15.11.15

500

Ci avresti creduto? Questo è il post numero 500.
Col tempo, questa pagina nera e lunga e lurida e lucida non si è evoluta. si è slungata, protrusa, distesa, come la bava densa di un invertebrato.
Il mio invertebrato, la roba che si nasconde sotto tutto questo articolare.

All'inizio, il senso, questo lucore brutale che si spande dai corpi complessi, era: io esisto
Io, piccolo e allungato, giovane impudente, esisto.
Si! Proprio io!
Ed ero, lì dov'ero, lì dove sono tutt'ora, tutto preso a scavarmi un buco
come serpente dello splendore, intento ad abitare il mio buco mitico.
La resistenza, la guerriglia estetica (che è prosecuzione di se stessa, con altri mezzi), e la capillarità.
Ignaro, monade folle, rifacevo i passi e le mosse della Storia
Il postmoderno, la subcultura, sobbollite nel mio calderone
ed eccoci, presi in mezzo, a fare esperimenti
Rigurgito di corpi complessi!
Radice di filosofia!
Estasi del primo cielo!

Ecco, dov'ero. E nella bava, prendendone ora una manciata, lasciando colare, vedo il riflesso di una adolescenza comune, eppure costellata, sforacchiata di splendori (e poi, purtroppo, il rifiuto, la malattia, il bruttume, e tutta quella scuola del dolore che avrebbe forse fruttato, con un po' più di attenzione, con più nerbo)

E poi, passando la mano, passando i minuti e gli anni, le trasformazioni, e il senso (buio acido senso dell'esistere, comune polveroso senso dell'esistere) trasformarsi.
L'Università! L'esodo! L'altrove!
Attese, ricostruzioni, montaggi. Il mito infantile-adolescenziale affacciarsi (resistente! Ah, molto più che in altri, resistente. Eccolo, non spezzato, agitarsi ancora, appena che io vi presti ascolto, nella gabbia del petto) alla straniante libertà.
E allora? Allora emerge il concreto, il sogno che si fa segno. La natura germinale che cade a vite, si inscrive. Eccolo, il tempo dell'essere, del significare!
Imparare le architetture, le complicazioni. Dare la stura alle ansie eroiche tenute a freno. Consumare i personaggi, vedere il fondo!
(E l'affetto, di cui vergognarsi, unico vero campo di fallimento incontrastato, rovescio della medaglia. Mai stato bravo, a voler bene, dicono del povero vecchio L.)

Legba, dei crocicchi, smettendo di funzionare sbuffa fuori gli inizi dell'avventuriero impalpabile DiFaul. E poi ancora, e ancora: la reclusione gaelica, le frange dell'impotenza.
La Grande Città!
Come funziona? Un'unica aggiunta seria è da farsi all'ormai decennale dottrina della FAS

L'intuizione estetica è la forma germinale
La costruzione teorica è la sua dimensione ossificata
Infine, il tutto è polverizzato nel Reale

Muoversi fra l'estasi, la teoria e il reale è la circolazione simbolica del saggio.
Dove trovare i materiali da consumare? Un vecchio verme come me non risponde, non ripete, non prosegue. Se ne sta fermo, impossibilitato a divorarsi.

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