13.12.11

cetera

Me, non mi fermi nemmeno con la corrente elettrica sparata nell'amigdala.
Nemmeno con un calibro 50,
Nemmeno se ti metti a piangere.

Impermeabile, come una membrana stupida fra ciò che prova paura ed i corpi spugnosi del mondo.
Come l'essere, ben sferico.
Come tutti.



Eeeeeshu.

7.12.11

MicroSpasmi

#Oppressione

Fallire. Necessariamente fallire.
Come chiusi in una cazzo di castrante claustrofobia.
Ma se ne uscissimo, io e te, lasceremmo nella trappola più che pelle e sangue, più che unghie e ossa.
(Se ne uscissimo, canticchiando stolidi, sarebbe tutto inutile.
Nudi come il peccato, senza riuscire a trovare nel mondo una montagna che sia solo una montagna, un fiume che non sia che un fiume.
Perduti)
Come chiusi in una cazzo di castrante claustrofobia.
(Tuttavia il come non è il cosa, e le analogie portano solo fino ad un certo punto.)
Non ne abbiamo mai avuto il diritto, persino lambiccarsi a trovare un modo è tradimento.
Così accade che gli evasi siano euforici solo per un po', e alla prima occasione spacchino vetrine.
Segretamente incapaci di liberarsi, segretamente oppressi ed indifesi.
Destati ogni mattina dalle urla del Micco interiore, incapaci a sera di prendere sonno, esausti sempre.
Il desiderio che cresce di essere ancora e sempre: chiusi.
Come se fosse in una cazzo di castrante cassa da morto, claustrofobia cieca, riposo.
La nostra galera ha fretta, e non ci da tregua.
Il dover fallire necessariamente.
Il non aver fallito, ancora.

#soluzione

Anche se per ipotesi chiudessi il mio fratellino più saggio nella gabbia delle iguane, il suo sangue sarebbe il più freddo, odorerebbe di buono. Chè non si possono impedire i coaguli, la sensazione di oppressione va e viene.
Alzate di spalle sincroniche fanno un onda tsunamica di indifferenza-consapevolezza inattiva. Tale da travolgere il Sistema Dinamico a furia di Semplice Sonno.

E poi, vabbè, si vedrà.

30.11.11

L'uomo della Fazione Armata

Ti piace il tuo lavoro?
No che non ti piace il tuo lavoro.
1- Nel mondo girevole, affidati alla caffeina.
2-Non c'è un modo di evadere dalla stanza di Skinner che non includa l'automutilazione.
3-La fenomenologia del Risveglio non funziona in video, nemmeno se la riversi in 3d e fai finta di crederci.
E fin quì, tutto ovvio. Da questo lato dello schermo non c'è alcuna assoluzione. Il motivo per cui io scrivo queste parole non è ovviamente il motivo per cui tu le leggi. Nè il motivo per cui DOVRESTI leggerle. D'altra parte, con il lessico normativo non andiamo da nessuna parte e io sembro pure un po' stronzo.
(Nnamo, che tocca fa' i chilometri prima dell'alba)
Ogni diciotto ore mi chiedo: che senso abbia il tentativo di evasione, e: dove si dovrebbe andare, dopo.
4-La coscienza è strutturalmente paradossale. E questo è quanto.
Non sto dicendo che il silenzio sia un valore assoluto. Nè che ogni sforzo eversivo sia per natura una metafisica querula e superficiale. Fatto sta che se hai imparato come si fa una rivoluzione dal Tg4, non hai imparato come si fa una rivoluzione. Allo stesso modo, se hai imparato come si fa il Satori dalla Bibbia, non hai imparato come si fa il Satori.
D'altra parte, come è possibile imparare qualcosa senza possibilità di ripetizione? La realtà non consente ulteriori tentativi. E la scala di grandezza delle forze necessarie a produrre una qualsiasi delle condizioni teoriche di Liberazione Umana è tale da produrre necessariamente una configurazione totalmente diversa. Il fallimento della rivoluzione è una ricaduta nella dominazione precedente, MA ANCHE la produzione di un sistema di dominazione completamente differente. Allo stesso modo, tale fallimento può essere determinato ex post facto da una teoria la cui storicità appartenga alla nuova configurazione, anche solo ponendo la necessità di una nuova rivoluzione.
(NNamo. Su.)
Il modo della proiezione di un ventaglio di mondi possibili si basa analiticamente sulla composizione di una serie di possibilità di mutamento attribuita alle cose al modo di proprietà modali.
Tuttavia, le cose sono quanto di meno stabile: esse si definiscono tramite strutture di relazione e comportamenti abituali, utilmente trasformati in proprietà da un atteggiamento computazionale che separa relazioni ed oggetti per distribuirli in una matrice n-dimensionale. Distruggere una determinata distribuzione del lavoro è distruggere un modo di socialità, e difficilmente il concetto precedente di individuo o di umanità sopravvivono ad un evento critico di tale portata.
La radicalità stessa di un atteggiamento rivoluzionario ne implica l'imprevedibilità, l'impossibilità di un approccio scientifico, eccetera.
(Come se cavando carote si arrivasse a non aver più suolo)
Questo per dire che: la scienza rivoluzionaria non esiste. Questo per dire che l'analisi si attiene necessariamente ad un'ontologia precedente. L'ontologia presupposta, a mezzo dell'analisi, si convince di fondarsi sul reale, di sorgere da esso invece di appropriarselo. E tale illusione sta al fondo del concetto di azione razionale. L'azione così innescata stravolge daccapo la polarità del campo, mette in crisi l'ontologia in quanto essa a sua volta si fonda su un'atteggiamento eccetera. Dire: le condizioni così stravolte obbligano/determinano la nascita di una nuova ontologia sarebbe saltare un passaggio.
Ma a questo punto della storia, tale passaggio è un attraversamento radioattivo, tale che provando a descriverlo potrei uscirne con sei occhi, tutti blu.
E nessuno mi paga per farlo.

