26.7.23

Chi non muore

" Ere paranoiche."

Ieri ho visto volteggiare l'ipocrisia vestita di bianco, e ho sbavato di fronte alla debolezza, all'inettitudine.
Non ho fatto nulla di male
Ma nemmeno ho fatto nulla
Perché siete voi, quello di cui parlate
Il male e il peggio.

Che ti serve? Che ti prende?
Non sei mai stato un tizio tenero
eppure adesso,  adesso lo sei
o forse lo sei stato sempre
e sempre sei stato solo

Che esprimersi faccia bene: bene a chi?
Come se fossimo larghe vesciche di sentimento da spremere fuori, come pus
Come se fossimo ancora vivi.

Io non mi sento, non mi sento più le gambe, e ti amo sempre più.
Perchè mi fai male
E se sto male vuol dire
Se sto male vuol dire
che sono valido
Se sto male vuol dire
Che posso ricevere amore
Nella cultura lurida della compassione

30.12.19

caro diario

Caro diario, se ci fosse un futuro sarebbe nero, viola e affilato come un rasoio siberiano.
Caro diario, se ci fosse giustizia a questo punto avresti già trasceso il rango di memoriale, saresti diventato da tempo mio amico e confidente, potente Grimoire, dotato di vita voce e volontà.
La mia vita storta, arrotolata intorno alle parole che contieni, grida vendetta, grida perdono, e delle sue grida raccogli il licore, l'estratto. La mia vita, ampia e vibrante, si annoda intorno ai tuoi paradossi sgrammaticati, si raccoglie intorno alle tue segrete radici, e stende lunghe sinapsi nevrotiche, gonfiandosi e sgonfiandosi come una vela antica, piena di un vento eterno.

Che cosa ho raccontato? Che cosa ho suggerito? Le mie parole agiranno in profondità, senza essere lette. Le vedrai emergere in un fremito, appena prima dell'alba, un velato sommovimento dell'aria. Farsi carne. Farsi osso. Farsi insulto e bestemmia, farsi male.
Non curarti, tu, lasciati piuttosto morire.
Non correggerti, piuttosto accellera.
Accetta l'inerzia come maestro, e sarai presto ciò che meriti essere.

La libertà è affare difficile, e non una condizione semplice. Dono derisorio del distratto Dio, impossibile da contenere, impossibile da rifiutare. La felicità è un lampo segreto della presenza, o un'illusione, e mai che si possa discernere, se non nell'istante della dottrina (al quale il discernimento stesso mette fine).

Doppi vincoli tutto intorno. Uscire con cautela e movimenti minimi. Tagliarsi, se serve. Mutilare il necessario. Senza paura. Presto anche il resto sarà morto.

13.3.18

Niente da vedere

Un po' perché mi fa schifo passare le giornate a guardare il muro, un po' perché mi piace lo schifo, un po' perché odio il piacere, un po' perché l'odio mi annoia, alla fine mi annoio a guardare il muro tutto il giorno

Io non volevo dirti "vattene", però l'ho fatto. Dovevo forse fermarmi a considerare il fatto che avresti anche potuto farlo, come poi hai fatto, ma invece... cosa mi aspettavo, chiedi? No, appunto, perché non mi chiedi nulla.

Tutto questo rigore, tutta questa volontà. Come potevamo aspettarci un raggiungimento simile?
Non era facile, eh, con tutti quegli scivolamenti, e reflussi, con tutto quel farsi e sfarsi, e quelle rotazioni arbitrarie su assi immaginari.
Ho cercato di disegnare uno schema dei nostri rapporti: raggiunta la complessità-limite è diventato vivo, e dopo una distratta esplorazione della stanza si è suicidato lanciandosi dal balcone.
Il mio problema? Il mio problema a dirla tutta è l'incompletezza di Gödel, che poi non è che sia proprio mio, ma diciamo che ci tengo
Sono vuoto, amici. Vuoto, vuoto!
Felice come un lieto sasso sulle rive di Mon, ma dopo una certa ora mi sale la smania, e allora vorrei masticare ancora carne e sangue, o almeno un po' di pelle e qualche cartilagine.
E tu? Non ti si vede più tanto in giro da quando ti ho giurato che ti avrei ucciso se ti avessi rivisto in giro.
La cosa mi sorprende: non mi aspettavo, in fondo, che mi prendessi sul serio.

