30.3.09

'ring life

Oggi mentre me ne andavo in facoltà, ho sentito il mondo andarsene a fondo.
Era tutto lì, certo.
Strada, macchine, tabacchino, insegna al neon del bar, passanti, cani.
Una sensazione, perfida, mi piantava le unghie nella neocorteccia, sotto i capelli che ho lasciato crescere.

Vuoto e strano, strano e vuoto.
Luce che non significa nulla, spazio che non esiste, da percorrere dondolando il passo.
Questo potevo quasi vedere, dall'altra parte delle lenti a specchio, dall'altra parte dell'iride, dall'altra parte del cranio, fuori.

Poi, andando in facoltà, che sarà qualche centinaio di metri, lungo la salita di via dei Pispini, mi sono reso conto che in realtà...

In realtà...

27.3.09

Rebel Rebel

Ieri ho ritrovato una fotografia del mio diciottesimo anno di vita.
Poi, piantato davanti allo specchio, ho cercato di me quel che resta.

La barba è lunga, lunghi i capelli. Ossa più dure, meno carne addosso.
I giorni hanno lasciano tracce.
Sedimenti, dimenticanze.
Gli occhi più limpidi, ma non affilati altrettanto.

Preso dall'ansia, boccheggiando, mi sono lanciato fuori fiutando l'aria. Dove, come e quando è andata perduta, l'adorevole splendida arroganza che muoveva la penna? In quale strano buco è rotolato, il talento veloce, bestiale?

Poi, lentamente, tutto è tornato da se.

Per strada, ho ricordato un modo di camminare, Nel Pub ho ricordato le prime scorribande alcoliche, lo stupore splendido della distorsione che insegna al pivello il ritmo molle dell'alcool.
Nel parco ho ricordato parole e sassi e alberi, mattine lucide e posti, e corpi odorosi di salvezza.
Mi sono scottato le labbra con la verità, stringendo il cranio di un altro uomo per versargliela nelle viscere, come una volta.

Ed ora, circondato dal fumo liquido, odoroso, di una bionda sigaretta gallica, credo che tutto sia scivolato al suo posto, click click click di rotelle d'ottone oliate nello splendore.
Alcune cose cambiano, ho scoperto, Le ferite non sanguinano per sempre.
"Io" è una parola inutile, vuota a descrivere il fluido scorrere di una libertà in se stessa.
Ma le cicatrici rimangono sotto la pelle, mentre il giunco mette su scorza e affonda più dentro le radici
E allora, di nuovo:
Il sasso è tratto, si allarghi l'onda.



Legba. E tu no.

24.3.09

Cose sul mio Tavolo.

Accendino bic giallo, esaurito.
Radio portatile Panasonic, accesa.
Orecchino.
Bicchiere cilindrico di vetro.
Altro bicchiere.
Biglietto dell'autobus Siena-Perugia, del 14 marzo alle 16.40.
Briciole di pane.
Forbici smussate, manico rosso.
Barattolo di miele millefiori Brencio, di marsciano.
Fiaschetta stailess, vuota.
Bottiglia di chinotto sanpellegrino, vuota.
Bicchiere posacenere.
Chiavi.
Bretelle nere.
Cravatta nera Henry & Sons.
Tutore ortopedico per il polso.
Tazzina di ceramica da caffè mezza piena di cicche gauloises.
Cellulare Nokia.
Scontrino di euro 2 del San Paolo Pub.
Filtri OCB.
Cartine OCB.
tabacco Golden Virginia.
Cocteau, Oppio, traduzione di Renata De Benedetti.
Wilde Oscar, La decadenza della menzogna ed altri saggi, traduzione Marcella Dallatorre.
Bottiglia acqua levissima, due dita di acqua di rubinetto.
Cartone di latte Grifo.
Barattolo fagioli Cannellini, vuoto.
Busta di tabacco Old Holborn, vuota.
Occhiali da sole Persol da donna.
PC portatile nero Toshiba.
Occhiali da sole Rayban Aviator 501.
Penna bic nera.
Libretto nero, ReLegArt, data di inizio 26.2.07.
Caribatterie per cellulare nokia.
Fluimucil 600mg, 21 compresse effervescenti.
Dvx n. 39, 40, 75, 76, 11, 12, 87, 88, 49, 50 della collezione del coinquilino.
Accendino Bic arancione, congegno di sicurezza antibambino.
Accendino Bic nero, niente fottuto congegno.
Tacito, Storie.
Rosario tibetano.

