30.12.07

tariararì, tarà, tarirà

Avevo un violino, una volta, tempo fa.
Odorava di pece e di legno.
Io ne amavo il suono indolente e beffardo, la molle e languida ritrosia.
Sgranavo melopee in re minore, soffrendo come un bimbo ferito.

Un giorno, fui preso da febbre.
Il mondo era troppo grande, troppo vuoto.
Rimpiansi il tempo perso a cercare con le dita, sulla corda, un suono.

Ora, il violino riposa, non conosce mano nè arco.
non freme più il corpo legnoso, di gioia o sofferta follia.

26.12.07

Hominoidea

Un giorno ti svegli, e quello che vedi è una moltitudine rutilante di variochiomati scimpanzè.

scimmie nei parchi, scimmie sui prati.
scimmie in piccole scimmiesche case da scimmie,
scimmie scimmiottare scimmie in teatri per scimmie.
sante scimmie, eroiche scimmie.

scimmie paranoiche e tetre,
scimmie col ciuffo e la maglietta a righe,
scimmie innamorate, con il sospiro che esce leggero dai labbroni tumidi,
scimmie incazzate nere che digrignano le zanne giallastre in un sorriso.

scimmie in ogni angolo, cancro innaturale e perverso della creazione. Scimmie, che distruggono e ricostruiscono il loro mondo a prova di scimmia, che adorano un dio scimmia e santificando il battito in quattro quarti del loro scimmiesco miocardio.

Un giorno ti svegli, e sollevandoti sui tuoi folti avambracci nerboruti di orangoutang, stiracchiando il collo tozzo ed il grugno camuso in uno sbadiglio, ti rendi conto di quello che sei, finalmente:

Una. Lurida. Scimmia.

23.12.07

Shhh...

avevi tutto quello che potevo darti.
non bastava, forse?
ogni giorno e ogni notte, completamente bruciavo.
unico pensiero mio, tormento e gioia;
dolcezza velenosa, spensierata follia.

silenzio, silenzio.

che se di musica vive amore... shakespeare, vecchio idiota immortale. perseguitami quì, se puoi.

silenzio, silenzio.

(scusa, ma non era finita anni fa?) (appunto, sta zitto)

silenzio, vi prego. silenzio.

22.12.07

Ballade Duluoz

Trolleggio in giro in scioltezza, con la faccia di cera del puttaniere mononucleotico, scuotendo l'indice accusatore sotto il naso degli altri, menandomela da buddha come se non avessi mai fatto altro.
la vita è facile.

potreste obbiettare che senza pubblico non sono nessuno. potreste protestare che con la mia roba vi ci pulite il culo.
ma io ho l'ego più smisuratamente enorme da quì al Kansas, e la nausea a forza di attenzioni.

Ieri tu camminavi tranquillo, in una stradina di campagna, ciottoli e stridio di oche, schivando abilmente le grosse grasse untuose pizze di vacca sul selciato sconnesso. Te ne andavi con le mani in tasca fino ai gomiti e le dita intirizzite, il collo intartarugato nel colletto del giaccone prussiano, e ripensavi a quando eri bambino, e ti hanno insegnato a fare conoscenza con gli altri bambini:
"ciao, come ti chiami?"
ti ricordi? ce n'era uno con dei lunghi capelli unti, che se ne andava cifotico e goffo, più alto e più grosso degli altri, tiranneggiando con le mani grassocce per il gusto di farlo. L'infantile Ras del piazzale, con quella risata troppo forte, con quell'intuito cattivo per l'insulto che fa più male.

Ieri camminavi tranquillo, in una stradina di campagna, ciottoli e stridio di oche, e guardavi le montagne azzurre infilarsi fra le nuvole senza peso, costernato dalla maestà grandiosa di tremila tonnellate di roccia calarea. (hai quasi pestato una merda, idiota, per guardare le nuvole, vuoi stare attento?). Hai visto, sul sentiero, un ragazzo magro, dal viso affilato e sofferto. Se ne stava appoggiato ad uno steccato malfermo, e guardava giù, lungo il greppo, il groviglio dei rovi e delle ortiche selvatiche. Aveva lunghi capelli neri, era bello, e per un attimo ti è sembrato di sentire la fragilità delle ossa attraverso la pelle cerea.

Hai riconosciuto il nome, forse, oppure la risata. Un dente appena più appuntito. La curva della schiena. Ciò che rimane del profilo. Tornando a casa, non riuscivi a capire, che cosa fosse vero. Immagini sovrapposte e discordi. Un nome e due facce. Non ascoltavi più le oche, frustrate, e le torri eburnee dell'orizzonte.
Ci sono cose che sedimentano, come polvere in un ostrica, colori che invecchiano come vino, inebriando di se i sogni ed i pensieri.
Poi, qualcosa va in pezzi, ed è come strapparsi un braccio, un occhio, una mano. Un bravo chirurgo copre il troncone, ma non ti illudere, si vede quando sei fatto di ceramica.

Io sono il migliore dei chirurghi, e so che ogni ferita è santa.
Un pezzo di verità, di splendore.
"ciao, come ti chiami?" sono passati vent'anni da quando sei rimasto zitto, hai avuto tempo di trovare una risposta?
Ora sai che è stata tutta fatica sprecata,
che le oche se ne fregano, se ne fregano i rovi.

12.12.07

far away boogie (da solo)

"fuori! fuori!
queste sono tutte stronzate."

questo è il post che vi spiega perchè e percome.
serve a capire tutto il resto della roba che è quì dentro.
non che a voi interessi, ma dovrebbe.

prima parte:
esterno giorno, un ragazzo ed una ragazza. dietro, un muro giallo, con finestroni in legno verniciato bianco. due.

-perchè fai così? ogni volta che parlo con te mi sembra che tu non mi consideri. non hai rispetto per la mia dignità?
Eppure anche io ho idee, ragiono, rifletto.
Tutto è sempre teatro, per te, ogni gesto, ogni parola.
A volte ti guardo, e non vedo che una maschera. Cosa ti fa soffrire? Siamo esseri umani, carne e sangue, fatti per amare, odiare, vibrare, non statue di marmo, non marionette. Perchè non vuoi condividere con me nulla? Non merito il tuo disprezzo, piccolo uomo presuntuoso.

-Ho costruito me stesso con cura, mutilandomi e cicatrizzando. strappando da me l'umano, per avvicinarmi allo splendore dell'eternità. Sono salvo e lontano, niente più mi ferisce, niente più mi assilla. Ho smesso tempo fa di vibrare.
La mia vita è fatta di silenzi e musica, amo il rumore della pioggia nel bosco. La mia empatia è morta quando ho compreso che gli uomini sono carne e presunzione e l'intelligenza è sopravvalutata.
sono saggio.
Cosa hai da darmi, tu?


seconda parte:
io provo simpatia per lui. lo comprendo. so cosa pensa quando cammina per strada, so perchè sorride, quando se ne sta in silenzio osservando una rissa, quando steso in mezzo al prato aspetta che venga giorno.
tuttavia, litighiamo spesso. quando succede, le urla scuotono il palazzo, i capelli delle signore si sollevano per l'elettricità statica, e rimbomba in lontananza lo scampanio di preti etiopi, che hanno visto un diavolo bianco svolazzare in sagrestia.
Io me ne esco in genere sbattendo la porta, gridando "ah, è così, allora? la vedremo", lui si sporge dal balcone e mi urla "Vedremo, sì, vedremo".
io gli presto la rabbia, lui mi regala la risata schemba. ce ne andiamo zoppicando, ogni gamba al suo ritmo, e barrichiamo lobotomie dell'animo nello sguardo per giorni e giorni, astiosi.
puoi vederci così, qualche volta.
poi, io mi sbronzo, il bastardo se ne approfitta, e il patto si rinnova: con tono ispirato sparare cazzate, per farsi guardare un attimo di più, poi tacere per ore, nell'arte, per l'arte.

terza parte:
Il mio vero nome non è Legba.


P.S.
ah, per il tizio che ha commentato quà sotto: io sono stronzo dall'89, per vocazione, nascita e istinto. hai qualcosa da dire? dilla.
non è educato non lasciare nemmeno un recapito, quando si va in giro sprengiando a casa d'altri,
però.

7.12.07

How to Hard Knock Life

svegliarsi incazzato.

masticare violentemente la colazione, poi sputare in terra. "faceva tutto schifo, stronzi".

L'acqua della doccia è gelida ma non rigenera. vestiti neri, niente frivolezze. occhiali da sole, anche se fuori piove.

più che andare avanti calpesto il suolo,
odio questa fottutissima crosta terrestre.

odio la gente che sorride, non sopporto chi si lamenta. Gli uomini mi stanno sulle palle, le donne ed i bambini non meritano che una morte caritatevole. (zaini più grandi di loro a colori fluo, con su disegnati trend del mercato dell'infanzia della durata di tre mesi. massimo. piccole bestie da consumo, con il moccio al naso.)

davanti a scuola, due ciondolanti mezzeseghe mi salutano. "ohi, ciao"

"spostati"

"cosa hai detto?"

"spostati, stronzo"

chi cazzo vi ha mai visto? chi vi conosce? Io vi ho forse salutato? Mostro forse desiderio di avviare una conversazione?

scale quattro a quattro, spintonare uno a caso. pretendere che si scusi.

"buongiorno, professore"
"buongiorno"

la sedia è scomoda,
ed è deprimente essere valutato da gente così.
uno di questi giorni mi scoppia il fegato, e salto di sotto.

2.12.07

CH3CH2OH

come ai vecchi tempi, quando usavo stendere cronache delle serate memorabili, dei momenti migliori.

una sorta di guida pratica alla felicità, sui passi di zio Legba, che (eh, già) sa come ci si diverte.



Grazie al gentile Pisto per averci permesso una così briosa baldoria, le Nagual steso nel prato, i discorsi di Lorenzo su Chopin, e il walzer dell'addio. Si ringrazia la luce stroboscopica che distrugge la consequenzialità dei movimenti, e destruttura volute di fumo in scorci metafisici di purezza sublime.

piroettare e schiantarsi, col pavimento che di colpo si erige, e poi in piedi di nuovo, come miracolati picardeschi dagli occhi persi "questo mi hanno insegnato i monaci tibetani, che il mondo non esiste".
barcollare, aggrapparsi al bancone.
logiche spietate: io lo mando giù, poi lui manda giù me.

tre giorni dopo mi ritrovo in alto con lo spirito, tatuando linee cinetiche nel mondo troppo stantio. le linee del telefono le hanno mangiate i topi, e noi ce ne stiamo abbronzati sotto gli scaracchi radioattivi del mainstream.
Dio è il tizio con i gemelli d'oro che guarda teneramente l'orologio alla fermata dell'autobus, e sospira.
gli Psychedelic Furs nello stereo antiquato, e il ticchettare della mia courier. il resto è puro spleen.

28.11.07

Basic Input-output Stupid

postmoderno suona vecchio. cosa dobbiamo aspettarci da roba che va in frantumi così velocemente?
eternità di tetrapak, virtualmente indistruttibili, culturalmente effimere.

io vivo sotto l'ombra di mastodontiche pietre messe su a secco, solo sangue e sudore, da gente che bestemmiava in una lingua totalmente assurda .dovresti farti crescere ernie rampicanti sul tronco cerebrale, per interpretarne la bellezza.
forse è per questo che non capisco il post-cyber-punk, e che mi sveglio la mattina con in bocca sapore di cenere.

apprezzo i momenti perfetti, la vitrea indifferenza del mattino. apprezzo musica attraverso le fessure, le crepe nella buona educazione.

il mio posto nel mondo è una roba dove ti svegli, e poi vivi un po', e poi torni a dormire. a volte ti gira un po' la testa, a volte barcolli. ma poco.
il mio posto nel mondo è una roba dove non ti devi preoccupare. gli amici ci sono, e la gente riempie gli angoli dove potresti sentirti solo. il resto è vuoto, sveglio.

ma voi avete capito quanto cazzo sono disperato?

25.11.07

Al buio me ne innamorai.

