17.2.16

Col tempo si scivola e si passa la mano: quasi ho le lagrime ricordando gli inizi. Dovrò, prima o poi, cercare di smettere, per il fatto che non è sano rimanerseve fissi su uno scorrere che non è mai iniziato. Questo, le iene intorno lo chiamano: accettare la realtà.
Io sono un sottoprodotto dell'alienazione, un esperimento inconsapevole di nessuno in particolare, con risultati tuttavia sorprendenti.
L'intelligenza non premia. L'intelligenza uccide.

Sai cosa mi porta? Niente. Sono venuto da solo. Un impostore, l'ennesimo, in una realtà insieme torrida e incomprensibile, affamata di evento ma nutrita di semplici interazioni ripetute fino allo schifo.
Quale delle mie teorie ho dimenticato? Nessuna. Eccoci nel cuore della questione, che non ha nulla a che fare con il pensiero, e tutto a che vedere con il coraggio.
Riuscirai a staccarti dalle cose? A vivere come vive chi ha compiuto il passo? Cosa ti aiuterà?
Ecco che di nuovo sono per me stesso un "tu". Ecco che riprendo le mie distanze di sicurezza.
Ma non c'è scampo, non c'è gloria. Non c'è rivoluzione. Non c'è niente, nemmeno a diventare doppi o tripli per avere finalmente qualcuno con cui parlarne.
La narrazione non è reale. Solo un frammento rimasticato di quella roba che non puoi consumare pura, tagliata con luci e metri quadri di pelle profumata di esemplari umani altamente selezionati.
"Ti amo John" "Muuuh"
E tu che non mangi carne non sospetti nemmeno la crudeltà di una simile estrazione e consumo dell'immaginario. Cosa dire di me? Io sarei pazzo, fossi serio. Sarei morto, fossi coerente.

Spero che capiate che non è colpa mia, che sarete in grado di perdonare.

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