(Passaggio di consegne che non corrisponde a nulla.)
Da queste parti si lavora come da dentro un laboratorio affollato. Di quando in quando la telescrivente ticchetta, e sputa strisce di carte che si arrotolano su se stesse, non-lette.
Quando la telescrivente sputa, io so che un'altra bomba da qualche parte è caduta, ma non ho tempo per leggere i dettagli: il mondo è sempre uguale, sempre uguale, sempre uguale, e le giornate corte.
Non abbiamo il tempo di respirare, quindi teniamo il fiato.
Il laboratorio è un ex-bunker, quì non cadranno bombe, dice il Collega con il camice macchiato di schizzi di sangue.
Ogni sei ore la paratia si apre, nuove cavie entrano e si mettono in fila. Il Collega ghigna, ne sceglie un paio e li uccide subito. Poi li stende sui tavoli da autopsia, fotografa, registra, annota, ascolta, pensa, riannota, fotografa e sputa. Produce tonnellate di appunti.
Ogni sei ore la paratia si apre, nuove cavie entrano e si mettono in fila.
Io per me sono molto stanco. Sto lavorando su un prototipo, una cosa complessa il giusto, che mi porterà via del tempo. Spero di finirla prima che sia il mio tempo. Eppure la notte sogno le sei ore che passano, la paratia che non si apre, il Collega che si lecca le labbra.
23.11.12
18.10.12
prima
...svoltare a destra o a sinistra, per esempio, devi deciderlo prima dell'incrocio. Altrimenti vai lungo, incocci la colonnina, accartocci il veicolo, perdi sangue e coerenza.
Il sangue da qualche parte si recupera, ci pensiamo noi, la coerenza però è difficile. Non parlo di concetti parlo di ossa: i concetti non erano coerenti neanche prima, figurati.
Lo fossero stati, saresti andato a finire contro la colonnina? Rispondi con sincerità.
La coerenza concettuale non è qualcosa che procuri piacere, non è qualcosa che si possa mostrare agli amici. La coerenza concettuale serve ad essere veloci quando serve. Serve a tenere pronti quei tre o quattro riflessi oliati.
Un mio amico, lo chiamano il mostro, è perfettamente coerente. E' quasi analfabeta, ma ciò non gli da nessun fastidio. Lui sa sempre se girare a destra o a sinistra. Sa sempre se quel tizio giù in fondo alla strada gli sta simpatico od antipatico, e lo sa prima che il tizio arrivi fin quì.
Il mostro è un esempio limite. Io glielo dico sempre: sei un esempio limite. Lui in genere ghigna, ma io so che se ad un certo punto non avesse scelto la simpatia come atteggiamento nei miei confronti, adesso avrebbe potuto anche prenderla male.
Il che ci insegna due cose, sullo svoltare, sullo scegliere e sulla coerenza.
1) una volta che si sia svoltato (o scelto) qualcosa/qualcuno, la cosa è fatta. La macchina (che non si è accartocciata su se stessa) continua ad andare. Ed a questo punto il problema non si porrà mai più come si è posto ora. Per questo non devo chiedermi se abbia ragione il Mostro a ghignare.
2)che la coerenza è una questione di scala. L'architettura migliore è la più economica. I sistemi con molte parti girevoli tornano ad intracciarti il passo quando meno te lo aspetti. Questo, alcuni lo scambiano per asistematicità.
E per oggi è tutto
18.8.12
irreversibilia
Quando avevo le ossa sottili e la pelle liscia, quando ero un ragazzino, giocavo.
Per giocare inventavo giochi: inventare giochi è umano.
Gli esseri umani giocano molto. Giocano per liberarsi dai pruriti, giocano alla guerra. Gli esseri umani giocano, perchè i giochi hanno regole, e le regole sistemano tutto.
Le regole ti dicono dove sei e perchè, delimitano l'esplosione delle possibilità, le numerano.
I giocatori migliori sono quelli che sanno moltiplicare le situazioni, quelli a cui non sfugge niente.
I giocatori che alla fine vincono, sono quelli che non rimangono a pensarci su. Quelli che in mezzo alla pluralità scomposta individuano a tempo il proprio specifico corso d'azione.
E compiono: una mossa.
Quando ero un ragazzino giocavo. Inventavo giochi.
Le cose, intorno, erano divise in parti commutabili secondo una regola precisa. Da qualche parte, sapevo esserci una sorta di gioco illimitabile capace di coincidere con la realtà complessa ed una.
Una regola del gioco era: se cominci a giocare, prima o poi perdi.
A pensarci, in realtà, da ragazzino il gioco mi faceva una fottuta paura.