Erano colpi in aria, ecco.
Avvertimenti.
Poi, ovviamente, avremmo fatto la pace.

No?

24.9.17

Cluster Bomb Yoga

La giovane teppista pensava di essere una rivoluzionaria, ma la sua immagine sulla copertina del giornale produsse comunque più di una erezione. L'uomo saggio sperava di sollevare l'umanità dal dolore, non fosse che di qualche millimetro, ma le sue parole raccolte e compendiate in un volume rilegato valsero comunque un premio letterario al giornalista di grido.

"Non è una cosa nuova, né una cosa vecchia. Quanto ci resta sul pianeta, prima che il venticello radioattivo venga a sollevare l'inferno? Sei mai stato in una gabbia? Quante ne hai costruite?"

Qualche volta mi viene voglia di impartire lezioni. Di conquistare la cattedra col coltello fra i denti, e vomitare verità incontrovertibili. Ma poi mi immagino invecchiare, avvinghiato alla cattedra, e una coppia di amanti in ultima fila che si accarezzano di nascosto invece di ascoltarmi, e allora realizzo che chi crede alle sue proprie parole non è che un alienato del cazzo, e in nessun caso andrebbe ascoltato.

Non ce l'ho un discorso coerente, e nemmeno una critica acida a sufficienza da sciogliere definitivamente la regola del senso. Mi aggiro con le tasche vuote e sorrido spesso, ma tu non credermi mai quando ti dico che le cose si aggiusteranno. Intendo dire che le cose si aggiusteranno liberandosi di noi in un modo o nell'altro. Come va? Tutto bene. Ma né io né te siamo tutto, e alla fine saremo distrutti, e ciò sarà davvero bene forse.

Sembra che da tempo la disperazione non sia più un'opzione dignitosa. Ma vedi come il mio linguaggio mi scappa da sotto la lingua e tradisce: da tempo anche la dignità è un'opzione ridicola. Ti ostini a ragionare in termini di "divertimento", "creatività", "passione", "determinazione"? Fai pure, fai pure. La mia frustrazione è un problema mio, ma solo se provo a fare qualcosa.

Lo so che sembra un discorso nichilista, lo so. Ma non è un discorso, purtroppo, perché non va da nessuna parte. Il nulla è stagnante, e non c'è niente di più sciocco di un essere umano che postula trionfalmente l'era finale dell'umanità.

"E la politica? La politica è una bomba nella metropolitana o una mazzetta all'assessore, ed esattamente nulla nel mezzo.
E il desiderio? Il desiderio è ciò che manca, e ciò che manca è il potere. Hai voglia a stuprare donne, uomini e lontre. Nulla sei, nulla resti.
E la gioia? La gioia, stante ciò che sta, è una questione di quanto ti droghi.
E la verità? Orribile.
E la bellezza? Finta."

E allora?
Allora domani ti svegli e vai al lavoro, o a studiare, o a pulire la bava di tuo padre in coma, o accarezzi il corpo che hai fottuto la sera prima, o ti inginocchi e ti sforzi di immaginare la barba di dio, o apri facebook e leggi un'invettiva a caso che esorcizza col sarcasmo una qualunque scelta etica. Magari ti innamori, e magari te ne vergogni pure.
E poi arriva il pomeriggio, e poi la sera.
E poi ti addormenti, forse su un treno che va a Zurigo e forse in un appartamento condiviso con tre fuorisede a Pavia e forse fra due cartoni davanti alla stazione di Firenze, e forse non dormi affatto, e apri una bottiglia dopo l'altra di champagne costoso fra culi lucidi e sguardi opachi, e ridi forte spiegando il tuo dolore segreto con una metafora calcistica.

E sei un essere umano, e gli occhi con i quali leggi queste parole un giorno si seccheranno e le dita che muovi sullo schermo o sulla tastiera smetteranno di muoversi e allora forse farai i conti, ma saranno sbagliati.

(Ad ogni modo, non preoccuparti. Con ogni probabilità, tutto questo sbattersi farà una qualche differenza minima, nell'ordine generale delle cose. Ma minima, appena appena percettibile, solo se sai cosa stai cercando. E nessuno cercherà.)

