23.11.12

il faut

(Passaggio di consegne che non corrisponde a nulla.)

Da queste parti si lavora come da dentro un laboratorio affollato. Di quando in quando la telescrivente ticchetta, e sputa strisce di carte che si arrotolano su se stesse, non-lette.
Quando la telescrivente sputa, io so che un'altra bomba da qualche parte è caduta, ma non ho tempo per leggere i dettagli: il mondo è sempre uguale, sempre uguale, sempre uguale, e le giornate corte.
Non abbiamo il tempo di respirare, quindi teniamo il fiato.
Il laboratorio è un ex-bunker, quì non cadranno bombe, dice il Collega con il camice macchiato di schizzi di sangue.
Ogni sei ore la paratia si apre, nuove cavie entrano e si mettono in fila. Il Collega ghigna, ne sceglie un paio e li uccide subito. Poi li stende sui tavoli da autopsia, fotografa, registra, annota, ascolta, pensa, riannota, fotografa e sputa. Produce tonnellate di appunti.
Ogni sei ore la paratia si apre, nuove cavie entrano e si mettono in fila.

Io per me sono molto stanco. Sto lavorando su un prototipo, una cosa complessa il giusto, che mi porterà via del tempo. Spero di finirla prima che sia il mio tempo. Eppure la notte sogno le sei ore che passano, la paratia che non si apre, il Collega che si lecca le labbra.

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