(Vedi? E' l'alba e non ci siamo mossi.)

14.11.11

Glue

I ragazzi sono stanchi. Si siedono in fila sul muretto che delimita il parcheggio dello spaccio e aspettano che la storia li raggiunga in onde pigre.
Ascoltano la radio che dice: sovranità popolare.
Fumano sigarette francesi, spagnole, americane, inglesi. Jaques, che è l'avanguardia culturale perchè legge i giornali stranieri pensa alle multinazionali del tabacco, al capitale finanziario, alle contraddizioni della cultura borghese europea, al culto del corpo.
La radio dice: governo tecnico.
Jaques, che è un intellettuale ma è organico perchè ha le pezze al culo, pensa e non parla. La storia si fa aspettare. Jaques immagina lunghe onde pigre stendersi dal centro alla periferia, muoversi inarrestabili, fino a lambire lo spaccio, il parcheggio, il muretto.
I ragazzi dondolano le gambe. Commentano il culo delle passanti. Si danno un tono. Darryl racconta di quella volta che... ma si confonde, non ricorda bene. Lo contraddicono. "tu che ne sai, che eri sbronzo lercio". Risate. "Io c'ero."
La radio dice: Aggravante della provocazione. Condotta offensiva.
Jaques pensa al tempo. Pensa alla storia che sta arrivando. Che prima o poi arriva, ma non si capisce quando. Pensa al culo delle passanti. Chissà se sarò troppo vecchio, quando finalmente...
Il Biondo, seduto a destra, gli da di gomito, e porge uno spinello quasi consumato. Tiè, fuma.
La radio dice: oltreoceano, momento difficile.
La storia, da qualche parte, avanza in onde pigre.

3.11.11

Telemetrie

Non dovrai aspettare mai che ti si spieghi alcunchè.
Come monaci muti di una divinità terribile, uomini dagli occhi vuoti (tutti, tutti loro) strofineranno la pelle sottile del tuo naso su simboli scabri e densi. Ti forzerai, nell'inghiottire senza rigetto, o scaverai. Questo è affare tuo.

Per quanto mi riguarda dico: non aspettarti spiegazioni.
Strappa e spezza e smeriglia e riduci a brandelli con dolcezza le articolazioni-del-mondo, da graziosa apocalisse mignon che tu sei. Spacca la conchiglia (frammenti, frammenti ovunque) e potrai persino scegliere se far rotolare una perla o succhiare vivo il mollusco.
(carnefremente, sferaperfetta).

Questo che io tengo in mano ha nome Oloboutade. Limita i danni che l'idiota di turno infliggerebbe al Movimento restando (troppo) vivo.
E' la tua serenità, omogenea e pastosa eppure piena di minuscole fratture come un mattino rallentato dai postumi.

10.10.11

03 AM, Suicide-Alley

Crashitude era il modo in cui chiamavo le punte ritorte dei miei stivali di vernice blu, prendendo a calci John Difool.
Legba era il modo in cui chiamavo i grappoli di consapevolezza nel pomeriggio torrido, guardandoli squagliarsi sull'asfalto, come piccoli animali sotto un cingolato, come frutti troppo maturi.
Che dire? Nuovo circondario.
La cartina ha occhi azzurri e la barba lunga. L'orario dei tram mi sorride, poi facciamo sesso (e quasi piange quando siamo in ritardo).
Il rumeno con un occhio di vetro sorride un sacco, e vince sempre al backgammon. Il suo avversario non sembra uno raccomandabile. Non addormentarti mentre li guardi, sussurra John Difool.
Il resto è fede nell'incal, il mio Zafu che mi fa oscillare più lentamente, rimbalzare fra Palazzo Nuovo e la stazione (ed i calli del trascinamento, e gli annali del situazionismo sottoprezzo nella borsa, eccetera)

Che Pizza-Kebab vi protegga.
Alleluja.

Si ringrazia Mark L'ubriacone per il suo potente apparato informatico e l'ospitalità nel bisogno.

29.9.11

Kaishaku

Un atto onorevole e misericordioso:
dopo tutto, la testa deve cadere.
Faccio economia, mi guardo le spalle.
Viandare, libera circolazione di stanchezze.
la ferrovia è immagine logica del treno, senza ambulanti.
Un atto onorevole, misericordioso.
Non c'è nulla da guadagnare nell'uccidere chi è già morto.
Faccio economia, rattoppo il cervello ad aria compressa.
Satori sive rivoluzione, rivoluzione sive permanenza
Ciò che è essenziale.
Calpestare il suolo senza crudeltà,
senza sbavature.
Scrivere parole senza intensità
Lucidare la più lunga delle due spade.
Essere Kaishaku.
Colui che risolve la contraddizione separando cuore e cervello.

Nota: mai fidarsi dei verbi. Qualcosa succede quando qualcosa non deve succedere. Il mutamento è perversione.
Immobilità. Persino rancorosa, se serve.
Topologia dell'orizzonte vuoto. Miriade di loculi d'imperfezione.
Velleitario, come minimo. Incerto.
La rettorica generazionale dice: rivoluzione per contagio.
I compagni di Bolzano insistono: ci si fidi ormai solo dell'organico, l'ideologia è morta.
I compagni di Matera temono una tattica.
Il biondo perde il treno, si accende una sigaretta, tossisce.

6.9.11

Che sapore hanno le tue pupille?