Nel considerare come delle regole esistessero sul serio, e volenti o nolenti saremmo stati (tutti noi, ma anche tutti i possibili me-a-venire) misurati, schiacciati sulle frequenze del vincere e perdere, un senso di vuoto e cieca ingiustizia mi coglieva. Il desiderio di remissione e catarsi via ossa rotte. Un qualche eroico sparire.
Da ragazzino, inventavo giochi per non essere costretto. Capire le regole equivaleva forse ad evaderle. Illuso che fra le due cose una correlazione esistesse davvero. Che cogliere e distruggere fossero alla fine la stessa cosa, che fra le mani mi sarebbe rimasta alla lunga una polvere impalpabile, incapace di ridurmi all' istante critico, alla fine del gioco.
Col tempo, non sono diventato più furbo. Ho speso il mio tempo nell'abbrutimento, nell'osservazione di realtà ottuse. Sono stato inefficente, umano. Ho giocato innumerevoli giochi imposti dall'esterno, provando a rimanere fuori-centro, a manifestare ovunque un'eccedenza. Sopravvivermi.
Come quando adesso mi chiedono che me ne farò di un titolo di studio. Come quando i progetti collassano. Come quando abbandono un blog per sopravvenuta maturità, e poi torno a scrivere queste righe scomposte, balbettanti.
Le stampelle si moltiplicano, la strada non si fa più corta. Alla fine, avrò tanti puntelli da non potermi muovere. E sarò l'ennesimo immobile segnaposto.
Allora forse verrai, e conterai i punti.
3.6.12
So Long
Il ghigno alla fine del mondo non è mai stato un ottimo affare.
Nel migliore dei casi, le pupille si bruciano. Non parliamo delle sopracciglia.
Nessuna vena. Nessun problema.
Nessun problema. Nessun credito.
I Professionisti del Limite non restano stupiti mai. Al limite, restano vivi.
Ogni altra risposta emozionale alla Catastrofe che fischia fra i capelli (e brucia le pupille, ricordi?) sarebbe puro titillamento di meningi, inutile movimento accessorio, lusso, spreco.
I Professionisti del Limite non credono nel balsamo.
Nell'igiene orale.
Nel codice di avviamento postale.
Il limite, potrebbe rispondermi qualcuno, non è che un epifenomeno. La frontiera è dove il significato e la sintassi si sbrindellano. Ma sarebbe solo deserto senza un occasionale cowboy, senza rifugiati politici armeni che leggono Stirner seduti su una roccia a tremila miglia dal resto.
La periferia è dove la merda fermentata, le espulsioni, la deiezione trovano spazio. Dove le forme tormentate e resistenti di Peste sterminano ecosistemi, preparano l'espansione.
Per questo è necessario che anche la più infima fra le forme di vita umanizzanti sul pianeta sia compiutamente alfabetizzata per quanto riguarda il Potere.
Ma non era quì che volevo arrivare.
Era lì.
Il vecchio è morto. Jaques sta preparando qualcosa di grosso, lo so perchè lo sento battere sulla macchina per scrivere e bestemmiare nel microfono del baracchino di là.
Io ho solo uno specchio, mi alleno.
Io, sorriderò.
Nel migliore dei casi, le pupille si bruciano. Non parliamo delle sopracciglia.
Nessuna vena. Nessun problema.
Nessun problema. Nessun credito.
I Professionisti del Limite non restano stupiti mai. Al limite, restano vivi.
Ogni altra risposta emozionale alla Catastrofe che fischia fra i capelli (e brucia le pupille, ricordi?) sarebbe puro titillamento di meningi, inutile movimento accessorio, lusso, spreco.
I Professionisti del Limite non credono nel balsamo.
Nell'igiene orale.
Nel codice di avviamento postale.
Il limite, potrebbe rispondermi qualcuno, non è che un epifenomeno. La frontiera è dove il significato e la sintassi si sbrindellano. Ma sarebbe solo deserto senza un occasionale cowboy, senza rifugiati politici armeni che leggono Stirner seduti su una roccia a tremila miglia dal resto.
La periferia è dove la merda fermentata, le espulsioni, la deiezione trovano spazio. Dove le forme tormentate e resistenti di Peste sterminano ecosistemi, preparano l'espansione.
Per questo è necessario che anche la più infima fra le forme di vita umanizzanti sul pianeta sia compiutamente alfabetizzata per quanto riguarda il Potere.
Ma non era quì che volevo arrivare.
Era lì.
Il vecchio è morto. Jaques sta preparando qualcosa di grosso, lo so perchè lo sento battere sulla macchina per scrivere e bestemmiare nel microfono del baracchino di là.
