Caro diario, se ci fosse un futuro sarebbe nero, viola e affilato come un rasoio siberiano.
Caro diario, se ci fosse giustizia a questo punto avresti già trasceso il rango di memoriale, saresti diventato da tempo mio amico e confidente, potente Grimoire, dotato di vita voce e volontà.
La mia vita storta, arrotolata intorno alle parole che contieni, grida vendetta, grida perdono, e delle sue grida raccogli il licore, l'estratto. La mia vita, ampia e vibrante, si annoda intorno ai tuoi paradossi sgrammaticati, si raccoglie intorno alle tue segrete radici, e stende lunghe sinapsi nevrotiche, gonfiandosi e sgonfiandosi come una vela antica, piena di un vento eterno.
Che cosa ho raccontato? Che cosa ho suggerito? Le mie parole agiranno in profondità, senza essere lette. Le vedrai emergere in un fremito, appena prima dell'alba, un velato sommovimento dell'aria. Farsi carne. Farsi osso. Farsi insulto e bestemmia, farsi male.
Non curarti, tu, lasciati piuttosto morire.
Non correggerti, piuttosto accellera.
Accetta l'inerzia come maestro, e sarai presto ciò che meriti essere.
La libertà è affare difficile, e non una condizione semplice. Dono derisorio del distratto Dio, impossibile da contenere, impossibile da rifiutare. La felicità è un lampo segreto della presenza, o un'illusione, e mai che si possa discernere, se non nell'istante della dottrina (al quale il discernimento stesso mette fine).
Doppi vincoli tutto intorno. Uscire con cautela e movimenti minimi. Tagliarsi, se serve. Mutilare il necessario. Senza paura. Presto anche il resto sarà morto.
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