28.12.08

A sec!

C'è la neve, che prima è bianca e gelida, poi è scura e lurida, ma rimane fedda.
Ci sono io, come la neve, che prima avevo freddo, e adesso lo sento ancora.
I brividi fanno tutt'uno col tentativo di nasconderli.

A volte mi viene in mente una metafora splendia, che significa tutto.
Però poi non la scrivo, e me la tengo dentro, sorridendo, fino a che non mi accorgo che non significa più nulla.

L'utilità si misura sullo sfondo di un termine ultimo, inevitabilmente.
Per qualcuno, la felicità è lo scopo.
Per altri, lo è il successo, il denaro, la fama, il rispetto.
Per altri, la bellezza.

Beh, io non darò a nessuno la felicità, perchè non ne sono capace.
non ho soldi da sputtanare, non sono un'estetista nè una fottuta grupie. Non rispetto nessuno.

L'utilità si misura sulla prospettiva di un risultato, di certo. La fine del viaggio dell'esistenza, l'attimo fulgido in cui il diavolo finalmente vince: "attimo, arrestati, sei così bello"

E' roba da occidente selvaggio, come il Faust, come John Wayne.

Camera fissa, inquaratura laterale di un uomo in redingote e tricorno, possente e virile, che prende la rincorsa lungo una pista di salto in lungo, e spicca il balzo con mirabile gesto atletico appena prima della fine dell'inquadratura. Suono fuori campo di un orribile crash.
Risatine crudeli di Bonzo.
End.

Io non cerco, trovo.
Questo è il mio viaggio, non una rincorsa,
Realizza lo spirito della cosa, se puoi.

E lascia perdere i tentativi di servirti di me.


Legba

11.12.08

shame on you

ah, orrido squarcio, tremenda ferita del mondo
Perchè non tremi? Perchè resti saldo?
Dentro, dove più conta, hai vissuto più secoli di un enorme quercia, aspettando che il mondo cadesse in polvere, aspettando che si facesse rauco il respiro di dio.
Ere infinite, migliaia di kalpa, goccia dopo goccia si è svuotato l'oceano, enormi idoli d'ordine e disciplina, costruiti con il sangue e l'acciaio e il bagliore della mente sono stati eretti e rasi al suolo.
Ora, il suolo è vuoto, e lo sguardo si perde nel nulla di un orizzonte crudele, lontano.
e tu resti, tu ti ostini, durando immobile la fatica di esistere costantemente, sempre.
Uguale, tremendo e uguale, ed il tempo non ha avuto potere alcuno, e l'eternità è sconfitta.
ah, inarrestabile morbo, maledizione del genere umano.
Perchè non dubiti?


Shame on you, mickey mouse

1.12.08

Far Above

queste sono le memorie di un ragazzo vecchio, dritte dal fondo dello strato più infimo, la storia di una vita che scivola inavvertita sull'olio, incurante e bizzarra.
Fino a quì, sull'onda dell'unico amore che ha infettato il mio cuore diecimila anni fa.
Sorridendo a denti fuori, come uno squalo triste.

Questa è l'ultima pagina, di quelle memorie.
Oggi, Mulambento "occhi spenti", con il suo sguardo d'algeria, con i suoi passi d'africa e l'accento indistinguibile, sbuca come lo zombi di un Bmovie dalla terra morbida in una notte di luna.

Si siede in buddha, si siede sul ciglio di quella strada dove i suoi personaggi passano urlando di tanto in tanto, e li guarda passare.

Oggi, Legba "sguardo altrove" ripiega il suo strabordante ego e giura solennemente, facendo colare il sangue sul pavimento, sul cotto beige, lì dove si trova.
Giura che nulla lo prenderà più se non per intero, nulla lo ferirà più, se non a morte.

Da oggi, o sei mio per sempre o non ti conosco.

26.11.08

Extreme Yin

Oggi ho parlato con il Dottore.
Il Dottore è alto, ha un naso affilato, un sorriso arguto, capelli nerissimi e crespi.
Il Dottore è bravo a capire le persone.
Il Dottore mi ha detto dove sbaglio.

Mi ha detto che sono poco diplomatico, poco sottile, che reagisco a caso, che non calcolo le possibilità e gli scenari.
Il Dottore parlava, e io vedevo dietro le sue parole un mondo fatto di bestie acute e subdole, che si arrampicano le une sulle altre per l'attenzione, o la tranquillità.
Amicizie come trattati, relazioni come partite di scacchi.

Il Dottore ha ragione, ma ha torto.
Il Dottore ha sofferto, e per questo sorride.

La verità evidente, è che io non so vivere compiutamente questa situazione, che devo farmi più furbo, e che sono solo, quì.
Non ho amici, non ne ho comprati con l'adulazione nè con l'arguzia.
Non ho ammiratrici, non ne ho sedotte certo con l'eleganza, nè con il disprezzo.

Mi sono fatto fregare, certo.
Come sempre.

E come sempre, ne uscirò alzando il livello dello scontro su campi dove non ci sono avversari, giustificando le mie mancanze con lo sguardo perennemente altrove.
Rispolvero l'attitudine che mi ha mandato avanti per anni, ed è un ritorno alla radice.

Temperamento mercuriale, bile nera e di nuovo il rilassante senso di vuoto che riempie le stanze, il silenzio che distrugge le parole.

(Lo so, lo so... la volpe e l'uva. Ma questa volpe morirà di fame, prima di ammettere il suo enorme egocentrismo.)

24.11.08

L'orizzonte è una retta fregata

7.45 Sveglia del cellulare.

Allungare la mano verso il tavolo, sopra la testa.

Occhi chiusi. Non aprire gli occhi.

Un tasto a caso.

Silenzio.

Fa terribilmente freddo

Scivolare (scivolare dove?)

Mi sveglio, sono le nove di sera, è terribilmente tardi, paranoia alla bocca dello stomaco.

Aprire gli occhi, cazzo, aprire!

Il cellulare è sul cuscino.

Praticamente in bocca.

come si fa a capire se ti sta venendo un cancro al cervello?

Sono le 7.50

Occhiata in giro.

La finestra è aperta. Ci saranno cinque gradi.

scendo dal letto e chiudo la finestra. Prendo i libri, vado a lezione.

Mi sveglio. 8.15

Quì non si combina nulla.

Ammettilo:"Quì non si combina nulla"

Clausewitz dice: "ce la puoi fare , figliolo"

Julius ridacchia "fregatene"

La radio è sotto il letto. Lo so. Non ricordo come ci sia arrivata ma lo so. Ed è pronta a dare il massimo.

Accesa.

Ed è il suono della mia giovinezza, dritto fuori dalle casse della radio da camion.

Joe Strummer. Mick Jones. Paul Simonon. Topper Headon.

Precipito giù dal letto contorcendomi, e striscio fino in bagno.

Realizzo che non è saggio strisciare nel bagno di casa mia.

Doccia e recupero di consapevolezza.

Fuori piove, cielo bianco da fare paura, luce come fuliggine, senza ombre nè direzione.

Qualcuno urla. E' Joe?

E via così.




il titolo non è mio. E' di un tizio che se lo citassi senza dichiararlo mi accoltellerebbe. Non scherzo.

22.11.08

flashin flashin

ci pensi mai?

Potremmo amare, amare ed essere liberi, amare la nuova perfetta contaminazione trash dei catodi, il filo intrecciato di relazioni tattili e smorfie lunghe centinaia di chilometri, pornosoft e assoli di ribeca.

Potremmo rispettare il grande uomo che l'ha permesso. potremmo onorarlo di porpora ed alloro, e con un immensa corona di litio e cavi, stesa attorno al mondo.

Ci pensi mai?



Le Idee se ne vanno in giro di notte, scavalcando le ringhiere dell'Iperuranioe si calano giù per percorsi eterni e sudici, e amoreggiano con le cose futili e volgari del mondo, quelle nemmeno onorate della dignità dell'esistenza, e allora vedrai la Giustizia giacere godendo abbrancata ad un cammello a tre teste, La bellezza intessere commerci con un vecchio bluesman fuori tempo, da qualche parte giu ad Harlem, La Verità conversare con un giovane chirurgo estetico di Oslo.
All'alba, iconiche ed immobili, puoi raggiungerle con il culmine più alto del tuo talento filosofico. Ma se, senza lasciarti distrarre, guarderai con attenzione, vedrai che la giustizia ha troppi volti ed un piede caprino, che la bellezza invecchia, che la verità è sempre più nuova, creativa e finta.
Ma sono sicuro che l'avessi capito, caro vecchio zio Platone.


peace.
Legba il trepido.

19.11.08

Renaissance

Come quando di colpo ti svegli, e ti accorgi che il mondo esiste anche alle sette del mattino. Anche se avevi dimenticato come fosse la luce a quell'ora lì, che poi sarebbe quest'ora quì, e hai sognato il mondo fuori dalla tua finestra, ma non esattamente allo stesso modo.
Così.

C'è sul mio muro una scritta, tirata lì a cera un giorno, una vita fa, che i miei occhi erano troppo aperti per sperare che durasse a lungo, con quella febbre di rubare due frasi allo splendore, portarsele dietro come talismani.
Non funziona, poi, inutile provarci.
A meno che non ritrovi quell'esatto assurdo ritmo del respiro, lo stesso.
E allora, inevitabile come l'inferno, ti torna il ghigno sghembo dell'uomo saggio:
"E' ovvio, no?"

E' così che mi sento adesso.
Se mi piego è una finta, nove volte su dieci.
Questa volta, il vecchio legba era piegato sul serio, pelle osa e cartilagini, come dopo un frontale le lamiere.
Ma non più, non più.

Ora c'è l'ennesimo ritorno, che si potrebbe anche chiamare rinascita, quella cosa che mi succede sempre quando vado a fondo e torno a galla.
Ed è una storia che ho già visto, so come va a finire
"beh, com'è?"
E io che cerco le parole, e non le trovo, e poi metto insieme due cazzate fino a convincermene anche io, e daccapo.

QUestione di temperamento mercuriale, questione di parole usurate, questione di passi fuori tempo.

Ma non importa, non importa.
Stavolta non mi troverai, stavolta il mio racconto sarà impalpabile, sincero. Prenderò i giusti tempi, e ci sarano lunghi silenzi, grasse risate, falsetto e salti mortali dove serve.
Stavolta sarà carne e sangue e crudeltà a sufficenza, nell'intreccio, e il solito sghembo balbettio da avanspettacolo, già.

E allora, da capo:

-Ricordi il vecchio Legba? Quello con le palpebre a mezz'asta, quello con i denti lunghi?
E' tornato.
Dice di aver visto strani posti, torri di ossa bianche e mari di vino e latte.
Ricorda ogni cosa che deve succedere, e sputa sangue nero.
Brucia di febbre, è gelido di passione, si dice convinto che non morirà.
-Mente
-E' vero. Ma a quale strano Dio ha venduto l'anima, per mentire così?

12.11.08

De Nomine Sui

E' strano, parlare oggi.
Oggi è stata, in effetti, una strana giornata.
O, quantomeno, più strana della media pesata delle mie giornate.

Vi ho parlato dei miei bioritmi affanculo? No? Beh, ho i bioritmi affanculo.
Avevo uno strano dolore, come se di botto la febbre cerebrale mi avesse gonfiato il cervello, oppure qualche strano gnomo di quelli ubriachi marci e burloni che abitano la suola di gomma dei miei stivali mi avesse inchiavardato il cranio.
In genere, quando mi sveglio così, provo a fare il mio Zazen invano.
Come se fosse possibile, ad ogni modo, nello spazio risicato della stanza, costretta a coniugare il caos mobile delle mie suppellettili con il maledetto casino che combina il mio coinquilino.
Comunque.
Calpesto un po' il pavimento, e guardo lo specchio, un po'.
Ho bisogno di una doccia, e nessuna voglia di fare la doccia.
Sono anche dimagrito, ed ho la barba troppo lunga.
Bah. (tosse rauca, da piegarsi in due, da tagli sanguinanti in gola e quasi vomito)
Bah.
Esco. La sensazione è quella di chi aspetta un pretesto, un pretesto qualsiasi, per uccidere qualcosa.
Ricordo di aver pensato ad un certo punto: Quante parole ci sono in questa stanza? Quante persone sono state sedute su questa stessa sedia?
E ho chiuso il pugno. Le nocche erano più scure del resto, sporgenti.
Caffè. Niente spicci. Niente caffè.
Tosse, Rauca da piegarsi in due.
Sputare in terra.
"Buongiorno"
"No".
La casa puzza di panni stesi e lasciati ad imputridire.
Il tramonto arriva alle 5 del pomeriggio.
Il giardino della biblioteca, e ricordi.
Jana, si chiamava. Non l'ho mai dimenticata. Aveva i capelli biondi.
Chissà dov'è, ora.
E poi basta.
Siamo tornati a questo momento, al momento in cui io scrivo:
E' strano, parlare oggi.