(il governo ha ucciso Legba il bello)

al buio perdutamente me ne innamorai, e sempre e sempre le sarò fedele. ombre nella foschia, persi a noi stessi, vaghiamo in labirinti di polvere e maschere, fra l'odore aspro del cloroformio e la dolcezza dell'assenzio.
al buio, perdutamente. testa fra le mani, perdere la partita. lasciarsi scivolare sulla pelle come gocce di pioggia pensieri che bruciano e feriscono i comuni mortali. il sangue fra i denti rende prezioso il sorriso.
al buio perdutamente me ne innamorai. ero brillo e incoscente, è vero. ma avevo Azazel a reggermi la fronte, povero, povero diavolo, balia degli assassini, dei paria, dei grandi.

Non ho nulla da perdere. le debolezze come bandiera, l'orgoglio morto in un fosso. puntami addosso una cinepresa, fratello, perchè ti sopravviva lo stupore per la prossima mossa.


ogni persona dovrebbe avere amici. lascerò che i miei amici commentino questa roba.

21.11.07

si stava che era uno spasso...

Oggi avevo voglia di scrivere un bel pezzo incazzato duro, con tutta la nera disperazione dei miei risvegli, quando non riesco a respirare, e ansimo a stento fra colpetti rauchi di tosse spasmodica.
Oggi avevo voglia di colpire un bel viso fino a deturparne l'armonia. occhi strabuzzati fuori dalle orbite, faccia viola, stringere forte le dita intorno ad una gola fino alla benedetta gorgogliante morte stile fight club.
Oggi avevo voglia di battermela, lasciare i miei cantucci e partire, rintanarmi da qualche parte, fuori da ogni dolorosamente insopportabile cosa che ho intorno.

poi, Virus mi ha ribaltato la mascella, e sono rimasto qualche secondo a guardare in aria senza capirci più niente. quando ho sputato nel lavandino, la saliva era rossa e puzzava di sangue.
Io sono un privilegiato. un cazzo di rampollo piccolo-borghese, uno scaracchio subculturale della provincia umbra. Cosa voglio pretendere?
Mi sono subito sentito meglio, però. Ho ricordato con nostalgia il povero Bhikku, ed il maggiore Grubert, e tutta la marmaglia dei miei simpatici alter ego.

In conclusione: L'irritazione è da perdenti. Le giornate storte da nevrotici. I saggi non provano ira, nè a caldo nè a freddo. E se ti colpiscono, è perchè li diverte vederti sanguinare.

Legba. Humble Doggy Style.

19.11.07

inutile.

in pieno stile black fear:
mi faccio le compile di adrenalina, scelgo la luce scivolando fra le banali insidie dell'hinterland.

"ricordare che i dettagli sono tutto. sempre." il jack di fiori vince sul poker di regine, se conosce l'arte di bere alla russa.

vuoi tu salire sulla folle metropolitana della guerrilla? mettici una croce, scegli la strada che più ti aggrada, sollevato con passo saltellante vattene dalla casa che brucia.

se non capisci il modo in cui il mondo ti vibra dentro, non te ne preoccupare. ci sono altri modi per divertirsi, e per la presunzione intellettuale vuole spalle larghe, occhi limpidi.

Legba. misticismo brutale.

16.11.07

elogio della reclusione a scopi flasho

Trovo rilassanti le galere.
A metà fra la disperazion degli ospedali psichiatrici e la nevrotica ipocrisia dei nonluoghi dove viviamo, oasi di intimità sociale obbligata, routine e clausura.
nessuna decisione da prendere, nessun posto dove andare.

Perchè opere grandiose e limpide come un mattino nella tundra sono state scritte fra quattro mura scrostate, con un secondino a quattro metri di distanza?
Il pensiero, nella sua purezza essenziale, distillato dalle notti sempre uguali, con la luna dietro le sbarre e il compagno di cella che russa.
E c'è troppo poco spazio, in due metri per quattro, perchè non si finisca per incontrare se stessi.

E, ultimo aspetto notevole, nessuno cerca di mettertelo in culo in senso metaforico. tutti, strettamente e con sincerità brutale, si attengono alla lettera delle proprie intenzioni.

13.11.07

upload

il punto fondamentale l'ha toccato il figlio del temporale, che ha grosse qualità a prescindere dai dolori premonitori:
voi, non ve lo meritate.

eccitazione.
disagio.
paura.
non vi meritate un goccio di adrenalina, non vi meritate nocche sbiancate, nè una parola di troppo.

quello che devo fare è svegliarmi, e sorridere. e poi stare in silenzio, camminare un po', ascoltare se occorre. senza parlare, senza incertezze. mattino, pomeriggio, sera. notte. poi di nuovo mattino.

ecco tutto, semplice e perfetto. basta fare il buffone, basta intellettualismi da parapendio ed ironia: tanto non li capite i giochetti.
basta cercare il contatto. basta rendersi ridicoli.
basta.
non mi servite, nè io servo voi.

Legba. girati e scappa.

9.11.07

giù, e poi giù, e più in fondo ancora

una volta credevo nella sequela ininterrotta di visioni, nel perpetuo stato di grazia, nella luce sulfurea della cosa-in-se, che cola come miele dalle pieghe della realtà, in momenti di inenarrabile bellezza, al crepuscolo.
come ogni uomo che abbia un credo, passavo il tempo a cogliere boccioli di pensiero, e stralci di saggezza, per abbellire il mio castello, e passeggiavo per i suoi ampi saloni, e pasteggiavo a nettare e ambrosia, in brocche di cristallo adamantino.
poi, uno stronzo con cappello alla guiscarda ed enormi rayban mi ha chiuso nella sua soffitta, ed ho passato duecentosedici giorni a tremare di paura della mia ombra, mente dolorosamente l'anima mia si dilatava di silenzi e solitudine, sognando il rumore di passi sull'acciottolato, sognando voci di vecchio fra le fessure dell'impiantito. duecentosedici giorni, cinquemilacentoottantaquattro ore passate a respirare una soluzione allucinogena di ossigeno e vapori di mescal.
quando la storia fu finita, ero talmente nauseato delle profondità del mio io da desiderare la morte come la più pura delle liberazioni.
inutile dire come ciò distrusse ogni mia illusione, e mi tolse la forza di farmene delle altre: tuttora cammino sospettoso, ed esito un attimo prima di svoltare gli angoli, nel timore che possa di nuovo allungarsi dietro/dentro ogni lampione un irresistibile baratro di follia, dal quale potrei non tornare.

Legba: sapiente combinatore di scleri e narrativa.

8.11.07

One-Leg Vodoun

salve, salve, salve.

il net ha le sue piazze comuni, e i suoi vicoli ciechi.
vi piacerebbe, che vi parlassi di come la musica mi cambia la vita, e banalità simili? chi di voi tiene il conto delle morti provocate da Mtv?
il net ha i suoi bordelli e le sue periferie.
il net ha fuochi di paglia e nessuna memoria.
questo è per dire: io scrivo per ricostruirmi il mondo intorno, secondo l'idea obliqua di gravità che caratterizza gli elettroni spinozisti ed il relativismo "à la puech".

a me è sempre piaciuta la medicina vittoriana: voglio salassi ogni mezz'ora, per mantenere il colorito esangue e lo sguardo stanco, la salute mentale e le labbra viola.
invece, sono nato nell'epoca delle vitamine e degli anabolizzanti, delle campagne antifumo e della cocaina come alternativa alla vita vera.
così, per ristabilire un rapporto vero con il dolore, devo farmi estirpare muscoli e frantumare cartilagini in posti dove persino il pavimento pulsa frenetico, in sincrono coi miei polmoni in debito di ossigeno. "ma ci si tocca sul serio?"... si, ma è la domanda ad essere sbagliata, in fondo. ci sono persone che non hanno bisogno di romperti una gamba per farti crollare come un burattino senza fili: questo non significa che non te la rompano ugualmente, giusto così per tajasse e far passare il tempo.

io zoppico, mi toccherà versare al nagual le royalties, e medito sul fatto che nessun fottuto senso di ribellione adolescenziale potrà mai sostituire la sodomia pedagogica. mai. quindi, smettiamola con queste tutine arancioni e con le droghe psichedeliche, prego.
facciamo qualcosa da veri occidentali, che odori di sangue, polvere da sparo e dominio dell'uomo sull'uomo?

Legba, the choise of the professional.

4.11.07

Do U Remember Lonny Zone?

un inquadratura dice più di mille parole, il rispetto è questione di nervi saldi però.

questo sono io nell'angolo, e quella è la mia bottiglia.
"cosa fai? ancora?"
fatti i cazzi tuoi.

mi irrito quando le obiezioni che mi fanno sono sensate, moralmente valide e socialmente costruttive. lo trovo un sudicio anacronismo, nel mondo del fà come ti pare.
non avete visto un tizio con i capelli verdi passare di quì?

personalmente, sono stufo di popstar giapponesi dai tatuaggi rosa shoking che mi vengano a fare la predica sull'anima del mondo rotolando sul sofà, che poi si smolla e tocca a me togliere le briciole di lacca dal rivestimento.
mi fa anche la predica, lo stronzo:
"criminale è il vino ad 1.70 euro, generazioni troppo ubriache per fare la rivoluzione. eccovela, la lotta ai narcotici: praticamente, protezionismo dei grossi produttori/trafficanti, e quel tanto di pene amministrative che rendono sconveniente l'affare ai piccoli risparmiatori."

io una volta ero fiero di chiamarmi legba, balzellavo felice e molleggiato sulle vie dell'illuminazione.
poi, un pulman di turisti norreni albini battente bandiera vaticana mi ha superato strombazzando.
e quello fu, in effetti, l'inizio della fine.


in verità vi dico:
il vostro coraggio è solo mancanza di immaginazione.

29.10.07

206

il numero sono le persone che si fidano. sciocchi.
a cui dedico un augurio di buona vita, e un po' di parole sparse.

delirio e complessioni di coscienza, quì nei miei vicoli preferiti.
come sempre, succede di tutto, dalle gare fra divoratori d'asfalto alla solitudine smerigliata di quindici grammi di weeda nel culo.
io me ne sto lì, nell'angolo, carne abbandonata, e tuttavia degna del più stroboscopico rispetto delle folle, e taccio.
il silenzio mi regala un aria intelligente, e dilata nell'aria le vibrazioni della divinità universale.

mi consolo, squarciato dalle tue dolcissime tagliole.
si sa, si sa, la nostra è una cazzata, ma non è la prima, e di certo non sarà l'ultima.
scappa, o lo farò io.

28.10.07

Jogging sive Nihilismo

ho bisogno di sfogarmi, da qualche parte, e quì mi pare più che comodo.

ho il cordao azùl, ossia il riconoscimento che sono tre anni che entro ed esco sempre a tempo.
mi è costato tre giorni di sudore a pacchi, dolore sordo in ogni muscolo, ed i soliti tendini sdruciti nel polpaccio destro.

il lavoro è la solita storia pazzesca, un androne illuminato a festa e un libro, le maschere portano giacche da donna e ti guardano come se loro fossero gli unici invitati di una festa segreta.
leggo e rileggo Blake, e niente visioni.

è da ieri sera che mi sento così triste e teso e naufrago, senza un onda misericordiosa.
banale, per di più.
è come essere traditi persino dall'alcool, che prometteva, lui solo, sollievo e perdono, nel posto scomodo che è il mio nel mondo. tralasciando che mi sono vomitato l'anima.

eh, son momenti bui.
ma non vi preoccupate troppo per me, sono spinozista, e la storia è condannata a ripetersi.

Legba, waiting for the light.

23.10.07

hallò, I'm jack the smighidi

"modulando una tensione mai interrotta, fino allo spasmo artistico, all'agonia estetica.
senza sbagliare mai."


Questa è giusto per dirti quanto sia certosina la mia spocchia, quanto sottile il fiuto del segugio che vi sbava alle costole.
Per dirti "ciao, io esisto, e tu?", che è l'unica domanda che conosci, e ogni volta ti fa ancora tremare le vene e i polsi.
per salutare, venire un attimo fuori dallo sfondo nero, piroettando, inchinarsi, e con grazia dondolare il piede.

