K._e che cosa ne pensi invece di bere qualcosa in un posto sui 20° centigradi, luce azzurra, poster di film di nicchia e band Indie sui muri, cameriera indonesiana e cane guatemalteco?
£._Schifo.
K._Sei così negativo, tu. Non ti godi le cose buone della vita. Sigaretta?
£._Si, grazie.
K._Dicevo: L'essenziale è essere rilassati, sciogliersi un po'. Cosa combini adesso?
£._Un racconto sulla nascita e sviluppo del concetto di sindrome. Ha molto a che fare con l'ottica, ma si occupa seriamente in maniera quasi del tutto inconscia di stabilire un confine fra la coesione di pulsioni e l'effettiva natura illusoria del concetto di Ego.
K._Beh, sembra interessante. Inconscia?
£._Si. Provo questo desiderio spasmodico di costruire un sottolinguaggio, attraverso l'uso deviante. (Potremmo dire dhukka, essere fuori asse, il Dolore.) di parole dai potenti connotati simbolici. Far vedere i fili, e ristrutturare l'approccio verbale assolutamente inadatto. Disinnescare il Discorso, capisci? Mostrare, non Spiegare. In pratica l'idea è che tutta la comunicazione è riducibile ai meccanismi dell'ipnosi.
La reale differenza fra la Narrazione e la Descrizione: La seconda è dominata dal tentativo di affermare/affermarsi dell'autore, che diventa costruzione di Opinioni Condivise sul mondo l'universo e tutto quanto. La prima scorre più a fondo, mette alla prova le reazioni carsiche dell'uomo che ascolta, proiettandolo, espandendolo.
Da ciò il progetto di indurre il soggetto a osservare se stesso sotto l'effetto della comunicazione. Narrazione Conscious, forse. O forse solo girare i fondali del teatro.
K._Puttanate. Come puoi ristrutturare il Discorso se stai di fatto parlando? E' un ragionamento circolare che non porta da nessuna parte. L'unico risultato dell'avant garde è stato polverizzare il significato e tagliuzzarlo. Il contratto è già fuori discussione nel momento in cui tocchi la tastiera del toshiba. Addirittura, forse è già firmato quando impari a dare un nome alle cose, e bada bene, è molto prima che cominci la manipolazione. E poi finiresti per scrivere haiku, e non sei abbastanza nudo per rivelarti in undici sillabe.
£._Touchè.
K._E come la mettiamo col concetto di Ego?
£._Beh, il discorso è sempre quello di smascherare la putredine di un mucchio semiarticolato e coeso di pulsioni base, una sofisticazione cosciente sopravvalutata, e l'idea socialmente costruita di Responsabilità, quella filosoficamente propagandata di Natura Umana, nonchè Carattere Individuale.
K._E cosa resta? Pulviscolo? Cioè, io non esisto, tu non esisti, questo discorso è solo suono, nulla è esprimibile, e Vaffanculo? Tutto quì?
£._Più o meno.
K._Roba superata.
£._Che ne pensi di una partita a Go in un immenso postribolo minimale ricavato da un hangar e musica sintetica?
K._Schifo.
26.3.10
22.3.10
Way to go
Dopo duemilatrecentoventitre chilometri e ventitrè metri, M'o fu stanco.
Ininterrottamente aveva camminato per giorni, con il pensiero nelle scarpe e il respiro lento, lasciandosi passare attraverso lo spazio come un ombra.
Poi si stancò, e rimase un momento immobile.
Guardandosi intorno, sorpreso d'essersi fermato.
Si sedette su una panchina, accavallò le gambe contenute nei jeans lisi e impolverati. Poi, per lunga abitudine, non fece niente, limitandosi ad esistere seduto.
"La condizione di precarietà del movimento è insopprimibile ed immediata: Il mondo perde i suoi diritti sugli animali che rifiutano una tana. Non può catturarli nelle sue maglie lentissime, non può imputargli assuefazioni o dipendenze.
E' il rito dell'automutilazione narrativa che possiede l'esistenza senza storia del nomade postmoderno.