Legba "non pensarci" "singalong" Puech.

P.S. Quando ho iniziato a scrivere, pensavo ad un pezzo su quanto ormai mi stanca questo nome, Legba, scelto anni fai ed ormai incollato come una sanguisuga alla mia anima.
Contenente l'avvertimento che segue:
Non fidarti mai di un dio che non sai dove tiene le mani.

10.11.08

già sai...

cosa ne parliamo a fare?
Lo sapete, no? Le parole sono inflazionate.

Enormi mucchi di carta al macero, che ingiallisce lentamente, deserti risuonare di vane voci.
ecco, sognavo di essere rimasto muto, cieco e sordo, in mezzo al mondo, e di andare in giro toccando le cose, premendo il viso contro il vetro di finestre che non mi aprono più alcun orizzonte.

Le storie sono sempre uguali, almeno quelle che so raccontare io.
E sono anni che parlo.

ecco: sognavo di una notte che non finisse più, e andando così alla ventura per caso trovare un dio beffardo con il mio stesso taglio di capelli, e togliere di mezzo i miei amuleti, per farmi una buona volta azzannare dal destino, e sentire nella bocca ferina il mio stesso sapore.

Che cosa scrivo, più, e per chi?
Non più tardi di ieri, ancora una volta : "sei un ragazzo finto, e ti atteggi troppo"
Vero. Perfettamente, ragazza. Ma tu non sai quanto mi è costato, quanto ci ho messo e quanto ci tengo.
Dillo a tutti, quì, ti prego.

Cosa è successo al vecchio Legba, beone da battaglia?
Nulla.
Non gli è successo più nulla.
E alla fine è morto.

E ora?

21.10.08

bueno

questa è la storia del solido legba, uomo fechado, con lo zen nascosto sotto i capelli, che si ritrova di botto su e giù per altre colline.

lo trovi, con lo sguardo soddisfatto di chi non sa nulla della sete nel mondo, appollaiato sul terzo scaffale del reparto oggetti smarriti. Lo trovi, semidisteso sul selciato, triste come un giullare fra panchine vuote.

Lo trovi in biblioteca, che infila le parole in colonne verticali, guardandole sciogliersi come soldatini di plastica in una padella di ghisa.

Lo trovi in stazione, mentre aspetta un treno che non tornerà, e corteggia fantasmi dai capelli neri.

Lo trovi piegato in due dal dolore, con gli occhi sbarrati e il cuore morto, che ripete con la voce bizzarra di un sordo dalla nascita:

Ti perdono, nemico mio, ti ho odiato davvero con tutta la forza, e mi mancherai.
Ti perdono, fratello. Il tuo sangue è il mio sangue, quello che ti lascio fra le pietre.
Ti perdono, maestro. Sarò la tua vergogna, ciò che tu non sei stato.
Ti perdono, sorellina. Non dimenticare mai.

12.10.08

Mulambento

Ieri mi sono svegliato in uno strano luogo. Avevo gambe e braccia assurdamente lunghe ed ossute, come lunghi rami bianchi, e occhi enormi, come oceani di dimenticanza e gioia.
Intorno, il mondo si stendeva ben regolare, digradando con dolcezza ed altrettanto dolcemente disponendosi in alture.
Riuscivo a sentirne sulla lingua il sapore, umido e febbrile, e a seguirne con la coda dell'occhio tutti i segreti movimenti.
Dopo lungo tempo trascorso in osservazione, assorbendo lentamente aria gelida nel mattino, si destò in me il desiderio di conoscere, così mi incamminai lungo una strada già segnata da altri piedi, una lunga strada nera disegnata nella pianura bianca secondo curve larghe e molli, e mi persi in città costuite di lamiera e bitume, tenute insieme dalla crudeltà e dal vizio, gemelle di mahagonny senza storia.
imparai a riconoscere ogni meschina passione, ogni venato insulto che dall'uomo, per l'uomo e sull'uomo sia mai stato sperimentato.
Vidi stazioni di servizio in mezzo al nulla, e un uomo con una vecchia camicia a quadri fregarsene di non esistere.
Quando arrivai in fondo, la strada era scomparsa, sostituita da un labirinto di sobborghi purulenti e antichi. Tanto più segnati dalle rughe dei secoli in quanto generati dall'inesplicabile voglia umana di novità, e la fine arrivò nell'ennesimo sempre uguale vicolo.
Quando sentii come le mie lunghissime e ceree membra si erano consumate nel cammino, indebolite dalle lunge privazioni e dai bagordi, quando mi accorsi che più nulla si specchiava nei miei occhi, pieni al colmo di memoria melanconica e languore.
Allora, compreso il senso ultimo del vagare, mi sedetti in mezzo alla strada, sul portico bronzeo dell'Ultima Dimora del Mondo.
Tesi la mano, e guardai in eterno il mondo passare.

28.9.08

ci sono canti che non si dimenticano

bah.
Sai, la leggerezza? Beh, la leggerezza la si suda.
Sai, il coraggio? Il coraggio esce col sangue.
Sai, la disinvoltura? Tutte lagrime.

in questo momento, il vostro bhikku coperto di amuleti magici, con i suoi occhi di vetro freddo ed i nervi sbucciati dall'odio nevrotico in cui passa le giornate, ha poca voglia di tenere comizi, raccontare storie, inventare immagini.
Oggi, soprattutto, Legba il vecchio, Legba il tisico, fa domande e si sfoga.

Certo, gli sfoghi sono letterariamente una forma degradata di composizione, ma, in sostanza, chissenefrega.

QUalcuno di voi sa di cosa sto parlando?
Ritorno al discorso dell'anima da pezzenti.
(Alle persone piaci se sorridi, se ti sforzi di sembrare te stesso, se sei semplice così che possano sentirsi intelligenti, se sei bello ma non troppo più di loro, se parli schiettamente, ma con ammirazione.)
Ritorno al discorso del fallimento che ho dentro le ossa.
(Alle persone non piaci quando parli complicato, quando le correggi, quando hai ragione, quando le umilii, quando si sentono in soggezione, quando sei così brutto e misero da metterle a disagio)


Ma ci sono canti che non si possono dimenticare.
E finchè il Bhikku avrà voce, finchè gli resterà fiato, e l'eco a rispondere, si strapperà il petto intonando ballate.


"Le persone non esistono"
Legba

26.9.08

U.l.t.

C'è chi è convinto che io sia uno psicopatico.
O un violento, ad esempio.
Un violento creativo, forse, oppure uno psicopatico artistico.
Ma pur sempre uno psicopatico violento, ancora lurido, fango sannitico e ribellione.

Per altri, sono un millantatore.
Sorta di stortura umana, ego sovrasviluppato con dipinte su nuvole azzurre.
un millantatore dalla parlantina sciolta, un bravo pubblicitario.
Ma sempre un millantatore, che affitta al mondo castelli di carte senza preoccuparsi dell'abitabilità.

Per qualcuno, sono un fannullone disprezzabile.
Un cazzaro irrimediabile, un codardo, un coglione.

Forse qualcuno mi stima, anche.
Ma non del tutto, non del tutto.
"è simpatico, ma non troppo intelligente" - "è bravo, ma non si applica" - "sa raccontare, ma ha troppa spocchia"
Forse qualcuno mi stima, anche.
Ma non troppo, non troppo.


E per me? E per me nessuno, nessuno...

22.9.08

Chagal reloaded

centocinquanta metri di buco nell'aria dritto come il destino, e creste concentriche d'impatto.

Oppure, giardini in piena luce, odore di mollezza esageratamente dolce, come un fiore che marcisce.

Oppure, tintinnare di piatti, candele rosse, tele olandesi profonde e crudeli che occhieggiano dalle pareti.

Il problema non si pone da se, e comunque ci vogliono anni a capire che è solo un' idea bizzarra passata sottomano nel primo discorso del primo veggente e mai distrutta.
Originale come il peccato, trasmessa nel sangue di madre in figlia.

A riderne ti si spaccano i denti, ti trema la voce, e i tendini schioccano come corde del violino in cui sia entrato un sorcio.

cioè... stavo pensando... inizio con tre immagini istantanee, montate senza filo apparente, che nella mia mente stendono le loro connessioni attraverso Forsyth ed il suo personaggio, il posto dove ho passato l'ultima notte di sonno ed i sogni che ho fatto appena prima di svegliarmi.
Poi, creata questa atmosfera un po' rarefatta e sospesa, parlo dell'Errore fondamentale senza nominarlo, dando per scontato l'enunciato... Come quando nei sutra è scritto "Ed un raggio di luce illuminò tremila campi ad oriente", e non significa nulla... ma proprio per questo è geniale, perchè non c'è modo di descrivere l'illuminazione se non attraverso la fenomenologia poetica dell'illuminato. In parole povere, certe rivelazioni, capisci, non possono essere raccontate "da dentro" perchè "dentro" sono scomparse le parole necessarie a dire il mondo, non servono più, tutto è ed è incommensurabile, incorruttibile, eterno al di là del racconto. E proprio questo è il punto fondamentale dell'illuminazione.
Infine, mi ripeto, con parole che ancora una volta mettono in guardia.
Capisci? Se guardi Dio diventi cenere, o ti esplodono gli occhi. Se guardando la vita e la morte, l'angoscia e lo stupore, RIDI, devi avere la forza di spazzare via le tue stesse radici, ciò che ha mosso e muove i passi nello spirito di chi ti sta a cuore. E devi farlo senza boria, senza ribellione, senza allegria. Devi strappare da te ciò che hai di più caro, e morire un poco per volta.
Stirner direbbe che dopo la critica radicale resta l'individuo, padrone di se assolutamente e libero, non più condizionato, io dico che se nulla ti possiede, se nulla sei pronto a difendere scompari, non possiedi più nulla.
Devi quindi essere mortalmente triste, quando ti avvicini alla salvezza. Devi rinunciare al raccontare, all'amore, alla scelta, vederne la nullità, e ridere di un riso che nessun mortale può osare senza snaturarsi.


[mi sono deciso a scrivere un commento a me stesso, dopo mesi e mesi di incomprensibilità, e settimane di assenza. Mi auguro serva.]


Legba. Più o Meno.

11.9.08

Relaxellence

ognuno costruisce i suoi problemi, ognuno annoda il proprio cervello in giri suoi.

Per quanto mi riguarda, ho dietro gli occhi un oceano sciabordante di nulla, tipo sfumatura azzurra sovrapposta al mondo.
Il genere di sensazione che hai quando guardi le stelle, o il silenzio in una notte d'autunno, impiantata sotto la pelle.

Per esempio:
Oggi la mia vita cambia, o forse no.
Oggi i risultati dell'esame che dirà dove e come dovrò passare i prossimi cinque anni.

E ti sembro nervoso?

10.9.08

change

Cambia il ritmo, di botto, e tu che ti muovevi sciolto d'improvviso hai i crampi e la pelle bruciata.
Cambia il tempo, e in due ore ti finiscono i giorni, come una bobina impazzita.
Cambia lo spazio, e la luce smette di muoversi in linea retta.

In fondo, però, ho ancora le mani in tasca e sorriso sotto il cappello.
Mentre vedo i palazzi creparsi e crollare in nubi di polvere impalpabile.
In fondo, però, tutto cambia per restare uguale, e l'immobilità è il vero progresso.

