26.11.08

Extreme Yin

Oggi ho parlato con il Dottore.
Il Dottore è alto, ha un naso affilato, un sorriso arguto, capelli nerissimi e crespi.
Il Dottore è bravo a capire le persone.
Il Dottore mi ha detto dove sbaglio.

Mi ha detto che sono poco diplomatico, poco sottile, che reagisco a caso, che non calcolo le possibilità e gli scenari.
Il Dottore parlava, e io vedevo dietro le sue parole un mondo fatto di bestie acute e subdole, che si arrampicano le une sulle altre per l'attenzione, o la tranquillità.
Amicizie come trattati, relazioni come partite di scacchi.

Il Dottore ha ragione, ma ha torto.
Il Dottore ha sofferto, e per questo sorride.

La verità evidente, è che io non so vivere compiutamente questa situazione, che devo farmi più furbo, e che sono solo, quì.
Non ho amici, non ne ho comprati con l'adulazione nè con l'arguzia.
Non ho ammiratrici, non ne ho sedotte certo con l'eleganza, nè con il disprezzo.

Mi sono fatto fregare, certo.
Come sempre.

E come sempre, ne uscirò alzando il livello dello scontro su campi dove non ci sono avversari, giustificando le mie mancanze con lo sguardo perennemente altrove.
Rispolvero l'attitudine che mi ha mandato avanti per anni, ed è un ritorno alla radice.

Temperamento mercuriale, bile nera e di nuovo il rilassante senso di vuoto che riempie le stanze, il silenzio che distrugge le parole.

(Lo so, lo so... la volpe e l'uva. Ma questa volpe morirà di fame, prima di ammettere il suo enorme egocentrismo.)

24.11.08

L'orizzonte è una retta fregata

7.45 Sveglia del cellulare.

Allungare la mano verso il tavolo, sopra la testa.

Occhi chiusi. Non aprire gli occhi.

Un tasto a caso.

Silenzio.

Fa terribilmente freddo

Scivolare (scivolare dove?)

Mi sveglio, sono le nove di sera, è terribilmente tardi, paranoia alla bocca dello stomaco.

Aprire gli occhi, cazzo, aprire!

Il cellulare è sul cuscino.

Praticamente in bocca.

come si fa a capire se ti sta venendo un cancro al cervello?

Sono le 7.50

Occhiata in giro.

La finestra è aperta. Ci saranno cinque gradi.

scendo dal letto e chiudo la finestra. Prendo i libri, vado a lezione.

Mi sveglio. 8.15

Quì non si combina nulla.

Ammettilo:"Quì non si combina nulla"

Clausewitz dice: "ce la puoi fare , figliolo"

Julius ridacchia "fregatene"

La radio è sotto il letto. Lo so. Non ricordo come ci sia arrivata ma lo so. Ed è pronta a dare il massimo.

Accesa.

Ed è il suono della mia giovinezza, dritto fuori dalle casse della radio da camion.

Joe Strummer. Mick Jones. Paul Simonon. Topper Headon.

Precipito giù dal letto contorcendomi, e striscio fino in bagno.

Realizzo che non è saggio strisciare nel bagno di casa mia.

Doccia e recupero di consapevolezza.

Fuori piove, cielo bianco da fare paura, luce come fuliggine, senza ombre nè direzione.

Qualcuno urla. E' Joe?

E via così.




il titolo non è mio. E' di un tizio che se lo citassi senza dichiararlo mi accoltellerebbe. Non scherzo.

22.11.08

flashin flashin

ci pensi mai?

Potremmo amare, amare ed essere liberi, amare la nuova perfetta contaminazione trash dei catodi, il filo intrecciato di relazioni tattili e smorfie lunghe centinaia di chilometri, pornosoft e assoli di ribeca.

Potremmo rispettare il grande uomo che l'ha permesso. potremmo onorarlo di porpora ed alloro, e con un immensa corona di litio e cavi, stesa attorno al mondo.

Ci pensi mai?



Le Idee se ne vanno in giro di notte, scavalcando le ringhiere dell'Iperuranioe si calano giù per percorsi eterni e sudici, e amoreggiano con le cose futili e volgari del mondo, quelle nemmeno onorate della dignità dell'esistenza, e allora vedrai la Giustizia giacere godendo abbrancata ad un cammello a tre teste, La bellezza intessere commerci con un vecchio bluesman fuori tempo, da qualche parte giu ad Harlem, La Verità conversare con un giovane chirurgo estetico di Oslo.
All'alba, iconiche ed immobili, puoi raggiungerle con il culmine più alto del tuo talento filosofico. Ma se, senza lasciarti distrarre, guarderai con attenzione, vedrai che la giustizia ha troppi volti ed un piede caprino, che la bellezza invecchia, che la verità è sempre più nuova, creativa e finta.
Ma sono sicuro che l'avessi capito, caro vecchio zio Platone.


peace.
Legba il trepido.

19.11.08

Renaissance

Come quando di colpo ti svegli, e ti accorgi che il mondo esiste anche alle sette del mattino. Anche se avevi dimenticato come fosse la luce a quell'ora lì, che poi sarebbe quest'ora quì, e hai sognato il mondo fuori dalla tua finestra, ma non esattamente allo stesso modo.
Così.

C'è sul mio muro una scritta, tirata lì a cera un giorno, una vita fa, che i miei occhi erano troppo aperti per sperare che durasse a lungo, con quella febbre di rubare due frasi allo splendore, portarsele dietro come talismani.
Non funziona, poi, inutile provarci.
A meno che non ritrovi quell'esatto assurdo ritmo del respiro, lo stesso.
E allora, inevitabile come l'inferno, ti torna il ghigno sghembo dell'uomo saggio:
"E' ovvio, no?"

