28.9.08

ci sono canti che non si dimenticano

bah.
Sai, la leggerezza? Beh, la leggerezza la si suda.
Sai, il coraggio? Il coraggio esce col sangue.
Sai, la disinvoltura? Tutte lagrime.

in questo momento, il vostro bhikku coperto di amuleti magici, con i suoi occhi di vetro freddo ed i nervi sbucciati dall'odio nevrotico in cui passa le giornate, ha poca voglia di tenere comizi, raccontare storie, inventare immagini.
Oggi, soprattutto, Legba il vecchio, Legba il tisico, fa domande e si sfoga.

Certo, gli sfoghi sono letterariamente una forma degradata di composizione, ma, in sostanza, chissenefrega.

QUalcuno di voi sa di cosa sto parlando?
Ritorno al discorso dell'anima da pezzenti.
(Alle persone piaci se sorridi, se ti sforzi di sembrare te stesso, se sei semplice così che possano sentirsi intelligenti, se sei bello ma non troppo più di loro, se parli schiettamente, ma con ammirazione.)
Ritorno al discorso del fallimento che ho dentro le ossa.
(Alle persone non piaci quando parli complicato, quando le correggi, quando hai ragione, quando le umilii, quando si sentono in soggezione, quando sei così brutto e misero da metterle a disagio)


Ma ci sono canti che non si possono dimenticare.
E finchè il Bhikku avrà voce, finchè gli resterà fiato, e l'eco a rispondere, si strapperà il petto intonando ballate.


"Le persone non esistono"
Legba

26.9.08

U.l.t.

C'è chi è convinto che io sia uno psicopatico.
O un violento, ad esempio.
Un violento creativo, forse, oppure uno psicopatico artistico.
Ma pur sempre uno psicopatico violento, ancora lurido, fango sannitico e ribellione.

Per altri, sono un millantatore.
Sorta di stortura umana, ego sovrasviluppato con dipinte su nuvole azzurre.
un millantatore dalla parlantina sciolta, un bravo pubblicitario.
Ma sempre un millantatore, che affitta al mondo castelli di carte senza preoccuparsi dell'abitabilità.

Per qualcuno, sono un fannullone disprezzabile.
Un cazzaro irrimediabile, un codardo, un coglione.

Forse qualcuno mi stima, anche.
Ma non del tutto, non del tutto.
"è simpatico, ma non troppo intelligente" - "è bravo, ma non si applica" - "sa raccontare, ma ha troppa spocchia"
Forse qualcuno mi stima, anche.
Ma non troppo, non troppo.


E per me? E per me nessuno, nessuno...

22.9.08

Chagal reloaded

centocinquanta metri di buco nell'aria dritto come il destino, e creste concentriche d'impatto.

Oppure, giardini in piena luce, odore di mollezza esageratamente dolce, come un fiore che marcisce.

Oppure, tintinnare di piatti, candele rosse, tele olandesi profonde e crudeli che occhieggiano dalle pareti.

Il problema non si pone da se, e comunque ci vogliono anni a capire che è solo un' idea bizzarra passata sottomano nel primo discorso del primo veggente e mai distrutta.
Originale come il peccato, trasmessa nel sangue di madre in figlia.

A riderne ti si spaccano i denti, ti trema la voce, e i tendini schioccano come corde del violino in cui sia entrato un sorcio.

cioè... stavo pensando... inizio con tre immagini istantanee, montate senza filo apparente, che nella mia mente stendono le loro connessioni attraverso Forsyth ed il suo personaggio, il posto dove ho passato l'ultima notte di sonno ed i sogni che ho fatto appena prima di svegliarmi.
Poi, creata questa atmosfera un po' rarefatta e sospesa, parlo dell'Errore fondamentale senza nominarlo, dando per scontato l'enunciato... Come quando nei sutra è scritto "Ed un raggio di luce illuminò tremila campi ad oriente", e non significa nulla... ma proprio per questo è geniale, perchè non c'è modo di descrivere l'illuminazione se non attraverso la fenomenologia poetica dell'illuminato. In parole povere, certe rivelazioni, capisci, non possono essere raccontate "da dentro" perchè "dentro" sono scomparse le parole necessarie a dire il mondo, non servono più, tutto è ed è incommensurabile, incorruttibile, eterno al di là del racconto. E proprio questo è il punto fondamentale dell'illuminazione.
Infine, mi ripeto, con parole che ancora una volta mettono in guardia.
Capisci? Se guardi Dio diventi cenere, o ti esplodono gli occhi. Se guardando la vita e la morte, l'angoscia e lo stupore, RIDI, devi avere la forza di spazzare via le tue stesse radici, ciò che ha mosso e muove i passi nello spirito di chi ti sta a cuore. E devi farlo senza boria, senza ribellione, senza allegria. Devi strappare da te ciò che hai di più caro, e morire un poco per volta.
Stirner direbbe che dopo la critica radicale resta l'individuo, padrone di se assolutamente e libero, non più condizionato, io dico che se nulla ti possiede, se nulla sei pronto a difendere scompari, non possiedi più nulla.
Devi quindi essere mortalmente triste, quando ti avvicini alla salvezza. Devi rinunciare al raccontare, all'amore, alla scelta, vederne la nullità, e ridere di un riso che nessun mortale può osare senza snaturarsi.


[mi sono deciso a scrivere un commento a me stesso, dopo mesi e mesi di incomprensibilità, e settimane di assenza. Mi auguro serva.]


Legba. Più o Meno.

11.9.08

Relaxellence

ognuno costruisce i suoi problemi, ognuno annoda il proprio cervello in giri suoi.

Per quanto mi riguarda, ho dietro gli occhi un oceano sciabordante di nulla, tipo sfumatura azzurra sovrapposta al mondo.
Il genere di sensazione che hai quando guardi le stelle, o il silenzio in una notte d'autunno, impiantata sotto la pelle.

Per esempio:
Oggi la mia vita cambia, o forse no.
Oggi i risultati dell'esame che dirà dove e come dovrò passare i prossimi cinque anni.

E ti sembro nervoso?

10.9.08

change

Cambia il ritmo, di botto, e tu che ti muovevi sciolto d'improvviso hai i crampi e la pelle bruciata.
Cambia il tempo, e in due ore ti finiscono i giorni, come una bobina impazzita.
Cambia lo spazio, e la luce smette di muoversi in linea retta.

In fondo, però, ho ancora le mani in tasca e sorriso sotto il cappello.
Mentre vedo i palazzi creparsi e crollare in nubi di polvere impalpabile.
In fondo, però, tutto cambia per restare uguale, e l'immobilità è il vero progresso.

Così, tengo sulle carte l'unghia, e mentre pile su pile di fiches si ammucchiano al centro del tavolo, gioco come un dio impassibile, che si sputtani l'all in senza guardare le carte.