30.4.10

Freeze Babylon

Fossi appena più serio non dovrei mai sorridere.
Pareti e spigoli mistificano lo spazio, da quando il resto è stato spostato oltre i confini.
Prendi in fretta le tue decisioni, al riguardo.
Misurare assenze potrebbe non bastare.



In un sogno terribilmente azzurrato, il seguente teorema:


[Andare lontano ad aspettare la fine, più lenti e più forti, si potrebbe.
Restare immobili, in silenzio, guardare e basta.]
Chi ha da intendere, intenda.

Sindrome di Buda. [BOOM BABYLON] e poi sticazzi, rimanere a guardare rannicchiati sulle scale, assoluzione a forma di sbandato dentro una felpa vecchia.


Complessione nervosa, in definitiva, e un che di molle nello sguardo.
Necessità di un metodo.
Sicurezze segaligne, volare alto e sputare giù.
Questo mi piace.


In a syntactic way: da quella parte troverai solo guai.
[E' la via dei fallimenti migliori.]
detto con un che di spocchia, sub specie aeternitatis.
Come a non svegliarsi tutte le mattine digrignando flash aciduli.



Sorrisoni all'angolo di strada, fratellanza universale.
Tre dita di caffè in un bicchiere prismatico di vetro.
Seguire all'incirca.
Questo è il modo.

Più olio a tutti i livelli. Radicale brutalizzazione dell'intero processo.
Fino a lucidare l'osso.



L'istinto a prendere il mare è sempre stato seguito troppo letteralmente.
Gioca con le tue carte.
L' evasione è l'unico evento dotato di realtà effettiva.
Il resto è modulazione plasticosa.



Resterò seduto sul cornicione fino alla prossima conversazione intelligente, credo.
Scongelo parole, in scagliette come cibo per pesci.
Il vuoto odore del fosforo.

23.4.10

Nuovo e(') bello

Decidevamo poco.
Le decisioni non ci sono mai piaciute, a noi.
Pacchiane stronzate, mettere in riga tempi, posti e persone, tirare su col naso e stiracchiare l'indice a destra e a manca:
Tu si, tu no, tu forse.
Puttanate.
Pu-tta-na-te.
Fosse tutto così facile.
Uno dovrebbe morire istantaneamente nell'atto del rifiuto, tipo maschera del teatro dell'arte vestita a toppe che si infila nelle quinte e muore.
Fuori vista in latino si dice "osceno".
Però no.
Dopo, finito il "noi", quando storie in tre aggettivi hanno finito di mescolarsi casualmente in fantasmagorie ritmiche flashous non è stato un bel momento.
Ricordare momento e luogo è una cosa che puoi fare solo nei film.
C'è un tizio che scrive la sceneggiatura, ti spara un bel flashback sottolineato con la musica giusta (qualcosa di plasticoso, tipo kids with guns, ma talmente ripetuto da diventare visceralmente triste) e via. Capire, in un istantaneo epilettico tutto, il senso di mesi ed anni.
Me, mi hanno consumato i minuti.
L'odore della pelle è cambiato.
La forma dei muscoli, è cambiata.
E alla fine c'ero finchè ero lì, e basta.
Non che mi manchi l'altrove, no.
Cioè, non troppo.
Non da prendere e partire, non da averne il fegato, non da concludere qualcosa, non da mordere e stringere, non eccheccazzo direi basta con virgola e sinonimo.
Però.
Di fatto mi piaceva di più quando c'era un po' di vibrazioni in stile vai e colpisci, o carne utile.
Che in fondo son tutti modi per dire che la mia chimica a sedici anni alcuni se la sono sempre sognata, si.
Un attitudine indecente e menefreghista, ridicola e astratta che dio solo sa come ci sono arrivato intero fin quì.
E: Diavolo se ne sono fiero.
Il diavolo si chiama nick, zoppica da una gamba.
Per alcuni irlandesi, almeno.
Quelli troppo vecchi per parlare inglese, che bevono brodaglia schifosa verde che per san patrizio poi fa il giro del mondo, pastorizzata, inutile.
Ecco, quello che dicevo.
Perchè i discorsi non sono mai a vuoto.
Faccio il giro del mondo, pastorizzato, inutile. Colleziono chiusure, decessi, rinascite, momenti iniziatici, fasi di passaggio.
Ma non posso uscirmi di scena, no.
O almeno, non so cosa fare, fuori, quando fa freddo, e non c'è nemmeno un sorriso di cortesia.
E penso che questo post sia finito.

8.4.10

Gamblin'

Non importa.
Sarà sempre un bluff contro un poker.
Ritmiche leggermente dilatate, storture e strascicamenti.
Sarà sempre un passo falso, una valigia rotta, un sorriso che si congela nello schifo.
Non che voglia dare un impressione deprimente della situazione:
Mio cugino è felice, e molti altri come lui. Gente a cui vuoi bene, magari. O magari tu, nel qual caso forse dovresti essere a fare una di quelle cose che le persone felici fanno invece che leggere da un monitor.
Non è questo il punto.
Il punto è che un bluff batte un poker in rare e misurate occasioni. Estrema abilità o semplice buona sorte, il cane dell'avversario ucciso con la stricnina il giorno prima del torneo che ti ha morso disperatamente durante gli spasmi.
In tutto il resto delle occasioni un bluff perde.
Viene scoperto, rivelato, esibito.
E questo è quanto.
Tutto quello che sei è una serie di immagini; in moltissimi casi il prodotto di una figurazione sociale complessa che proietta un ologramma definito.
In altri, cfr. http://eshulegba.blogspot.com/2010/03/way-to-go.html la serie delle proiezioni si sgrana, si rompe. Il viandante è meno fantasma degli altri, se fantasma significa apparenza, ma è molto più evanescente.
Tutto quì?
Puoi considerare il mondo la totalità degli oggetti. Oppure, la totalità delle relazioni.
Oppure non considerarlo affatto.
Non è questo il punto.
Se tutto è vuoto, ognuno è sempre e solo un bluff. Non ci sono carte, solo persone che stimano più alto o più basso il punto. Economia finanziaria sive nichilismo.
E il poker, dunque?
Non esiste. Non puoi batterlo.
Ma ci proverai, si. Anche io ci proverò.
Perchè?

1.4.10

Scomunica

A-o-non-A è Violenza da Invertebrati