Io ho solo uno specchio, mi alleno.
Io, sorriderò.
12.5.12
UP-Odissey
Ed è passato quasi un mese da che il Povero Me, che è la Collosa Coerenza di Gesti Rarefatti, poso il suo ultimo piede scarso di ossa sulla terra dura dell'Apodissi.
Non parlo farcito tanto per fare.
Questo Blog cominciava un po' come comincia una crisi mistica, e finisce un po' come finisce un attacco di dissenteria, quando finalmente lo Stomaco Alieno di turno riesce a tenersi dentro qualcosa.
Una serie problematicamente estesa di oscillazioni costituisce lo Spirito del Progetto.
Contiamo:
Oscillo fra uno e molti, come chi debba prolungarsi in un Progetto Totale per forza. Non si fugge che per ritrovarsi: per molti versi il mito fondamentale di questa aggregazione è quello del ritorno instancabile. E la paranoia meccanizzante suggerisce che si potrebbe (immaginami digrignare un sorriso, nel pronunciare sussurrando le ultime parole)
PERPETRARE LA RIPETIZIONE FURIOSAMENTE!
sulle ossa e la pelle di innumerevoli repliche inutilmente umane dello Stesso Satori (SS).
Con ciò, il nazismo continua a farci schifo, ed altrettanto importante è l'unicità faustiana. Questa oscillazione, come ogni oscillazione, ha l'aspetto di un Doppio Vincolo.
Originalità e ripetizione infinita.
Egodistinguismo ed Assolutezza.
Oscillo fra estetica e rigore.
Non che non vi sia un estetica del rigore, una minimale rigidezza ascetica.
Tuttavia, se l'aistesis implica una collisione deliberata e priva di Senso Ulteriore, se per come la si intese una volta e per tutte la Necessità deve estendersi oltre i suoi atavici domini tautologici e Compiersi come Totalità...
Come si giustifica l'inevitabile doppiezza, l'Accenno dell'Asceta al Superamento della Mistificazione?
Nessuna profondità è permessa a ciò che è Uno.
E tuttavia non riesco ad immaginare il mio Proprio Percorso che come un superamento di qualcosa in qualche direzione, tramite astensione da un (qualcos'altro che almeno il mio sdegno designerà come) Idolo, da tutti gli idoli.
E fino a qui sono due.
(Controlla che il vecchio respiri. Magari nel frattempo è morto).
Non parlo farcito tanto per fare.
Questo Blog cominciava un po' come comincia una crisi mistica, e finisce un po' come finisce un attacco di dissenteria, quando finalmente lo Stomaco Alieno di turno riesce a tenersi dentro qualcosa.
Una serie problematicamente estesa di oscillazioni costituisce lo Spirito del Progetto.
Contiamo:
Oscillo fra uno e molti, come chi debba prolungarsi in un Progetto Totale per forza. Non si fugge che per ritrovarsi: per molti versi il mito fondamentale di questa aggregazione è quello del ritorno instancabile. E la paranoia meccanizzante suggerisce che si potrebbe (immaginami digrignare un sorriso, nel pronunciare sussurrando le ultime parole)
PERPETRARE LA RIPETIZIONE FURIOSAMENTE!
sulle ossa e la pelle di innumerevoli repliche inutilmente umane dello Stesso Satori (SS).
Con ciò, il nazismo continua a farci schifo, ed altrettanto importante è l'unicità faustiana. Questa oscillazione, come ogni oscillazione, ha l'aspetto di un Doppio Vincolo.
Originalità e ripetizione infinita.
Egodistinguismo ed Assolutezza.
Oscillo fra estetica e rigore.
Non che non vi sia un estetica del rigore, una minimale rigidezza ascetica.
Tuttavia, se l'aistesis implica una collisione deliberata e priva di Senso Ulteriore, se per come la si intese una volta e per tutte la Necessità deve estendersi oltre i suoi atavici domini tautologici e Compiersi come Totalità...
Come si giustifica l'inevitabile doppiezza, l'Accenno dell'Asceta al Superamento della Mistificazione?
Nessuna profondità è permessa a ciò che è Uno.
E tuttavia non riesco ad immaginare il mio Proprio Percorso che come un superamento di qualcosa in qualche direzione, tramite astensione da un (qualcos'altro che almeno il mio sdegno designerà come) Idolo, da tutti gli idoli.
E fino a qui sono due.
(Controlla che il vecchio respiri. Magari nel frattempo è morto).