Così, tengo sulle carte l'unghia, e mentre pile su pile di fiches si ammucchiano al centro del tavolo, gioco come un dio impassibile, che si sputtani l'all in senza guardare le carte.

22.8.08

avaria

estasi, prima, poi assuefazione.
Come la solitudine, come il senso di vuoto frenetico.
Estasi, prima.

manco da un po'.
Questo blog è come il filo di arianna di un involuzione: per comprendere un uomo non basta capire fino a che punto è arrivato, bisogna seguirlo a ritroso lungo le circonvoluzioni dell'animo, e il lungo giro molle delle paranoie.
Dolori che disgustano, incomprensioni, oblio.
Ogni vicolo buio.

La differenza, in pratica fra la limpida filosofia e la malattia di esistere che se ne ricopre, vergognandosi di se.

Come dicevo: questo è il passaggio fra estasi ed assuefazione, condito con l'avaria del mio alfabeto.
Questo sono io che attraverso i giorni, opponendo l'indolenza alla follia, l'immobilità alla febbre.
Questo sono io che non parto nè resto, che ne accendo un altra, e storco la bocca disgustato.
Questo sono io, un nuovo me fra i tanti, che riconto le vertebre e alzo lo sguardo verso il cielo, che ha il colore dei guanti di lattice di dio.

Papa "da domani" "20kg" "mulambento" Legba.
Da ognuno secondo innocenza, ad ognuno secondo crudeltà.

3.8.08

7 luglio 2003

ciao, ti ricordi di me?
è passato veramente molto tempo, ma eri tu quello che diceva:
"nulla cambia sul serio."
ricordi?
"L'essenzialità delle strutture si misura dalla loro capacità di rimanere identiche a se stesse"
l'ho trovato scritto su un vecchio quaderno, di quando io e te ce ne andavamo in giro con le nostre giovani illuminazioni, fra le case sbrecciate o su e giù per le montagne.

è nella natura del ricordo, addolcire, illuminare. Un paradiso perduto (ah, avessi venti anni di meno, dice il vecchio), dimenticati i fastidi, i dolori, le nevrosi e la noia.
ti ricordi di me?
ero quello con gli occhi per aria.

racconta: cosa ti resta del Problema? Hai trovato la soluzione?
racconta: cosa ti ha portato il tempo? Cosa ti ha portato via?
vedi ancora la musica dietro gli angoli?

27.7.08

Last Bombin'

e allora da capo.
il copione non cambia: con la dovuta attenzione, sollevandomi da me stesso di qualche passo, posso perfino sguire le cicatrici che il tempo ha lasciato nella maschera, i ghirigori delle notti insonni, più profondi i solchi dei giorni persi.

da capo.
lo sguardo e poi il respiro, il passo, il movimento.
le parole, una dopo l'altra, ognuna con il suo peso, ognuna con il suo accento.
i pensieri: ognuno a suo tempo, e come foschia che si dirada.

da capo.
La città è vuota, percorsa di echi.
Il mare la ricopre col suo odore, il mare livido di tensoattivi industriali, coperto di schiuma grassa e gialla.

Da capo:
ogni cosa è vuota, ogni cosa è sveglia, come deve essere e come può.
Ma forse, stasera, non è una buona scusa.

19.7.08

k.k.k.

è una questione di temperamento.
Il mio non sopporta la convivenza forzata, la minorità, il caldo umido.
E' una questione di volontà.
La mia è finita, e si trascina come cupa rabbia, impotente e tanto più angosciosa.

e sai cosa c'è?
sono ancora capace di perdermi nelle cose, e l'assoluto mi accompagna, lo sguardo netto, la benevolenza dei bodhisattva.
Ho ancora, se voglio, il ritmo giusto nel respiro.
Semplicemente, queste cazzate mi sono venute a noia.

Legba: sangue di pollo e caffè.

dimenticati che esisto.

14.7.08

UJ

c'è, dentro il teatro, un uomo vecchio, con il cappello bianco.
Con le gote gonfie e gli occhi chiusi, svirgola nell'aria le note del suo blues.

Io, sono quello che fa la guardia al posto, aspettando che l'ansia di tangibile dell'umano faccia il suo lavoro.

UJ, di nuovo, come sempre, in turni da mezzanotte alle tre.
Bioritmi a puttane.
Troppo tabacco.
Vita di frontiera.

1.7.08

interludio #4

il primo luglio duemilaotto alle undici meno tre.
il primo luglio duemilaotto alle undici meno due.
il primo luglio duemilaotto alle undici meno uno.

C'è chi se ne frega del tempo che passa.
O comunque è il tempo a passare, fregandosene.

il primo luglio duemilaotto alle undici e tre.
il primo luglio duemilaotto alle undici e quattro.

C'è chi non crede nello spirito dei tempi.
E comunque, lui non crede in noi.

Il primo luglio duemilaotto alle undici e cinque

C'è chi parla ed è come se stesse zitto.

19.6.08

trappole per gatti

"la vita è dura.
Me too."

e rieccoci daccapo contro la democrazia, come un dì con la gestapo, ora invece con la CIA...
sulle note del motivetto ballabile, Legba il bello torna in pista.
yeah, babe, sempre io, l'irsuto esemplare di una stirpe scomparsa, un più o meno estinguibile relitto di quando il canada confinava con L'Alaska, e faceva un caldo bestia, in entrambi i posti.

Ieri sono stato due ore a cavalcioni della linea di cambiamento di data. O forse era domani?

Giochetti ipnagogici, delusione da esame di stato.

Lo stato è morto da anni, e questi imbecilli misurano la pressione a me.

E, si, si chiama rettoscopia, ma la sostanza è che l'abbiamo nel culo, fratelli.



Julius "yeaomen", "tieni duro","vai e colpisci","carne utile" Legba
vi fa i suoi schizofrenici auguri di buona vita.

7.6.08

wu

"Tieni bene a mente che solo poche cose sono certe, e quelle poche fanno male.

Lo sguardo è importante: sempre fisso da un altra parte, sempre sghembo, sempre stanco. Come se niente valesse davvero la pena di essere visto, a parte il movimento floreale ed i caduchi stucchi, i fregi, lo splendore inessenziale del paradosso.
Il passo sincopato di chi salta ripetutamente di proposito i propri piedi, e balla in tondo un ritmo assurdo. Un passo da ubriachi, senza direzione.


Ogni gesto a tempo, ogni respiro a fondo, ogni visione limpida, ogni movimento fluido.
Equilibrismi sulla terra rotonda."

La metamorfosi continua offre agli spiriti contemplativi la malinconia di perdersi in ogni momento, ed il gusto del ritrovarsi in una pagina dimenticata.

Legba.

il mistico dell' Oloboutade.

2.6.08

clear

"Semplice non significa banale.
Onnicomprensiva non significa religiosa.
Diretta non significa scontata.
La verità è la verità."

Alla lunga, le probabilità di sopravvivenza di chiunque scendono a zero. Cioè, può andarti bene la prima volta, e la seconda anche.
Puoi schivare i casini e gli affanni, alzarti presto, prendere l'autobus.
Puoi evitare il sesso non protetto, le droghe, le risse, mettere le cinture di sicurezza, studiare da ingegnere, portarti dietro uno spray al pepe.
Puoi camminare guardando in alto, e davanti e dietro.
Puoi attraversare la strada solo sulle strisce pedonali.
Puoi tenere sotto controllo il colesterolo.

Ma alla fine creperai uguale.


Perchè prendersela troppo, ragazzi? Siamo di passaggio.
Sorridere alla cassiera, mettersi in coda nel grande mondo-autogrill dietro la solita corpulenta vecchietta irascibile drogata di grattaevinci, e sgranocchiare un panino al tonno.
Questo è tutto.
E una musichetta filodiffusa nel cesso al neon, se sei davvero fortunato.

Persino una tartarga vive più a lungo.


Legba Aka Windmill

29.5.08

Frammenti

Salve! Salve! Salve!

A me un nome nuovo fa sempre bene.
Ora ne ho uno che dice bene il modo in cui è bello guardare in direzioni inutili.

distruggo specchi per rincollarmi la faccia, ma più che altro torco la mia faccia in burleschi specchi.

Sono mortalmente stanco, mollezza dolce e crudele dentro le vene e sotto la pelle, un morbo macchiato di colori oltremondani, fumi di una realtà che svapora lento fin dal 1925.

L'oppio è la religione dei popoli, e nella mia città la fede non si discute.

Salve! Salve! Salve!

24.5.08

Interludio # 3

Vedo gente fare in continuazione gli stessi discorsi.
Discorsi senza costrutto, con elsa morante fra le righe, e nichilismo lamentoso.
Discorsi raiot, senza nulla di nuovo, le solite stronzate imparate da Mtv sul Punk Rock, le solite stronzate imparate sull'anarchia da Wikipedia.
"Io lavoro dall'interno, Bello, mi introduco nel sistema e, una volta sotto, gliela metto al culo"
Bravo.
Bene.
Sottovaluti il peso di gente che è cattiva da anni, per mestiere, e ha tutta la competenza tecnica per farti dimenticare come ti chiami.
Sottovaluti la complessità dei rapporti umani, e il rancore che ci tiene uniti.
Sottovaluti, soptattutto, una cosa:
Il sistema non ha un buco del culo, perchè gli stronzi solo quelli che lo reggono in piedi.
...

A parte questo, la vita si avvicina alla fine del giro.
Sarebbe ora di dare un numero ad ogni cosa, e ridurre anni di corridoi e scale e stanze e voci e visi e risate, nonchè cortili interni da galera e flash giovanili, in un pezzo di carta con su un numero da uno a cento.
Così dicono, almeno.
E, ogni volta che lo dicono, io mi tuffo sotto il tavolo.
Però, in effetti, sarebbe ora di chiuderla, e decidermi ad affrontare la vita.

Oppure...







Legba (Powered By Rentie boy)

21.5.08

alle strette

come a palermo, sotto la pioggia, qualcuno alza il volume e il disco salta su come una cosa viva.
La mia idea di riserva, è passare sul corpo del più grosso, digrignare i denti, e poi pura cattiveria muscolare, e mettere chilometri su chilometri fra me e me stesso.
(fhew...)
La mia idea di riserva, è un tiro profondo, di quelli che bruciano dentro, e poi buttare la testa indietro per partorire una nuvola, mentre la chimica del cervello scivola sui 6oHz.
(già...)
la mia idea di riserva è presa in prestito dal maligno molator di lenti, quello che riconta i nomi di dio ogni sera con la mente immobile, ma il restyling che le ho fatto la rende irriconoscibile.
Come dire: fiamme psichedeliche cromate sulla copertina dell'incunabolo.
(POW!)


Il problema è che la mia idea di riserva non la vedrete mai.
Cioe...
E' un pezzo che giro sul facile, e spalanco occhiate impegnate con i soliti trucchi banali...

Insomma: aspetto che qualcuno senza coda di paglia ed un bel sorriso mi costringa a giocarmi l'ultima carta, così potrò dare stura ai poker d'assi che mi si accumulano nelle maniche dello smoking.

Legba. Milioni di milioni.

20.5.08

The ripper

"che cosa ti succede, quando ti spari quella roba?"
"non saprei... qualcosa dentro di me si libera e corre giù, urlando. Come il pastore dopo aver morso il serpente, come il matto dopo il funerale. Ne vuoi anche tu?"

Insomma, si torna a leggere Friedrich, il più occidentale di tutti, per altro.

Il resto del tempo, respiro raschiato, gioco di gambe...
Qualcuno nello sfondo parla in turco, quancuno si spara fuori dallo sfondo, e una volta salito al primo piano non se lo merita.
Chiuso anche il capitolo "teatro" con tre sere di performance...

Il resto del tempo calcolo il tempo che resta, prima di mettere le scarpe in valigia.