E' così che mi sento adesso.
Se mi piego è una finta, nove volte su dieci.
Questa volta, il vecchio legba era piegato sul serio, pelle osa e cartilagini, come dopo un frontale le lamiere.
Ma non più, non più.

Ora c'è l'ennesimo ritorno, che si potrebbe anche chiamare rinascita, quella cosa che mi succede sempre quando vado a fondo e torno a galla.
Ed è una storia che ho già visto, so come va a finire
"beh, com'è?"
E io che cerco le parole, e non le trovo, e poi metto insieme due cazzate fino a convincermene anche io, e daccapo.

QUestione di temperamento mercuriale, questione di parole usurate, questione di passi fuori tempo.

Ma non importa, non importa.
Stavolta non mi troverai, stavolta il mio racconto sarà impalpabile, sincero. Prenderò i giusti tempi, e ci sarano lunghi silenzi, grasse risate, falsetto e salti mortali dove serve.
Stavolta sarà carne e sangue e crudeltà a sufficenza, nell'intreccio, e il solito sghembo balbettio da avanspettacolo, già.

E allora, da capo:

-Ricordi il vecchio Legba? Quello con le palpebre a mezz'asta, quello con i denti lunghi?
E' tornato.
Dice di aver visto strani posti, torri di ossa bianche e mari di vino e latte.
Ricorda ogni cosa che deve succedere, e sputa sangue nero.
Brucia di febbre, è gelido di passione, si dice convinto che non morirà.
-Mente
-E' vero. Ma a quale strano Dio ha venduto l'anima, per mentire così?

12.11.08

De Nomine Sui

E' strano, parlare oggi.
Oggi è stata, in effetti, una strana giornata.
O, quantomeno, più strana della media pesata delle mie giornate.

Vi ho parlato dei miei bioritmi affanculo? No? Beh, ho i bioritmi affanculo.
Avevo uno strano dolore, come se di botto la febbre cerebrale mi avesse gonfiato il cervello, oppure qualche strano gnomo di quelli ubriachi marci e burloni che abitano la suola di gomma dei miei stivali mi avesse inchiavardato il cranio.
In genere, quando mi sveglio così, provo a fare il mio Zazen invano.
Come se fosse possibile, ad ogni modo, nello spazio risicato della stanza, costretta a coniugare il caos mobile delle mie suppellettili con il maledetto casino che combina il mio coinquilino.
Comunque.
Calpesto un po' il pavimento, e guardo lo specchio, un po'.
Ho bisogno di una doccia, e nessuna voglia di fare la doccia.
Sono anche dimagrito, ed ho la barba troppo lunga.
Bah. (tosse rauca, da piegarsi in due, da tagli sanguinanti in gola e quasi vomito)
Bah.
Esco. La sensazione è quella di chi aspetta un pretesto, un pretesto qualsiasi, per uccidere qualcosa.
Ricordo di aver pensato ad un certo punto: Quante parole ci sono in questa stanza? Quante persone sono state sedute su questa stessa sedia?
E ho chiuso il pugno. Le nocche erano più scure del resto, sporgenti.
Caffè. Niente spicci. Niente caffè.
Tosse, Rauca da piegarsi in due.
Sputare in terra.
"Buongiorno"
"No".
La casa puzza di panni stesi e lasciati ad imputridire.
Il tramonto arriva alle 5 del pomeriggio.
Il giardino della biblioteca, e ricordi.
Jana, si chiamava. Non l'ho mai dimenticata. Aveva i capelli biondi.
Chissà dov'è, ora.
E poi basta.
Siamo tornati a questo momento, al momento in cui io scrivo:
E' strano, parlare oggi.

Legba "non pensarci" "singalong" Puech.

P.S. Quando ho iniziato a scrivere, pensavo ad un pezzo su quanto ormai mi stanca questo nome, Legba, scelto anni fai ed ormai incollato come una sanguisuga alla mia anima.
Contenente l'avvertimento che segue:
Non fidarti mai di un dio che non sai dove tiene le mani.

10.11.08

già sai...

cosa ne parliamo a fare?
Lo sapete, no? Le parole sono inflazionate.

Enormi mucchi di carta al macero, che ingiallisce lentamente, deserti risuonare di vane voci.
ecco, sognavo di essere rimasto muto, cieco e sordo, in mezzo al mondo, e di andare in giro toccando le cose, premendo il viso contro il vetro di finestre che non mi aprono più alcun orizzonte.

Le storie sono sempre uguali, almeno quelle che so raccontare io.
E sono anni che parlo.

ecco: sognavo di una notte che non finisse più, e andando così alla ventura per caso trovare un dio beffardo con il mio stesso taglio di capelli, e togliere di mezzo i miei amuleti, per farmi una buona volta azzannare dal destino, e sentire nella bocca ferina il mio stesso sapore.

Che cosa scrivo, più, e per chi?
Non più tardi di ieri, ancora una volta : "sei un ragazzo finto, e ti atteggi troppo"
Vero. Perfettamente, ragazza. Ma tu non sai quanto mi è costato, quanto ci ho messo e quanto ci tengo.
Dillo a tutti, quì, ti prego.

Cosa è successo al vecchio Legba, beone da battaglia?
Nulla.
Non gli è successo più nulla.
E alla fine è morto.

E ora?