28.8.17

Know the Ledge

Ti amo ma sono in ritardo
Non ho saputo prima quello che so adesso
E adesso che so non ricordo più cosa provavo.

Il soggetto è un'illusione fragile. Per preservarla, ogni brandello refrattario all'integrazione informativa va represso, conservato in un bunker a tenuta stagna da qualche parte.

La necessità del soggetto non ha a che fare con la cognizione individuale, ma con l'integrazione sociale. Nella società esistono gli individui, nel cranio il caos. Il filtro che trasforma il caos in individuo, il fattore molti-a-uno, è il micco interiore, che freud chiama super-io, che l'uomo da millenni chiama la "persona", o "maschera".

L'idea che molte e diverse sintesi del molteplice innumerabile caotico che è la sostanza di ogni cosa - fuoco di eterna fiamma, miliardi di interazioni neuronali, flussi scatenati sul corpo senza organi - siano possibili, è ovunque. La ripetizione incessante fa parte dell'apparato che ne previene la realizzazione.

Ti fermi a contemplarla con un senso di liberazione: lo stesso senso di liberazione che provi quando un personaggio animato sullo schermo rivela la sua natura costruita sciogliendosi in un diorama psichedelico. Pensi di godere dei colori, di ciò che è, e invece l'unico godimento è l'assenza delle catene che non riconosci più come tali. Ecco come può il godimento apparire puro, slegato dall'essere e dal non essere, dato primario.

Che ogni senso di emancipazione - ogni gioia - non sia interrogabile, appaia e scompaia come fatto bruto, è un assioma del sistema del godimento intercambiabile, del Consumo Assoluto. L'idea è che Tu Stesso Sei al di quà e al di là del godimento, e vuoi solo discioglierti in esso. Eppure, per raggiungere lo stato in cui Tu Sei Reale (realizzato) devi appunto domare la realtà che sfugge in ogni istante al soggettivo e se la batte da ogni buco.

Ciò che sogni va realizzato: l'ideologia si smaschera da se, dal momento che la sua unica funzione è prevenire la soglia del proprio rovesciamento. L'affermazione del Sogno (americano, occidentale, indocinese, poco importa) ha un contenuto assai meno motivante e zuccheroso: ogni realtà è solo illusoria.

Vanity Fair: lapsus continui rivelano l'inconscio. Ecco il trucco! Dichiarare il vero, dal momento che il vero vibra alle giuste frequenze, confidando nella sua indistinguibilità dal falso. A che pro, parlare di vero e di falso? Non è forse ogni verità traumatica, ogni falsità consolatoria? E alla luce del Vero Godimento Generalizzato, il sogno non è forse l'unico obiettivo valido? A condizione che esso sia vero.

Non devi preoccuparti: se la questione politica si è spostata sul terreno dell'ontologia, ormai non puoi più riprenderla. Solo le avanguardie del pensiero possono disperarsi, il resto ha perso ogni possibilità di orizzonte logico.
Ogni cosa che ti è permesso pensare è già marcia.

Esiste un sapere del bordo, che è impossibile da ottenere o ricordare altrimenti. L'integrazione informativa è solo una assiomatizzazione generalizzate del teorema figura-sfondo. Tu non esisti, e nulla IN TE pensa. Che cosa significa questo, dal punto di vista concreto? Nulla.

E allora?
Allora basta.
Perché dovresti parlare o tacere? Perché dovresti astenerti o agire? Non fa assolutamente nessuna differenza, dal momento che non vi è differenza rilevante se tutto ciò che è, è, e viceversa.
Allora per quale motivo dovresti scriverne?
Per abitudine.

Non cercare la verità se non sai resisterle.
Ma cosa può resistere alla verità?
La resistenza alla verità è il falso.
Come lo è l'IO.
L'eliminazione dell'IO è necessaria dal momento che la verità dell'IO è una menzogna.
E implica che la menzogna esiste indipendentemente dall'IO che la pronuncia: oppure che la menzogna produce sempre un IO. E l'IO è esattamente lo scarto fra verità e linguaggio.

Se stai ancora leggendo queste righe, ti chiedo scusa.
Io non ce l'ho un piano per salvarci tutti
né uno per salvare me stesso.
Non voglio vendere nulla
Né essere felice.
La maggior parte del tempo spero di avere torto
E lotto perché non se ne accorga nessuno. Lotto per avere ragione. Perché non esiste ragione né torto. Ma non voglio farvelo pesare.