22.4.12
ZEF
"I do it for my health
Nobody feels me quite as much as I feel myself
Max Normal: The baddest public speaker,
Sub-funk from the aether, to pump through your speaker
Play, play fans you chose the wrong pot to piss in
You work for us, man. Here's your job description:
Love us more than anything in your life
We don't play games, drop names, pull strings or bite
Ask nothing of us save that which is practically beneficent
To you and your quest for complete self sufficiency
Choose the quickest way between two points
Don't waste your energy on bullshit interaction
Don't be scared of anything except letting yourself down
Out-do yourself, work harder than anyone else... now
Make very clear distinctions between parasites and creators
Be a creator instead of a second-hand artificial flavour
Do not concern yourself with anyone's opinion of your methods, save your own
Be three steps ahead of everyone, I promise you'll make it home
Do not sleep too much,
Be firm yet supple, use me as a weapon, Max Normal flirts with trouble,
Put me on the front-line. I cannot be destroyed
You know the deal, anti-personnel spells get deployed
Make our music as available as possible,
the shit is d.i.y. So fuck with it if you feel you got the skill.
Do not try to be clever, rather direct and practical
Fuck fancy construct diagrammatical
The free-radical, lone hitman for hire
Power-hungry liars fan the fire
Treat people who do not understand what we do with the least amount of energy as possible
Live it, don't give in, be original, even when you aren't,
Make your mom proud
Take us all over the world, we like to travel
Steer clear of dead things you never know, you might unravel
Your hidden secrets, young descendants of Eve
Work the hardest at becoming entirely independent of me
Utilise me as you would a product, here comes the best bit:
Invent the future - then manifest it
Keep yourself in check, sir. Don't forget it, decide exactly what it is that you want
Then go out and get it without requiring anything of anyone
Spark something new that'll last forever
Don't go to them, let them come to you
Do not underestimate your value, start representing
When my mom send me into this world she sent a blessing
This job description could be translated as: how to manage an explosion
Stay invisible till you invincible then set your plan in motion
This is war, we battle demons, become the perfect assassin
Do not endanger the unit by being anything less than perfect
Channels are open, do not be afraid of this but notice
Stepping through these channels is dangerous
Corporate giants can't fuck with the link between our art and our clients
So come on, freak us out, be defiant and non-compliant
And above all things be honest, even if there's no end in sight
And know that I will defend this shit with my life
Have fun but know that having indefinite fun requires meticulous maintenance
I've been ridiculously inconspicuous but now I'm sick of the painkillers
I'm here to bring the pain, let us avoid stagnation at all costs
Step lively, do what you say, kick information that'll last
Know that I do not perform for people, I make music that I love
And it's wonderful to watch people in love"
Max normal - Love is
E se hai capito tutto, se le tue azioni seguono per conto loro queste illuminate regole, io non ho più assolutamente nulla da dire.
Legba. Ante-ZEF
24.3.12
[...]
codifica, decodifica, codifica, decodifica.
Che è come dire: sistole, diastole, sistole eccetera.
Rassicurati e convinti che sia un cerchio, e invece si cade a vite
Rassicurati e convinti che sia vita, e invece è solo l'ennesimo cerchio.
Non che io ci tenga, ad essere indisponente.
Nella grande maggioranza delle occasioni, i tentativi di destabilizzare e sgomentare finiscono in piagnucolosi sproloqui su quanto questo povero mondo sia assurdo.
Ma questo povero mondo non è assurdo, non per se.
Se volessimo essere più precisi al riguardo, [...] accettare che ogni assurdità è il risultato, soltanto il risultato, di un tentativo erroneo.
La provocazione è un atto ingenuo.
L'ingenuità si paga.
La presenza di debiti inestinguibili di natura libidica è alla radice di ogni nuova sistemazione simbolica, o forse no.
L'evento traumatico segna la coazione a ripetere: in ciò possiamo ritrovare l'esigenza di una creazione.
Per questo, di fronte alla prospettiva di un ritorno eterno, ti chiedi se la decisione sia già stata presa, o sia ancora da prendere.
Non è rilevante il disperdersi del reale nella modalità. Nè il suo restare immobile nel necessario.
[...] di potersi ferire da se, privarsi d'ora in poi del dubbio e del potere insieme. Non si sopravvaluterà mai l' affilatezza e complessità degli strumenti necessari ad un'operazione-limite di tale portata.
Che è come dire: sistole, diastole, sistole eccetera.
Rassicurati e convinti che sia un cerchio, e invece si cade a vite
Rassicurati e convinti che sia vita, e invece è solo l'ennesimo cerchio.
Non che io ci tenga, ad essere indisponente.
