29.1.09

Lobe Theatre

Il palco non sembra nemmeno reale.
La luce disegna lo spazio in forme toppo nitide, arroganti.
La scena è un mondo alieno, sputato per caso dal destino in mezzo alla penombra polverosa del teatro.


In sesta fila, a sinistra, stravaccato di gusto sul velluto rosso, appena appena visibile nella sala semivuota, ci sono io che guardo figure variopinte contorcersi senza respirare, ipnotizzato.
Un diavolo dalle lunghe corna ramificate e sottili affilati mustacchi mi guarda, ogni tanto, senza farsene accorgere, dal corrimano smaltato di un palchetto del terzo ordine.
Lo lascio fare, socchiudo gli occhi, annullo il tempo.


Non servono additivi, che tanto sennò alla fine del flash crolli in ginocchio.
L'importante è essere in ogni momento, completamente.
Come la ben rotonda verità, che non ha opposti.

Piano, la musica vibrante si fà più rara e sottile, poi sparisce.
Gli attori si piegano in inchini profondi, e fin da quì posso sentire l'ansito dell'ultima indiavolata danza, il tremore allegro di fine spettacolo; assolutorio e pieno.

E rimango seduto, mentre una coppia di innamorati distratti si separa per applaudire, e due vecchie signore, amiche di lunghissima data, gridano "bravò!".
poi, lentamente, tutto è di nuovo tranquillo, fra gli stucchi dorati del soffitto.




questo è un post che non sa dove vuole andare a parare.
Certe storie non si dimenticano mai sul serio.
E' che ci si dimentica di ricordarle.
Ed allora, sono guai seri.


FAS, e sai cosa bevi.

18.1.09

"allora?"

Tu che scusa hai?
non avere paura, affastella i tuoi vecchi alibi, srotola le frottole, datti una ripassata al copione.
Voglio sapere cosa ti ripeti, quando non riesci a dormire.
Dimmi di chi è la colpa dei tuoi fallimenti.

Vado in giro con gli occhi trucidi, testa bassa.
E' un ritorno al periodo Blues, quello più denso, quello della follia a tratti, del cupo bagliore.
Colpisco per il gusto di colpire. Parla, ma attento a ciò che dici.
Non mi interessa. Non ne ho voglia.
La rabbia mi fa bene.
Chiuso in cantina, sei metri sotto il suolo, dove fa così buio che non riesci nemmeno a pensare com'era vedere i colori, ho solo la mia rabbia a tenermi su.
Devo odiarti, fratellino, sei tu la mia scusa.
E tu devi farti odiare, perchè ne ho bisogno, e lo sguardo di dolore sbigottito che hai non mi guarisce. E' la tua risata che mi serve, quella orrenda risata.
Vado in giro, testa bassa, una smorfia di disgusto sotto il bavero.
Nessuno mi riconosce più.

-ehi, non assomiglia a Legba, quello?
-Naaah... Legba ha i capelli corti, ora, e la barba, una barba rossa.
-eppure...
-non è lui. Legba non si ridurrebbe così.

E tu che scusa hai?







Legba: Crunch yourself'n'enjoy the flavour.

14.1.09

D.D. compulsive

Il bhikku non è cablato, cammina a vuoto, salta senza rete.

Nel sotterraneo un computer non c'è, ma non mi sono dimenticato di voi, non ancora.


Peace.

5.1.09

Il dritto di Chicago.

Smerigliate il sorriso, petto in fuori, e salutare.
Con grazia, senza strafare, non disturbatelo,
Quello spara.

Una leggenda vivente di Sing-Sing, un duro, un pezzo grosso.
Se ne raccontano di storie.

Old School come lo swing, abito gessato, occhiale scuro.
L'ultimo uomo di un mondo immenso e folle, eroico e malandro.
Fascino latino, vero stile.
Cool come l'assassinio, mani salde, forti da spezzare con una carezza.
Cicatrici, si, cicatrici come storie, lunghe e aggrovigliate, e per ognuna un brandello di mito.

Ah, ne avrebbe da raccontare, Sugar Bing.
Ma tu sorridi, sorridi e fatti da parte.
Oggi non è di buon umore, e chissà, potrebbe sparare.

3.1.09

la vengeance du casse-croute

Sono tre notti che non dormo.
In genere, mi infilo in uno scantinato, e parlo e rido e bevo, e gioco forte, e ballo duro.
Lo faccio tutta la notte, al buio delle candele tremule, o nell'eternità di plastica del neon.
Piroette e balzi, senza fermarsi, senza pensare; folli corse curve, da far rabbrividire il semiasse della Poderosa.

Alle nove del mattino riprendo la strada di casa, con le occhiaie scavate nella carne profonde e nere.
Arrivo come in un sogno, incapace di capire quando, come e perchè "oggi" sia diventato "ieri", eccetera.

Tutto questo mi serve.
Non vedi come mi guardo intorno, mentre intorno infuriano i festeggiamenti, come un futile querulo maelstrom mai spento?
Non vedi come nelle risate, dietro la musica, sul fondo di ogni bicchere, scruto il destino?
Sto cercando.
Lasciami andare.