Cacciavite Fumasi, super-chrom-vanadium, 2454 0x60, Komfort Grip.

20.3.09

torretta.

io col vino faccio i miracoli.

Capisco le canzoni in inglese. Sarà l'acuirsi dell'udito, ma le parole prima scivolavano confuse, ed ora sono luce nel scristallo, chiare come uno spettro pallido.

Muovo le cose col pensiero. Oppure dimentico di aver mosso cose, e ricordo di averlo desiderato.

Ho il sesto, il settimo e l'ottavo senso. Terzo, quarto e quinto occhio.
Basta guardarti e mi rimane la tua anima sotto le unghie, per la potenza della stretta.

Io non sono un beone qualunque.
A chicago ero l'ubriacone della città.

E' che so troppe cose, e per dimenticare ce ne vuole. Sarà che non puoi dirmi quelle parole al telefono. Mi fanno male, e lo sai.
Telefonami ancora, dì "scusa".

Io ti capisco. Sto dalla tua parte e mi sparo addosso.

Un altro come me?
Tu vuoi un altro, qualcun altro, chiunque altro.

E io bevo.
Ed è il film di una sbronza già avuta, un posto torbido e maligno da cui mi caveranno i miei spiriti.

Legba, Legba, figlio di puttana, hai mai visto un crocicchio più buio di questo. Scendi a vedere, me lo devi.
E legba, affacciatosi, disse: Si, fratellino, si. Ma non verrò fin laggiù, non di nuovo. Vola basso, schiva il sasso. Cosa credi? E' così che sono morto io."

E poi basta.

Il vostro amorevole amico, devoto, fraterno compagno, In arte Legba, o il Bhikku, saluta, e si ritira a bere.
Dio solo sa per quanto e quanto ancora.

18.3.09

n. Horizon

Facciamo conto che io ti abbia già parlato a lungo, che il tuo respiro sia sciolto e molle, mentre entrambi, appoggiati al muretto, consumiamo le nostre ultime parole.

In fondo, la perversione è scrivere.

Etica ed estetica sono la stessa cosa.
Un soffio gelido su per la colonna vertebrale.

Puoi aprire il tuo terzo occhio, e poi un quarto, puoi continuare fino a diventare un enorme vibrante pupilla, olorama dell'orizzonte, dotata di miriadi di perfezioni per vedere in ogni cosa l'errore e la verità rotolarsi avvinghiate.
Ma è molto più facile berla così, farsela scivolare dentro, questa dottrina.

Etica ed estetica sono la stessa cosa.

Perfettibili forme di interpretazione, gusto animale per la forma ed il colore, il suono, l'odore.
E' tutto quì il segreto.
La soluzione, l'assoluzione.
La vita tutta intera e gorgogliante.
Enormi Saturnali, in onore di un dio caduto.

Ed è questa l'etichetta che io insegno, cucina sperimentale per palati fini.
Aggiusta il passo.
Diffida dell'originalità.
Fiuta l'aria e urla.
Innamorati. Cadi.
Non c'è posto che voglio, se non posso stare dentro le tue ossa.