Per gli applausi c'è un domani di scalinate, aria gelida e rauche urla.
E se non ti basta puoi fare All In, e rischiarti quelle belle orecchie vellutate da coniglio contro le mie zanne ingiallite.
Ti va l'idea?

Sai cosa si prova, con il freddo che ti rispiega i rilievi incisi nel tuo cranio?

Legba, Uomo D'altura.

18.10.07

proud to be FellaH

come un nomarca dell' alto e basso egitto, che guardi le legioni imperiali avanzare, sventolando il suo inutile nekhekh.
come un mammelucco che carichi gridando la fucileria napoleonica.
come un qualunque fetido ed incompreso relitto della storia, che si agiti e frema di rabbia e rancore, sono quì per ricordarvi che avete la polvere dei secoli sotto le unghie, fra i capelli, e nelle ossa, e se non bastasse nel sangue.

non è che siete vecchi, ragazzi, è che ingozzandovi di macMenù vi siete dimenticati di morire.


e ormai è troppo tardi persino per questo

14.10.07

Wake up for the Masquerade

Era un mercoledì mattina come tanti.
Aria elettrica, intorno al palazzetto, pischelli imbrillantinati e fieri come galletti in parata sfilavano, sventolando borsame policromo e plasticoso.
Era l'assemblea d'istituto del liceo classico Mariotti, e il momento del confronto fra gli aspiranti rappresentanti d'istituto.
i volantini coprivano il suolo, e svolazzavano nell'aria tiepida. brusio di sottofondo, musica.

"csss... crrrr... uno-due, uno-due, uno-due-tre-prova... sssa-sssa-sssa...

salve, ragazzi, salve, ragazze.
un attimo di attenzione, prego.
presentiamo in ordine progressivo le liste di quest'anno"

il tizio della Locomotiva è visibilmente brillo. grida "buffoni", e "imbecilli", si rotola per terra ed agita le braccia. i suoi compagni tentano di rimetterlo in piedi, risate della folla, ghignare compiaciuto dei concorrenti. non una bella figura.
gli levano il microfono; segue qualche minuto di discorsi banalmente accattivanti, poi il pazzo torna a bomba, ostruzionismo e pupille dilatate nel riverbero schiumoso di un megafono made in china.
fanno per levargli anche quello, ma lui scappa, gridando "viva la libertà! viva il cronopismo! lunga vita all'omeostasi e al regno delle due sicilie!"
stretto in un angolo, viene raggiunto allo zigomo da un cartone indegno, e capitola accuratamente spalmandosi sul pavimento.
ad un tratto, esplode nel palazzetto un rombo di tuono: il microfono non funziona più, mentre la traccia audio viene dirottata su un registratorino portatile da uno scagnozzo inosservato dell'anarchista delle strade ferrate.
il discorso fa più o meno così:

"vi ricordate quando siete arrivati quì? tutto era lucido e bello. l'odore avrebbe dovuto avvertirvi, ma voi eravate troppo impegnati a credere ai vostri occhi.
Pagine patinate, formule e schemi. Mappe concettuali per tracciare la topologia dello spirito dei tempi. un ottimo lavoro, niente da dire.
persino gli animali impagliati ridevano di voi, squallidi e tronfi dominatori della natura.
doppi fondi, accessori di scena. tutto questo non è che un gigantesco spettacolo, una burla spettrale e barocca.
Guardatevi, ora. a fingere, ancora, a ricalcare ogni più meschino e squallido lato di ciò che chiamate "umano". banali impotenti bambocci.
benvenuti nello splendore, nel nome di Baruch"

e grande fu lo scompiglio, e meraviglioso il clamore. ogni pietra si scosse tremando, e si scosse e tremò da capo a piedi. ogni sant'uomo si sentì ronzare le orecchie nel giro di chilometri e chilometri, ogni dèmone, o yaksa, o ghandarva fu colpito da spasmi violenti.
Legba, disteso in un angolo, vecchio e temibile e fiero come il tempo stesso, sorrise nel sonno, e gocce di sangue nero colarono fra i denti rotti, santificando il linoleum.

8.10.07

waiting for the dog

Il popolo del sabato sera è una cazzata imposta dalla riorganizzazione massificata del costume, detta in maniera più semplice: spara al pischello colle scarpe fosforescenti, hermano.

La letteratura dell'occulto è per tutti coloro che non si rassegnano al fellahismo sostanziale della situazione storica, che detta in maniera più semplice significa: spiegate alla reincarnazione di Crowley con il bong che babbo natale non esiste. neanche nell'ottava dimensione.

un giorno camminavo fra i prati viola di Babilonia con il mio amico Samedi.
Lui, prendendo la parola, disse.
"Presuntuosi e megalomani, apriamo sul web pagine inutili, con l'unico presupposto che all'universo mondo gliene freghi qualcosa. Tipo questa. Credendo nelle visioni paranoiche di qualche profeta degli anni settanta strafatto di mescal.
Non che io trovi qualcosa di tutto ciò sbagliato, più che altro mi risulta patetico. Il rock'n'roll è morto, ragazzi. Ogni mattina pregate per l'anima di Elvis, ma, per l'amor di dio, non sprecate la vita con la speranza di diventare qualcuno."
Deprimente, no?
ciò che veramente conta è non staccare mai gli occhi da quelli di dio. solo così capirai dove puoi aspettarti il prossimo affondo.
Non che serva ad evitarlo, è più che altro una curiosità, poichè Dio è assurdamente veloce.

4.10.07

famas

continuando senza sosta a confondere finezze e finalità, agisco attraverso il mondo, smuovo le masse, realizzo sberleffi di incredibile complessità.
specializzandomi nell'uso del tacco-punta, nel tric-trac, nella truffa del violino, ed in dodici diversi tipi di mandala thailandesi, mi rendo conto che il mondo c'era già.
tutto dentro la testa. come diceva il vecchio.
è stato inutile andarsene per latterie all'alba, col sorriso serigrafato sulle ossa del cranio?
è stato inutile spazzolare via la polvere, sistemare il nodo scorsoio della cravatta?
è stato forse inutile?

forse.
e purtuttavia, sempre più stanco, con le rotule crocchianti per l'usura ed i tendini ridotti a vecchio cordame, alzo le vele verso i vecchi-nuovi lidi del glorioso Altrove, dove mi attende un alba cerchiata di azzurro cenere.

come sempre. come mai.
l'impulso ci mette un decimo di secondo a chiudere la mano. da quì sembra un eternità.
io sogno a velocità relativistiche, e quando finisco mi sento la testa leggera leggera.

Legba: chi mi conosce, mi evita.

1.10.07

miserabanda

già.

si tratta di stabilità nel vagabondare, di trovare le dodici differenze fra l'uomo vivo e quello morto felice.

si tratta di spazzolare via la polvere dalle scarpe, grattarsi la nuca, e crollare a terra, addormentati a mezz'aria.


la boheme non è che un crudele scherzo, amara beffa.
alzi la mano chi non ha mai detto "ribellione" saltellando nella luna, con gli occhi sfavillanti attraverso il passamontagna.

ciò a dire: io sono l'erede di Baruch, e scotennerò chiunque pretenda il contrario.
bella tutti, perchè sono tornato.

8.9.07

a me la vita...

credo talvolta che si tratti di un qualche strano fenomeno di proiezione.
nel momento in cui sto collassando su me stesso, ed il nervosismo gonfia i bicipiti
(allenamenti nevrotici, duecento flessioni per dimenticarsi di pensare): vualà, un angelo con i lucchetti sulle scarpe.

sensazione: odore di mattino quando l'orizzonte esplode di azzurro e luce fra le colline.

così, trovo la forza di zompettare incerto per la città, e raccattare le mie due-tre necessarie compagini sociali. voglia sottopelle di girotondi alcolici.

cosa dire? mi ripeto.
Chi è felice, deve stare zitto.
Chi si illude, invece, può parlare a rotella, ma solo per rileggersi e andare a scrostarsi il cranio contro l'intonaco della motorizzazione civile, una volta che il velo sollevato mostrerà a perdita d'occhio solo Realtà.

così, ho solo da scegliere.
Peace.

4.9.07

Absurdum Blitz

popolo di Nowere Over!
il generalissimo Liesmith, in risposta al crescente cronopismo delle masse:

ballando in tondo, ho visto milioni di appesi. lingue viola, fuori dalla chiostra dei denti. labbra cianotiche, agonie galvaniche e ipnotici spasmi in controtempo.
ma io ballavo in tondo, senza curarmene affatto.

dalla sabbia della fine del mondo, veniva una creatura splendida, dal corpo di donna lasciva, e sussurrava con mille labbra alle orecchie del fato, come una brezza d'autunno. il suo odore era l'odore della notte, freddo di conforto, promesse, e ricordi affilati.

ballammo a lungo, in tondo, e ubriaco di passione, infine la strinsi fra le braccia. fumo, solo fumo, e turpe nebbia umida, al limite ultimo della mia disperazione.

Ah! triste come un compositore di jingle natalizi, steso sull'asfalto tumido. inghiottimi, mondo! giocattolame organico, fantasma di fantasma di fantasma, un frac appeso dietro la porta.
mi sento solo, come prima della fine del mondo. come se non fosse mai esistito un solo battito, spente le stelle nella liquida tenebra pulsante...

-ehi... ehi, ti senti bene?
-si, si. un attimo, lasciami un attimo riprendere fiato, e sarò come nuovo.

1.9.07

Storyboard master

No WAY OVER: crashin' Rache Bartmoss way of life


oggi allungo la lingua, e con le punte biforcute umetto in sincrono le pupille secche.

normale non corrisponde a necessario, l'igiene personale è il segreto della moderna filosofia estetica delle compatibilità.



questo post intende essere:
un atto di scusa presso coloro che in molti modi e tempi trovarono incomprensibile o astruso il contenuto del blog. chiedo perdono.
un modo come un altro di tirar tardi e aspettar sera.
la ribadita convinzione che la demonologia assomiglia alla psicanalisi. e nessuna delle due ha mai fatto nient'altro che commercializzare il feticismo come metodo curativo.


salvami, o signore degli eserciti.
io sono quello steso sulla panchina, col cappello di panama, e lo sguardo consumato.


Cheap ending: wirefull Legba

27.8.07

K.Ohh

ho passato la festa giocando a essere fucilato. facevo con la bocca il rumore del plotone, curavo con zelo l'inclinazione della benda.
"faccia al muro, codardo!", mi dicevo, e strattonandomi mi escoriavo il naso contro l'intonaco ruvido.
"aaaaaaat-tenti"
ed ecco: i soldati in giubba blu e rossa caricano, mettono il ginocchio a terra, spianano i moschetti.
ed ecco: le pallottole fischiano nell'aria, sbrindellano l'intonaco, attraversano ossa e tessuti, aprono vene e sforacchiano organi.
spesso, cadevo a terra col naso sanguinante per l'autosuggestione, gridando tuttavia: libertè!, l'ultimo spot pubblicitario della Gauloises.

sono tornato ora in città, col cappello sulle ventitrè, sei minuti e tredici secondi, che pencola sul cocuzzolo brullo del ribollente cranio. ho guadagnato un buon colorito dorato, come quello che i libri di cucina raccomandano per la crema odorosa di cipolle e miele.
cosa altro dire? non sono stati momenti indimenticabili, tranne un paio, ma molto piacevoli sì. ricchi di suggestioni, congestioni ed autogestioni. una delle mie facce si è strappata, ed io trovo molto liberatorio il rattoppo.
saluti alla gente di polonia, e alla calabria saudita, che brucia indefessa, Diablo!

faccio ciao-ciao con la manina ai fratelli lontani, e allungo jab luccicanti di ninnoli e acciaieria ai cugini delle adiacenze logistiche.

I love my broken coconut ring, Baby

9.8.07

ipnoticool

sono stato via, e quando sono tornato ho trovato il secchio vuoto.

lasciare un commento non costa nulla. e ogni volta che ne trovo uno sono felice come un bambino.

vi sfido: a chi sputa più lontano, oppure a chi picchia più duro sopra il muro.

parto e poi torno. nessuno può dirmi che devo fare.

e voi? che cazzo state facendo, mentre non guardo?

