Grattare via i capelli dal cuoio.
Piano.
La pelle sotto è terribilmente bianca.
La mano trema. La lametta affonda. Sangue.
Porca puttana.
Panno bagnato. Asciugare.
Daccapo.
Vestiti neri, stretti.
Tirare in dentro la mente, espandere lo spirito.
E' luce che brucia, tutto intorno.
Fermo il passo in due tempi. Ta-pum.
Diffidare.
Nulla per scontato, un occhiata dietro ogni angolo.
Niente orpelli, niente barocco, niente arzigogoli.
E' il puro e semplice olorama dell'orizzonte nel deserto.
Io sono il sale, io sono l'olio.
Io sono il grano.
Oggi.
28.4.09
24.4.09
Notturno
Il mio fratello demone è venuto da me.
Ha preso il buio, ha preso l'euforia.
Strisciando come il ladro che è.
Sussurrando fra le zanne.
"Cosa sai dell'amore, piccolo uomo?
Dimmi cosa sai del sangue.
Dimmi tutto, ogni dettaglio.
Chi tira i fili, chi si mastica l'anima ogni sera?
Dimmi cosa sai del silenzio.
Cos'è una partenza?
Dimmi tutto, tutto.
Hai visto gli alieni piovere giù dal sole?
Li hai visti sorridere?
Li hai visti morire?
Dimmi ogni cosa."
E' befferdo, il fratello di sangue, il figlio del giuramento.
Partorito dal pallore, dalla poesia.
Ogni sua parola è un brandello di visione scivolosa e lucida.
Ogni passo, un sorso di puro oblio, droga della strada polverosa.
Sai cosa?
Guardo fisso dentro, dritto in fondo alla bestia.
"Al destino manca il fiato.
La mia pelle è fredda.
Io sono in pace.
La luce non ha odore"
Questa.
E' la mia risposta.
Ha preso il buio, ha preso l'euforia.
Strisciando come il ladro che è.
Sussurrando fra le zanne.
"Cosa sai dell'amore, piccolo uomo?
Dimmi cosa sai del sangue.
Dimmi tutto, ogni dettaglio.
Chi tira i fili, chi si mastica l'anima ogni sera?
Dimmi cosa sai del silenzio.
Cos'è una partenza?
Dimmi tutto, tutto.
Hai visto gli alieni piovere giù dal sole?
Li hai visti sorridere?
Li hai visti morire?
Dimmi ogni cosa."
E' befferdo, il fratello di sangue, il figlio del giuramento.
Partorito dal pallore, dalla poesia.
Ogni sua parola è un brandello di visione scivolosa e lucida.
Ogni passo, un sorso di puro oblio, droga della strada polverosa.
Sai cosa?
Guardo fisso dentro, dritto in fondo alla bestia.
"Al destino manca il fiato.
La mia pelle è fredda.
Io sono in pace.
La luce non ha odore"
Questa.
E' la mia risposta.
17.4.09
Interludio #5
E' un po' che non ci si sente, vero?
Com' è che oggi devi parlarmi?
Io vedo solo pianisti eseguire cappelli con su saggezza e cavi struttura.
Dritto al centro della strada, un vecchio sbellicarsi in tre tempi.
Meglio il silenzio che sprecare parole.
Quando parlo troppo, mi gira la testa, finisco le idee, flash teneri e giovani vengono alla luce troppo presto, e bruciano in fretta.
Io ho del coraggio, a volte, ma non ora.
Meglio immobili, meglio trasparenti, meglio nulla.
Meglio di no.
Com' è che oggi devi parlarmi?
Io vedo solo pianisti eseguire cappelli con su saggezza e cavi struttura.
Dritto al centro della strada, un vecchio sbellicarsi in tre tempi.
Meglio il silenzio che sprecare parole.
Quando parlo troppo, mi gira la testa, finisco le idee, flash teneri e giovani vengono alla luce troppo presto, e bruciano in fretta.
Io ho del coraggio, a volte, ma non ora.
Meglio immobili, meglio trasparenti, meglio nulla.
Meglio di no.
7.4.09
ed esco
Oggi mi alzo stanco, caracollo fino al pc. Controllo il numero dei morti.
Renton sparge cose per la stanza, leggo.
Lancio una tazzina contro il muro, per simpatia.
Cade in terra, il caffè si versa e mi scotta i piedi nudi.
Maledetto rentie.
Mi sollevo, stiracchio i muscoli. Rumore di cordame scricchiolante, intriso di salsedine.
Penso alla parola salsedine. Ripeto otto volte.
La trovo bella.
Domani ho due esami, uno nel pomeriggio, uno alla mattina.
Ma ho un sacco di cose da pensare.
Ci sono almeno trecento modi di stare seduti, in questa stanza.
E più di un milione di posizioni mentali possibili.
Ha sonorità abbastanza banali nella disperazione, possibilità più varie nell'isolamento. Riverbera splendidamente nelle coloriture della vertigine.
La luce, soprattutto.
Per chiudere, immaginami con i capelli un po' a caso, gli occhi ridotti a fessure lucide nella carne tumida, pelle bianca in superfici morbide, abbandono.
Mentre ripeto:
Salsedine.
Legba, che rispetta i suoi errori come intenzioni inconsapevoli di annullamento.
Renton sparge cose per la stanza, leggo.
Lancio una tazzina contro il muro, per simpatia.
Cade in terra, il caffè si versa e mi scotta i piedi nudi.
Maledetto rentie.
Mi sollevo, stiracchio i muscoli. Rumore di cordame scricchiolante, intriso di salsedine.
Penso alla parola salsedine. Ripeto otto volte.
La trovo bella.
Domani ho due esami, uno nel pomeriggio, uno alla mattina.
Ma ho un sacco di cose da pensare.
Ci sono almeno trecento modi di stare seduti, in questa stanza.
E più di un milione di posizioni mentali possibili.
Ha sonorità abbastanza banali nella disperazione, possibilità più varie nell'isolamento. Riverbera splendidamente nelle coloriture della vertigine.
La luce, soprattutto.
Per chiudere, immaginami con i capelli un po' a caso, gli occhi ridotti a fessure lucide nella carne tumida, pelle bianca in superfici morbide, abbandono.
Mentre ripeto:
Salsedine.
Legba, che rispetta i suoi errori come intenzioni inconsapevoli di annullamento.
Iscriviti a:
Post (Atom)