26.7.09

Lamento n.393

Dall'ultima volta che ti ho visto tengo i palmi premuti contro le orbite, per fermare sangue e pensieri, brividi e ronzii che mi vengono su dritti dal tronco cerebrale.

Dalla superficie dell'iride ferita giù fino in fondo non posso dimenticare, e non voglio.

Un attimo di distrazione, e il cervello ad aria compressa che mi sono costruito si svuoterebbe con un sibilo. Odore di ozono e plastica bruciata.

Restare immobile. E' meglio.

Se un giorno poi dovessi tornare, mi troveresti seduto nello stesso posto, con le mani premute sulle orbite. Forse riuscirei a guardarti, e sarebbe come sospirare dopo un apnea di dodici anni.

Adesso tremo un po', lascio vibrare libera la spina dorsale in brevi spasmi. Piango, anche. Ma poco.

E poi basta.

14.7.09

F.

Un saluto a Mr. Mumon.

(Io ci sono, solo se ti va.)

5.7.09

Good morning, vacca di legno

Il Ritorno a casa di Doug dopo la guerra nucleare.



-Dicevano che non saresti tornato.
Per questo ho affittato la tua camera.
Adesso ci abitano due studentesse carinissime, dovresti vederle.

-Mio dio... cosa hai fatto agli occhi? Sembra che la carne ci sia ricresciuta sopra, come se non ne avessi mai avuti.
Ed hai addirittura la giacca macchiata.

-Ne stavamo parlando, ieri pomeriggio, al bar.
Rouen sorbiva l'aperitivo protendendo quelle sue sottili labbra blu, come per baciare l'orlo del bicchiere.
Lui sventolava le dita dicendo che eri praticamente morto.

E invece...
Beh, non è che tu sia proprio vivo, ora.
Non vivo come una persona normale, come un decente cittadino qualunque, no.

Però ti muovi, cammini.
Respiri, quasi.

-Posso dirti che le tue branchie mi danno il voltastomaco?
No, non se ne parla di tornare ad abitare quì.
Spaventeresti i vicini.

-Cristo, puoi smettere di masticare quel gatto? Hai cervello su tutta la faccia.
Quella a destra.