Questa mattina ho incontrato un cane. Al collo portava un cartello, e su c'era scritto "Help me. My owner killed himself".
Questa mattina il cielo era grigio, lattiginoso, enorme.
Pareva meno denso, più astratto del solito.
Vuoto.
Questa mattina un vecchietto mi ha salutato togliendosi il cappello. Sotto aveva un enorme cresta irochese, viola e verde.
E poi mi sono svegliato.
29.9.09
14.9.09
Taleswapper
Puoi provare a contarli.
Sono migliaia.
Persone, dico.
Migliaia di persone, migliaia. Individui, niente di collettivo. Giustapposti.
Giù per la gola meccanica del tube, attraverso il suo esofago piastrellato.
E sul muro, un cartello che dice: Feel Good!
E' scritto giallo su verde, con un bel punto esclamativo fiorito.
E ci passano davanti a migliaia.
Persone, intendo.
E io, che dapprima passo distratto, inghiottito e digerito dal Tube ne più ne meno, penso:
Non si può selezionare sensazioni.
Provaci, prendine uno per le spalle e scrollalo bene, un vecchietto in tweed, o un'intabarrata ragazzina islamica, magari un trentenne rampante vestito Clerk.
Prova ad ordinargli di essere felice.
Prova ad ordinarlo a te stesso.
E' come provare a respirare con le orecchie.
Inutile.
Poi, però mi fermo.
Così il tizio olivastro e stempiato mi prende dritto in mezzo alle scapole, come un illuminazione.
In realtà nessuno intende raccomandarti sinceramente la felicità.
Vogliono che ci provi.
Insistentemente.
E ci si aggira per il Tube, inconsapevoli, a migliaia.
Persone, intendo.
E ogni volta che incontri qualcuno che hai già incontrato gli chiedi come sta, e lo spii. Per capire se lui ci è riuscito, e sperando in fondo che i suoi guai, le sue paranoie sottili, i suoi nervi consumati e i polmoni marci lo facciano stare peggio.
Peggio di te.
Tutti loro, tutti.
Tutti hanno lo sguardo perso.
Tutti loro hanno le conchigliette conficcate nel tronco cerebrale. Sul giornale, la lotta mondiale contro l'alcolismo prenatale.
E ogni tanto, con la coda dell'occhio, sguardano questo o quel muro.
E da qualche parte lo sanno anche loro come lo so io.
CHe quella roba, li, sul muro, accanto a deltoidi ipertrofici e tette isteriche, fra case galleggianti, e toni di blu, di rosa, di verde, ha un significato.
Ci riesci, tu, ad essere felice?
O non vuoi forse un po' di metadone sintetico, un mutuo nuovo, una macchina ecologica?
Vuoi essere buono? Vuoi essere forte?
Vuoi essere bello?
Sei mai stato felice?
Sei mai stato felice?
Sei sereno, sei in pace con te stesso?
Sei felice?
Ed è lo zen del tagliaerba, ed è il mutuo agevolato che redime i tuoi peccati, ed è l'agnello di dio che vende polizze.
If you're slow, you're food
Sono migliaia.
Persone, dico.
Migliaia di persone, migliaia. Individui, niente di collettivo. Giustapposti.
Giù per la gola meccanica del tube, attraverso il suo esofago piastrellato.
E sul muro, un cartello che dice: Feel Good!
E' scritto giallo su verde, con un bel punto esclamativo fiorito.
E ci passano davanti a migliaia.
Persone, intendo.
E io, che dapprima passo distratto, inghiottito e digerito dal Tube ne più ne meno, penso:
Non si può selezionare sensazioni.
Provaci, prendine uno per le spalle e scrollalo bene, un vecchietto in tweed, o un'intabarrata ragazzina islamica, magari un trentenne rampante vestito Clerk.
Prova ad ordinargli di essere felice.
Prova ad ordinarlo a te stesso.
E' come provare a respirare con le orecchie.
Inutile.
Poi, però mi fermo.
Così il tizio olivastro e stempiato mi prende dritto in mezzo alle scapole, come un illuminazione.
In realtà nessuno intende raccomandarti sinceramente la felicità.
Vogliono che ci provi.
Insistentemente.
E ci si aggira per il Tube, inconsapevoli, a migliaia.
Persone, intendo.
E ogni volta che incontri qualcuno che hai già incontrato gli chiedi come sta, e lo spii. Per capire se lui ci è riuscito, e sperando in fondo che i suoi guai, le sue paranoie sottili, i suoi nervi consumati e i polmoni marci lo facciano stare peggio.
