Il ghigno alla fine del mondo non è mai stato un ottimo affare.
Nel migliore dei casi, le pupille si bruciano. Non parliamo delle sopracciglia.
Nessuna vena. Nessun problema.
Nessun problema. Nessun credito.
I Professionisti del Limite non restano stupiti mai. Al limite, restano vivi.
Ogni altra risposta emozionale alla Catastrofe che fischia fra i capelli (e brucia le pupille, ricordi?) sarebbe puro titillamento di meningi, inutile movimento accessorio, lusso, spreco.
I Professionisti del Limite non credono nel balsamo.
Nell'igiene orale.
Nel codice di avviamento postale.
Il limite, potrebbe rispondermi qualcuno, non è che un epifenomeno. La frontiera è dove il significato e la sintassi si sbrindellano. Ma sarebbe solo deserto senza un occasionale cowboy, senza rifugiati politici armeni che leggono Stirner seduti su una roccia a tremila miglia dal resto.
La periferia è dove la merda fermentata, le espulsioni, la deiezione trovano spazio. Dove le forme tormentate e resistenti di Peste sterminano ecosistemi, preparano l'espansione.
Per questo è necessario che anche la più infima fra le forme di vita umanizzanti sul pianeta sia compiutamente alfabetizzata per quanto riguarda il Potere.
Ma non era quì che volevo arrivare.
Era lì.
Il vecchio è morto. Jaques sta preparando qualcosa di grosso, lo so perchè lo sento battere sulla macchina per scrivere e bestemmiare nel microfono del baracchino di là.
Io ho solo uno specchio, mi alleno.
Io, sorriderò.
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