Per chi se lo stesse chiedendo: questo è il post n. 450
I cambiamenti inconsapevoli sono gli unici reali.
La mia perplessità è uno specchio, un paio di palpebre, sapore di colla.
Come si lascia una decisione?
Il tuo cervello da bulldog si incastra intorno alle sua proprie determinazioni?
Questo è il post n. 450
I 449 post che lo precedono hanno disperso irrimediabilmente il senso originario di questo blog, seguendo me in circonvoluzioni spirituali il cui valore, a parte nel caso di chi mi volesse molto bene, o quello in cui io producessi a latere alcunchè di valore tale da innescare interesse sul me circonvoluto e precedente, resta dimolto dubbio.
Nè ciò si può dire sorprendente: attribuzioni di valore originano da topografie definite del mondo. Hyst ha detto: per misurarti l'efficacia devo sapere qual'è il tuo obiettivo. Qual'era l'obiettivo di tutto questo?
Le parole sono a volte autoriferite. Non è forse il soggetto fuori dal mondo?
C'erano una volta due monaci, che discutevano della natura dello Zazen, e se esso fosse in fondo null'altro che starsene seduti a respirare.
Il maestro li vide e ne fu disgustato.
Ad ogni modo, come potrei compiacerti? E: compiacerti mi interessa davvero?
Non sto facendo altro che infilare parole una dopo l'altra, come perline di plastica su un filo di nylon. Poi annoderò il tutto, e lo legherò ad una trave alta.
Così brillerai nel sole, andando giù.
La domanda che dà il titolo è puramente pretestuosa. A me le sinestesie danno il prurito, il loro uso terribilmente sprovveduto ha fatto dei poeti una massa di epilettici nel mezzo di una crisi bavosa.
Deciderò cosa essere, ad un certo punto.
Ad ora, so quello che sono stato, all'incirca, e quello che le vibrazioni cosmiche preferirebbero per pranzo. E pensare che negli anni novanta nascevano bimbi viola. Ticchettare come bombe ad orologeria, bere litri di caffè e produrre ci sembrava un ottima idea.
Litri, chili, chilometri di righe di attrezzatura simbolica.
Per uscirsene con le peggiori cazzate della storia dell'umanità.
Oggi:orticaria da rivoluzione fallita.
Inflazione del linguaggio: stai zitto e ascolti le parole che avresti voluto dire deattivarsi in una serie di frasi fatte, seppellite in un sottotesto invasivo come polimeri espansi.
Ripeti con me: Niente Nicotina.
Ripeti con me: Lotta e Lavoro.

A tradirsi non è necessario alcun talento. Solo un momento di vuoto, la pausa nel chiacchiericcio, un brillare di consapevolezza.
Il ticchettio che alla fine diventa: Booom.

27.8.11

Klausewitz lounge bar

Era l'alba, la colonna marciava fra i rovi ed il torridume polveroso, su per certe stradicciuole torte che facevano la corte al fianco del monte.
Cinquanta metri più sopra, Vapore prendeva la mira.
Era stata una fredda notte, la colonna ondeggiava di quà e di là. Piedi piagati, schiene curve sotto zaini di tela. La pendenza della montagna si faceva più ripida. Ora i soldati in fila camminavano su una specie di terrazza tagliata nella roccia. Il versante sud della mondagna a quel punto si piegava su se stesso, e formava una gola.
In fondo alla gola si udiva il gorgoglìo confuso del torrente, poco più che un ruscello che a furia di scorrere si era scavato una fenditura profonda e stretta nella roccia. Non si poteva vederlo, tuttavia, nascosto come era dal fogliame di alberi opportunisti e coriacei, cresciuti là dove potevano trovare un pò di umidità.
La colonna avanzava lentamente. Portavano cappelli con la visiera, fazzoletti intorno al collo. Portavano stivali rotti, divise logore.
Cinquanta metri più sopra, Vapore prendeva la mira.
Con un occhio chiuso, li guardava. Non uno sguardo sereno, spalmato sull'immagine come pennellata. Non uno sguardo vagante, inquieto, in cerca.
L'altro occhio, aperto, dietro la tacca metallica del mirino, lo sguardo di Vapore come un proiettile potenziale. Uno dopo l'altro, li fruga. Occhi semichiusi, sudore denso, scuro attraverso le camicie. Lo spazio bianco in mezzo alla fronte. Immaginare un ogiva.
La colonna si arrampicava lentamente, la mulattiera era stretta, a ridosso del costone di roccia. Dall'altra parte il vuoto.
Vapore li osserva sfilare dall'altra parte della fenditura, avvolto nella sua coperta.
La colonna sbanda un po' poi si riprende. Arrancava, procedendo stancamente. Sono stanchi, i ragazzi, il capitano si riconosceva dalla lunga barba brizzolata, e andava avanti per primo. La fronte aggrottata, occhi neri. Non c'erano ordini da dare. La guerra è questione di chilometri, talvolta.
Vapore pensa un pensiero triste, un suono garrulo e solitario annuncia il sole che ormai viene inarristabile, gialloarancio, e stampa sulla roccia l'ombra della colonna, macilenta fila di spettri, carne e sangue in copia carbone.
Il capitano sollevò la testa, si guardò in torno, stava per dare un ordine, poi ci ripensò. Il terzultimo soldato della fila inciampò e quasi cadde. Un ragazzino, forse diciassette anni, capelli rossi, occhi chiari, una bocca piccola e carnosa. Pallido, una striscia di garza lorda di sangue gli stringeva la coscia destra. A tratti gemeva, piano.
Vapore e la sua pupilla lineare. Respirare lentamente, appoggiare l'indice sul grilletto, scegliere.
La guerra a volte è questione di immobilità e silenzio. Di pensieri appena accennati, troppo sottili per precipitarsi in parole. Di sguardi che non sono sguardi.
Il colpo di fucile echeggiava nella fenditura come un boato.
Un uomo cadde, la colonna sbandò. Ordini urlati per rimetterla insieme echeggiavano sulle superfici di pietra.
E allora?


-Allora uno in meno.