10.3.09

Giorno della luna a credito

Eravamo usciti dalle porte della città. Torrioni quadrati, con spesse mura rosse. Un arco e poi un altro arco. Da me li facevano di pietre grosse e ruvide, molto prima che i senesi cingessero le loro città.
Usciti dalle porte, proseguire per qualche centinaio di metri, fra due schiere di lampioni arcuati, Aiuole, slarghi. Un incrocio, un bar con l'insegna assuzza al neon, e la serranda mezza chiusa.
Incrocio che è come dire crocicchio io so quello che devo fare.
Abbandoare l'asfalto, scavalcare uno steccato ed un altro, fino al greppo.
Di là del greppo, nella terra morbida, balzelloni su per un lieve pendio.
Ed ora, sotto la luna, una valle spettrale, spazio libero enorme di erba e alberi. Enorme rarefazione dello spirito, e flash di vibrante compiutezza.

C'è il vecchio trucco, quello di parlare con gli alberi. Tutto sta a trovare il ritmo giusto. Ce ne sono due, nella valle, due vecchi alberi neri come tizzoni. Alberi da forca, carichi di vecchie storie.
Noi stiamo seduti su un pozzo chiso.
Un cane abbaia da qualche parte, ed abbaia da cane legato.
Buon per noi, peggio per te, fratello cane.
C'è quì una bestia peggiore, più perversa, e con tanta rabbia in corpo che non potresti capire lo splendore sottile di ciò che uccidi.
Buon per te, peggio per noi, fratello cane.

Rudy è un cinico, io no. Lui manda messaggi ad una ragazza, profana la collina ed il prato, mentre me la sgambetto dove la civiltà è un ronzio confuso di automobili intorno.
Siamo in terra straniera, è pieno di strani diaboli, di serici sguardi disincarnati.

Passiamo davanti alla casa padronale, e siamo ombre che scricchiolano furtive sul selciato. Via dal reame del piccolo popolo.

E sembrano miglia intere, sembrano giorni, e la strada del ritorno è dolce.

6.3.09

white line

Ho disegnato una linea bianca sul muro

Il muro è bianco.
Sul muro, bianco, la linea non si vede affatto.

Io guardo la linea.
In realtà non sono sicuro di stare guardando il punto giusto.
E anche se il mio ricordo del punto dove ho appoggiato il gesto fosse esatto, è corretto dire che sto guardando la linea?

Nessun altro sa dell'esistenza della linea bianca che io ho disegnato.
Nessuno potrebbe vederla.
Nessuno saprebbe nemmeno dove guardare, e, guardando, non troverebbe alcunchè.

Io potrei raccontare di aver disegnato una linea, sul mio muro, all'incirca in quel punto, lunga tanto, un po' sghemba nel mezzo.
A quel punto, ci sarebbe chi creda alla linea sul muro, e chi no.

Nella comunicazione, qualcosa andrebbe perduto, qualcosa aggiunto.
Una linea bianca sul muro viene raccontata, e diventa il racconto di una linea bianca sul muro.
Ricalcata su milioni di linee esperibili. Linee ovunque, quante ce ne sono nel mondo.
Adulterata.

ma forse non la racconterò a nessuno.
E allora, lentamente, smetterò di guardarla, dimenticherò di averla mai disegnata.
Un piccolo naufragio della memoria.

La socialità distrugge i ricordi non condivisi, le attitudini non condivise, i sogni alieni.

La solitudine distrugge la possibilità di comprensione.

La linea non esiste.



"no time" Legba

3.3.09

cross

e adesso ho fiori di felicità sul tavolo.
Accidenti.
Sembra un attimo da quando stavo in piedi sul cornicione, diamine.
Un gesto stupido, nulla da negare.

E' che io sono una persona sbagliata, ma sbagliata molto.
Non avvicinarti, ti prego.
Ti voglio bene, non guardarmi.

E adesso ho fiori di stupore, sul tavolo.

E giorni e notti, e distrazioni, e nirvana.

E adesso ho fiori blu sul tavolo.

Buona notte, buona notte gente.
Da questa parte dello schermo, densità del vuoto e linee sul bianco.





E gira e fai la ruota di quanto sono idiota.
E gira e fai la ruota...