14.5.08

Segni & Vuoto Pneumatico

fischietto, scribacchio, canticchio.
sono tranquillo.
Nonostante la gente a doppio fondo, che nasconde il suo vuoto illudendosi che non si veda.
(Ehi tu: Ce l'hai scritto in faccia, sparato come un neon, la prima cosa che ho saputo vedendoti. )
Non lo dirò a nessuno. Non significa che non lo sappia.
Ma non distraiamoci.
...
Non sento più nulla.
La mia ora preferita arriva alle cinque del mattino, e faccio sogni bellissimi, contornati di una folle musica, che potrebbe essere il ricordo del rock'n'roll di quando le piramidi le stavano ancora costruendo, e i marinai bestemmiavano in fenicio stretto.
La mia ora preferita arriva alle cinque del mattino, e le strade sono vuote, e il cielo bianco, e ovunque si allungano ombre azzurre.

Poi, il mio gemello triste, che per intenderci è quello con i denti affilati, dice che gli sembrava ieri, che avevamo i magazzini pieni, e oggi c'è solo la digos coi cani, ad annusare quel che resta dell'aroma.
Già.
Così, la vita se ne va un poco alla volta lasciando l'inchiostro sempre più fitto fra le pagine e facendo crescere nuvole dentro la testa.

Legba. Se non capisci le parole, prova a leggere tutto al contrario.

12.5.08

Y

"chi è questo stryker, esattamente?"

10.5.08

Limiti

Quando mi alzo di botto, il campo visivo si stringe in una sfarfallante oscurità, e barcollo.
Quando il sole è troppo forte, la testa si riempe di sibili e stridii, e un dolore pulsa, sordo, dentro le tempie.
Posso infilare settanta flessioni prima di cedere,
Posso correre per quattrocento metri come un dannato, prima di cominciare ad ansimare.
Posso stare in silenzio un mese, prima di cominciare a sognare moebius.
Posso smettere di respirare per un minuto e mezzo, poi muoio.

Conosco i miei limiti, gente.
Potete dire lo stesso?

6.5.08

chi è, quello?

sono tempi duri.
vado in giro e mi gira la testa. Ogni tanto assaggio l'asfalto, per verificare almeno quello, e poi guardo le nuvole, per ore, occhi vitrei, mentre la mente è da tutt'altra parte, a marinare nel buio odoroso di fantasmagorie da un tanto la dozzina.
prendo le decisioni importanti nello spazio di sette respiri, come i santoni, Ma al quinto mi tradiscono i bronchi, e una raffica rauca e catarrosa mi ruba il tempo e la serenità, che diamine.

Oggi c'è il sole, domani pure, e il mondo è assurdo, un momento prima del botto. Che se poi non arriva, comunque ti si scartocciano i globi oculari, e la gente che poi ti incontra chiede
"oh, ma chi è quello?"
"uno che ho visto una volta, da qualche parte"
"e perchè ha quella faccia lì?"
"dicono che abbia visto dio dare le carte da sotto il mazzo"
"e il resto?"
"il resto è colore"

il futuro odora di poltrona vecchia, cuoio liso e metamfetamine, il passato puzza di cadavere. Il presente risuona come un clarinetto isterico, troppo veloce, per potersi fidare sul serio.

"E Legba, dove è finito?"
"E' diventato un superuomo, poverino"
"fa male?"
"quasi come diventare un punto di riferimento, e molto meno di una figura di spicco"
"già"

1.5.08

regeneration Tersite

Non è ora di vecchie storie, il fatto che io degli altri me ne sbatta in favore di astruserie come la coerenza e la spina dorsale è assodato;
più o meno come il fatto che io ne vada orgoglioso, assolutamente a torto.

Una cosa è l'istinto, un altra il coraggio.
Una cosa avere ragione, un altra agire di conseguenza.

Quelli che si organizzano, e ce ne sono, per ridisegnarmi il muso, faranno meglio a darsi una mossa, perchè fra due giorni li vado a cercare io.
Quelli che preferiscono modi più istituzionali, si ricordino che non è così facile tagliarmi fuori. Un consiglio: sarebbe tutto molto più semplice se veniste a parlarmene, sarei contentissimo di lasciarvi al vostro invertebrato destino.


Intanto, mentre sullo sfondo scorre l'odio massiccio di ottocento pischelli senza nerbo, sul palco il vecchio L. se la ridacchia asmatico e sfinito, tutto preso a misurarsi con la stanchezza dolce e bruciante dell'infezione, con la febbre adrenalinica della dirittura d'arrivo.
La mia vita si avvicina al suo necessario punto di svolta.
La gente comincia a chiedersi che ne sarà di me.

Ma non è ancora il tempo delle risposte.
E, nel frattempo, non resta che osservare bene tutto quanto,
un ultima volta.

26.4.08

The Real Trapping

se mi chiami spengo il telefono, chiudo gli occhi, scorro via.
fluido come un flash ininterrotto.

Vi capisco, tutti voi, non so dirvi quanto mi dispiace.
Vi capisco, tutti voi, e la vostra logica altera.
Una volta ero anche io, così.

non si guadagna nulla, a lasciarsi andare,
non esiste null'altro, da guadagnare.


Quello che scrivo è la verità, quello che leggi un insieme di parole a caso: la differenza è una sensazione tattile, tastiera lucida e consunta dall'uso che corre via sotto le dita come una qualunque tangenziale fraterna di bruciante bitume.
Quello che dico è la verità, quello che senti è menzogna: la differenza è quel tot di montaggio artistico, quel tanto di alberi al buio sorridenti, e tutte le notti e le mattine che mi hanno bucato la testa come un fottuto colapasta.

Puoi crederci se vuoi, ma ti prego: no.

Tanto non lo capiresti comunque, rabbino come sei, invasato e stronzo, tutto preso dalle differenze e dalle chiusure, dalla sostanza e dalla permanenza.

Puoi crederci se vuoi, intanto lo dico per me, e per un paio di anime salve:

Il mondo è finto, e l'umanità non è che un trucchetto laterale di dio.







Legba: pensa trasversale, vivi alla goccia.

23.4.08

e via così

oggi ho tredici benedizioni, come motivetti inconcludenti sospesi nelle volute di fumo, e un fregio doloroso nella carne aperta.

click-bang-crash-end...

la storia all'epoca era stranamente semplice, niente ghirigori, niente rimpianti.
Non occorre ricordare al pubblico che le cose sono cambiate, basta il ghigno sempre più malato, la pelle vecchia che si accumula in arcate viola sotto gli occhi, a dirvi che sono stanco.

Cosa ti passava nella testa, bionda? Che cosa pensavi, persa fra albe e tramonti e flash del cazzo?
Pensavi che tanto è uguale? Che non avresti potuto farmi nulla?
Anche io.
Anche io lo pensavo, e ti ho sussurrato segreti.
Fra le pagine a venire, sentivo nel sonno bruciare i segni che da sveglio nascondevo così bene.

Il mondo è un immensa ruota, e per le radici non c'è spazio.
A oriente nascono bimbi viola.

Legba, fedele al suo nome, non è in nessun posto, non ha catene.
E il mondo è vuoto, ancora.







Legba:
extreme Yin & Aistesis

22.4.08

La ruota

il vostro amichevole bhikku è disgustato dalla quantità enorme di gente che non sa nemmeno di cosa si parla.

E soprattuto da quelli che ne parlano.

la mia via è semplice, controintuitiva, sottile e mentale.
Dribbla i nomi, e circumnaviga le sensazioni per raccoglierne il profumo, se la ghigna nell'assurdità delle connessioni, una volta capito il trucco.

Come quando si piantavano radici alla vecchia maniera, come quando il cielo era il cielo, e la terra era nera, ma con l'attitudine necessaria ad un mondo fatto di carne e sangue e cemento.

Insomma: l'uomo è bolo per l'uomo, e ci digeriamo tutti quanti a vicenda.
Non ti illudere.
E aggiusta il tiro, tu.


Legba.

18.4.08

fragmenta

E le idee non si fermano negli angoli, quando srotolano splendore dentro il mio cranio, e il diavolo non trova l'uscita, quando impazzisce chiuso dentro la mia testa.

volute di fumo dalle pupille roventi, e la penna che schizza come una rana galvanica del cazzo, su e giù per il foglio: alla fine, ci guardiamo negli occhi, io e la mia arte zoppa, e non capisco se mi sto prendendo per il culo da solo, oppure è il vecchio iadalbaolht che se la ghigna accarezzandomi la nuca con le unghie chilometriche e puntute.

La sensazione generale, è che una capa aerodinamica come la mia meriti attitudini più decise e intrepide.
La sensazione particolare, è quella di scivolare attraverso le cose con un singolare ronzio radio, come cloro versato sulle sinapsi, come quando cadi per duemila chilometri, e alla fine ti abitui.

Quando sono in vena, ti sbriciolo con mezzo passo e una parola.
L'ultima volta così, era il '95.

All'epoca furono dozzine, i cadaveri.

Ed ora ho addirittura una vita, pensa come mi sento.

15.4.08

what U hear is not a test...

"e allora potremmo dire che il corpo, a prescindere dalla sua natura di rappresentazione intuitiva, è assolutamente ed in concreto volontà."


questo è il blog dove il titolo è una citazione, l'incipit è una citazione, l'autore è una citazione, il suo pseudonimo una citazione, e tutto questo è assolutamente originale.
Le vostre sinapsi non si alzano in piedi e cominciano a ballare, davanti a tutto ciò?

il problema di oggi: c'è gente che non apprezza l'assoluta mancanza di un filo conduttore.

la soluzione di oggi: ne costruiremo uno abbastanza plateresco e funky da soddisfare il lato mercuriale del sottoscritto.


ha vinto, hanno vinto, avete vinto.
la prima nazione europea governata interamente da diversamente abili, una lezione di democrazia.
Io il nano lo odio da prima di nascere, da quando i miei mi indicavano il suo faccione già abbondantemente stempiato ed i suoi grotteschi tacchi, e mi dicevano: quello è un coglione.
Praticamente sono cresciuto così, con l'immagine del cavaliere accanto alla mia definizione mentale di coglione, corredato di battute squallide, vanagloria e presunzione.
Non è equo, no, non è giusto.
Uno dovrebbe essere distaccato nel giudizio politico, contare le volte che l'anticristo in miniatura si è sottratto alla giustizia, le castronerie che ci hanno fatto godere di ottima stampa nel mondo, le corna che ancora rinfacciano gli spagnoli a me, colpevole unicamente di essere italiano.
Uno dovrebbe osservare con calma, capire che assurdità patologica sia la devolution in un Italia che lotta disperatamente per rimanere aggrappata ad un Europa in fuga, e scivola sempre più nel terzo mondo.
Uno dovrebbe ricordarsi tutte le lagne di mister B. sull'euro, e la colpa di ogni guaio data all'UE, ricordarsi scandali e implicazioni, ricordarsi reati depenalizzati, il G8 a genova e chi il giorno dopo lo dava per "brillantemente gestito", le ronde armate nella bassa padana, la meschinità individualista di un personaggio mediocre che ai mediocri piace, un capopolo amate dalle casalinga di voghera, uno squallido gerarchetto unto ed untuoso.
Già.
Una volta me ne andavo in giro bardato di leninismo e guevarismo, e mi fasciavo la testolina preadolescenziale di cazzate rosse e nere, comunista, prima, anarquista, poi.
Qualcuno ancora se lo ricorda, il momento in cui ho smesso con queste cazzate, e mi sono dato all'arte, convinto che il mondo sarebbe andato comodamente a puttane senza il mio aiuto, o nonostante me, ragionando che l'alisi sociale basata sull'inghilterra industriale dell'ottocendo di babbo marx non reggesse botta in un mondo di megamultinazionali, potere economico dilazionato ed ingestibilità a livello nazionale dei mezzi di produzione.
Però, è difficile scrollarsi di dosso certe cose.
Dannatamente difficile.
Per questo, il povero bohemien nell'angolo, quello che in genere si fa flash di discorsi inutili, a questo giro annoia i suoi fratellini con un amarezza d'altri tempi:

ha vinto, hanno vinto, avete vinto.
E ora sono cazzi per tutti.

Legba. Politically rude.