21.7.07

Viet-Tong

un saluto a tutti i presenti, ai passati, ai futuri.
io sono il Martello, il mio amico, quì accanto, si chiama Incudine. una brutta situazione per chiunque.
Avevo un amico vietcong, poi è scomparso fra i bambù, era un tipo di poche parole, il vecchio charlie. (colite. io il bambù lo odio)
ma tutto questo, con gran probabilità, non c'entra nulla, con quello che voglio dire.

ragazzi: cosa stavate facendo nel 95? dov'è la gente quando serve?
io sono diventato grande, ma solo più tardi mi sono permesso di diventare anche grosso. a tutt'ora, l'unica cosa che so fare, è riportare tutto al sogno di una serata Enorme... i miei aggettivi sono inflazionati a morte, e, fra poco, la mia economia emotiva avrà un crollo.
dico: splendido, e intanto mi annoio.

il cielo è profondo. mi stringo la mano da me. il tetto rosso, odore di sole. quando rientro in casa, gli occhi coprono tutto di un ronzio verde, e la testa è pesante.

37, 40, 42 gradi all'ombra... e poi dicono: inquinamento. stronzi.
l'acqua che dovrebbe essere fredda è tiepida, quella tiepida è calda. non ho il coraggio di assaggiare quella calda.

1)Lavare i piatti.
2)portare fuori la spazzatura
3)diventare dio

20.7.07

Lobby Oltremondo

Ho di tutto, vuoi?
Sibilline sibilanti lettere da cuma, inquiete e stanche stregonerie d'accatto.
Gestisco il mercato, con tre dita, e l'aria ispirata: sfioro appena il vinile, accarezzo, e via.
Fra la gente, di sera.

una volta mi chiesero: tu sai davvero chi sei?
>>stronzi new age, con me questa roba non attacca.
illuditi pure: quì c'è la stoffa di un vecchio e coriaceo animale da ring, e la finesse di un serpente da boudoir.

comunque.

sono stato un po' via, che non è male. niente da dichiarare, niente da dichiarare. alla frontiere mi conoscono, ormai. tu che scusa hai?tu che scusa hai?
cantilene e ticchettare. casa vuota, grossa e soffocante. lavoricchio, poltrisco, mi flasho e via così. e vaffanculo l'amaro lucano.
se volete venirmi a trovare, sono quà, fra scalette paradisiache e piazzette apostoliche.

Peace, by the Roof

11.7.07

Peace'n'Lone

Around, Again, Agaist.


alzi la mano chi crede nella vendita di cd di musica jazz. e questa non è una fottuta pubblicità della cocacola light.
vedi? le mie mani sono affondate nelle tasche, rovistano e manipolano. io non ci credo.
e tuttavia, eccomi:

Legba, versione UJ personal, che cerca di rifilarti due assoli di sax su supporto digitale. non è bellissimo?

leggo e ascolto musica. conto soldi. respiro di gusto il mattino e l'azzurro.
gli amici servono, eccome.

ora, un passaggio sottogamba dal cybertesto all'aspro mondo del tangibile.
dietro al tavolo grande e rosso, nell'atrio del morlacchi, sotto il piano, incollato con lo scotch.
chi lo trova se lo tiene.

Legba: Humble, Hip, Honest.

7.7.07

Tu. cadi.

Con la courier 9mm del tizio che mi alita in faccia ricordi di polvere da sparo e piombo bollente, mi chiedo se riuscirò mai a diventare un buon padre.

Statisticamente muoio molto meno del previsto, questo è vero, ma con i proiettili ultrasonici non si scherza.

in qualche modo, mi hanno trovato, risalendo all'indietro come informatiche trote infoiate gangli di cavi e rivetti, wire su wire dalle fogne ai superattici, segnali onde corte e hack fra i più astuti.

corri, corri... dove te ne esci? il mondo è piccolo, in fondo sei miliardi sono davvero pochi per chi conta i terabyte in un battito di ciglia.


butto all'indietro i capelli. Sparami.
Il tizio esegue con precizione e zelo. ripresa dall'alto di Legba, in una pozza di sangue suo e liquami cerebrali suoi in senso ben più stretto.



End.

5.7.07

...U got the best

disegnare un circolo nell'aria con la punta dell'indice: ti insegno che questo mondo non ha capo nè coda, ed intanto sorrido.

la pelle è il cielo, sporco e bellissimo della città.
il Genio si fa una passeggiata sugli zigomi di un tizio che passava di quà, noi stiamo a guardare.
certa gente non si diverte se non trova un po' di sangue da far sprizzare dappertutto. E non c'è più la gioventù rispettosa di una volta.
pugni stretti, schiena sull'asfalto. se potessi vederlo in steady capiresti che è un gioco da favelas.

servire la testa rotta in un piatto: ti insegno che sopravvivere a se stessi è un mestiere parecchio schizzato, e intanto sorrido.

4.7.07

U want the best?

la retorica da evento planetario mi ha un po' stancato. quando ci lascerete marcire nelle nostre periferie?
vacanze: andarsene in giro per il mondo ad occhi chiusi, vedere solo quello che ci si aspetta di vedere. tatuaggi commemorativi, esperienze di vita. preconfezioni dorate per l'avventura che vi attende.

>>non dico che sia un male. dico che è squallido pensarlo come reale.

however. Legba, il bamboccio a pelo corto, ha una nuova sferragliante amica, la sua bianca macchina per scrivere. soddisfazione ritmica anzichennò. ho sempre pensato che dovesse accompagnarsi gran casino all'atto creativo.
ridondanza: tac, ta-tac, ta-ti-tac, DING.

che dire? occhi incrociati per il tentativo di guardarsi l'anima.
>>tornate a farvi un giro fra lo specchio sporco ed il neon.

l'acqua tiepida e salata mi ha rimesso al mondo.

pronti per la fine?
(Armageddon è una collinetta, e Ragnarok un gioco di specchi)

28.6.07

LAH

ho un paio di vesciche ed un annuncio.
le vesciche sono importanti, l'annuncio è una mezza cazzata.

se qualcuno osasse disturbare la mia pace dei sensi, scoprirebbe chi è Morçego.
Elvis è vivo. Condisce cheeseburgher in Alabama.

perchè qualcuno non va dal mio amico Rents? facciamo una colletta per il suo sperduto FeeL, dai.

in fondo, tutto deve cambiare perchè tutto resti uguale.

Legba, aka S.T.A.Y.

25.6.07

Probblemi?

spintoni coi gomiti larghi, la faccia brutta.
immagina il ritorno eterno di un basso in quattro quarti.
so che ognuno di voi ha presente, periferie archetipiche, stile afroamericano, o semplicemente la cattiveria dialettale di noialtri.

no, non ci sono problemi. ma sai? ce ne saranno.
il ritorno è al vecchio stile: il compito di oggi è: aprite un post a caso di questo blog, di almeno sei mesi fa.
rendetevi conto che io ho finito di dire quello che avevo da dire a sedici anni.
il resto sono vecchie cicatrici, brutte storie.
remake venuti male, stronzate.

"doppia ipotesi per un delitto" è un film banale, volgare e nettamente inferiore a "i soliti sospetti"

sai, il bulletto che giar con catene di alluminio dorato, la testa pelata, oppure i beretti da baseball... il futuro non è tuo, è suo. lui l'ha capita. tu no? io? neppure.
cazzo vuoi farci? è la vita. la prossima volta, imparerai che se devi proprio andare dalle parti della stazione, una spranga è una scelta molto più saggia di un moleskin. (per chi non lo sapesse, poi, io i moleskin li odio)

non tutti hanno periodi bui. e comunque, non bui abbastanza.
soffrire, ragazzi, soffrite.


Legba, corvo onorario, gradisce i commenti.

23.6.07

waiting for

aspetto all'incirca da due ore, seduto immobile sulla panchina. ho superato lo stadio dell'attesa, quello dell'irritazione, quello dell'incazzatura feroce. due ore di ritardo, in una situazione simile, sono qualcosa di più che un insulto, eccheccazzo, rasentano un danno economico.
fortunatamente, non sono un tipo che si lascia trasportare. giù dal parapetto, rimbombava il cielo, ed io, attraverso le mie lenti azzurrate, godevo con estrema voluttà della freschezza del mattino, le spalle appoggiate sul muro sbrecciato del vecchio carcere.
far passare il tempo, è un arte. dilapidare gli attimi, spendendoli con accortezza nei gesti più inutili. un minuto, due minuti. com'era quella vecchia filastrocca?
mi accendo una sigaretta, e la tengo in mano finchè non brucia, da sola, fino al filtro. osservo il tabacco sbriciolarsi in particelle di cenere grigia ed oleosa.
mi tolgo gli occhiali, e poi li infilo di nuovo, abbagliato dalla luce diretta del sole. il muro, centimetro dopo centimetro, come se lo vedessi per la prima volta.
nessuna impazienza, nessuna fretta. basta aspettare.
espiro, lentamente. controllo i battiti.
comincio a pensare che non verrà.

22.6.07

Hot posting

Letargico e sonnolento, mi aggiro lungo strade incendiate di sole, sotto il cielo spietato azzurroisterico. di quando in quando, un sorriso mi piega l'angolo della bocca. i riflessi rallentati danno aplomb al tutto.
svolazzi di abiti estivi, colori vivaci su pelle nuda. chiazze di sudore. ombra che non conforta. aria densa e umida che taglia il respiro. ogni tanto, con un singolare rumore di risucchio, la realtà finisce gorgogliando in senso antiorario nello scarico del cesso, e l'inquadratura si riempie di fosforescenza scintillante. allora, mi fermo, mi appoggio ad un muro, sputo, mi asciugo la fronte, e mi copro gli occhi con la mano viscida.
e svengo.

21.6.07

nel frattempo

questo è un post a proposito di quello che sarebbe facile vedere, se non foste tutti concentrati sulla mano con cui dio ripete il vecchio trucco causa-effetto.
(non c'è che dire, un vecchio sveglio, pieno di senso del comico... ed un certo gusto per la burla sguaiata.)

questo post è a proposito del buco dell'ozono, della programmazione estiva, delle zaibatsu e dell'ateismo becero.
questo post è a proposito di Bertold brecht, di Parigi nell'800, degli ematomi da senso di colpa.
questo è un post sull'amore.

ma penso che aspetterò domani, per scriverlo.

19.6.07

il pazzo sostanziale

"ogni nave che si rispetti affonda col suo comandante."

l'acetilazione uccide la pelle. brandelli giallastri, poi putridi e neri pendono dalle mani del chimico.
il prezzo da pagare, per tutto quel ben di dio.
la sostanza va trattata fra gli 80 ed i 90 gradi. un grado di più, e BOOOM, milioni di euro in fumo, senza contare i frammenti di cranio grattugiati nell'atmosfera.
è un mestiere pericoloso, ma, dopotutto, quale altro modo conosci per fare milioni di dollari in una settimana, con del semplice, comodo, lavoro di laboratorio?

un giorno fischiettavo fra i denti, e con le mani in tasca sincopavo una passeggiata sui ciottoli. intento, non osservavo il paesaggio. occhieggiavo di tanto in tanto uno scorcio di cielo arancio, ma poi tornavo a guardare assorto la punta delle scarpe, impolverata.
il mio istinto narrativo lampeggiava fisso sulla dicitura: colpo di scena.
in effetti, da mesi non facevo altro che passeggiare, su e giù per colline bruciate, pietrisco, alberi secchi e tramonti. avevo provato a riempire il tempo e le pagine di citazioni, sogni, attesa. ma mi ero stancato presto.
così, rimuginavo fra me, quando ad un certo punto...
boato echeggiante fra le colline... e vedo la villa del vicino (cani da guardia, energumeni con mitra, muri di cinta e filo spinato) spaccarsi in due, in un pezzo di gran pirotecnia.
quasi mi esce un urletto estasiato.
nell'aria, sapore di cenere, acetilato di morfina alla brace, ossa umane in scaglie.
e sono felice.

