14.2.12

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Jaques che cammina su strade inesistenti.

Di norma, me ne fregherei, pensa. C'è stato un tempo più lento, io ed i miei compagni sedevamo in cerchio. La macchina degli sguardi scaricava ormoni che non esistono più. Intorno, i confini invisibili della riserva indiana. una identità anomala, da ghettizzare nel vento freddo.

Ora che si ghiacciano i bollori e si fermano i polmoni non ce ne sarebbe davvero più bisogno.

Ti dirò, fratello, che non siamo mai stati più vicini, non c'è mai stato tanto amore nella mia testolina a forma di uovo.
Ti dirò, sorella, che non c'è mai stato tanto freddo. Che io e te non ci vedremo più.

Jaques cammina, stringe i pugni nelle tasche del giubbotto di pelle che era nero ed ora è verde di consunzione, ascolta l'eco di un autoarticolato lontano.

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