E allora? Non esiste merito né ricompensa. La vita e la morte, il moto e la quiete sono identici. Il bene e il male, l'uguale e il diverso, sono indistinguibili.
Per quale motivo dovresti preoccupartene?
Per quale motivo sedersi in Zazen?

Invidia lo scarafaggio, che cresce pasciuto nel residuo radioattivo, e non si preoccupa della sua progenie con due teste.
Ciò che è, è.
E viceversa.

7.8.17

ferie

Vano e semplice, liscio coagulo di niente. Amato come ferita, come buco, come assenza amato male amato troppo. Felice di nulla, di nulla, Corsa interrotta nel buio e poi paura e poi dolore. Giornata spenta è sempre uguale ore trafitte occhi sbarrati. Vita sprecata. Sangue dolente. Misura colma.

Cosa più? Cosa meno? Non umano non saggio non vuoto. Solo rabbia. Rabbia isolata e chiusa e serrata e ingoiata e risputata e bile. Nemmeno le parole più mie. Disciplina mortifera, orgoglio mortifero, ferite del senso deliberato e interrotto. Uccidere tutti per poter fuggire.

Ecco

2.3.16

Tutto quanto è un enorme, colossale scherzo, una sghignazzata felice in faccia alla sorte, no?
E dunque, perché mi sento così stanco?




23.2.16

R.I.P.

Non che ci stesse poi tanto con la testa, ultimamente, il nostro vecchio doc. Legba.
Fortuna che quello nuovo, Difaul il Novellino, l'inconsapevole e meccanico vecchietto giocoso, il sottile portatore di pace, gli ha aperto la testa in due come una noce.
Non è stata una fine rapida, e nemmeno una priva di dolore.
Quantomeno, lo scandalo dello stillicidio è stato evitato (beh, insomma, in parte).

Quello che resta è sgomberare i rimasugli, riconsiderare attentamente la faccenda dei sacraenti e fare le valigie.
Poi, direi, si parte.

17.2.16

Col tempo si scivola e si passa la mano: quasi ho le lagrime ricordando gli inizi. Dovrò, prima o poi, cercare di smettere, per il fatto che non è sano rimanerseve fissi su uno scorrere che non è mai iniziato. Questo, le iene intorno lo chiamano: accettare la realtà.
Io sono un sottoprodotto dell'alienazione, un esperimento inconsapevole di nessuno in particolare, con risultati tuttavia sorprendenti.
L'intelligenza non premia. L'intelligenza uccide.

Sai cosa mi porta? Niente. Sono venuto da solo. Un impostore, l'ennesimo, in una realtà insieme torrida e incomprensibile, affamata di evento ma nutrita di semplici interazioni ripetute fino allo schifo.
Quale delle mie teorie ho dimenticato? Nessuna. Eccoci nel cuore della questione, che non ha nulla a che fare con il pensiero, e tutto a che vedere con il coraggio.
Riuscirai a staccarti dalle cose? A vivere come vive chi ha compiuto il passo? Cosa ti aiuterà?
Ecco che di nuovo sono per me stesso un "tu". Ecco che riprendo le mie distanze di sicurezza.
Ma non c'è scampo, non c'è gloria. Non c'è rivoluzione. Non c'è niente, nemmeno a diventare doppi o tripli per avere finalmente qualcuno con cui parlarne.
La narrazione non è reale. Solo un frammento rimasticato di quella roba che non puoi consumare pura, tagliata con luci e metri quadri di pelle profumata di esemplari umani altamente selezionati.
"Ti amo John" "Muuuh"
E tu che non mangi carne non sospetti nemmeno la crudeltà di una simile estrazione e consumo dell'immaginario. Cosa dire di me? Io sarei pazzo, fossi serio. Sarei morto, fossi coerente.

Spero che capiate che non è colpa mia, che sarete in grado di perdonare.