18.6.07

fou de rage

il viaggio si dilata, nel tempo, rende insignificante la meta. e noi? ci metteremo ugualmente in cammino?

non mi ha mai convinto, il vecchio trucco alba-tramonto,
chissà perchè ogni volta che giro la testa il muro è scrostato in maniera diversa.
qualcuno cambia le carte in tavola, approfittando della nebbia.
spunto di riflessione: il mio tavolo è un concetto relativo?

14.6.07

Arezzo Trip

prima che l'odore dell'ambulatorio, della frutta secca e del vino bianco venga lavato via da una doccia, e la memoria sbiadisca, eccomi quì, a buttare giù su tastiera la storia breve di ventiquattro ore di flash.

da perugia ad arezzo, con refuso, abbandono sul binario morto, resurrezione dal treno vuoto, ritardo e radio sulla spalla. la colpa, si contratta, è mia al 75%, ma in seguito salirà al novanta. in cambio, fefè mi promette una storia.
fefè è abituata a queste odisee. alla stazione, cerchiamo disperatamente una statua enorme. come previsto, arezzo pullula di statue enormi, e ci salviamo grazie a due vecchietti.
il teatro è flashhh... le poltroncine più fighe della storia dei meccanismi di chiusura automatica, e notevole anche la mossa sgaggia del tipo coi dread.
lo spettacolo merita. sister act due, completo di refusi comici, strofe rap, rock acrobatico ed occhiali da sole. (ma ci vorrebbe un post a se, quindi, con garbo e stile, sorvolo).
poi, tutti a cena con la troupe.
grazie a ciro scopro un interessante gioco da ubriaconi, che ovviamente sarà mia cura esporre e riportare, e finisco praticamente da solo due bottiglie di bianco, che ha il gran merito di andare giù come acqua di fonte, e rinforzare il corpo e lo spirito. birra a fiumi. quando mi alzo barcollo.
la radio portatile accompagna il giro di arezzo a piedi, fino a che la spengo, arrivati ai giardini. alessandro, lorenzo, claudio, si chiamano i suonatori di chitarra. io suono l'uovo, e mi diverto come un cretino scandalizzando le ragazze della troupe. parlo di beau brummel. ciro mi confessa che lui da sbronzo cita oscar wilde. ci abbracciamo come anime affini.
michele, infine, ci conduce all'Ambulatorio. risparmio a vossignori le meraviglie del luogo, i poster sui muri, il manichino smontato ai quattro angoli, l'immane collezione di robe strane.
Guglielmo è già lì, incavicchiato nella poltrona, che guarda Mediterraneo. ci presentiamo. qualche sigaretta dopo, sono quasi alla lite con Michele sullo straight edge... fortunatamente, fefè è saggia. decidiamo di vedere un film, sono le cinque. il film è "angeli ribelli", praticamente, pacchi di violenza cerebrale, giù nella mia coscenza visiva.
momento topico: ragazzi, buona notte, con la luce del sole che comincia ad arrivare da dietro la finestra. che ore sono? le sette. cazzo, poche ore al treno.
ovviamente, il treno diventa quello di mezzogiorno. stavolta ci premuriamo di controllare i cambi. sputo nel lavandino roba nera, mi imparanoio fino a ricordare di aver mangiato frutta secca la sera prima. tiro un sospiro di sollievo.
riprendiamo il treno. Le citazioni valgono doppio. scopro di aver visto Italian Job.

un ringraziamento sentito a Fefè, che nonostante sia poco tagliata per la resistenza e lo scatto, credo senza di lei sarei ancora sui binari. noi, sia chiaro, non detestiamo i negroamaro.

grazie a tutti, ma tutti, quelli della troupe per lo spettacolo, al controllore che ci ha ignorato, alla APM che ha deciso per gli orari estivi, a Michele, grand'uomo, a Guglielmo, che ha abbastanza inerzia da farsi crescere i nasty dread, alla mossa sgaggia, al finto sardo. a Schizzo, che è lì per quello... non la finisco più, se continuo, quindi dico solo: bella per tutto (fratelli, che poi è il jingle della trasferta), a perugia avete un posto letto, un amico, ed un giro di birra pagato.

11.6.07

3,1415 to the drop zone

ok. guarda la luna.

io sono steso sull'erba nera, in mezzo ad ettari, ettari di nulla, esplosi in linee di fuga.
come un parvenu dell'effetto grafico, solforizzo i colori in brucianti scie di neon, rimonto e sparo all'indietro il tempo meccanico della ripresa.
steso, con gli occhi chiusi, umidore di terra bagnata sotto la nuca. sento una scolopendra strisciare piano dentro l'orecchio.
divorato.
il mondo si mostra a se stesso, io sono una holding, un prestanome del nirvana.
il modo che quel tizio lassù ha scelto, sdraiato nell'eternità per autoincensarsi.
di là di quella collina, c'è Sparta.
lacedemoni con lame di bronzo affilato e scudi di solido cuoio offrono olocausti.
onore eterno, a Melanthos, il nero. Eù, oè.
trincare di coppe e gorgogliare di vino nero, giù nelle gole avide dei fratelli. vesti nere, braci ardenti. reti solide e teste rasate.
anche volendo, credo, non ce la farei ad alzarmi.
guarda, la luna.
la terra vortica e inganna, rollando come mare in tempesta.
nessuno sceglie per noi, vino puro rinforza le membra.
click, click, click.
domani mattina, vento freddo lungo la spina dorsale, vertebra dopo vertebra, equilibrio e fluidità.
roteare, lanciare, lacedemoni con scudi di plexiglass, zona rossa, bottiglie molotov.
come sempre, come prima.

eù, oè. affanculo.




Legba dice: tutti hanno momenti bui.
auguri per una buona vita.

8.6.07

N.B.H.

per ognuno che ce la fa, ce ne sono due stesi, stecchiti in una pozza di banalità.
è un secolo di alfabetizzazione diffusa, di poeti a nastro, di velleità artistiche come se piovesse. ed il casino è che dalle avanguardie in poi, l'arte è originalità, è uno sguardo oltre, è isolamento, colpo d'occhio, genio.
gira che ti gira: originalità, per favore. datemi una cazzata qualunque, che sia però degna di uno sguardo stupito. va in pezzi per prima la coerenza, l'ordine spazio-tempo, la grammatica, la metrica. non basta, ti giri e tutti sono dietro di te, con la penna sanguinante in mano, ed il fiato che puzza di letteratura.
sgomitare come il primo giorno dei saldi, per agguantare l'Opera, quella immortale davvero. essere la svolta, il lampo bianco-fosforo, stare in piedi sul gradino più alto di un podio di carta.

'fanculo.

il mondo tollera un numero massimo di grandi poeti nello stesso momento. come la mettiamo? la boheme è una nicchia, con i posti a sedere già esauriti da tempo.
vai a sbronzarti nel tuo vicolo, questo è il mio.


c'è gran ressa, sulle solitarie strade dell'illuminazione.

6.6.07

Trash Target

c'era Iggy, che si affacciava dalla radio a sproposito.
c'era la tovaglia a scacchi ("non hanno i tuoi dischi, ho visto")

forse era meglio stare calmi - calmi - calmi

frinire, spaccare, restare e trasformarsi. germi alieni, e nessuna promessa. il futuro si scontra sulle mattonelle del bagno, come una mosca contro il vetro.
conati.

cosa cazzo vuol dire "alienazione"?
ravanarsi la cavità orale con un black&dekker ti fa sentire meglio? sangue fra i denti.
forse era meglio stare calmi

c'era la vita che scorreva lenta sul panno verde, la palla numero 8 in buca, e fra gli occhi niente.
masticarsi i denti, saltare oltre la propria ombra.
equilibrismi e nulla più, divertissement.

il vino e l'olio non li toccare. questo disse la voce a Carestia, quando fu rotto il sigillo.
a tutt'oggi, nemmeno lui ha mai capito che volesse dire.

ok. tocca. senti quì? dove è gonfio, e la pelle trasuda bile nera?
sto morendo, dottore.(?)
"eh, forse era meglio stare calmi"

31.5.07

ehi, mr.doppler...

Io me ne sto a mezzo metro dal mio destino, con una collana di corda saponata al collo, e le mani legate dietro la schiena.
In sottofondo, risate maniacali preregistrate da sit com.
Beat splitter: la vita riflessa e quella lasciata andare. Le scelte che non c'è bisogno di fare.
canto, vento cosmico fra i capelli inesistenti, rose rosse e malta da costruzioni fra le gengive. La lingua rampicante e frenetica che scava le parole, le lucida e le schiaccia.

Che vuoi? uomo nudo nei campi, uomo nudo sui monti.
Cosa c'è di te che meriti un giudizio eterno? Dimmi, hai mai pensato seriamente al significato delle linee incise nel tuo cranio?

C'è il talento, a volte.
Quello che giustifica, innalza, risplende.
Quello insuperabile, meschino, ribelle.

Di che colore è il sasso gettato nel lago? Vedo barche rovesciate dallo tsunami, vedo preoccupazioni inutili, idiosincrasie di carne e sangue sulle strade lastricate del mio spirito.

questo è un seme.
(un nome sulla pelle, un nome sulla pelle.)

commenti?

29.5.07

Msieur Lapalisse is not dead

Voglio un giorno in linea retta.
Padrone di ogni sussulto, domineiddio senza remore, crudelmente illimitato.
Così, dall'alto, guardare la mia vita scorrere, come sempre, squallido rigagnolo di flash, crashitude e solipsismo.

Ovvio, ovvio, ovvio.
Tutto è uno.
Ovvio ma non banale.

Legba. Il secondo errore.

25.5.07

oh, sandy

caldo. ci si scioglie, da queste parti.
la strada corre lucida fino all'orizzonte astratto.
che fine ha fatto il fulmine alla brillantina?

La macchina scotta.
Nuvole di polvere, grinfie fantasmatiche dalla pianura.
Lamiera rombante. la radio snocciola pigri beat.
L'aria in faccia brucia la pelle ed asciuga il sorriso in una smorfia immortale.

Il padre di mio padre era nell'aviazione.
E guardami, ora.
Il telegramma è arrivato due settimane fa, da allora fondo il motore in corse senza speranza, e trasformo galloni di benzina in fumo senza pietà. Quello che ho da dare è una corsa nel deserto, e brandelli di splendente cinematografia.

Un uomo piscia sul margine della strada, a duemila chilometri da tutto. ha una camicia a quadri, e mi fa cenno con la mano, sorridendo. Nel mio palazzo c'era un cartello, diceva che gli stranieri ed i cani non erano graditi. I capelli svolazzano cinetici.

Dovevi saperlo. Mi sarei aspettato da te che lo sapessi. Ed ora che ti inseguo, non ti servirà a nulla, scoprirlo.

buon viaggio, idiota.

22.5.07

they told me

sono numeri su numeri su numeri, e alla fine ti ritrovi con la cornea smerigliata dallo splendore. cosa ha da ridere il marciapiede?
siediti e respira.

conti ancora l'alcool a galloni, bevi whiskey in boccali da birra. cosa ti aspetti?
esatto.
la luna fra gli alberi, e nonostante il sapore di polvere fra le gengive, sapere esattamente dove cadrai, Crack-bang, con Ermes che ti scioglie le membra.
un vecchio film consumato, pieno di fruscii.
recitato senza entusiasmo, solo una replica di più.

di me rimarranno parole sparse, una vecchia foto, un salto all'indietro sotto il riflettore verde.
e ovviamente un mucchieto di sghignazzanti ossa.

mi dicono che sono agli sgoccioli.
mi dicono che sono vivo.
mi dicono, in ogni momento,
siediti. e respira.

19.5.07

le Beau.

ecco.
guardate quest'uomo, quest'uomo che è lo spirito dell'800.
giù la testa, tu. piega il ginocchio.

e aggiustati la giacca, stronzo.

Lord Brummel.
L'arte di salire sulla propria testa, e avere ancora il fazzoletto perfettamente stropicciato.

