Noodle sive: Serenità.
E il sugo bolognese in barattolo.
Ci sono parole pericolose. Sei lì che stai parlando con qualcuno (sempre, sempre con qualcuno). La faccia di costui non è importante. La faccia come un buco nella parete slavata delle percezioni. Come una porta. Come una via di fuga.
Alcune parole sono pericolose. Alcune parole esplodono.
Sei lì che stai parlando con qualcuno. Lui è freddo, se ne frega. Guarda spesso a destra, a sinistra. Annuisce poco. E tu, che non hai parlato con nessuno (con nessuno) negli ultimi sei mesi.
(Perchè?)
Vedi chiudersi il buco del suo viso, sfintere del mondo. Gli occhi diventare vitrei. E lo vedi contare i secondi, aspettare che tu smetta di parlare.
Poi succede. La dici. La parola.
Cosi dolce (AH!) il suono attorno alla lingua, ed attraverso le labbra.
Poi: esplode.
Ti saltano due denti, ma non importa. Posto sbagliato, momento sbagliato. Le labbra si spaccano, ma non importa, non importa. Senti la pelle tendersi e spaccarsi, sul viso. Gli occhi si gonfiano, si gonfiano e chiudono.
E resti lì, senza fiato. Polmoni bruciati, liquefatti.
(silenzio. Il silenzio è assurdo, dopo.)
Lui circonflette le sopracciglia, si abbassa gli occhiali sul naso e dice:
- Scusa?
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