1.8.11

Dead Zoo

La sincerità è roba da persone sedute.
Se però devo essere sincero, essere sincero non era il motivo principale di questo testo.
Nè chiaro, se è per questo...
Nè chiaro, nè sincero: quasi un vanto.
Tante cose cambiano, altre rimangono immobili al loro posto. Ma è l'interazione di alterazione e permanenza a giustificare il concetto di Metamorfosi.
Per esempio: Marcus prende una fionda, di quelle con il sostegno per il braccio, una bella fionda di acciaio brunito ed opaco, con l'elastico spesso e cilindrico.
Ovviamente, l'oggetto non ha nulla a che vedere con il rametto biforcuto in mano al preadolescente perso fra i vigneti.
Mi mostra le biglie d'acciaio, sorride. Tenendo ferma fra l'indice, il medio ed il pollice della mano destra l'estremità dell'elastico, distende lentamente verso il basso il braccio sinisto, assicurato alla fionda. Quando l'elastico è teso, solleva il braccio, chiude un occhio per prendere la mira.
E infila dodici grammi d'acciaio attraverso venti metri d'aria, un casco, una fronte e quattro dita di cervello.
Intorno, qualcuno urla qualcosa, c'è molto fumo.
Dall'altra parte della piazza un uomo è caduto a terra, suoi compagni lo soccorrono. Altri cominciano già a battere di nuovo sugli scudi di plexiglass con i manganelli, si riorganizzano.
Uno è già al telefono.
Marcus sorride, alza le braccia.
Gli sparano.
E quindi?

28.7.11

Believe in something


Lo scopo di questo pezzo è dire qualcosa sul mondo.
Nè c'è in questo alcunchè di scontato.

Preferirei stare fermo o tutt'al più muovermi in circoli piccoli, come il movimento di un indice distratto appartenente ad una mente diversamente concentrata, perciò devo fare un po' di pulizia, prima di iniziare a dirti quello che devo dirti, in un mondo dove tutto è velocità e direzione: potresti fraintendermi, altrimenti. (te ne sarei grato)
Dare di piglio ad una arruginita roncola e tagliare via tutte le inflorescenza. Naturalmente, al di sotto dell'accidentale non c'è ghiaccio nè marmo, ma melma. (Tuttavia, le paludi viste da lontano sembrano laghi, ed i canneti foreste.)
Ovviamente, dopo il Grande Scandalo Topologico, tutti si sentono più vivi quando dicono cose senza senso alcuno. Se Morgana vi mangia lo stomaco la colpa è anche loro, non solo del net 2.0, del WTO, o di qualunque altra cazzata inventata dalla frustrazione bagnata della nerditudine nell'epoca della cablatura.
Andiamo a cominciare:

Non deve stupire: persino i tredicenni sanno che "secondo me" è la formula magica, assolve, santifica, chiude ogni possibilità alle incursioni esterne.
Nessuno, e quì c'è lo snodo più importante della Macchina, è tenuto a giustificare alcunchè. Potrei dire: valori, ma la parola mi risulta urticante.
Ovviamente, dichiariamo morta con ciò ogni empatia, comunicazione, comunione, letteratura et cetera omnia.
Piccoli gangli autonomi, ce la viviamo nella più assoluta: Libertà.
Liberi di pensare ciò che ci pare. Liberi dalle molte costrizioni che, ci insegnano, fecero dei nostri padri schiavi. Liberi dalle: Ideologie.
Liberi. Assoluti. Come aria.
Monadi. Spontanei. Naturali.
Belli.
L'inconveniente principale della libertà fluttuante è l'indecidibilità dell'azione.
Perchè quando esci dalla trance psicotropa, quando le cortine pesanti e oppiacee dell'incoscenza si fanno da parte, là fuori c'è un mondo complesso.
(Non l'hanno forse detto tutti?)
E allora?
Allora libere rotelline nella luce del mattino ronzano e stridono, nella gigantesca autoperpetuata febbrile orgia del produrre roba, la danza postfordista del sorridere al customer purechessia, eccetera.
Attenzione: coordinati ma liberi.
Liberi di infilarsi in uno dei tremila slot lasciati liberi dalla densità umana circostante.
Libertà in competizione, libertà che si mostrano i denti.
Alcool per rilassarsi, caffeina per tirarsi in piedi.
Bioritmi ska, risate per alleviare la tensione.
Liberi. Belli.
Dentifricio ed assorbenti.
Liberi. Da oggi.
E alla sera guardi persone catodiche, persone ultrapiatte, persone al plasma.
E quando il fratello minatore sente puzza di schiavitù loro dicono: Democrazia.
E significa che siamo
Liberi
Liberi insieme, stavolta.
Liberi di infilare tutte le nostre minuscole autonome indipendenti incontrollabili libertà in un foglietto, infilare un foglietto dentro un urna.
Il foglietto è un crivello con due buchi, approssimativo e grossolano.
L'urna è una bilancia.
(un utero da corpargere, la fessura una vagina)
Democrazia, dice un sorriso bianco, ultrapiatto.
Pesare tutte le minuscole libertà. I piccoli insindacabili indiscutibili giudizi.
Liberi di scegliere.
E alla fine dall'urna, come da un uovo, esce un uomo.
Partorito dal ventre di innumerevoli milioni di libertà.
Gesucristo vestito da ipermanager.

Un uomo mostruoso. Illimitato.
Dentiavorio, taglienti, digrignati.
Io sono, dice, la tua libertà.
E tu sei mio.
E questa è la storia in tre parti di come puoi pensare il cazzo che ti pare, e puoi lavorare, e puoi consumare e crepare come più ti aggrada.
Perchè lo sanno anche i tredicenni che "secondo me" significa: "sta' dalla mia parte", vuol dire "amami", vuol dire "io".
E vale esattamente quanto la lingua sulla quale scorre.
Per cui si ingegnano a diventare seduttori; giocare con le proiezioni vive della libido altrui.
Perchè la neocorteccia fa tanto secolo scorso.

Per concludere, raccolgo quel poco di verità che mi rimane fra le dita a grattare via la vernice fluo dal mondo e ve la regalo:
La differenza fra l'inudibile contrazione periodica che ti tiene viva, e lo spasmo che ti uccide non è affatto una questione morale.
E' estetica.
Respira l'aria.
Guarda il mondo.

12.7.11

H.U.T.