14.4.08

stanchezza

tornato dalla spagna, con un po' di capogiro e due scarpe rotte.
cinque giorni senza sonno, cinque giorni a ruota libera, cinque giorni fuori posto, cinque giorni e via.
fra dormite sugli autobus, organizzazione donchisciottesca, plateros esagitati e la guardia civil che sparava a vista, su noi poveri baschi atipici, il bhikku in qualche modo sopravvive, per la disperazione dei bookmaker.
fra l'altro, qualcuno sa dirmi perchè i roastbeef chiamino gli allibratori "quelli che fanno i libri"?

Un esperienza invidiabile, corroborante ed istruttiva.
"se non fa male al fegato, non è divertente"
e tutte le ossa peste, e tossire rauco, e tremare dal sonno, e mescolare le parole...

per il resto, se di resto si parla, le cose procedono ingannevolmente dritte.
Sai quando ti metti a correre su un tapis roulant alla stazione, e, arrivato tutto contento in fondo, la terra ti da uno strappone sotto i piedi e finisci a faccia avanti?
Beh, non c'entra un cazzo.
Io non sono così stupido da mettermi a correre su un tapis roulant.
E non cadrei, comunque.

Legba El Desperado

6.4.08

l'illuminazione

cominciò con la tomba nel prato, dietro la panchina, sotto l'orchestra.
cominciò con la luce della luna, segreti sussurrati e sanguinanti d'amore.

(ti ricordi, vecchio, il giorno che volgesti gli occhi al cielo?
ti ricordi, quando ti sedesti nel giusto modo, e fosti illuminato?
non racconterai ciò che vedesti, non parlerai di cose che non esistono, incomprensibili, insensate.
non racconterai ciò che è essenziale, perchè raccontarne è proibito.)

da allora, ho viaggiato molto, percorso il mondo, vissuto cose.
Ho illuminate ferite sull'illuminata pelle, e sono saldo sulla strada di un tempo, da quando le pieghe della pianura hanno cancellato le tracce di allora.
lieto come un sasso che affonda nel lago.

che ne dici, ti piace il progetto?
vuoi vedere quel posto anche tu?
ti ci porterò, se lo chiedi
e non ne tornerai più.

5.4.08

teghedemaun

probabilmente stanotte un diavolo forcuto e zannuto, unto di diabolesca melma, olezzante di diabolesco odore, ha fatto il suo nido scuro e trucido sotto il mio cuscino.
Un animale a tre teste, con venti occhi, due nasi ed una lingua mi camminava su e giù, trotterellando allegramente le sue otto zampe unghiute sul mio dormiente corpo, mentre una salamandra bruciante e sottile mi si infilava nell'orecchio sinistro, per acciambellarsi lì, e riempirmi di fumo i pensieri, di cenere i sogni.

al risveglio ero pesto e dolorante come dopo una gara di corsa, come dopo una lotta crudele, e il sole era troppo forte e bello per gli occhi.
Mormorando formule magiche, canticchiando cabale inutili, ho camminato in tondo, a lungo, prima di svegliarmi, e ogni volta che credevo di essere sveglio, ecco che aprivo gli occhi, ancora.

Così, ora scrivo, in sogno, o forse no, posseduto da qualche strana bestia strisciante e subdola, e barcollo come il cieco con una spada in mano, aprendo squarci casuali nelle trame infide del fato.
Porto al collo un amuleto, al dito il mio nome nel ferro, ma non basta a trovare la via una candela, nella tempesta.

Sono il bhikku, ancora, forse, e di certo l'uomo mercuriale.
Quello che si alza un sabato mattina, con la melancholia aggrappata al cuore.

1.4.08

liberati

liberàti,
participio plurale del dato di fatto, del mucchio ribelle, della condivisa illuminazione.
Questo è quello che eravamo.
liberi e felici?
Naaaah... mai stati tanto banali da fottere la nostra propria libertà in cambio di due gocce di euforia e mezzo litro liscio di serenità.
Sempre cupi, noi.
Sempre incazzati.
Sempre perennemente liberi e sanguinanti, liberi scalatori di montagne,
liberi scuotitori di teste.
Artistoidi, liberi a metà, chè qualche catena stimola la creatività, e il tintinnio evidenzia i salti mortali.
Questo, eravamo.
Noi.

(Lìberati.
imperativo singolare, fraterno.
Tu che puoi, ti prego.
Lìberati.
Sii felice, e rotola nei prati, urlando il nome delle cose che da quel momento in poi ti obbediranno.
Libero, te ne andrai.
Per il mondo, si, e fuori dal mondo.
E sarai sereno, nello scricchiolio dei sassi, nell'urlo del sole.
Almeno tu,
Ancora.)

25.3.08

diario di bordo

la spiaggia, era una fascia di sabbia finissima e farinosa, ricamata continuamente dagli ultimi orli esausti dele correnti, fra il mare e la città, che spavalda innalzava i suoi ultimi pacchiani avamposti, casermoni cuboidi terrazzuti, a meno di uno sputo dalle onde catramose e rauche.
il tronco l'aveva portato a riva il mare, che tutto intorno impregnava il cielo del suo odore aspro, ed era lucido ed argenteo come il legno che abbia attraversato oceani, e si sia asciugato al sole, dopo essere stato a lungo impregnato di acqua salsa, nella luce fiamminga.
(era sera, e il mare era un ombra fragorosa, quà e là percorsa di creste bianche, in ogni direzione sterminato, incomprensibile, crudele, sovrumano.)
Io, piedi nudi ghirigoreggianti nella sabbia costellata di mozziconi (Gauloises, toujours), sorridevo di mesta allegria, e cercavo parole nuove, e odori di altrove, nella maestà sconsacrata di quel mare sconfitto.
Ce ne stavamo così, in ordine inverso, io seduto sul tronco, in mezzo alla spiaggia, e facevamo tutt'al più una mediocre veduta serale (luce da dietro, fastidiosa e tronfia, dei lampioni sul lungomare).

Un ragazzo, uno con i capelli riccioluti e lunghi e chiari, e auricolari scuri piantati a fondo dentro il tronco cerebrale, e pelo matto tutto intorno, sulla mascella e le gote, come una boscaglia rada e dorata, si avvicinò.
Parlammo un poco di arte, di sonno, di risvegli. Di avvenire incerto, di treni, di speranze.
Infine, ci separammo, di comune accordo, barattando uno svario in inchiostro blu, variamente miniato del vecchio L'ech con un aforisma più che adatto, e ci riproponemmo di tornare, un altro giorno, con sassi e pietre e robuste lame dentate, per abbattere, fracassare e rompere i tronfi lampioni, e guardare il mare asmatico sotto la luna.

19.3.08

la quinta sera

...e ad un certo punto le parole finirono.
sgomento, guardai nella dispensa, sotto il letto, nell'armadio (furiosamente buttando all'aria ogni cosa, s'intende)
niente.
come sempre, aprire la bocca per parlare, ma nulla di nuovo che ne esce, aria masticata senza più colore.
Inorridito, strabuzzando gli occhi, dapprima non volli accettarlo.
Scrissi come un forsennato, per giorni e giorni, e credetti d'essere guarito:
rileggendomi, mi trovai elegante come un ragioniere, originale come un western. E piansi.
"Doveva pur succedere", dissero gli amici.
Come spiegargli la disperazione?
"ti sopravvaluti"
Già, ma una volta ne avevo ben donde.
Rimpianti, mi rimasero, e cenere, e tristezza.
E i miei sogni di cristallo, ridotti in schegge affilate.



Legba ricorda ai presenti che ogni pezzo e brandello e quì, è solo una mia composizione artistica.
Se volete qualcosa di verista, leggetevi Verga, che vi fa bene.
Peace.

18.3.08

L.P. l'intrepido, e l'animo del pezzente

la sostanza, è tutta nella frase: "non te lo puoi permettere"
millenni di sudditanza spirituale, che hanno limato e tirato, e spinto e tagliuzzato, fino a far diventare un uomo un animale da cortile.
(il vecchio diceva: appetito tenuto a freno)
così, piano, il lavoro costruisce e distrugge: erige limiti invalicabili al pensiero, diventa l'unica estrema lotta cui, sempre si potrà aspirare.
E non importa se il tempo delle venti ore al giorno alla pressa idraulica è finito, non importa se è finita l'epoca della strada infinita, sotto le ruote del camion.
Anche con qualche soldo in tasca, anche con un minimo di istruzione, rimbomba e strepita il sangue dei pezzenti, generazioni su generazioni di sottoproletariato urbano e rurale, generazioni su generazioni di fame e miseria più nera, e di sguardi disperati, e di disoccupazione.
Case costruite con il sangue mescolato alla calce, ogni pietra un sacrificio conficcato nella carne.

E' per questo che non mi è concesso sprecare occasioni, o denaro, e andarmene in giro con la faccia allegra di chi non ha nulla da fare al mondo.
E' per questo che ho vergogna dei miei amici, quando si mostrano al mondo come manichini ignari di ogni sofferenza, inconsapevoli, odiosi, stolti.
E' per questo, che non posso vivere alla leggera, respirare, mangiare, scrivere come passatempo.
Il mio sangue dice: tu sei un riscatto.
Perchè fino ad una generazione fa, noi eravamo pezzenti, mezzadri, bastardi da nulla, legati alla catena a far girare il basto, e a mettere insieme una goccia alla volta il prezzo della schiavitù.

Ed il mio essere quì, ora, per me, vuol dire che qualcuno si è fatto il culo in una maniera che nessuno dei miei lettori potrà capire mai, per mandare a scuola una figlia con uno stipendio da camionista, che qualcuno si è fatto anni in collegio senza tornare a casa mai, perchè nel suo paesino di campagna non c'era nemmeno la scuola media, e figurarsi se i genitori potevano mantenerlo a studiare fuori...
Ed eccomi.
Quello che voi date per scontato, a me non è concesso dare per scontato.
Quello che per voi è normale, per me è roba da far tremare le vene ed i polsi.

Capite quindi, che porto una ben pesante eredità, e non sono affatto indipendente, nè libero di gestire come mi pare la mia esistenza.
Ho delle responsabilità, devo dimostrare a qualcuno che ne è valsa la pena.
E, probabilmente, ci passerò la vita.

13.3.08

The Worm

"io scavo.
Mi scavo un cantuccio termoautonomo, pulsante e odoroso nella terra nera, mi chiudo in stanze buie, mi infilo in autobus abbandonati, in vicoli ciechi.
Entro noncurante in palazzi di tredicimila piani e uno, poi prendo l'ascensore, e arrivato esattamente fra il piano 783 ed il 782, lo blocco.
Me ne resto lì, sospeso, e mi godo i miei due metri quadrati di spazio vitale, entro i quali esisto io solo, e nient'altro."

ho scritto un racconto che comincia così.

sono giorni estremamente impegnativi, e tuttavia felici, permeati di una leggerezza esausta, addormentata.
Denso odore di spezie, cappelli di panama, bretelle.
Danzare per i miei dèi, ma solo in nome di uno maledire, perchè è giusto così.
Sentire, nel profondo, che nulla di sbagliato può accadere all'uomo giusto.

La solita roba.

imparo la capoeira più negra che si sia mai vista da questo lato dell'equatore, mi flasho di inchiostro a litri, sogno psichedelie di dèmoni cornuti.

e a voi come va?

9.3.08

244

questo è il post 244.
E, fra 100 giorni, tutto finito.

E questo diventerà un blog morto per avvenuto svezzamento del blogger, il primo, io credo.

Tre giorni passati nelle profondità abissali della mia propria testa, svariando sotto crudeli mattine oceaniche, e il sole entusiasta lassù. Mi hanno insegnato che non si gioca a poker con il vecchio zoppo, e che veramente tutto è un grande scherzo.
(il mondo ha ben poco di oggettivo, quando hai corretto nel giusto modo la chimica del cervello)

Oggi, nel giorno dell' Ink SUrfin', il sottoscritto vi annuncia il ritorno a spada tratta nella grande e variopinta mischia.
Appena un po' più saggio, sereno e crudele, appena un po' più spietato, deciso e umile.

Sarà divertente, suppongo.
Ci vediamo, bimbi.