19.11.15

Daccapo

E allora daccapo
Fottuti zombies
daccapo

Puzza di morto esala dal sottoscala
vai tu?
Vado io
Come al solito
La mancanza di un punto fisso non è un effetto dell'ubriachezza
Sogni luridi
Speranze disilluse

Evitare la svolta paranoica
(Fottuti Zombies)

Chi ti manda?
Chi mi manda?
Non hai almeno un po' paura?
Inshallah
Farsi le canne sul divano, da anni
Non essere mai caduti.

Fetore. Morti nel seminterrato?
Non saprei.
Non dovevi andare tu?
Che cosa ti aspettavi succedesse, di preciso?

Per me hai sbagliato data.
Sei arrivato ad esplosione compiuta
Sei arrivato che il futuro era appena ripartito
Come sempre
Come sembra

Io non mi ricordo un cazzo
Non odio niente
Ma nemmeno mi piace niente
Sono annoiato. Un corpo pesante, annoiato
Una brutta giornata? O solo il ghigno malefico di una brutta bestia
Mai uccisa
Che cova
Sempre
Sotto
Pelle

Morti nel sottoscala
Lasciali calcificare
Resteranno solo ossa
E generazione dopo generazione
Anche i vermi si estingueranno

L'importante è non ricordare
Fare come se
Come se non

Eppure
Questo miasma
Questa roba
Fa arricciare i capelli, fa irrancidire il cibo
Non si riesce
Più a mangiare
Più a dormire
Nugoli di mosche

Eppure
Non sarebbe bastato
Scendere, ripulire tutto
Come se la morte fosse contagiosa
E non ereditaria.

Ma no
Invece.
Io sarei dovuto andare
E invece eccomi
Daccapo.

Ehi, tu
Cos'è questo odore?
Quale odore?
Questo
Io non lo sento
Ho imparato
A fare
Come se
Come senza
Mangiare e dormire
Ed essere educato

Anche se mi sento solo
Non verrò a cercarti
Da dove viene la puzza?
Anche tu sei morto?
Cosa hai visto?

Torna, per favore.
Non si riesce più
A respirare.

15.11.15

500

Ci avresti creduto? Questo è il post numero 500.
Col tempo, questa pagina nera e lunga e lurida e lucida non si è evoluta. si è slungata, protrusa, distesa, come la bava densa di un invertebrato.
Il mio invertebrato, la roba che si nasconde sotto tutto questo articolare.

All'inizio, il senso, questo lucore brutale che si spande dai corpi complessi, era: io esisto
Io, piccolo e allungato, giovane impudente, esisto.
Si! Proprio io!
Ed ero, lì dov'ero, lì dove sono tutt'ora, tutto preso a scavarmi un buco
come serpente dello splendore, intento ad abitare il mio buco mitico.
La resistenza, la guerriglia estetica (che è prosecuzione di se stessa, con altri mezzi), e la capillarità.
Ignaro, monade folle, rifacevo i passi e le mosse della Storia
Il postmoderno, la subcultura, sobbollite nel mio calderone
ed eccoci, presi in mezzo, a fare esperimenti
Rigurgito di corpi complessi!
Radice di filosofia!
Estasi del primo cielo!

Ecco, dov'ero. E nella bava, prendendone ora una manciata, lasciando colare, vedo il riflesso di una adolescenza comune, eppure costellata, sforacchiata di splendori (e poi, purtroppo, il rifiuto, la malattia, il bruttume, e tutta quella scuola del dolore che avrebbe forse fruttato, con un po' più di attenzione, con più nerbo)

E poi, passando la mano, passando i minuti e gli anni, le trasformazioni, e il senso (buio acido senso dell'esistere, comune polveroso senso dell'esistere) trasformarsi.
L'Università! L'esodo! L'altrove!
Attese, ricostruzioni, montaggi. Il mito infantile-adolescenziale affacciarsi (resistente! Ah, molto più che in altri, resistente. Eccolo, non spezzato, agitarsi ancora, appena che io vi presti ascolto, nella gabbia del petto) alla straniante libertà.
E allora? Allora emerge il concreto, il sogno che si fa segno. La natura germinale che cade a vite, si inscrive. Eccolo, il tempo dell'essere, del significare!
Imparare le architetture, le complicazioni. Dare la stura alle ansie eroiche tenute a freno. Consumare i personaggi, vedere il fondo!
(E l'affetto, di cui vergognarsi, unico vero campo di fallimento incontrastato, rovescio della medaglia. Mai stato bravo, a voler bene, dicono del povero vecchio L.)