Bisogna contare quello che va contato, come se la stanchezza non esistesse.
Altrimenti: stare stesi a lungo.
Risognando le stesse quattro immagini, gli stessi dodici suoni.
E' bello pensare che forse ci sono buchi, da qualche parte nella coperta universale.
E si può evitare la nausea nemmeno troppo sottile dell'uniformità.
Cattivo spinozismo è: niente campo buddhico. Solo distanze.
Bisogna contare quello che va contato.
I numeri sono un prodotto della ripetizione, e basta.
Ogni misurazione di intensità è intimamente un errore.
Io, di per me, mi sento come se mi avessero lavato il cervello nella cedrata, e l'avessero lasciato ad asciugare e rapprendersi sulle pietre roventi di piazza del campo.
Il pensiero di un futuro qualunque è faticoso, prima che deprimente o preoccupante.
L'orizzonte è morbido.

19.6.11

14.6.11

Mistificazione#46

La Fibrillazione Squillante muove i suoi passetti malfermi, corteggia le vecchie ossa della storia, deboli e rugginose.
Ovviamente i veicoli si muovono a velocità diverse su corsie multiple.
Succede così che i viandanti della deriva bruciano interi labirinti funzionali muovendosi in linea retta, e circolano liberamente.
La Fibrillazione Atona muove i suoi passetti malfermi, si ferma e piange quando le pedate che riceve sono sufficentemente solide ed elastiche.
Ovviamente, pensare laterale non è arrotolarsi attorno ad un ego ipertrofico, nè avvinghiarsi alla prua del transatlantico-sbronza.
Al di là del clinico e del sintattico c'è un autentico Oceano Buio.
Succede così che il tintinnio dell'Idea Geniale venga soffocato dal Troppo Splendore dell'Orizzonte Vuoto, Alba del Secolo dei Led.
La Fibrillazione Furiosa, frustrata, si asciuga la fronte madida sulla manica lurida della camicia di flanella a quadri.
Si guarda attorno (terra inerte, perdita d'occhio).
E sputa.

8.6.11

11000101111000101011

Decisamente: un periodo tubolare.
Stanchezza ed abrasioni da scivolamento. La nocca che non torna a posto. Le pentole nel sacco. La caffettiera ai porci.
[Logiche da sfollato e chilometraggi a tre cifre.]
Pendolarità discontinua & Molto Sorridere.
La poderosa fra Siena e Perugia. Dorminare come macchine del sonno perpetuo.
Occhi-da-rettile & occhiali. Blu.
Buon giorno, gente sulla rete.
La deriva mi porta lontano e mi sbatte a riva.
I ragazzini da queste parti sanno:
Digrignare denti e tenersi i segreti in fondo alla gola.
Hanno: Pelle lucida, mani veloci.
Li ammiro: animali nuovi, carne da schiavitù ergonomica.
Burattino galvanico-immemore,
Digerisco lentamente la decompressione.
Mi siedo e sto.
Tranquillo.

3.5.11

Colore

Ho passato in irlanda gli ultimi mesi. Ora che le giornate sono luminose e solari, io siedo sulla stessa sedia di sempre.
Sarebbe carino trarre le somme, indicare i vantaggi e gli svantaggi di una dislocazione come questa, gli insegnamenti, e quanto è stato divertente.
Ma non lo farò.
Sarò sincero.
Ho toccato il fondo.
Il solido adamantino squallore di una stanzetta al terzo piano, alle cinque di una mattinata dublinese. La mancanza di scorciatoie, di obiettivi, di differenze, di Altri. Il vuoto.
Mesi senza parlare. Mesi senza scrivere. Mesi senza pensare.
Abbrutimento, ripudiato tutte le mattine.
Agitarsi improduttivo. Disgusto. Vergogna.
Nessun divertimento, nessun vantaggio, nessun valore, nessun dolore. Niente.
Il me che scrive è: risultante minimale di inerzia e negazione.

Fra tre settimane si torna in patria, e si contano i danni permanenti.


Uno che una volta si firmava Legba.

11.4.11

Dull

Tremendo cielo sotto i ponti, tremende ripercussioni nello spazio estatico dei sei minuti. Esattazione delle forme verbali: trascinante e' il gelido meriggio, bestiale. Quando perso senti te stesso come un pezzo di carne vuota, ridacchiati la tua bella vertigine palustre fra le fauci sgangherate. Non si puo' sfuggire all'inevitabile che per qualche istante di disgusto. Il terrore non e' mai incorporeo. L'estasi non si serve in caraffe da venti litri. Lessico sessuale come se piovesse. Squallido ministro del Wu che si lecca l'enorme escrescenza falloide. E' un business serissimo, se ci pensi (non troppo.) E' la dispersione casuale della mia trista figuretta salterina. Il biondo che ora ha smesso di ridersela in un angolo, e soffre. Verbi e Vibre. Vortici e Tricomi. Per tutto il resto, chiamami a casa. Ciao.