Legba.
Low Crashin' boy.

5.3.08

Fin

"Catene alle caviglie, catene ai pugni, catene al cuore.
Portati con disinvoltura come se non facesse male."

Forse ti ingannano i capelli, si, non riconosci un vecchio amico, senza la pelata a boccia. Oppure, è l'accento: sono sempre stato bravo a recitare, lo sapevi, una volta.
Ti capisco, in fondo: chi poteva aspettarsi che tornassi a trovarti, dopo così tanto tempo? Non ho ragione alcuna di essere deluso.
Però, nonostante tutto, mi hai deluso: avevi giurato che non questo non saresti diventato mai, che saresti stato l'ultimo, superstite, in una valle di ombre.
Fino alla fine dei tempi.
E' per questo che ora sono quì, perchè ricordo ogni cosa, e onoro i patti, fino a dove onorarli è concesso, fino a dentro le ossa del fato.
E sono tornato a ricordare i vecchi tempi, un ultima, un ultima notte, prima di partire.
Addio, vecchio compagno, fra due ore la mia nave salpa e nella notte va cercando il vento. Fra due ore non ci sarà più menzogna, fra il cielo e il mare.
Un ultimo bicchiere, un ultima parola, e poi più nulla: parto per non tornare, ed il mondo è morto per me.

28.2.08

But I'm feeling happy

però, però...

sono le 3.12, tecnicamente è domenica.
da tre ore, una nuova fottuta domenica.
e non c'è nulla di nuovo, sotto il sole (cazzo, al momento non c'è neppure, il sole)
beh, il vostro amichevole, stordito, inconcludente, limbico e piuttosto megalomane bhikku ha da rivelarvi un segreto, un segreto nascosto e ben custodito, da coloro che lo conoscono, e che perlopiù non sanno di conoscerlo.
Però, lo farò alla fine di questo post, quando, per arrivare in fondo, avrete già letto di qualche bazzeccola su come io personalmente me la canticchio vivendo questa vita che i fauni del bosco mi invidiano.

fra giochini di popolo e piazza, e brandelli di nostalgico furor panico, che noi tutti siamo troppo intelligenti per credere di qualche importanza nei confronti della vita vera, additivi di ogni tipo e occhiali colorati, mi trascino.
Tutto questo è limbo, limbo soltanto.
Nonostante io saltelli in giro, nonostante mi ingegni e ne rida, so benissimo di non essere vivo, non più di quanto lo sia un fiore, o una pietra.
Un pezzetto più rumoroso, soltanto un po', ma un pezzetto inutile, e forse controproducente di quello che alcuni chiamano un disegno.
E, checchè ne dicano, la guerra non è mai finita, non per far piacere a noi.

Bah, mi accorgo che sono le 3.26, è tardi, straparlo.
Ma volevo dire che sono felice, sono felice, davvero, inutile, rumoroso, pedante e felice. Come un lieto sasso sulle rive della vecchia, inutile e stregonesca Mon.

E ora, il segreto: con due cuori, un grosso bastone e un cranio di mucca si può costringere dio a chiedere perdono, a strisciare e piangere.
"Ma a mantova c'è la morte, per chiunque ne venda."



Legba.
Tre piedi di legno di pino, un metro e mezzo di terra. e una grossa pietra, sopra, che non torni fra i vivi, a lamentarsi, mai più.

e sono le 3.32

26.2.08

Black Jumpin' Boy

Negli ultimi tempi mi capita spesso.
Gli occhi si arrotolano su se stessi, l'attenzione si splitta in direzioni ridicole.
Le parole mi suonano indicibilmente faticose, per contrasto, disegno grammofoni situazionisti, quinte teatrali e diavoli da fox-trot con la massima nonchalance.
quindi, perso che è il talento per la parola scritta, vi infilo giusto per ridere un po' di cronaca del mio viaggio filosofico; che visto così com'è assomiglia fin ora ad una gita alcolica, però.
le ultime quattro righe si leggono cantilenando, come una filastrocca, il resto è metrico solo un po'.
oggi si è allegri, da questa parte dello schermo.



Il momento non è dei migliori, ma, tutto sommato, nemmeno dei peggiori.
Mentre il reggae mi rimbalza, ritmato come un cartoon, su e giù per la città, con il gulliver ingarbugliato fra i vapori d'irrealtà che mi infettano l'occhio spupilloide attraverso la lente azzurrata, penso.
Mentre l'artiglio tintinnante di chincaglieria si articola in complesse strette di mano, e il solito sorriso da ciclostile ricambia digrignante la cortesia dei migliori fra gli uomini, ciurmaglia suburbana di varia umanità, penso.

Penso ad una collina vuota e sveglia, a tremila miliardi di occhi che guardano il cielo, al fumo che si solleva splendido come una poesia morente.
Penso al tempo che è passato, al tempo che rimane, agli amici che da anni non vedo, a quando vorrei scappare.
Penso a nulla, parlo le lingue, crollo coi polmoni sanguinanti.

Poi mi rialzo, scuoto la testa.
"suvvia, cosa credi, di essere l'unico figlio di puttana socialmente distorto?"

...

correggo l'indomito sguardo
con due quinti di Persol fumè,
e riparto, felice e bastardo,
sulle tracce dell'ultimo re.



(Legba: il giocattolo preferito di dio)

24.2.08

eccheccazzo

L'errore è mio:
"non parlare della dottrina alle donne, come pure a coloro che non possono comprenderla" dicono i sutra.
L'errore è mio:
non si era detto fin dall'inizio che è una storia strana, esperienze flash e arte pura? estetica, oltrechè? Si era detto.

Però, però.
Il prossimo che pretende di spiegarmi qual'è il mio problema lo investo con la macchina.
La gente che non ha capito di cosa si sta parlando, non dovrebbe presumere di saperlo.
ora, giusto per gli aficionados, chiariamo un paio di punti:

1: Aristotele è morto. ARISTOTELE E' MORTO, e da qualche anno pure. Il principio di autorità è una stronzata, e usare il modello cosmologico di un greco non è in alcun modo assicurazione di rigore e validità intellettuale. Ipso facto, non è dato squalificare una posizione filosofica perchè esce dall'aristotelismo (fra l'altro, ciò porterebbe a squalificare tutte le scuole filosofiche da qualche millennio a questa parte).

2: La divisione dell'uomo in "sfere" razionale-irrazionale è una generalizzazione grossolana. Va dimostrata, nè ha i caratteri dell'ovvietà. Mi dispiace comunicarvi che non è così semplice. E non serve un filosofo, basta un biologo o uno psichiatra.

3:Presumere la validità del concetto di UOMO come sostanza soggettiva autonoma, indipendente dalla globalità dell'insieme, e l'esistenza reale di noumeni, giustificandoli come necessari alla formazione delle idee (nulla viene dal nulla), presume una concezione di tipo realista delle cose in se. Che è quantomeno un presupposto discutibile. nè ha i caratteri dell'ovvietà (vale c.s. lo stesso discorso: se un presupposto squalifica i tre quarti della storia della filosofia, non è così ovvio).
Quì studiare un po' di filosofia moderna aiuterebbe.

4:Il buddhismo non è filosofia aristotelica. E' un percorso iniziatico. Dire "Buddha non può esistere", dimostra solo la poca comprensione della dottrina, per non dire la totale ignoranza in capitolo. Aiuterebbe una lettura attenta e meditata dei sutra, forse.

5:Dire che "tutto è" e "nulla esiste" è in sostanza dire la medesima cosa. Sono certo che troverai qualcuno con la pazienza e il garbo di spiegarti questa minuscola verità, che fa così incazzare. Puoi scegliere all'uopo un mistico a caso.

6: Quando si discute di Dio, anima, mondo, e roba del genere, si è pregati di lasciare a casa il testosterone. Se non ti rispondo, non mi hai "messo con le spalle al muro", ho solo capito che va oltre le mie forze riuscire a trasmetterti il mio punto di vista. La ragazza aggrappata al braccio, non ha alcuna voce in capitolo, nè sei obbligato a gonfiare il petto (metaforicamente parlando) per far vedere quanto tu sia profondo. E quì il filosofo non c'entra davvero nulla.

Penso basti.
Come ho già detto, l'errore è mio, che certe cose bisogna avere particolare attitudine per capirle, nonchè un minimo di apertura mentale.
E, già che ci sono, aggiungo: Anche questo post è sbagliato, sarebbe stato molto meglio non scriverlo.
Ma, come mi fanno notare, sono ben lontano dalla natura di buddha, e da bravo armigero spinozista, mi incazzo, a volte, per motivi del tutto astratti e inconsistenti, che poi sono gli unici veramente importanti. (come dire: fatti pure la mia ragazza, Baruch lasciamelo stare, però)



Lorenzo Palombini, aka Legba, aka Tersite, aka Il Bhikku.




P.S. entra in fase organizzativa, da domani, la guerrilla giocattolo.
Primi comunicati della RQI in preparazione,
Primi reclutamenti già attivi (che Avalokitesvara ci protegga.)
Chi voglia partecipare, o avere informazioni,
se lo scordi.

23.2.08

Quimbanda hijacker

Il mio dio, se ne va ghignante con un cappello di due colori, a punta, ed è rosso come il sangue del mattino, nero come il cuore di una capra a tre teste.
Il mio dio è illogico, scivola via fra roteanti swing e risate africane, e scende il larghi passi sghembi sulla terra sacra.
Trickster.
E' un bastardo fottutamente svelto, e viene salutato per primo, perchè fu l'araldo, e il vecchio schiavo nero, e il fiero gigante dei quilombos, e l'asso del rasoio, il palero della favela, e il gangster nella banlieue, ed è la rabbia, in ogni uomo, la vanità, l'orgoglio.
Ogni giorno gli offro tre gocce del mio sangue, due respiri, un grido, secondo la regola.
Testa fra le mani, ringhio preghiere, e lo vedo che scivola, nella confusione dei nemici, sardonico vecchio crudele.
Ha le mani sporche del sangue dei sacrifici, e ride forte, ubriaco del rhum che gli spetta: avido della vita dei vivi, potente del potere dei morti.
Il mio dio ha battuto a poker il vostro, una volta, all'inizio dei tempi.
Da allora, i suoi fedeli non devono al cristo bianco che un cenno del capo, e le vostre chiese ci ricevono come uomini degni di rispetto.
Nè possiamo peccare, ma ogni nostro gesto solo per sua eleganza sarà compiuto, e moriremo per rinascere mille volte, e mille, per regalare un senso al mondo, e mezzo sorriso ancora.
Così, stasera io me ne andrò per le strade, camminando sui suoi passi, e sarà bruciante febbre, crudele follia, sarà sacra burlesca potente ridicola VITA, tutto intorno, e dentro, e sopra.
in onore di Legba, il bello.

21.2.08

human dumping

harry mi disse:

"prendi un ragazzo qualunque.
il primo fellah-hipster "ascoltosologentemorta" visetto angelico e paranoie adolescenziali, per esempio.
o un esemplare scarno e fronzuto di stronzetto intellettualoide vintage.
o un rapato con deltoidi da galera, acne e borchie.
uno qualunque, di quelli che se la tirano da ribelli, di quelli che scrivono poesie, di quelli che il sabato si pettinano la frangia in verande neropece.
sparalo in un prato a duecentomila chilometri dal fottuto essere umano più vicino, alle sei di un mattino di agosto, con un cielo così velenosamente bello da strapparsi le viscere e lanciarle in aria dall'euforia.
Digli: adesso sei dove dovresti essere, nel posto di cui hai letto per anni, di cui cantano le canzoni. La madre di tutte le avventure.
E sei più vicino di quanto tu sia mai stato al supremo, perfetto, risveglio.
Ora, vivi.


e sparagli, se cerca di tornare a casa."

Harry, persona d'ingegno, si divertiva con le parole, era intelligente, fin troppo. Aveva diciotto anni, portati con la malinconia di un compassato viveur.
Ora, è steso per terra, il cervello che cola nell'erba da un buchetto minimo, dietro l'orecchio.
e sono le sei e un quarto.