E' il passaggio del profeta nel mondo nullificato dalla sua imposta fugacità: La prospettiva radicale del disequilibrio come Condizione D'esistenza, Vincolo Creativo, Cine-Satori."
Così diceva una scimmia umanoide vestita di vigogna accoccolata anch'essa su una panchina, per coincidenza la stessa, nel momento in cui M'o venne a sedervisi. Scandiva le parole meccanicamente, aspirando a tratti lunghe boccate, che avevano lo stravagante effetto di sottolineature fuori posto.
M'o ascoltò, e poi rispose.
La scimmia sembrò stupita, frugò brutalmente le pagine di un libro, e lesse cerimoniosa:
"Lo spazio comunemente inteso possiede tre dimensioni".
M'o non stava ascoltando, disegnò nell'aria un piccolo circolo con un dito, e indicò se stesso, poi la scimmia.
Digrignando i denti di nobile sdegno, essa citò a memoria:
"sto sognando ti vedo sovrapposta indefinitamente a te stessa
sei seduta sull'alto sgabello di corallo
davanti al tuo specchio sempre al suo primo quarto"
La violenza rettile di cui parli è necessaria alla Sintesi successiva. Non c'è coraggio nell'affogare in un mare troppo aperto. Non si può intendersi senza tradire se stessi sempre più profondamente, ma la Natura Umana lo impone, e l'Amore.
Per un po' stettero così immobili, seduti.
Immobili.
Seduti.
Poi M'o si alzò dalla panchina, si portò in mezzo alla strada e cominciò a camminare.
Per lunga abitudine, non fece più nient'altro.
Ininterrottamente aveva camminato per giorni, con il pensiero nelle scarpe e il respiro lento, lasciandosi passare attraverso lo spazio come un ombra.
Poi si stancò, e rimase un momento immobile.
Guardandosi intorno, sorpreso d'essersi fermato.
Si sedette su una panchina, accavallò le gambe contenute nei jeans lisi e impolverati. Poi, per lunga abitudine, non fece niente, limitandosi ad esistere seduto.
"La condizione di precarietà del movimento è insopprimibile ed immediata: Il mondo perde i suoi diritti sugli animali che rifiutano una tana. Non può catturarli nelle sue maglie lentissime, non può imputargli assuefazioni o dipendenze.
E' il rito dell'automutilazione narrativa che possiede l'esistenza senza storia del nomade postmoderno.
E' il passaggio del profeta nel mondo nullificato dalla sua imposta fugacità: La prospettiva radicale del disequilibrio come Condizione D'esistenza, Vincolo Creativo, Cine-Satori."
Così diceva una scimmia umanoide vestita di vigogna accoccolata anch'essa su una panchina, per coincidenza la stessa, nel momento in cui M'o venne a sedervisi. Scandiva le parole meccanicamente, aspirando a tratti lunghe boccate, che avevano lo stravagante effetto di sottolineature fuori posto.
M'o ascoltò, e poi rispose.
La scimmia sembrò stupita, frugò brutalmente le pagine di un libro, e lesse cerimoniosa:
"Lo spazio comunemente inteso possiede tre dimensioni".
M'o non stava ascoltando, disegnò nell'aria un piccolo circolo con un dito, e indicò se stesso, poi la scimmia.
Digrignando i denti di nobile sdegno, essa citò a memoria:
"sto sognando ti vedo sovrapposta indefinitamente a te stessa
sei seduta sull'alto sgabello di corallo
davanti al tuo specchio sempre al suo primo quarto"
La violenza rettile di cui parli è necessaria alla Sintesi successiva. Non c'è coraggio nell'affogare in un mare troppo aperto. Non si può intendersi senza tradire se stessi sempre più profondamente, ma la Natura Umana lo impone, e l'Amore.
Per un po' stettero così immobili, seduti.
Immobili.
Seduti.
Poi M'o si alzò dalla panchina, si portò in mezzo alla strada e cominciò a camminare.
Per lunga abitudine, non fece più nient'altro.
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