28.3.11

Freakin' dopobomba

La differenza fra me e te è scostante. Io muovo. Tu muovi. Io muovo. Quello sono io al tuo posto, a difendere la temperie borghese, e tu al mio, a farti di metanfetamine economiche. Ma non è questo, quello di cui avrei voluto parlare. Parlare. Parlare. Parlare. "un battito che mi esce dritto dalla punta delle dita, e rientra nei timpani come squittio di vinile" Parlare. Parlare. Parlare. Fino al disgusto. Alla sordità da giorno di festa. Ora vado ad assorbire, a riempirmi di torpore e limpidezza. Quando tornerò, sarò risoluto Ora vado a disseccare e sublimare. Pelle attillata sopra le ossa, gonfia di muscolame da alienazione. Ora vado a fare schifo (più schifo) Ora vado. Ma torno, giuro che torno. Anche se il sole alla fine illumina i prati, affollati di fiori bianchi. Affollati di fiori bianchi, come insetti del latte. Anche se il sole alla fine illumina i prati. Un amico di un amico è morto con il cervello elegatamente selezionato, e riposto con cura nei canopi. Ma io no: io giuro che poi torno. Nel frattempo: parlo. Di come il mondo si vibra attorno in spirale. In spirale. Secrezioni come: azioni segrete. Saccadi come: sacri accadimenti. E spingo fuori e dentro le mie narici le zampettanti bestioline del tempo che fu. Le zampettanti bestioline del tempo che è. Distrofia emozionale. Disturbi. Defezioni: devianze dell'affetto. Niente tiene tonico il fegato come una buona paranoia vecchio stile. Una di quelle che ti prudono attraverso la spina dorsale. Una di quelle che ti tengono l'adrenalina appena sotto il limite dell'esplosione mentre rimani steso sulla moquette ad aspettare l'alba con gli occhi sgranati. Adesso: scuoti la punta della sigaretta e spargi cenere sul capo dell'uomo a lutto. Panico. (Parlare... parlare... parlare...) Fatti prestare dei soldi e sfonda. Non avevi mai fallito, vero? Non avevi mai preso l'autostrada a centottanta contromano. Non eri mai morto. Dieci anni è meno di metà della mia vita fin quì. Magari è ora di andare. E' ora di andare. Andare: via. Andare a trovare Trotsky. Andare. Ma poi... Poi torno. Giuro. Che torno.

14.3.11

Line-in

Nim.
La somma dovrebbe essere 0.
Precisamente: out one, two to go.
per andare dove?
Per andare dove?

La mia tecnica di scrittura è:
prime righe a caso, per mescolare le parole con le idee, far emergere segni.
Se nel frattempo sto facendo altro, mi ispiro, o meglio: copio.
pirotecnia e: fiaschi colossali.
colpire.

Dovresti essere abbastanza abile da capirlo da solo. O da sola:
Io non sono (che) un povero Cristo.

Soppressione.
Mercatura.
Precisione.
Decrittazione.

Il pubblico televisivo ha nove anni. Sembra di essere dentro un enorme acquario. Una gabbia di plastica. Una gabbia di plastica. Vedo fuori, ma non respiro che per un quarto d'ora (dopodichè, per la precisione: annaspare)

Le persone che talvolta scompaiono, sono quelle che nessuno ha mai visto.
Le persone che scompaiono sono talvolta quelle che nessuno ha mai visto.
Il mio pc ansima. Ventole di scompenso.
E questa è la mia rivelazione.

Non ho che una parola, ma non sarò io a scriverla.

L'amoor.

HRB

Chiudo tutto, consapevole che sul net le porte sono girevoli. Ascolto solo nastri.
Perchè i nastri sono voci di gente già finita, già passata.
Io, ancorchè non superabile, sono assolutamente isolato. Isolano. Me la godo, insomma.

Perchè?
Non è una questione di momento. E' più che mi stringo al mio computer, e lui mi ripete le mie preferenze, mi impedisce di reinventarmi.
E quindi?
Quindi me ne resto quì, impossibilitato ad una nuova faccia da mostrare al mondo, a marcire sulle combinazioni seriali di facce che ho reso la geografia di me stesso.
Approvazioni e timbri.
Accorgitene: la fidelizzazione funziona prima di tutto chiudendoti a te stesso. Non ti è permesso dimenticare. Dimenticarti.
Mettici i sigilli che ti pare.
Smetti di fumare.

Non è una questione di differenza. Non è una questione di rilevanza. Non so neanche perchè continuo a scrivere su questa sorta di diario (fin troppo simile ad un immagine di sincerità riflessiva, unicamente possibile fra i muri dell'ego).
I trucidi amano i suoni dolci, talvolta.
Alla fine resto steso sul tetto a sognare milioni di fili tesi fra il mondo ed il mondo.
Siamo garbugli, più che altro.

Ci sono due tipi di dolore: la coltellata ed il soffocamento. La rottura e l'invecchiamento.
Se il mio denaro non venisse dall'alto, non mi sarebbe richiesto alcun tipo d'amore.
Sono un eremita. Vivo da tale.
Niente feste.
Non sono capace.
Niente empatia.
Non sono capace.

13.3.11

T(h)r

Quando ho consegnato me stesso al futuro per la prima volta.
Quando ho deciso di mettermi nell'estro, di estromettermi.
Questo è un blog invisibile, e tuttavia, visto.
Questo è un post di rimembranza e cecità. Niente mi impedirà di esistere comunque.

Punta-dito, urlante come un sogno primale di negazione, eccomi.
Decido, dedico e dico: niente può fermare la combinazione di segni dal diventare connivenza e disegno.
La mia sarà scomparsa dolce, ed abiura.
La mia è stata scomparsa dolce, ed abiura.
Perchè l'apostasia mi si addice e cade bene, bene come cado io, sulle mie ossa pallide e nascoste di mortale deluso.
Perchè rinuncio da saggio, nè mi faccio, nè mi faccio ferire.
Perchè il saggio è un flusso di desessualizzazione che coinvolge, secondo qualcuno. Oppure una pietra. O un fascio di nervi.

Non ricordo, non penso.
Io. Avevo. Una. Dottrina.

Era una dottrina valida, ma non è bastata. Il tempo ha consumato le sicurezze, e dove non è riuscito ha commissionato l'erosione all'immobilità.

Io che non ho più casa. Io che non ho più onore. Io che non ho più un posto, al mondo.
Descrivo, piuttosto che scrivere.
(come un lento dilavare, che lascia la materia liscia, disposta secondo superfici eteree)
Entusiasmi da riscattare:
Non c'è nulla che mi muova, ergo dimentico i movimenti. L'amore che provo, quello che non provo. Niente che mi rimanga (una confusa dimenticanza, forse. Come posso rovesciare il mio zen, e cercare il pleroma delle ocularità, piuttosto che la scleroide vuotezza del Nulla?)