(Morale: se incontri il diavolo, ricordati che vede sempre i bluff)

17.2.08

Mentite spoglie # nude menzogne

"Ognuno ha esattamente, ne più ne meno, la faccia che si merita.

Guardati, guardati a lungo, nello specchio sporco sotto il neon impietoso.
Fissa i tuoi occhi insonni, cerchiati di violaterrore, e la carne cerea colare via.
Guardati alla fine del viaggio, con i chilometri ed i giorni stampati sul viso, vedrai la febbre del partire, l'amarezza dell'andarsene.
Guardati morire poco alla volta, in un posto che non è il tuo.
Paranoie, imperfezioni, pustole,
Disarmonica guerriglia di lineamenti in smorfia
La forma degli occhi, il senso di colpa
La paura del buio.
E poi, quando avrai visto tutto, (ogni fondo e sottofondo dell'anima, ogni dente, ogni ciuffo di capelli, ogni libertà)
Riditi addosso, e ripeti
Ognuno ha esattamente la faccia che si merita
E il bene e il male, questioni di estetica."

Beh, nient'altro che un mezzo ritorno a spada tratta della vecchia storia.
Quadriglie di aestetical guerrilla nelle vostre piazze preferite.
Il demone-bestia che si cosparge di brillantina allo specchio.

16.2.08

New Wave

qualcuno mi ha detto che nel 2013 il riscaldamento globale scioglierà finalmente i ghiacci del polo. questo significa ovviamente, innalzamento delle acque in tutto il globo, nonchè tropicalizzazione indiscriminata dei posti che siamo abituati a vedere coperti di neve.
Immagina:
una montagna d'acqua alta chilometri che avanza come una smisurata onda anomala, madre di tutte le alluvioni, tsunami allo stato dell'arte.

Morte e distruzione!
Cataclisma!
Suprema idiozia dell'umana stirpe!

beh, amici miei del vandalismo ipnotico, sapete cosa fare: abbiamo ancora cinque anni, per prepararci a surfare l'onda dell'apocalisse.
e saremo sulla cresta, nell'ultimo giorno, per urlare nel mattino, in un istante eterno, che non aspettavamo altro, da sempre.
Sarà un gran finale, da farsi perdonare ogni mediocrità, ogni compromesso:
un sublime, perfetto boato
di bellezza abbagliante.

Morte e dannazione!
Cataclisma!
Suprema poesia dell'umana stirpe!

13.2.08

Hirudinea

la storia della mia vita è
un continuo aggrapparsi alle persone, senza ritegno, come una cazzo di pianta parassita, l'edera velenosa intorno alla vostra anima.
si.
suona male?
chissenefrega.

spio, assorbo, origlio.
per metà è studio
per un terzo amore
quello che rimane è malattia mentale,
pura follia psicomagica della piu bell'acqua.

l'axè fluisce attraverso il mondo, e si raccoglie, e unisce i morti e i vivi.
Exù, il patrono, zompetta allegro,
ghigna e mi presta i canini.

verso nelle lettere il sangue vermiglio e zampillante, per farle vive e pulsanti, ebbro di umanità, splendida, immensa, lurida.

non è un furto, non è plagio
cannibalismo,
arte.









(doc.legba@hotmail.it , per chiunque voglia farsi succhiare come un gamberetto dal sottoscritto.)

11.2.08

The Doctor

il dottore mi ha detto che sono sano come un pesce, accarezzandomi le pinne caudali, professionale e rassicurante in quest'epoca di petrolio e cetacei moribondi.



Il dottore è una persona seria, stimata nell'ambiente. Non ha passato anni in cameretta, a farsi flash brutali, guardando un filo di fumo salire in arabeschi senza peso, lui.

(in strada, in strada scappava dal diavolo, ogni venerdì)

Sa cosa è vero, e cosa non lo è.

Parla dritto, netto e lucido, quà e là lasciando cadere qualche parola erudita, giusto per farti capire che sa quello che fa.

(ricordo, una volta non ce n'era uno migliore, a tirar giù bestemmie come granate, ad arrampicarsi sugli specchi senza corda, a sognarti in faccia un mondo diverso, sprezzante della realtà, e di ciò che le somiglia)



Fa bene al cuore, il dottore, ti guarda con l'occhio limpido, e dice "bazzecole", ha gli occhiali cerchiati d'oro, e un lungo camice bianco.

serio, preciso, impeccabile.

niente passato, niente futuro.

(che non sia esistito mai, quel ragazzino ribelle, due palmi di cresta purpurea, baggy enormi come velame abbandonato sulle gambe scarne?)





Legba non ha ancora visto into the wild. Legba non ci andrà mai, probabilmente, anche se dovrebbe, ed è di fatto un cretino.
Legba non ascolta mai i suoi amici, menchemmai quando hanno ragione.
Legba si rifiuta di guidare in riserva.
Legba crede che sia troppo freddo per la capoeira.

Legba non è sicuro che i piccioni possano essere malinconici, ma gli piacerebbe.

10.2.08

Tentennamenti

oggi avevo voglia di scrivere una roba tipo:

"Io ho sempre ragione. E se anche non fosse, non lo ammetterei nemmeno fra le catene ed i ferri roventi.
egotismo, si chiama."

poi ci ho ripensato.
troppo categorico.
irritante, certo, senza motivo.
che poi escono quei commenti:
"scrivi benino, ma sei uno stronzo, che stronzo..."
e ho deciso che avrei invece scritto:

"Quel pazzo del Biondo, in risciò, passava fischiettando..."

e a seguire.
una di quelle belle storielle visionarie e confuse, digestive.
ma no, no.
non piacciono alla gente.
e alla gente questo blog deve piacere:
non è forse per questo che lo scrivo?
ma certo.
perciò
ripensai:

"buon giorno, gente.
oggi vi spiego perchè vi svegliate ogni mattina,
incazzati fino a dentro ogni globulo rosso impazzito
e gli occhi gonfi
e le nocche blu
e la ruggine dentro i bronchi sibilanti
innamorati persi, fottutamente ammalati di vita
nonostante tutto, nonostante tutto.
buon giorno, gente.
oggi vi spiego perchè, e percome
ogni sera cadete come cenere bagnata
con troppi anni sull'anima,
troppe cicatrici
e nessun nemico.
perchè sognate sempre troppo
e i sogni vi fanno paura,
perchè odiate, senza risparmio
chi vi abbraccia troppo stretti."

forse pensate che io sappia dall'inizio, dove vado a parare.
non è vero:
ma il ritmo è il ritmo, e qualcuno sussurra al mio orecchio con accento caprino
mentre, concludendo, scrivo:

"siamo una generazione mai nata
e il mondo non è fatto per noi"

8.2.08

Le Boucanier

Vaffa. N' Culo.







Yeah.





questa è la storia di oggi:

Eravamo io, Francesco Nau, detto l'Olonese (crudele allo spasmo e ben oltre), il gallese Henry Morgan (all'epoca poco più che un ragazzino) Ravenau de Lussan, Bartolomeo il Portoghese (un losco figuro da iettatore), Rock il Brasiliano (abbronzato dal lungo esilio, e coperto di ninnoli della macumba), e il francese Montbar lo Sterminatore.
Una sera qualunque, alla Tortuga, l'isola senza santi, e centinaia d'eroi.

Ad un certo punto, il Brasiliano disse:

"
ci sono degli spagnoli, in quell'angolo. Maledetta genìa senza nerbo, uccidiamoli, io dico"

"stai calmo- rispose Montbar, flemmatico-
non ho ancora finito il grog, ed è quasi sera"

"Giustissimamente, per la barba di Baruch- interloquì Bartolomeo, che era colto come un olandese-
andiamo piuttosto alla ricerca di un buon bordello, e del buon whiskey, che questo grog fa cagar le murene"

così, ce ne andammo svolazzanti di pastrani variopinti, zoccolio di gambe di legno sull'acciottolato, stridore di acciaio di uncini sulle bottiglie di grog, e il gorgoglìo orgoglioso di vecchi lupi di mare, intrisi di una sete salata e oceanica da non saziarsi mai.
Ravenau de Lussan scandiva la marcia ondeggiante, col ritmo del mare nelle gambe, e raccontava giulivo di rampini e palle di cannone, e di quando il povero Henry Morgan ebbe il sigaro tranciato a metà da una palla di cannone, infilatasi dritta nel casseretto attraverso i boccaporti, e impassibile se ne accese un altro. O di quando Bartolomeo, di ingegno sopraffino, beffò e sorprese senza colpo ferire un galeone battente bandiera portoghese, cavandone una tesoro regale, e fu trovato tre giorni dopo, sbronzo, avendo perso alla zecchinetta ogni cosa.

"perbacco, compagni, guardate, che bel paio di baffi, quel tipo laggiù."
"sei tu l'Olonese?"
"Ma certo"
"in guardia, canaglia, assassino"


Beh, non era difficile, persino allora ne avevamo mandata, di gente, a far compagnia al cugino belzebù. E, fatto assai fastidioso, ognuno di essi aveva parenti, ed amici, ed amanti.
Insomma, non potevamo far due passi senza dare una ritoccata alle decine di faide in corso; ma tant'è, il baluginìo sottile delle lame, e il crudele gioco degli affondi, era ciò che ci teneva vivi.
Tra l'altro, l'olonese era scaltro, e non ci mise poi molto: il tordo finì da tordo, inchiodato ad un muro.
Visitammo bettole su bettole, salutati dagli urrà tributati alle nostre leggende. Artisti, assassini e gran bevitori. Pazzi e bugiardi, certo, e pessimi cristiani. Ma beffardi, e beoni, e coraggiosi alla follia.

Ci trovammo ad un certo punto, seduti su una spiaggia buia. La testa ronzava un rondò, tripudio di ricordi riaffiorava dalle onde.
Morgan disse: a cosa pensi, Long John?
Risposi: a una donna bionda, al ventesimo naufragio, a un santone indiano che incontrai anni fa.

"e cosa te ne fai dei santoni? hai una nave e il vento, non basta?"
sorrisi, e gli raccontai come sarebbe diventato grande, e non gli sarebbe più bastato, non più.

Ce ne andavamo così, fra risse e bordelli, e botti di grog, e pugnalate alle spalle, per le ombre illuminate ad olio della più bella epoca della nostra vita, arabescata di danze, veleno, duelli alla sciabola e sangue a galloni.

era all'incirca il seicento, ed era quasi mattino.

Ah, com'era dolce il canto della filibusta, e vivere, e morire.

7.2.08

2004

una volta ero fortemente convinto che sarei morto presto. molto presto. a quattordici anni mi davo altri cinque anni al massimo, giusto per farsi due risate ecazzeggiare in giro, e poi ritirarsi sulle soglie del campionato professionisti. Mi affascinava la storia di una vita mai vissuta, nulla più che una rincorsa psichedelica verso il nulla.

Oggi, fuori tempo massimo, con gli occhi gonfi di splendore, riconsidero la questione.
Da un po' di tempo le sensazioni si affievoliscono, le cose perdono di importanza, scivolano via. (Quando ero un ragazzino, avrei ammirato uno come me?)
Da un po' di tempo, anni, forse, non mi innamoro più, non odio, non soffro sul serio. come essere immersi in un bagno di acqua calda per mesi, occhi chiusi, apnea...
In parte è noia, in parte è aver fatto e visto tutto quello che ho intorno. Il fatto che recito la stessa parte da troppo tempo, e non ho pubblico per cambiamenti radicalmente brutali.
Ho la sensazione che questo sta alla vita vera quanto la masturbazione al sesso.
Il me di quattordici anni, si sarebbe certo sparato. Ma lui era di gran lunga più punk rock di me.

Nonostante tutto, ieri sera ho avuto modo di ricordare che c'è gran gente in giro, e la sensazione era splendida, anche se aveva il sapore di un mai più, ne sono grato a tutti quanti.
Puoi vederlo nel passo molto sincopato che trascino lungo strade sdrucciole, e nel sorriso reggae che avrò su almeno per un po'.
Come ai vecchi tempi.

Legba. Long Playing.