18.5.07

Game On

sembra tornare il tempo della Grande Fioritura Purulenta.
woooooooow.
saltate e girate su voi stessi. uno starlight fra i denti, mezzo grammo di efedrina nel culo.
bestie corrotte da strobo, gente del Pazzo Divertissement.
la mia è febbre cerebrale, la vostra nasce e scende in un sabato sera.
mi vedi? Legba, si legge, sono la reincarnazione di Beau Brummel sotto il riflettore rosso.

non ci credi, quando arrivo più pompato e fatto di una zucchina brasiliana.
non ci credi, ed è tutta giù di botto, alla goccia.
non puoi vincere giocando con le mie regole, mi ripeto, ed è per questo che intreccio solitari ancora, ed ancora ed ancora...

che me ne farò della mia buona educazione? del savoir faire? dell'attitudine?
sono legnate sui denti per chi ne vuole.
si chiama guerrilla estetica.
il mio gioco.

16.5.07

Bouncing Souls Garden.

ho un po' abandonato questo blog, ultimamente.
impegni pressanti e meno pressanti, onorevoli e meno onorevoli mi chiamavano e mi spingevano.
sono stato lieto e triste, ho ballato e gridato.

io credo in realtà nell'inerzia, come unico motore e motivo, ma indago ancora su che cosa, in fondo, spinga la giostra così veloce da non cadere nel vuoto. per quanto...

il silenzio ha un sapore, a volte disgusta, a volte cicatrizza. riempio di silenzio le stanze, dipingo sui muri parole non dette. Legba significa che io non prendo nessuna strada, e resto fermo in mezzo al crocicchio.
siete voi quelli che viaggiano, io cammino solo.

ho qualche amico, mi taglio facendomi la barba. da dietro il vetro una faccia sanguinante mi sorride. nella pelle bianca la bocca rosso scuro è un foro tumido. parole dense e scure, parole venose, senza ossigeno.

fletto i muscoli, e salto all'indietro. scie nell'aria, numeri su numeri, e i tendini che bruciano. ah, come mi sento bene, ah, come mi sento bene.

passioni meccaniche che cigolano, feticismi merceologici e colpi di lupara. chi sa che un giorno non riesca a tirare fuori la cosa che mi rode dentro il fegato, e mi morde gli occhi da dentro coi dentini affilati? piccola fraterna cosa, squamosa e avida. Capolavoro, si chiama. Eternità, si chiama.

eccoti la mia vita. fatti un tiro e passala. che tutti ne abbiano a sufficenza, che tutti si sazino del suo sapore.
Brucia, Chrome. Brucia.

8.5.07

Pauses

eccoci.

sai che cosa ho scoperto? che le chiacchiere stanno a zero.
non puoi parlare al/del mondo stando chiuso dentro le tue quattro mura.
se non fai buchi nel cranio della gente, il livello massimo che raggiungerai sarà comunque scarso.
(dove per gente cosa s'intende?)

liricomistico, gonfio d'aria, sparato nel vuoto ipercinetico come una trottola camorrista.

e senza più nulla da vendere, a parte...

che te lo dico a fare?

5.5.07

Time

l'ora di diventare professionali.

abbiamo l'eleganza unica che da la ripetizione di un gesto ad libidum, e poi ancora, ed ancora ed ancora.
annoiati in partenza da un mondo che è argento levigato, in cui i rilievi sono cancellati da milioni di milioni di milioni di dita tese ed ettolitri di lacrime isteriche.

siamo la generazione ultima, l'esperimento supremo, il momento limite in cui la merce supera se stessa di slancio, e transustansiata si lancia nell'attimo eterno come un immensa fantasmagoria di evanescenze.

il Mercato, sissignori. noi siamo il Mercato, nella sua accezione più pura, le menti rettili più veloci della storia, capaci di rispondere alla frenetica velocità dei messaggi, con un sistema di bisogni frenetico, sballato, e tuttavia perfettamente adatto all'irrazionalità del mondo che ci aspetta.
Echissenefrega se poi il corpo non regge, se l'equilibrio è solo questione di accelerazione. (la verità è che la giostra non può rallentare, o ci spalmeremmo tutti sull'asfalto, schizzi di nulla rappreso)

Noi siamo la redenzione e la vita. Nonostante tutto.

Ciao. Grazie.
Io sono Legba, A.K.A. Carne da forca, e aspetto il mio momento con trepidazione.

appartengo al peggior gruppo di psicotici, disturbati, assassini che il mondo abbia mai partorito.

la razza umana.

4.5.07

Mr. wednesday

se ne va in giro, con il suo occhio di vetro e i suoi corvi reali.
se ne va in giro, e sembra un innoquo vecchietto, piegato dal tempo, accartocciato intorno a lucide cicatrici e inutili memorie.
se ne va in giro, sorridendo, ha le mani macchiate di nicotina.

Wotan, degli Asi, che fu sacrificato a se stesso, e nove giorni e nove notti rimase appeso all'albero dell'eternità, laggiù dove finisce il mondo.
Wotan, il signore delle forche, wotan, che conosce il nome di ogni cosa nell'antica lingua


così ti ritrovi a guardarti indietro, e vedi che tutto ti sfugge.

le mie menzogne sono verità+montaggio artistico

onore a Wotan, e al suo eterno socio: Low Key Liesmith, il Lupo della fine del mondo.

arrivederci, pupazzi.

22.4.07

Mistica1

"voglio che seguiate attentamente lo srotolarsi morbido nell'aria della mia mano, mentre traccio nell'aria il percorso.
voglio che imprimiate nella vostra mente l'odore lucido, il sapore vibrante delle mie parole.
aborro la riproduzione: non mi ripeterò.

il rumore è disturbo di comunicazione, lo spazio di incompletezza, variazione, sfumatura semiotica che squarcia il ventre della logica. e apre abissi all'estetica.
la musica è la ricomposizione ragionata del rumore, il sacrificio ragionato in nome della carneficina, sangue che scorre per ingraziarsi gli dèi."

...il vecchio della montagna abitava in un grazioso alberghetto, davanti a Clausewitz Platz.
nel tardo pomeriggio, quando le ombre si allungavano sulla pietra rossiccia del lastricato, cesellavano i portici, e proiettavano la sagoma scura della torre come un lungo dito ossuto, lui era sempre lì.
la statua al centro della piazza, rappresentava un immane centauro di bronzo, morente e tuttavia furibondo, con il volto contratto in una smorfia orribile, piegato su un fianco, con le zampe scalcianti nell'aria.
seduto sul basamento di marmo, il vecchio della montagna insegnava ai suoi giovani discepoli gli inganni delle cose, le insidie sottili e terribili dell' Arte, la natura della Merce Definitiva.
li schiaffeggiava, li drogava. gli prometteva la verità.

Vendetevi, gli diceva. Vendetevi, piccole puttane sifilitiche. le vostre Grandi Idee, le vostre Idee Geniali. tutto già visto, tutto già fatto. ogni respiro, ogni sospiro, ogni gemito.
ogni orgasmo.
sui loro sguardi limpidi, sui loro sogni ingenui, affondava la sua rancorosa risata, come un pugnale velenoso.
maestro di Disillusione, Melanconia, Accidia.

"dietro gli angoli non c'è nulla, dietro il mare c'è altra terra, altra cenere, altri poveri miseri uomini.
tutto è quì, ed ora, nella sua fetida essenza. ed il saggio disprezza se stesso e gli altri."

i suoi allievi vestiti di nero, scorrazzavano tracotanti per le strade della città, proclamando la verità ultima, terribile. lo squallore delle cose, l'inganno del tempo, la limpida autodistruzione.
vandali nichilisti.

13.4.07

stage 1: incrociare dissoluzioni

"quatuor humores in humano corpore constant
sanguinis cum cholera, phlegma, melancholia."

da queste parti si studiano legami alchemici e percorsi preferenziali di illuminazione. omeocazzate psicologiche, rifiuto-del-rifiuto...
la tetraggine dei vivi è irrispettosa verso chi muore sul serio, e tuttavia la thanatocrazia comincia a starmi un poco sul cazzo.

Melancholia, perlappunto.
il mio orecchio sinistro ronza senza tregua, si fa scura la pelle, il sangue, l'urina.
il polso si indurisce, il ventre arde.

dovendo, rocksteady.

11.4.07

monocromo.

una volta io ero sottile, tagliente, deciso e sicuro nel tratto.
quando Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre studiava giurisprudenza, e i poeti se ne stavano al sole.

ora, me ne sto in un angolo, puzzo di dopobarba rancido e putrefazione sociale. bevo vodka economica da una bottiglia avvolta in un sacchetto di carta.
non ho mai capito a cosa servisse il sacchetto di carta, ma nei film americani distingue gli alcolizzati dagli altri. come un premio fedeltà del negozio di liquori.

me ne sto in un angolo, seduto sul selciato, con la schiena appoggiata al muro, e le gambe stese. ho un cappotto lurido, la barba mal rasata, i capelli grigi. sono stanco e vecchio. o vecchio e stanco. e nemmeno originale. alzo gli occhi, nella piazza c'è gente che parla, corre, passeggia, ride, passa, torna, aspetta, litiga. uomini, donne e bambini, sono tutti vestiti di giallo. (giallo cotone, seta gialla, capelli gialli. biondi. gialli, insomma.) anche le case sono gialle. intonaco giallo, giallo neon, vernice gialla, in gradazione da verde-giallo a giallo-arancione. giallo nausea. giallo veleno.
chiudo gli occhi, scuoto la testa. ho la bocca impastata, e tutto questo giallo mi da' i nervi, oltre ad un disgusto diffuso.

sollevo la bottiglia, e butto giù un altra sorsata. apro gli occhi.
e il mondo è diventato blu.

1.4.07

il cappello ti devi levare

io ritengo la verità e la vita cose scialbe ed innaturali
io non credo nella felicità, nella natura umana, nell'intuito femminile.
io sono un fautore del colpo di genio, della gerarchia sociale, del colpo gobbo

io ho visto dio nudo, spogliato del mondo che si è cucito addosso.
ho scoperto che può essere così riassunto: A=a
ne sono rimasto alquanto deluso.

io incarno lo spirito di un saggio ebreo che di mestiere molava lenti, tale Baruch.
io derogo all'invettiva tutto ciò che non è divertente contendere con la discussione.

io ricordo sempre che la guerriglia è la continuazione dell'estetica con altri mezzi.

Legba.

27.3.07

Guru meditation


il counter suona la fine della ventisettesima notte.

fra quattro giorni sarò un uomo nuovo, pulito fino alla pazzia, solo fino allo stordimento.
in altre parole, finisce il mio periodo di purificazione, il mese dell'astinenza.

ho dimostrato di essere più forte di me stesso, ora posso provare a vincere il mondo.
come un Nin della vecchia edizione.

il sistema ha fatto crack, le piazze sono vuote.
un uomo nudo balla sui mucchi di cadaveri
il compleanno della libertà.

addio, fratelli.

24.3.07

Guarire [day 24]

il re dei contraffondi mi guarda barcollando, con occhi bordeaux, privi di palpebre, sanguinanti di visioni... se lui smette di guardare il mondo, il mondo smette di esistere.

goa trance?
punk rock?
reggae?

sfumature, sfumature...
la leanhaun mi sorride e mi abbandona, un enorme mitico pesce la divora, lei si siede nel suo stomaco translucido.

23.3.07

Kurohata

strano come il partito anarchico giapponese.
sghembo come un lampione colpito da un autotreno.
vuoto come l'assemblea in una giornata di sole.

un giorno un greco camminava fra le colline. e, di colpo, il sole era alto, il cielo azzurro.
che bello che bello il mondo. che assurda sprecata bellezza.
per primo, quel greco sorrise, e si mise a saltare e a correre.

Cai, cai, cai, cai,
balança balança nau cai mai.
cai, cai, cai, cai,
balança balança ma nau cai.

Cadi, cadi, cadi, cadi!
barcolla barcolla non cadi mai
cadi, cadi, cadi, cadi!
barcolla barcolla ma non cadi.

la realtà è che io sono solo qualche miliardo di cellule felici.
quanta assurda bellezza sprecata.

Legba, il Quasi-rimasto-sotto.

21.3.07

Paradice

un uomo è saggio. dov'è la storia?

il problema è che: scrivere è trasformazione.


ad ogni modo, cerco mmagini.