Non ho mai conosciuto nulla, nulla conoscerò.
Non ho mai conosciuto nulla, nulla conoscerò.
Non ho mai amato nulla, nulla amerò.
Non ho mai odiato nulla, nulla odierò.
Non ho mai vissuto nulla, nulla vivrò.


Legba (a se stesso)

2.3.11

eccetera. Black Panther. MegacervelloAdrenalina. Come posso rispondere?

Fareste la stessa domanda? Contesto che tu possa domandare.
Contesto che io possa contestare.

Ah! Puttanate e metalinguaggio, mentre il mio ventre molliccio riposa fra le tue dita due e rigide di epilettico.
Cosa, cosa, cosa dovrei provare?
Fanculo le emozioni standard. Prego, prego, prego.
Non ridermi addosso. (non hai della decenza).
Niente da nascondere, niente da raccontare. Barcollo da seduto mentre l'aerografo vomita intere sterminate superfici di blu cobalto al di sopra, al di là, al di mentre.
Cosa ti sembra?
Il drago. Fuma. Sigarette. Al. Contrario.
L'uomo comune è la frustrazione di una bestia del circo.
Uno scopo trasforma la bolla in un tunnel. L'illuminazione trasforma il tunnel in una pianura. Da lì è semplice illudersi sull'origine cubica del tutto.
Va bene, va bene. Delirio.
Non contare le lettere. Io vado a capo e riparto dal Maiuscolo. E' scrittura maiuscolare, di una brutta razza meticcia. Derogando al - Drogando il (fammela riascoltare) modello classico di pensiero /modello classista del puzzare. Chiudi i finestrini, per favore. Le malattie sono nell'aria. Io non ci arrivo. Qualcuno abbia il coraggio di sparire.

Non odierai altri che Giuda, n'est pas? E' la tua famiglia di cui ti importa.
Ma no, ma no.
L'odio è gonfio di pietà e perdono.
I pervertiti verranno perdonati profondamente, le loro radici disgustose sono chiaramente organi sessuali nel grembo di madre terra. Verranno perdonati.
Ma i barbari.
Quello è un altro discorso. Nessuno perdona i barbari. I barbari non esistono.
Non essere solido.
Spostati.

Questo è il Primo messaggio Dalla Zona Vuota.
Come un idiota a bordo di un gigantesco Truck che mastica tabacco e sputa giù dal Ponte Sospeso.
Se la stasi è definitiva, la definizione è statica.

Liquid Joe (con la cordiale collaborazione di Austin Hence)

23.2.11

An Sich! (soffocalo)

Noodle sive: Serenità.
E il sugo bolognese in barattolo.

Ci sono parole pericolose. Sei lì che stai parlando con qualcuno (sempre, sempre con qualcuno). La faccia di costui non è importante. La faccia come un buco nella parete slavata delle percezioni. Come una porta. Come una via di fuga.
Alcune parole sono pericolose. Alcune parole esplodono.
Sei lì che stai parlando con qualcuno. Lui è freddo, se ne frega. Guarda spesso a destra, a sinistra. Annuisce poco. E tu, che non hai parlato con nessuno (con nessuno) negli ultimi sei mesi.
(Perchè?)
Vedi chiudersi il buco del suo viso, sfintere del mondo. Gli occhi diventare vitrei. E lo vedi contare i secondi, aspettare che tu smetta di parlare.
Poi succede. La dici. La parola.
Cosi dolce (AH!) il suono attorno alla lingua, ed attraverso le labbra.
Poi: esplode.
Ti saltano due denti, ma non importa. Posto sbagliato, momento sbagliato. Le labbra si spaccano, ma non importa, non importa. Senti la pelle tendersi e spaccarsi, sul viso. Gli occhi si gonfiano, si gonfiano e chiudono.
E resti lì, senza fiato. Polmoni bruciati, liquefatti.
(silenzio. Il silenzio è assurdo, dopo.)
Lui circonflette le sopracciglia, si abbassa gli occhiali sul naso e dice:
- Scusa?

12.2.11

James Newell Osterberg Jr. e' vivo.

Questo post è stato erroneamente pubblicato su un altro blog.
Riassumo in breve per mancanza di voglia di riscriverlo:

-Il tempo è circolare.

-il corpo è topologicamente un toro. Diretta evoluzione della forma-verme.

-I migliori di noi si strappano pupille e lingua, e due dita su cinque.

C'era anche uno scampolo di desiderio bucolico, parlava di un uomo che si ritira in campagna a disegnare metateoremi su muri intonacati.
[Nel momento in cui scrivo, questa detestabile pulsione è scomparsa.]

E poi basta. Era un post mediocre

8.2.11

Tariarì & Tariarà

Derattizzazione.
Io sento, io penso, io stupro, io perdo.

E perdere è quello che conta, quando contare quello che perdi è quello che ti rimane, perdente.
Se fossi più saggio rimarresti sulla riva del fiume, se fossi più furbo te ne andresti prima che il riverbero chimico dello scarico abusivo della fognatura ti bruci le già pallide e affrante mucose, obbligandoti ad una vita senza olfatto.

Chiedersi perchè è una brutta, brutta mossa. Inclina al teleologico. Ogni teleologia è marcia.
Un astioso processo politico si conclude nella mia testa a birra e fichi e champagne e caviale.
La cartoon band che mi piace ha cominciato a sanguinare, ed ora non mi piace più.
Il tramonto sulle colline è asimmetrico, e suscita odio.

Pornografia. Pornografia. Pornografia.
Asintoti.
Ovvero: come mangiarsi il fegato senza restare incastrati nel pancreas.
Colonne vertebrali: parliamone pure. Se fossimo riuniti in schiera, avremmo un porticato vertebrale. Potremmo sostenere sui nostri biconvessi orgogli il peso di architravi, che potremmo anche chiamare Etica. E dimostrarla dunque con ordine geometrico. Quanto ti piace il tuo odore?

