eppure sono triste.
le strade si incrociano e si dividono, la gente va e viene.
la rivoluzione, gridiamo, è prossima, e non ve ne è mai stata una simile, l'estetica si gonfia come i gangli purulenti di una malattia aliena e crudele.
la mia città è bellissima, tortuosa come mai uno solo avrebbe potuto farla, e in questo gli spinozisti lo mettono in culo anche a cartesio.
una dopo l'altra, apro le porta del mio pensiero, sciolgo i sigilli, regalo le chiavi.
saprete chi sono, se leggete nel fondo dell'animo il senso di povertà, fredda perdita e cupa idiozia, che mi riempie quando non posso più guardare il mondo dall'alto di cose che io solo conosco, con l'orgoglio dell'illuminato.
e raggiungo così il mio primo cancello, imparo la generosità, forse, quando stolto ignoravo cosa fosse.
ma assi nella manica, trucchi e segreti... ecco che guardo a quello che mi rimane da offrire, e non so più se il mio sorriso riluce dei tesori che ho accumulato, o si distende nella gioia di chi dona.
mi dispiace, fratelli, di cose da dire, ce ne sono fin troppe.
Legba, maestro semibuono di arti magiche, ancora per un po'.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento