Odore di ozono e plastica bruciata.
Restare immobile. E' meglio.
Se un giorno poi dovessi tornare, mi troveresti seduto nello stesso posto, con le mani premute sulle orbite. Forse riuscirei a guardarti, e sarebbe come sospirare dopo un apnea di dodici anni.
Adesso tremo un po', lascio vibrare libera la spina dorsale in brevi spasmi. Piango, anche. Ma poco.
E poi basta.
26.7.09
14.7.09
5.7.09
Good morning, vacca di legno
Il Ritorno a casa di Doug dopo la guerra nucleare.
-Dicevano che non saresti tornato.
Per questo ho affittato la tua camera.
Adesso ci abitano due studentesse carinissime, dovresti vederle.
-Mio dio... cosa hai fatto agli occhi? Sembra che la carne ci sia ricresciuta sopra, come se non ne avessi mai avuti.
Ed hai addirittura la giacca macchiata.
-Ne stavamo parlando, ieri pomeriggio, al bar.
Rouen sorbiva l'aperitivo protendendo quelle sue sottili labbra blu, come per baciare l'orlo del bicchiere.
Lui sventolava le dita dicendo che eri praticamente morto.
E invece...
Beh, non è che tu sia proprio vivo, ora.
Non vivo come una persona normale, come un decente cittadino qualunque, no.
Però ti muovi, cammini.
Respiri, quasi.
-Posso dirti che le tue branchie mi danno il voltastomaco?
No, non se ne parla di tornare ad abitare quì.
Spaventeresti i vicini.
-Cristo, puoi smettere di masticare quel gatto? Hai cervello su tutta la faccia.
Quella a destra.
-Dicevano che non saresti tornato.
Per questo ho affittato la tua camera.
Adesso ci abitano due studentesse carinissime, dovresti vederle.
-Mio dio... cosa hai fatto agli occhi? Sembra che la carne ci sia ricresciuta sopra, come se non ne avessi mai avuti.
Ed hai addirittura la giacca macchiata.
-Ne stavamo parlando, ieri pomeriggio, al bar.
Rouen sorbiva l'aperitivo protendendo quelle sue sottili labbra blu, come per baciare l'orlo del bicchiere.
Lui sventolava le dita dicendo che eri praticamente morto.
E invece...
Beh, non è che tu sia proprio vivo, ora.
Non vivo come una persona normale, come un decente cittadino qualunque, no.
Però ti muovi, cammini.
Respiri, quasi.
-Posso dirti che le tue branchie mi danno il voltastomaco?
No, non se ne parla di tornare ad abitare quì.
Spaventeresti i vicini.
-Cristo, puoi smettere di masticare quel gatto? Hai cervello su tutta la faccia.
Quella a destra.
Iscriviti a:
Post (Atom)