17.3.07

Jolly real - flower Jack

elettrodi sopra la pelle glabra del cranio. macchie luccicanti di pasta salina.
blu smalto sopra la traccia della terza lama.
graffiature frattali fra i solchi, complessioni laser.

niente accelerometri. io penso così forte da incendiare la testina
  • Talento
  • Codifica
  • Mercato

se hai una lama è la lama sbagliata.

click click click... oloreazione alla aereosol-boutade

Legba è barocchismo imprevisto.

16.3.07

OneSt

Giornate di sole come: rimedio universale

Le cose evolvono naturalmente verso la linea di minima resistenza, e verso la posizione di massimo caos.
Spinozismo spicciolo e teoria della morte termica.

una onesta conclusione, dopotutto, per una disonesta faccenda.








Prosit.

14.3.07

I Don't Care

niente di quello che succederà, niente di quello che è successo.

io non sento quando non voglio sentire.
se non capisci lo spirito, sparati, o vieni a incrociare la tua lama con la mia.

stabilizzo, ritrovo, alleno.
flessibilità, sicurezza, istinto.

e l' orgoglio del sangue che vede la luce, schizzando dalle arterie turgide nell'aria azzurra.

Like a clockwork ninja.

Legba: io adoro le maschere, e ti strapperò la tua...

11.3.07

buh



ognuno. ha. la. faccia. che. si. merita.
gridando è DADà, nelle strade vuote di colore,
il vostro adorato fante di fiori.

goes on


quando l'aria si fa brutta, ne caccio tre alla volta.

9.3.07

Arrebençao!

salve! salve! salve!

spero riconosciate il mio nome.
spero di non crollare, sulla tastiera sputando sangue.

nel nono giorno del terzo mese del duemilasettimo anno dalla nascita di CristoTM.
sorgete, sorgete e siate Original, se non potete essere Originali.

il problema è essere all'altezza della propria nevrosi. è molto più confortante sentirsi spiati, che sapere di essere soli.
è per questo che non ci indigniamo per le telecamere capillarmente diffuse nelle nostre città.
saremmo delusi, se anche gli sbirri se ne fregassero di noi.

La vita è meravigliosa solo quando sbatti sul tavolo un full o butti via ridendo un poker servito per non infierire sull'avversario, non quando cerchi di fare semplicemente colore e ti ritrovi in mano una coppia di due.
simone lucciola.

oggi sono eclettismo, mezzaluna, e rock'n'roll anni '60.

8.3.07

Robocop boogie

la fase orale è tutt'altro che superata.

L'uomo in verde titilla fra le dita una sigaretta bianca, ne scuote via la cenere, elegantemente, ne tira una lunga mortifera boccata.

la fase orale: l'uomo di adesso ha un insano rapporto con la sua corporeità.
il necessario conforto della poppata lo accompagna in pratica per gran parte della sua vita adulta.
a cosa credete che serva una sigaretta? fumo caldo e azzurro. maternità-inalare.

l'uomo in verde parla con qualcuno (voce di donna fuori campo). fa pause ad effetto, leggermente rilassato all'indietro. Si ascolta, è il mezzo sorriso in parti uguali compiacimento-soddisfazione.

poi c'è il gusto chimico, la pulsione di morte, la mossa anticonformista, il tocco di stile, il riempitivo. il sentirsi fighi.

5.3.07

Guarire [day 5th]

nessuno o tutti - o tutto o niente
non si può salvarsi da se
o i fucili - o le catene
nessuno o tutti - o tutto o niente

non me la passo male.
il mio corpo non mi obbedisce, la mente sfarfalla per ore, come alcool volatile che evapora nella febbre alta, fumo colorato, rumore azzurro.

ad un certo punto, la porta si apre, entra un tipo alto e sottile, occhi azzurri, zigomi appuntiti, costole in evidenza sotto la t-shirt aderente.
con un pas-de-zephire scavalca la Montagna di Roba e, scuotendo la lunga chioma bionda si china sul mio letto.
non ha denti, il sorriso è un umido scoprirsi di gengive, guizzare di lingua.

"non temere - dice - guarirai"
annuisco, mi rimbocco le coperte.
scommetto che lo dice a tutti.


(Legba... subreal creation.)

4.3.07

bah.[...] bah.

sai che io ho sbagliato tutto, ma proprio tutto.

sai, la mia faccia è gonfia, coperta da una patina di grasso organico lucido.
continuo a tossire, occhi frantumati in vene rosse.

ossessivamente, scavo nelle mie viscere un angolino in cui ficcare la mia coscienza, prima che rigurgiti assurda e copiosa, macchiandomi il tappeto buono, cazzo.

bronchi. fottuti canaletti congestionati.

sai che io ho sbagliato tutto, ma proprio tutto. o forse no.

ricordo tempi di orgoglio insensato. io sono tutto quello che vorrei distruggere, non è il cuore che rimbomba nelle tempie, è nick che vuole andarsene da dentro il cranio.
povero vecchio nick.

ed è una giornata fottutamente bella, ed il mio nemico sta morendo.
che non è una cosa allegra, se gareggi con te stesso.

3.3.07

autodafè

la piazza gremita di gente, ed un gran rogo, salvifico e fiero.

io brucio nella notte, spandendo profumi oleosi di grasso fondente.

26.2.07

Cyb R!

Mentre l'america trova nei circoli di boxe clandestina il suo scopo e la sua rivoluzione preadolescenziale. (bambini, bambini viziati)
Mentre l'asia gestisce a fatica il suo complesso rapporto con la sessualità.

due racconti finiti.
da questa parte delle alpi, scrivere è dolore e bizzarria in egual misura.
probabilmente, nessuno dei due vale niente.
ma il conte è il conte, e la Sweed è la Sweed.

un vecchio saggio, nel corpo di un diciottenne gonfio anabolizzato.
intorno al polso c'è un rosario, sull'anello il mio primo nome.
taglio tattico, rasocranio.
hai mai visto il mio tallone da vicino?


resistenza (intellettuale ?) estetica, estetica guerriglia
RISPETTA L'UOMO DEL QUILOMBOS

25.2.07

Panchine Respect

well done.

prima o poi si viene fraintesi. (mai toccare i dolori degli altri, se non si è pronti a difendere i propri.)
Nel secolo della Nevrosi Normale, essere Persone Vere è la più magnifica delle aspirazioni, la più comune, la più patologicamente diffusa.
in tutto questo, trova posto a stento il tentativo di plastificarsi interamente, dentro e fuori, condotto con magistrale perizia e millimetrica cura dal Carismatico Capocomico della F.A.S. , ai più noto come Legba.

(il rispetto è un problema che non mi sono mai posto, in realtà. ed è affatto strano.)

è tempo di proclami, di canti a voce stesa, è tempo di salmodianti litanie rockabilly, e droppate alcoliche stile anni 30. io mi aggiro con una lametta fra i denti, nella foresta rasata all' inglese.

preselezione, attitudine.

doc.legba@hotmail.it, per ogni lode, invettiva, reazione.
e perchè io possa essere consapevolmente ignorato, sentirmi incompreso e goderne.

Legba (io mi diverto un sacco. e voi?)

21.2.07

Fasto

il centro è un groviglio frattale di vicoli incassati fra palazzi scrostati e mura etrusche, improvviso aprirsi di giardini e scorci di cielo, dove la collina digrada troppo bruscamente.
come un unico gigantesco organismo vivente, la città nuova che cresce sopra e dentro la città vecchia, asfalto spaccato e granito, muri scrostati e archi rampanti... (strato su strato su strato.)
portici e insegne pubblicitarie, le gang nei vicoletti, e, sul lastricato di via dei Priori, ragazzini post punk travestiti da americani travestiti da inglesi.

fumo azzurro, la sigaretta scompare poco alla volta, in volute composte.
occhiali a specchio, un eskimo troppo grande.
appoggiato al muretto, con le spalle al tramonto, Simon guarda la gente, ed è terribilmente stanco. ricorda i quattro guerriglieri estetici e una partita a poker, e i sorrisi del Nagual, mentre l'Etica e la Pratica gli svelavano la sua assurdità, in una notte francese odorosa di eternit, e grasso per motoseghe.
Legba, stranamente minuscolo e libero, nel gigantesco scheletro giurassico di una fabbrica abbandonata.
Renton, ed il suo occhio vitreo, che (vedere dio senza montaggio è assurdo) salva dal suo mortale destino la vera essenza delle cose. (i ricordi sono amari e dolcissimi.)

ed ora, di nuovo quì. dopo chilometri e miglia, dopo leghe e kalpa infiniti, di nuovo a guardare il movimento marino e scrosciante della città, bellissima e incomprensibile. chissà dove sono i re degli elfi... chissà se si ricordano di Simon...

la sigaretta è finita, da dietro gli occhiali scivola sullo zigomo ossuto una lagrima... un brivido (freddo?) scuote il vecchio appoggiato al muretto.

15.2.07

scorrere (?)


sai che c'è?


c'è che l'intelligenza è il gusto semplice di guardare negli occhi il lampo di riconoscimento di chi quella verità non l'aveva mica capita.

e non c'è nulla di nobile. è una lotta sterile, nessuno suda, nessuno sanguina. niente odore.


c'è che mi diverte il colore violaceo della mia faccia, quando si piega in un ghigno dopo una notte di insonnia febbrile.


c'è che sogno linee dritte attraverso la vita e la morte, luminose scie di incandescente aistesis. e al risveglio dietro la parete bianca l'inchiostro sembra contorcersi spasmodicamente.
c'è che capisco tutto, mentre sono coscientemente immerso nel mondo, seduto nella posizione del buddha, e ad ogni respiro si accompagna una benedizione per ognuno degli esseri disseminati nei sei destini.
e, si, benedico i miei fratelli.
gli anelli ora sono tre. sai che significa? e hai ancora voglia di giocare?


12.2.07

rapsodia d'uscita.

"i sicari sono quelli che muoiono a dozzine all'inizio di un action b-movie, sacrificati alla perfetta geometria del gesto. montaggio artistico e kung fu di basso livello, nessuna complessità. cloni contratti di sonny chiba. carne da cannone. come fra i fiori il ciliegio"

l'estetica non distingue fra rivoluzione e illuminazione. (immagina una montagna, e un uomo che ne sia il guardiano). l'estetica sa che una linea retta non porta da nessuna parte, e ammira il percorso tortuoso di coloro che pensano il contrario.

perchè noi siamo saggi, ma in un modo obliquo e perfettibile. perchè gioiamo e ci affliggiamo, e il melodramma si cambia d'istinto in commedia, se gli alberi cantano, e azzurra luce riempie le stanze nascoste.

il mito plasma la realtà in fogge strane. siamo tutti già morti, comprendi?

l'eroe entra ed uccide elegantemente, con ferocia ironica ed un po' distaccata. con un sottofondo musicale pulsante e ritmico, una strumentale sottolineatura alle ossa che si rompono. uno, due, tre. schivare e colpire e parare, con un sorriso distratto, e non un capello fuori posto. si muore in fretta, con garbo, e come per scherzo. come fra i fiori il ciliegio.

8.2.07

flashbang...

cos'è quella cosa fumosa ed illuminante che ferma una carica?

oggi levo il bicchiere agli amici, che, sotto un cielo reso spasmodicamente bello dall'inquinamento, sopra le vecchie colline verdi, aiutano il tempo a scorrere, e la luce a farsi più limpida nella zoppicante dottrina del bhikku.

la chiave, sicuramente, è la preselezione, e ogni volta che torno sui miei passi scopro i miei segni stuprati dal P-warp...
fa niente.

ho l'intestino che promette rivoluzioni.
e la pelle che torna a spezzarsi e ribollire.
nonostante tutto, e nonostante la mia penna sia vuota, provo la sensazione di chi sia finalmente convalescente dopo una lunga malattia.
(lo zen è roba da sanatorio, dice lo zio friedrich.)

il vento sporco della città sferza il viso del rivoluzionario triste.
ricordarsi di avere freddo sull'orlo di un precipizio, e non provare ad abbracciare il vuoto.

Legba, in piedi sul mondo.

6.2.07

white

Giorni e giorni di silenzio.