Nella grande maggioranza delle occasioni, i tentativi di destabilizzare e sgomentare finiscono in piagnucolosi sproloqui su quanto questo povero mondo sia assurdo.
Ma questo povero mondo non è assurdo, non per se.
Se volessimo essere più precisi al riguardo, [...] accettare che ogni assurdità è il risultato, soltanto il risultato, di un tentativo erroneo.
La provocazione è un atto ingenuo.
L'ingenuità si paga.
La presenza di debiti inestinguibili di natura libidica è alla radice di ogni nuova sistemazione simbolica, o forse no.
L'evento traumatico segna la coazione a ripetere: in ciò possiamo ritrovare l'esigenza di una creazione.
Per questo, di fronte alla prospettiva di un ritorno eterno, ti chiedi se la decisione sia già stata presa, o sia ancora da prendere.
Non è rilevante il disperdersi del reale nella modalità. Nè il suo restare immobile nel necessario.
[...] di potersi ferire da se, privarsi d'ora in poi del dubbio e del potere insieme. Non si sopravvaluterà mai l' affilatezza e complessità degli strumenti necessari ad un'operazione-limite di tale portata.
19.3.12
hop
Veloce, perchè il tempo è preziosa scarsità di istanti. Nemmeno mi guardo più in giro, continuo a correre sul mio o-ring, incurante delle scritte confuse.
Credici: poi torno. Poi arrivo. Poi spunto.
Soffro da sempre di un acuta deficenza di presente. Soffro di distinzione, o non soffro affatto.
Quello che continuo a chiederti, non potresti darmelo immediatamente?
Al mondo ci sarebbe meno umiliazione.
Alla fine spunterò, arriverò Al Suolo, come tu non fai. Rileggo la storia dell'imperatore-dio, quella del mago-oro.
Mi rilassano, le storie che leggo.
Parlano di deserti, dell'odore che ha la pelle quando la più minuta particola d'acqua è sparita da tempo, niente più che grinze di materia polverosa.
Veloce, che il tempo è scarsità.
14.2.12
463
Jaques che cammina su strade inesistenti.
Di norma, me ne fregherei, pensa. C'è stato un tempo più lento, io ed i miei compagni sedevamo in cerchio. La macchina degli sguardi scaricava ormoni che non esistono più. Intorno, i confini invisibili della riserva indiana. una identità anomala, da ghettizzare nel vento freddo.
Ora che si ghiacciano i bollori e si fermano i polmoni non ce ne sarebbe davvero più bisogno.
Ti dirò, fratello, che non siamo mai stati più vicini, non c'è mai stato tanto amore nella mia testolina a forma di uovo.
Ti dirò, sorella, che non c'è mai stato tanto freddo. Che io e te non ci vedremo più.
Jaques cammina, stringe i pugni nelle tasche del giubbotto di pelle che era nero ed ora è verde di consunzione, ascolta l'eco di un autoarticolato lontano.
22.1.12
Composizione casuale.
" ricordo quel periodo come un viaggio mentale: i colpi di revolver per cacciare i tossici e i barboni, i mobili accatastati, l'elettricità tagliata la sera, i turni di guardia, le frizioni continue con la Polizia Municipale in rimonta, i giri per trovare esplosivi, morfina e acqua minerale."
"Un giorno o l'altro chiederò a Rubin perchè i Wild Turkey sour siano gli unici cocktail che sa fare. I sour di Rubin sono talmente forti che sembrano fatti in serie. Mi porge la tazza di alluminio ammaccata, mentre dal laboratorio intorno a noi provengono ronzii e ticchettii, l'attività furtiva delle sue più piccole creature.
-Dovresti venire a Francoforte-ripete."
"Il verbo ha due poli: il presente, che segna il suo rapporto con uno stato di cose designabili in funzione di un tempo fisico di successione; l'infinito, che segna il suo rapporto con il senso o con l'evento in funzione del tempo interno che esso avvolge"
"Intorno a me c'erano almeno ottomila persone morte stecchita. Ottomilaquattrocentosettantatrè, se vogliamo credere ai giornali, Il resto del pubblico si trovava al momento in stato di incoscienza, tutti prostrati come sicofanti sul pavimento. Tutti quelli che si trovavano entro un raggio di cento metri dal palco morirono all'istante quando morì lui. Emorragie. Coaguli di sangue nel cervello, in mezzo agli occhi. [...] il posto era vuoto, a parte me e un ettaro di corpi"
"Esistono un po' dappertutto degli esplosivi che non tarderanno forse ad accecare i miei occhi. Rido se penso che questi occhi persistono a domandare degli oggetti che non li distruggano".
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