Peggio di te.
Tutti loro, tutti.
Tutti hanno lo sguardo perso.
Tutti loro hanno le conchigliette conficcate nel tronco cerebrale. Sul giornale, la lotta mondiale contro l'alcolismo prenatale.
E ogni tanto, con la coda dell'occhio, sguardano questo o quel muro.
E da qualche parte lo sanno anche loro come lo so io.
CHe quella roba, li, sul muro, accanto a deltoidi ipertrofici e tette isteriche, fra case galleggianti, e toni di blu, di rosa, di verde, ha un significato.
Ci riesci, tu, ad essere felice?
O non vuoi forse un po' di metadone sintetico, un mutuo nuovo, una macchina ecologica?
Vuoi essere buono? Vuoi essere forte?
Vuoi essere bello?
Sei mai stato felice?
Sei mai stato felice?
Sei sereno, sei in pace con te stesso?
Sei felice?
Ed è lo zen del tagliaerba, ed è il mutuo agevolato che redime i tuoi peccati, ed è l'agnello di dio che vende polizze.
If you're slow, you're food
3.9.09
Antico
Questo post, è uno dei più belli di sempre.
E' scritto "col cuore di una volta", dritto fuori dalla vulcanica giovinezza perugina, fra sassi, e vicoli, ed evoluzione universale.
L'umano è la riproposizione della viralità su scala planetaria. Osservare l'attacco di un agente virale alla cellula: E' quanto di più vicino all'azione umana degli ultimi 200.000 anni vista dallo spazio.
Il postumano è la riproposizione della viralità su scala interplanetaria. Osservare il distacco della particole virali dalla cellula devastara: E' quanto di più vicino all'azione umana dei prossimi 200.000 anni.
E dallo spazio saremo noi a vederla.
A me piace la vita che faccio. Il futuro mi ha assalito come una malattia, ma sto cercando di cacciarlo.
E' scritto "col cuore di una volta", dritto fuori dalla vulcanica giovinezza perugina, fra sassi, e vicoli, ed evoluzione universale.
L'umano è la riproposizione della viralità su scala planetaria. Osservare l'attacco di un agente virale alla cellula: E' quanto di più vicino all'azione umana degli ultimi 200.000 anni vista dallo spazio.
Il postumano è la riproposizione della viralità su scala interplanetaria. Osservare il distacco della particole virali dalla cellula devastara: E' quanto di più vicino all'azione umana dei prossimi 200.000 anni.
E dallo spazio saremo noi a vederla.
A me piace la vita che faccio. Il futuro mi ha assalito come una malattia, ma sto cercando di cacciarlo.
1.9.09
cellar noise
Sognavo lungamente mondi densi di colori impossibili. Seduto sulla riva del tempo, lo vedevo passare attorcigliandosi nonlineare.
Svegliandomi distrutto, ogni volta, nel sole malato giallo esausto di un agosto esasto, giallo, malato.
La carne, arrotolata malamente intorno alle ossa, mascherava la precisione dei movimenti, sbavava le imperfezioni, mi faceva incomprensibile a me stesso.
Un caldo bestiale. Aria rovente, immobile, umida.
Ogni tentativo di ordinare i necessari microspasmi di umanità, i movimenti sottili, naufragava in una spossatezza dolcissima, narcotica.
Non Immobile come un santo buddha perfetto a cinquemila metri, con le gambe intrecciate ed il sorrisetto vacuo.
Inerte, piuttosto.
Abbandonato allo sciaguattante andirivieni semicoscente del cervello rettile.
Come chi steso sul pavimento appoggi a terra l'orecchio per auscultare la cantina allagata.
Ecco, così stavo.
Svegliandomi distrutto, ogni volta, nel sole malato giallo esausto di un agosto esasto, giallo, malato.
La carne, arrotolata malamente intorno alle ossa, mascherava la precisione dei movimenti, sbavava le imperfezioni, mi faceva incomprensibile a me stesso.
Un caldo bestiale. Aria rovente, immobile, umida.
Ogni tentativo di ordinare i necessari microspasmi di umanità, i movimenti sottili, naufragava in una spossatezza dolcissima, narcotica.
Non Immobile come un santo buddha perfetto a cinquemila metri, con le gambe intrecciate ed il sorrisetto vacuo.
Inerte, piuttosto.
Abbandonato allo sciaguattante andirivieni semicoscente del cervello rettile.
Come chi steso sul pavimento appoggi a terra l'orecchio per auscultare la cantina allagata.
Ecco, così stavo.
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