4.2.08

old school nirvana

"Quello che vuoi e quello di cui hai bisogno sono due cose completamente diverse", così succede che un povero cristo rincorra per anni la sua fortuna, mentre un diavolo dagli occhi belli se lo mangia da dentro, poco a poco. Succede che gli anni passano in fast forward, nulla più che un vaghissimo effetto neve e sagome indistinte e frenetiche, nel ricordo, e ti ritrovi di slancio sull'orlo di un burrone, con il tempo appena di sventolare le braccia come in un cartoon, e pensare "beh, dopo tutto non è stato poi così doloroso".

mi riempio di endorfine, fino a quando le vene si sparano fuori dai muscoli cercando aria, e il dolore sordo pulsa alla base del cranio.
(sei mai svenuto alla trecentesima flessione?)
Passo le giornate fra allenamenti da galera, flash brutali e melopee teleologiche.
un po' euforico, un po' disperato.
come il ragazzo baldanzoso che se ne va per i cortili del Lower East Side, dondolando una mazza da baseball decorata di chiodi, e con un sorriso spedisce fuori campo i denti dello sventurato pulotto che passa di lì.
come il rivoluzionario triste, che, sfinito, spegne l'ultima sigaretta sulla miccia dell'ultima bomba.
la vita è un pendolo, fra il dolore e la noia.
dondolare, però, è divertente.

2.2.08

l'Assoluzione

"trova nuovi modi per guardare le cose.
Rigirati le parole dei grandi fra le dita, fino ad infilarti la saggezza sotto la pelle.
(Solo chi chiude gli occhi al momento giusto sopravvive allo tsunami con le ossa a posto.)
Trova nuovi modi, per guardare le cose"

vista da quì, la piazza è brulicume di densa pastella umana, ipnotica, frenetica. Lievemente inquietante ( la moltitudine libera l'uomo dall'empatia, la moltitudine è aliena sensazione di vuoto, è il mantra identico a se stesso e ogni volta unico dell' uomo nell'era della rproduzione spasmodica).
vista da quì, la piazza è mare di teste e spalle ondeggianti come campi di grano, sotto le luminarie, che fanno tutto allegro e finto, come la pubblicità di un dentifricio alle tre di notte.
guardiamo giù, io e Leone, decimo del suo nome, e ci sentiamo tutti e due persi, in un mondo troppo, troppo veloce.
inutili, come pietre rotolate con gran rumore fino in fondo, fino al fondo della valle, e poi nel fiume (ah, che gran slavine erano le mie, Leone), e lì infine destinate a rimanere, fra i pesci, ottusi e silenziosi, contenti del loro vivere subacqueo, ignari del sole cocente, e dell'aria fra i capelli, ignari del correre, del cadere, del saltare.
Passo il braccio intorno alle spalle grandi di Leone, e mi godo il senso di freddo conforto che mi da, l'essere mille miglia lontano, perso nel più alieno dei deserti, nei siderali spazi della melanconia umana, e guardare il mondo che si abbraccia, si spinge, si bacia, si strappa, si morde, si calpesta e mastica laggiù, nella piazza, due metri e mill'anni più in la.
Leone, lui tace. Decimo del suo nome.
Ha una veste ricamata, lunga, e una mitra papale sul capo.
Lui una scusa ce l'ha, per sentirsi le gambe pesanti, per restare immobile al suo posto, e benedire la folla.

31.1.08

mescalito justice

eh, già.
Il macinino cromato a nuovo, destriero ineffabile e asmatico della rivoluzione, sale e scende montagne con l'arzilla grazia del primo giorno.
Legba, braccio fuori e testa altrove, guida con due dita, ignorando con olimpica calma lo strombettio inneggiante dei clacson, l'isteria pavida dei tutori dell'ordine.
Si va, si va, si va.
si va per andare, senza un dove, fino a che vi sarà benzina, e fiato, e sangue nelle vene.
Il motore borbotta e ronza e nitrisce, bielle allegre e pistoni decisamente incazzati nel valzer della quarta marcia, esalando fumo fitto e oleoso, noncurante e criminale, come un vecchio partigiano (la marmitta è una vecchia signora, ricorda tempi in cui l'ozono era integro e le sigarette le facevano con onesto, virile tabacco, non veleni striscianti).
Legba, per le strade sagrade e serpentine, sulle colline dolci e boscose, rincorre la sua anima selvaggia, e segue con la testa il ritmo sincopato delle buche nell'asfalto.
ha appuntato sulla faccia bislacca il suo sorriso migliore, quello un po' spaccone ma allegro, con appena un accenno di canini scoperti, quello dei giorni migliori.
se ne va per i campi, godendosi il sole morente, salutando gli alberi e i fossi.
se ne va per andare, contento.
due passi, due passi più in là.

29.1.08

bollettino informativo #17

Tossisco a raffica, bronchi scartavetrati, lamette nei polmoni, ne più ne meno.
sento questo dolore, sordo, sotto lo sterno.
leggermente spostato a sinistra, che mi mozza il respiro a metà.
(tumorecancromorte)
sarà la polvere del soppalco dove dormo sono anni che non passo l' aspirapolvere.
sarà la fuliggine,
sarà il freddo.

Per evitare la piena delle paranoie, leggo libercoli da cinquanta centesimi la coppia, quel genere di spazzatura con la copertina plastificata con su il nome cubitale di un americano dal cognome polacco, con storie di eroi univoci, misteri ovvi, popoli misteriosi, ninja e starlettes.
Quasi vedo la mascella quadrata midwest dell'autore masticare uno stelo di grano, mentre picchia sulla tastiera del suo personal computer stereotipi talmente sfacciati da far venire l'orticaria.
Ma a me piace così, talvolta.
Il gusto tutto particolare di avere quello che ti aspetti, quando te lo aspetti, esattamente nel modo in cui te lo aspetti. E di atteggiare anche la boccuccia in un "O" di stupore. E' rassicurante, sapere dalla prima riga che il comprimario nero e simpatico dell'investigatore morirà nella sparatoria, all'incirca verso pagina settantatrè.
Libri al chilo, il futuro dell'industria dell'intrattenimento.
Yeah.



Legba. bonsai Jesus.

28.1.08

sii me stesso

"l'importante è che tu resti te stesso"

la panacea, l'obbrobrio morale della nostra epoca. Frenetica ricerca di una sincerità originaria e fraudolenta.
(Vi pare strano che il settanta per cento dei post quà dentro comincino con il pronome "io"?)
la sincerità non perdona la banalità, la pochezza. ciascuno è esattamente ciò che riesce a fare di se stesso.
Facile, allargare le mani, palme al cielo, stringendosi nelle spalle dire: beh, io sono ciò che sono, senza vedere che proprio in ciò sta la colpa originaria, necessaria di ognuno.
Senza rendersi conto che l'essere ciò che si è castra ed opprime, e impedisce, per l'appunto, di essere altro.

La regla Beau Brummel, la cosa più simile ad un codice morale in mio possesso, dice in maniera elegante qualcosa di simile.
Cosa c'è di più affascinante di una maschera?

I miei dolori sono artefatti. le mie follie, autoinflitte.
Smonto e rimonto l'orgoglio, passo dopo passo imparo a diventare bidimensionale come il diaframma di cristallo che mi consegnerà ad un immortalità di celluloide.

Cosa credi, che io mi porti dietro tutte queste sovrastrutture per sport? Esse sono il mio palcoscenico, la mia arena. La roda in cui sputo sangue (sangue nero, flussione di nervi e tendini).

E, non ultimo, sono spinozista. i miei sogni sono più reali del tuo stomaco.

quindi, basta ripetermi quanto sono superbo, tronfio e megalomane, basta rinfacciarmi le mie manie di protagonismo e il gusto della menzogna. Ne vado fiero. Senz'altro, sono incomparabilmente più divertenti di voi, che pretendete di essere solo, inderogabilmente, squallidamente voi stessi.

26.1.08

debàcle

dio, quanto odio tutto ciò.
il dolore posso sopportarlo: ferrigno nella dimensione eroica del soffrire, stringo i denti e mordo il laccio di cuoio, urlo e vivo più forte, a dispetto di tutto.
è questo continuo fastidio, questa debolezza diffusa, che mi fotte.
brividi di freddo, lungo la spina dorsale, naso che cola. un bagliore acuminato ad intermittenza si accende dietro le pupille, e incendia il cervello di vampate biancofosforo.
dio, quanto odio tutto ciò.
barcollo in giro, saluto con un cenno i conoscenti, gli amici mi leggono in faccia che voglio stare da solo.
-ehi, come va?
-una bomba
si, certo.
provo a sorridere, e mi viene su una smorfia malata, orribile. le ossa sembrano tutte rotte e rincollate. ossa morte, sotto la carne viva a malapena.
sollevo il bicchiere, e ingollo l'alcool, nella speranza che mi disinfetti lo spirito.
dio, quanto odio tutto ciò.

25.1.08

kyuzo reloaded

"se le cose non le sai, salle
non basta fare il pusher per avere le palle"

la via del guerriero è la morte, ovviamente.
strapparsi il cuore sanguinante dal petto, vederlo cadere per chilometri, nel nulla.
occhi che diventano specchi di gelida perfezione, e mostrano un mondo lucidamente inerte.
la vittoria non esiste, la sconfitta non esiste.
la lama perfetta taglia la perfetta carne
il movimento rimane un attimo, nell'aria, prima di svanire.
la via del guerriero è la morte.

Legba: secondo duello di spada.

24.1.08

next

ancora due gocce ed esplodo.
ancora due gocce, e muoio.
dammene
ancora
due gocce.

21.1.08

F.Lower

Lo so, lo so.
Non erano questi i patti.
(scusa, ciccio, qual'erano i patti? che dalla parte giusta dello schermo nessuno ha mai capito nulla di quello che scrivevi)
I patti erano: silenzio, respiro profondo e pace per un mese. Starsene zitti, muoversi poco e con cautela...
(quindi? che cazzo ci fai, di nuovo quì? mancano ancora due settimane, o sbaglio?)
Già. però ne sono passate due.
avete mai provato a passare due settimane in completo silenzio? alla fine le orecchie ronzano per la decompressione, ed i sogni sono così densi che li puoi raccogliere dal cuscino e lasciarteli colare fra i denti, come miele scuro e dolce.
(e, di grazia, perchè non taci ancora un po'?)
Perchè quando vado in giro sento i vicoli ronzare di felicità, l'acciottolume scomposto vibrare all'unisono. Tutto l'universo creato mormora, assordante, il suo distorto splendore.
(Divaghi)
Ci arrivo, ci arrivo.
Ho navigato con la lieta incoscenza dell'haitiano, sul mio guscio di noce, avanti, sempre più a fondo.
poi, arrivato a largo, a largo dove le onde sono alte come giganti da leggenda, e la notte sorride con un altro volto, mi sono accorto che una cosa mi mancava, da morire.
qualcuno a cui raccontare tutto.

7.1.08

laconismo.

da adesso, al 6 febbraio 2008, non una parola.
nè quì nè altrove.

fate come se non ci fossi, prego.

4.1.08

Now (h)ere

superstite.

è una bella parola, una parola dolce e orgogliosa, come il sapore della birra verde, boccali branditi in sfida al padreterno, il giorno di san patrizio.

è quello che ti rimane, quando vedi la gente cadere intorno a te, improvvisamente disossata da uno schifoso trattamento sunsweet per prugne secche californiane.

"è una cosa che ti cambia la vita, sai? dovresti provare anche tu"
io resisto.
come quando ti volti verso un amico, e il sorriso ti si gela sulle labbra, quando ti accorgi che la parte migliore di te è morta, e ti trascina a fondo, a fondo, a fondo.
resisto.
come un disperato, ingoiando fiele e licore, strozzandosi un poco per notte.
resisto.

Quello che mi rimane è una manciata di parole, disprezzo e follia.
in piedi resto sul mondo, stralunato e lucido di bile, consumato dai piedi dei viaggiatori, dalle marce senza fine dei grandi, dalle danze dei gitani.

Non ho bisogno di essere originale, sono l'unico vivo.