Io sono la derattizzazione. Io sono il crepuscolo del tempo medio. Io sono l'una e un quarto della tua ultima sigaretta. Io sono un litro di lagrime e mezzo etto di aria. Io sono abbastanza, ma non molto. Perchè?

Come si fa ad essere di spalle?
Come si può rimanere?
Cosa dimostra il processo di attribuire nomi alle cose? Cosa cazzo è una funzione?
Neutri. Calmi e neutri, fratellini. Quelli che scalciano troppo ci rimettono l'eterosessualità. Quelli che urlano troppo ci rimettono e basta.

Rimetti a noi i nostri debiti. La roba ha radici profonde. Capitalismo puro e semplice: credimi quando dico che sei il prossimo.

Chiudo con una citazione random dal Libro. Perchè sono ermetico. Il che riverbera male dalle steppe sterminate della mia autocoscienza in stile lofr, senza divisioni, al labirintico meandro dei vostri cervellucoli striminziti, ma tant'è.
Pronti?

"L'espressione ha significato solo nella proposizione. Ogni variabile può concepirsi quale variabile proposizionale. (anche il nome variabile)"

Ripensandoci, a questo punto non chiudo affatto: perchè il venerabile Ludwig ha sparato una così solenne cazzata?
Cosa significa il mio tagliarmi le dita, mordermi la lingua, rompermi i precordi, spaccarmi le tempie, soffiare via il fiato fino all'ultima stilla, che gli antichi chiamano anima? Cosa significa L'OHM che non può entrarci nemmeno spinto in una proposizione? Come mai scuotersi e scuotersi da cima a fondo sono due movimenti diversi?

Cristoiddio. Si può spendere ventidue anni a masticarsi l'ego solo per scoprire che è indigeribile.

22.1.11

Indolenza

esperanto, vortici, riduzione, serialità.

Rileggendomi, nonostante le parole-raffica, le parole-sbaraglio, le parole-merda che uso, la trasparenza dei miei movimenti vitali è imbarazzante, bianco su verde.
I "Diari" ne sono l'espressione maggiore.
Fratello Leggie L'amoor, seduto accanto a me, mi tiene una mano grassoccia e umida sulla punta della testa rasata, e accarezza il mio cervello contratto, sussurrando che tutto finirà bene.
Inutile dire quanto poco io gli creda.
Stasera Haroun ha detto: andiamo in centro. Io ho detto di dover rimanere in casa. Chissà perchè, poi.
Leggo.
Leggo molto.
La lettura inaridisce la mia vena, l'unica che mi scorre dai calcagni alle orecchie.
Rifletto sulle componenti anali dell'anoressia.
Rifletto sulle componenti girevoli del mio cranio.

Poi, torno a galla, tiro il fiato.
Fumo troppo.
Inutile che riconti le cose sul mio tavolo, tanto ormai le sai a memoria.
Il freddo fa girare più veloce l'elettricità nelle mie sinapsi. Diventerei Dio, credo, immobile nell'assenza assoluta di calore.
Ci proverei, se non fosse appunto così fottutamente freddo.

A volte penso in maniera politica. A volte penso a combinazioni e simmetrie, sovrapposizioni, al modo in cui le persone sono interconnesse.
A volte no.
L'Italia è un paese stupido, concludo.
Più di un secolo fa qualcuno parlò di un superamento della morale.
I superamenti sono stupidi.
Tornano utili per squalificare gente che ci tiene a mantenersi aggiornata, ad avere opinioni progressiste. Adorabile l'espressione stupefatta che gli si dipinge sul musino quando imparano che il progresso è superato.

Mi sento vecchio. Questo si.
Mi sento forte (Vanità).

A duemila chilometri da quì, il mio essere umano preferito ha capelli neri tagliati in due punte, che ricadono sulla pelle chiara quando ha il collo nudo. Occhi orientali, ed un magnifico modo di incastrarsi in se stessa, quando non si sente più che un mucchietto di ossa e pelle, in un mondo freddo.

Haroun ha detto: andiamo in centro. Io ho detto: resto a casa.
Ma era una menzogna.
La mia casa non è questa.

20.1.11

Mistificazione #45

C'è forse, in un altrove verdeacido o bianco, con ai muri le imbottiture della gentilezza castrante che si riserva ai matti, qualcuno che ricorda.
Che ricorda di quando ce ne andavamo come una ghenga di storpi festanti, a scrivere sui muri: Moia La Logica Aristotelica.
Chè di sillogismi e silloge già allora le nostre gonadi tondeggianti ne avevano avuto abbastanza. Cercando storture, incontrammo bonzi pallidi ed allucinati, in definitiva teste di cazzo trincerate dietro l'opalescente evanescenza del loro messaggio di salvezza universale.
Finì a schifo, quella volta, col bonzo a sanguinare da ogni parte, e noi con il ghigno isterico, a riempirgli di zampate ben assestate le povere ossa indebolite dal vegetarianesimo.
Tiè!
Mori!
E ancora, le dispute con i filosofi da salotto, rivestiti in pieno stile novecento, blesi e ottusi. Il principio di ragion sufficiente snocciolato a beneficio delle nostre orecchie mozzicate di sicari, alle tre di notte, per giustificare una vita spesa in biblioteche come chiese, ugualmente mercantili e maleodoranti.
Tiè!
Mori!
Ed è inutile che faccia il conto di quanto fummo stronzi, all'epoca, quando ci pareva di possedere la cazzo di verità assoluta, bruciante come alcool etilico nello stomaco spelato dell'umanità, di quanto ci credevamo tosti e brutti e fieri.
Ed è inutile dire di come in realtà, vista dall'esterno, l'intera storia sia solo un frammento di umana dissociazione, e il plurale indica alla fine un immaginaria compagnia di unisoni, dove a calcare i passi più stretti ed alienati dell'estetica e della brutalità ce n'è sempre stato soltanto uno.
Io.
C'è forse, fra queste mura imbottite di cortese disprezzo, qualcuno a parte me?

Dai Diari del Tremendo Errore di Leggie L'amoor