Promesse mute di terribili e orrende disgrazie.

(anonima stanza d’albergo, carta da parati a fiori)

Silenzio. Finestra chiusa sulla strada deserta.

Aria calda e pesante, umida.

Lenzuola zuppe di sudore.

Una settimana, due settimane.

(periferia, deserto, ghetto)

Telefono impolverato. Specchio vuoto, aloni scuri sulle cose.

Finchè arriva il giorno che svegliandoti col respiro affannoso, e le retine invase dai resti di sogni sporchi e aggrovigliati., capisci che non è una questione di tempo, o di mentalità. Che il problema resterà in ogni caso lì dov’è, aggrappato alla pelle, che scappare è inutile.

E sorridi.

4.2.07

due volte, tre volte, due volte poi una...

io sono il maestro dello spasmo artistico, e del giocarsi la vita in un colpo e mezzo.

sai come funziona?

la strobo fa lampeggiare la lama di un bagliore accecante, e ne frammenta l'arco nell'aria.

è come chiudere gli occhi, e rilassare profondamente i muscoli. inevitabilmente, acqua nera-affondare.

poi, senti il morso dell'acciaio nelle viscere, ed è il tuo sangue, sangue fraterno, scuro e acido, che ti bagna le mani.

il pavimento è bagnato, freddo, dietro la nuca. i fosfeni disegnano scie fosforescenti, e il torpore risale lungo le gambe. sorridi. è il tuo ultimo sorriso.

gridi, gridi come se il diavolo ti stesse strappando l'anima. la strobo disegna zigomi, una fronte massiccia, una cresta. gli occhi sono un bagliore scuro, affondato nell'ombra.

non ti chiedi perchè, non ha senso. un uomo saggio non muore senza un ottimo motivo. in fondo, un uomo saggio non muore.

guardali, guarda gli occhi, e la pelle traslucida tesa in un sorriso immateriale. ricordali. portali con te, quando incontrerai nick, il vecchio, il più vecchio. portali con te, quando incontrerai nick lo zoppo.

tre, due, uno. l'immagine dell' arcologia luminosa, attraverso l'aria fumosa, comincia a sfumare. ricorderai l'odore di sudore stantio, il rombo pulsante dei bassi, quando sarai nella luce.

e portagli il mio saluto.

tu lo sai come funziona. lo sai perchè sei saggio. ma c'è, la saggezza, di la?

... due volte, tre volte, due volte, nessuna

3.2.07

blue devils

c'è una pace profonda e riposante, nell'aver mandato affanculo tutto.
una sorta di libertà, nell'insultare le persone che non se lo meritano, nel prendere in mano quei fili che potrebberto renderti, se non felice, almeno allegro, e spezzarli, con un amaro sorriso.
la malinconia è maledettamente estetica.

l'insofferenza, la tristezza, il cinismo, si stemperano nella lentezza del respiro, e un attimo dopo lo scatto di violenza istintiva, intravedo il nirvana, come un giardino ombroso e profumato.
bruci pure questo mondo, se ne vada dai miei occhi stanchi.
ah, che incredibile luce, nel buio.


il fatto è che io sto bene con me stesso, e ho inciso un nome sacro nel metallo, per farmi da talismano, e da formula magica.

buona vita a tutti voi.

31.1.07

Long Playing man

in realtà, riconosco di essere astruso, contorto. affogato in citazioni di citazioni di citazioni fino a non sapere nemmeno io che cosa in realtà volevo dire, fuor di metafora.
e per il bene di questo blog, cercherò di smettere. almeno per un po'.

giorni di tranquillità, questi. giorni di placida euforia. leggerezza triste.
ho con la gente rapporti sinceri ma superficiali, cammino, ed è un andare avanti ed indietro, su quelle strade che sono sempre le stesse.
imparo nomi e date, imparo formule e le applico.
in fondo, sono soddisfatto. il mondo mi scorre intorno, e non devo far altro che aprire gli occhi per coglierne lo splendore.
scrivo. leggo. respiro.

e allora, cos'è che manca?

28.1.07

A Fasse Male

Nocche, anelli, cartilagini.

io vedo la luce azzurra, intorno-dentro-sopra e di nuovo intorno.
ancora una volta.
alle fondamenta, alle fondamenta.
nuovi simboli per vecchie cose, che credevo di conoscere e che invece no.
nuovi simboli per nuove cose, che non credevo di conoscere mai.

nocche, anelli, cartilagini
(pelle, fosfeni, nervi)

il mio castello gelido di squallidume e irritazione insapore che crolla nella luce del mattino.
Ah! le gigantesche splendide rovine, angeli a dozzine sulla vetta del deserto!

l'unico ancora vivo.
l'unico ancora.
l'unico.

quando sei in piedi, tutto sta a rimanere in piedi.

23.1.07

Lobe Kidz

fruitori attenti e meno attenti, crocchianti cartilagini del mondo che si frantuma, salve!
sono quì per cantarvi del mio amore pulsante, del mio astratto odio.

in remissione di ogni peccato, dall'orgoglio alla supponenza, dalla stronzaggine all'incontinenza, fino all'eccessivo bere, e alla frequentazione assidua delle periferie allucinate dell'anima mia.
il bhikku chiama se stesso il bhikku, si fascia la testa poichè questa è rotta, e va in giro fischiettando.

l'anima dell'artista si sveglia e ruggisce nella notte, seppellita dalle endorfine, dalla pelle vulcanica e dai muscoli gonfi.
solo chi ha i numeri può parlare.

fluido, ribollente, lontano e tuttavia troppo vicino. che dire di quella sagoma sghemba che nelle notti di luna porta il mio nome?

Legba, urlando nel buio.

19.1.07

B-side

Avrebbe raccontato di nuovo le storie che ha imparato così bene
Quattordici anni sono tanti in una cella
Quando la pipa è passata l’oppio entra in circolo
Papà Legba seduto gentilmente in una piccola città inesperta
La sua pelle rugosa, come cuoio al sole
Dita che battono forti su un tamburo nativo
Si pulisce i denti con un ossicino spolpato
Papà Legba porta le sue zanne e va a letto da solo

Ehi Papà Legba, hoo-boo-be-do
Ehi Papà Legba, nessuno si preoccuperà di te
Ehi Papà Legba, hoo-boo-be-do
Scuoti Papà Legba, nessuno si preoccuperà di te questone, giusto

Era libero di ballare solo dove gli spiriti corrono
I suoi occhi a mandorla brillerà su centinaia di figli
Il suo brindisi di champagne e carne bianca su uno spiedo
Papà Legba è ubriaco con un sorriso sulle labbra




(Bernie Taupin)

17.1.07

la peste, a tutte e due le famiglie

la vita se ne va via, lenta scura e priva di ossigeno, come un emorragia venosa...
in realtà, non c'è nulla di male, riempio ora dopo ora le mie giornate, e a tratti da dietro le vetrine, mentre cammino per strada, mi guarda un giovin signore dal cranio scoperto.

al mio posto, dentro i miei panni, come se effettivamente fossi io ad aver deciso cosa fare di me.
come se quel posto fosse mio d'elezione, e non per caso, come se la cinica soddisfazione di essere me esistesse davvero. e non c'è niente di più reale del "come se", ragazzi.

certe cose non cambiano mai.
e le cose nuove sono uguali a quelle vecchie.
situazioni, persone. come in un film già visto, ma non posso fare a meno di gloriarmi della superiore qualità della mia interpretazione, stavolta.

io ho una L sopra il polso, e voi no.
questo è quanto.

Legba, il nervo della guerra.

13.1.07

bang-head time

salve!

il mio nome è mio soltanto.
ma potete chiamarmi come volete, mi riconoscerò, nella vostra voce, e risponderò se vorrò rispondere.
la pelle è la pelle, quello che gli dèi non hanno.
la mia ricopre gangli di sanguinanti desideri, passioni sottili, istinto e debolezza.
nonchè un compatto e funzionale insieme di muscoli, ossa e tendini.

il mio nome è mio soltanto.
io lo spezzo e lo moltiplico, il mondo se ne nutre.
il corpo è il corpo, bellissimo, straziato, corrotto. un simbolo vivo e potente. un simbolo vivo, è potente.

mi avete visto provare e riprovare, rigirarmi in bocca le parole come un bambino, diventare un esperto di manipolazione, fino alla logica dissoluzione.

ora si fa tutto, davvero, per finta

8.1.07

stage 1: preparation

eppure sono triste.

le strade si incrociano e si dividono, la gente va e viene.
la rivoluzione, gridiamo, è prossima, e non ve ne è mai stata una simile, l'estetica si gonfia come i gangli purulenti di una malattia aliena e crudele.

la mia città è bellissima, tortuosa come mai uno solo avrebbe potuto farla, e in questo gli spinozisti lo mettono in culo anche a cartesio.

una dopo l'altra, apro le porta del mio pensiero, sciolgo i sigilli, regalo le chiavi.
saprete chi sono, se leggete nel fondo dell'animo il senso di povertà, fredda perdita e cupa idiozia, che mi riempie quando non posso più guardare il mondo dall'alto di cose che io solo conosco, con l'orgoglio dell'illuminato.

e raggiungo così il mio primo cancello, imparo la generosità, forse, quando stolto ignoravo cosa fosse.

ma assi nella manica, trucchi e segreti... ecco che guardo a quello che mi rimane da offrire, e non so più se il mio sorriso riluce dei tesori che ho accumulato, o si distende nella gioia di chi dona.

mi dispiace, fratelli, di cose da dire, ce ne sono fin troppe.
Legba, maestro semibuono di arti magiche, ancora per un po'.

5.1.07

the Group

ed è con una serie di manifestazioni sconnesse e potenti che spunta dal sottosuolo bucando il terreno il quartetto di rivoluzionari meglio assortito della storia dello psicodramma:

Legba, aka the K.o.S.
l'uomo che di giorno inquieta e di notte spaventa, mentre a fine serata fa pena
applausi! e pogo fra la folla

Renton aka Valerio
l'irrefrenabile primo virgulto di una razza nuova, priva di paura, stupore, e pazienza
per lui, l'apprezzamento sottile dei critici, e il sorriso dei filosofi

Le Nagual aka Mr sunshine
l'anima della festa, un arte che non si tramanda
svenimenti occasionali ed urla fra le signorine

Carrucola aka Federico
i muri hanno la sua faccia, lo odiano i telefoni, riodiati
canne sollevate in suo onore, e furioso battimani

è tutto
questa la brigata che dovrà riportare sulla retta via il mondo
con carnevalesche trovate e bizzarre pozioni

augurateci buona fortuna.

GUERRILLA!

3.1.07

i pesci odiano le discoteche

oggi, ho disegnato sul muro tracce nere e viola, mappe ipnotiche di terre senza nome.

disadattato sensoriale, il vostro Legba.
da bambino mi infuriavo, e stringevo i pugni fino a far sanguinare i palmi.
da bambino ero cattivo, e non avevo sofferto abbastanza.

oggi ho fogli e fogli pieni di segni sanguinanti, carta secca e frusciante, un bosco di simboli contorti, piegati, corrotti.
a intervalli regolari sono vuoto e sveglio.

nomi. cose. idee.
persone.
e la paura non è un esercizio filosofico, è banalissimo fottuto terrore: respiro affannoso, pupille dilatate, mani sudate, cuore a 160 bpm.

ma ci passa ancora qualcuno, quì?

2.1.07

old school

amo la città deserta.
aspetto, respiro, ricordo.

la verità si nasconde nei vicoli, e sotto i rumori della vita.
"siediti, e aspetta che tutto si fermi".

nel vuoto, il santo cade verso la vittoria.
come un sasso attraverso l'acqua del lago.


che devo dirvi, ragazzi?
io sono della vecchia scuola, brutto e cattivo.
e solo chi si è giocato tutto su una coppia di sette capisce quello che intendo,
quando dico che è immobile la chiave del mondo vorticoso.

steso sull'asfalto gelido della strada, che corre nella notte fra le montagne.
guardo le stelle, dolenti ferite luminose.
e resto immobile.

orvuàr,

Lorenzo, aka Legba