24.9.17

Cluster Bomb Yoga

La giovane teppista pensava di essere una rivoluzionaria, ma la sua immagine sulla copertina del giornale produsse comunque più di una erezione. L'uomo saggio sperava di sollevare l'umanità dal dolore, non fosse che di qualche millimetro, ma le sue parole raccolte e compendiate in un volume rilegato valsero comunque un premio letterario al giornalista di grido.

"Non è una cosa nuova, né una cosa vecchia. Quanto ci resta sul pianeta, prima che il venticello radioattivo venga a sollevare l'inferno? Sei mai stato in una gabbia? Quante ne hai costruite?"

Qualche volta mi viene voglia di impartire lezioni. Di conquistare la cattedra col coltello fra i denti, e vomitare verità incontrovertibili. Ma poi mi immagino invecchiare, avvinghiato alla cattedra, e una coppia di amanti in ultima fila che si accarezzano di nascosto invece di ascoltarmi, e allora realizzo che chi crede alle sue proprie parole non è che un alienato del cazzo, e in nessun caso andrebbe ascoltato.

Non ce l'ho un discorso coerente, e nemmeno una critica acida a sufficienza da sciogliere definitivamente la regola del senso. Mi aggiro con le tasche vuote e sorrido spesso, ma tu non credermi mai quando ti dico che le cose si aggiusteranno. Intendo dire che le cose si aggiusteranno liberandosi di noi in un modo o nell'altro. Come va? Tutto bene. Ma né io né te siamo tutto, e alla fine saremo distrutti, e ciò sarà davvero bene forse.

Sembra che da tempo la disperazione non sia più un'opzione dignitosa. Ma vedi come il mio linguaggio mi scappa da sotto la lingua e tradisce: da tempo anche la dignità è un'opzione ridicola. Ti ostini a ragionare in termini di "divertimento", "creatività", "passione", "determinazione"? Fai pure, fai pure. La mia frustrazione è un problema mio, ma solo se provo a fare qualcosa.

Lo so che sembra un discorso nichilista, lo so. Ma non è un discorso, purtroppo, perché non va da nessuna parte. Il nulla è stagnante, e non c'è niente di più sciocco di un essere umano che postula trionfalmente l'era finale dell'umanità.

"E la politica? La politica è una bomba nella metropolitana o una mazzetta all'assessore, ed esattamente nulla nel mezzo.
E il desiderio? Il desiderio è ciò che manca, e ciò che manca è il potere. Hai voglia a stuprare donne, uomini e lontre. Nulla sei, nulla resti.
E la gioia? La gioia, stante ciò che sta, è una questione di quanto ti droghi.
E la verità? Orribile.
E la bellezza? Finta."

E allora?
Allora domani ti svegli e vai al lavoro, o a studiare, o a pulire la bava di tuo padre in coma, o accarezzi il corpo che hai fottuto la sera prima, o ti inginocchi e ti sforzi di immaginare la barba di dio, o apri facebook e leggi un'invettiva a caso che esorcizza col sarcasmo una qualunque scelta etica. Magari ti innamori, e magari te ne vergogni pure.
E poi arriva il pomeriggio, e poi la sera.
E poi ti addormenti, forse su un treno che va a Zurigo e forse in un appartamento condiviso con tre fuorisede a Pavia e forse fra due cartoni davanti alla stazione di Firenze, e forse non dormi affatto, e apri una bottiglia dopo l'altra di champagne costoso fra culi lucidi e sguardi opachi, e ridi forte spiegando il tuo dolore segreto con una metafora calcistica.

E sei un essere umano, e gli occhi con i quali leggi queste parole un giorno si seccheranno e le dita che muovi sullo schermo o sulla tastiera smetteranno di muoversi e allora forse farai i conti, ma saranno sbagliati.

(Ad ogni modo, non preoccuparti. Con ogni probabilità, tutto questo sbattersi farà una qualche differenza minima, nell'ordine generale delle cose. Ma minima, appena appena percettibile, solo se sai cosa stai cercando. E nessuno cercherà.)

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