Legba, dei crocicchi, smettendo di funzionare sbuffa fuori gli inizi dell'avventuriero impalpabile DiFaul. E poi ancora, e ancora: la reclusione gaelica, le frange dell'impotenza.
La Grande Città!
Come funziona? Un'unica aggiunta seria è da farsi all'ormai decennale dottrina della FAS

L'intuizione estetica è la forma germinale
La costruzione teorica è la sua dimensione ossificata
Infine, il tutto è polverizzato nel Reale

Muoversi fra l'estasi, la teoria e il reale è la circolazione simbolica del saggio.
Dove trovare i materiali da consumare? Un vecchio verme come me non risponde, non ripete, non prosegue. Se ne sta fermo, impossibilitato a divorarsi.

17.10.15

Nervi e tendini

In una mattina qualunque, mi sveglio per toccare il vuoto.
Torco muscoli e vertebre, torco nervi e tendini.

La realtà è un inganno, un inganno spesso e denso e gustoso.
La quadruplice verità si estende dal Blocco del Dolore, fantasma zannuto.

Il mio tabulario schizoide non è scritto con l'inchiostro. Esiste tutto intero fra la tempia destra e quella sinistra.
In fondo i miracoli non sono nulla di che.

Ecco il mio maestro di dissociazioni, statua d'osso, sussurro nel buio.
Ecco la bestia che abita il mio vetre, enorme batrace tossico.

In una mattina qualunque, mi sveglio per toccare il vuoto.
Torco muscoli e vertebre, torco nervi e tendini.

19.6.15

mulambento

Salve! Salve! Salve!

Il mio nome è: "mulino a vento". Piacere di avervi incontrato.
Dove andate, in un giorno tanto splendido?

Inseguire tracce, progettare macchine dai più svariati utilizzi. Farsi giocare dal paradosso splendido dell'esistenza fino a smarrire il filo della propria determinazione.
Restare immobili, con i piedi a mollo nella quiete melmosa della volontà, al riparo dalle correnti crudeli, in una insenatura.
Quale gusto, quale febbre vi trascina?

Io ascolto il vento e macino i frutti della terra. Accolgo il moto volatile, e raschio e sbriciolo con la pesantezza della pietra. Combattermi è inutile. Il mio nome è: mulino a vento. Sono solido e ben piantato.

Che il vostro moto possa un giorno imitare il mio, e fare cibo della rincorsa infinita
con i moti del cielo.

8.4.15

Tersite rollin' high

Giù la testa, pietose scimmie! urla il sadico bhikku roteando il bastone del risveglio, e c'è nella sua voce una tremenda sfumatura di isteria.
Luridi come la notte alcolica, i miei fratelli di sangue rincorrono desideri inconfessabili, si rovesciano come calzini nello splendore, e comprendono attraverso le dimensioni estatiche della dipendenza che è possibile riversare il corpo nella mente, e la mente nel corpo senza residui

Tutto quello che accade, accade: noi siamo il bhikku che urla, oppure le scimmie, digrignare selvaggio di denti sulle tracce della salvezza.
Amboimodi, non troveremo che cenere dove un tempo ruggiva il fuoco sulla vetta del monte.

Cosa pensi quando ti crogioli nella tua propria delusione, quando assapori il dolore tiepido del fallimento? Agli amici che anni fa si lustravano il cranio a vicenda, elaborando sogni di gloria sui cadaveri di poveri esseri umani diventati loro malgrado divinità?

Non tutto è perduto. Cosa c'è da capire?
Divora il mondo, avanti. Sii potente e meraviglioso. Trasformati, sii splendida e terribile, forza.
Io sarò lì, seduto sul punte a far dondolare i piedi sull'abisso, quando il trionfale corteo dell'Essere Umano passerà per l'ennesima volta, accompagnando la sua propria distruzione al canto.

E quando il bhikku, inutile perverso bhikku sulla cima del monte, in ginocchio sulla cenere avrà spezzato il suo bastone vedrai cadere l'ultima delle mie menzogne, e libero e felice andarsene un bipede mercuriale, un messaggero di sventura, finalmente assolto e salvato.

Legba. Ridicole rimembranze di un'età che non c'è mai stata