Ti prego.
Come quando manigiunte ginocchiatterra masticavo la cinghia per non urlare, mentre le grida diventavano microspasmi delle palpebre pallide.
Nella mia stanzetta ripeto le sette parole che mi hanno insegnato da piccolo, quelle che servono a convincere chiunque a volermi bene. Funzionavano, questo me lo ricordo, in quelle splendide giornate molto lontano da qui, quando la collina era piena di verdura arrapata, l'aria piena di polvere e fumo.
Dalla mia stanzetta si vedono le colline. Altre colline, non la nostra collina. Chissà com'è ora, la nostra collina. Ho giurato che ci sarei tornato, l'ho giurato e la mia pelle era tutta diversa, i capelli più lunghi. Non portavo il saio nè la divisa, allora. Non avevo paura delle parole come ho paura ora. Ridevo sempre. Ora no.
Non sono mai stato su quelle colline, su quelle luride colline nebbiose piene di cantieri e di polvere e di lampioni e di macchine, che si vedono dalla mia stanzetta. Sono sicuro che ci sarebbe noia e dolore, e poi ancora noia. Mi sentirei inutile e perso (come già ora) ma meno comodo, meno al sicuro.
Non ci andrò mai più, adesso.
Nella valigia finisce qualche vestito, mezzo chilo di cianfrusaglie tintinnanti, ricordi e ninnoli, e poi libri, appunti, le foto dei morti e la statua votiva (ESHU!)
Non volevo essere triste mai, questo avevo giurato. E sarei tornato. Avrei avuto sempre la forza di tornare (questo era sottinteso). Come una particella in orbita, senza massa, senza stanchezza, senza nulla. Affilato al punto da ignorare ogni resistenza. Sarei tornato.
Ho pensato spesso di aver fallito, non te lo nascondo. Te lo ho anche detto, in lunghe lagrimevoli conversazioni occasionali. Ti sarai vergognato di me.
E adesso, indovina? Torno.
Non lo sapevi? Arrivo, sto arrivando. Le stazioni passano una dopo l'altra come un conto alla rovescia. Arriverò. La collina aspetta. Ti dirò le mie sette parole, e tu mi riconoscerai. Le ho conservate per te.
Le ho conservate, ripetute ogni giorno, ogni momento, fra un respiro e l'altro.
Ti prego, aspettami ancora dieci minuti.
Ti prego, come una volta.
Aspettami.
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