io col vino faccio i miracoli.
Capisco le canzoni in inglese. Sarà l'acuirsi dell'udito, ma le parole prima scivolavano confuse, ed ora sono luce nel scristallo, chiare come uno spettro pallido.
Muovo le cose col pensiero. Oppure dimentico di aver mosso cose, e ricordo di averlo desiderato.
Ho il sesto, il settimo e l'ottavo senso. Terzo, quarto e quinto occhio.
Basta guardarti e mi rimane la tua anima sotto le unghie, per la potenza della stretta.
Io non sono un beone qualunque.
A chicago ero l'ubriacone della città.
E' che so troppe cose, e per dimenticare ce ne vuole. Sarà che non puoi dirmi quelle parole al telefono. Mi fanno male, e lo sai.
Telefonami ancora, dì "scusa".
Io ti capisco. Sto dalla tua parte e mi sparo addosso.
Un altro come me?
Tu vuoi un altro, qualcun altro, chiunque altro.
E io bevo.
Ed è il film di una sbronza già avuta, un posto torbido e maligno da cui mi caveranno i miei spiriti.
Legba, Legba, figlio di puttana, hai mai visto un crocicchio più buio di questo. Scendi a vedere, me lo devi.
E legba, affacciatosi, disse: Si, fratellino, si. Ma non verrò fin laggiù, non di nuovo. Vola basso, schiva il sasso. Cosa credi? E' così che sono morto io."
E poi basta.
Il vostro amorevole amico, devoto, fraterno compagno, In arte Legba, o il Bhikku, saluta, e si ritira a bere.
Dio solo sa per quanto e quanto ancora.
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