22.12.07

Ballade Duluoz

Trolleggio in giro in scioltezza, con la faccia di cera del puttaniere mononucleotico, scuotendo l'indice accusatore sotto il naso degli altri, menandomela da buddha come se non avessi mai fatto altro.
la vita è facile.

potreste obbiettare che senza pubblico non sono nessuno. potreste protestare che con la mia roba vi ci pulite il culo.
ma io ho l'ego più smisuratamente enorme da quì al Kansas, e la nausea a forza di attenzioni.

Ieri tu camminavi tranquillo, in una stradina di campagna, ciottoli e stridio di oche, schivando abilmente le grosse grasse untuose pizze di vacca sul selciato sconnesso. Te ne andavi con le mani in tasca fino ai gomiti e le dita intirizzite, il collo intartarugato nel colletto del giaccone prussiano, e ripensavi a quando eri bambino, e ti hanno insegnato a fare conoscenza con gli altri bambini:
"ciao, come ti chiami?"
ti ricordi? ce n'era uno con dei lunghi capelli unti, che se ne andava cifotico e goffo, più alto e più grosso degli altri, tiranneggiando con le mani grassocce per il gusto di farlo. L'infantile Ras del piazzale, con quella risata troppo forte, con quell'intuito cattivo per l'insulto che fa più male.

Ieri camminavi tranquillo, in una stradina di campagna, ciottoli e stridio di oche, e guardavi le montagne azzurre infilarsi fra le nuvole senza peso, costernato dalla maestà grandiosa di tremila tonnellate di roccia calarea. (hai quasi pestato una merda, idiota, per guardare le nuvole, vuoi stare attento?). Hai visto, sul sentiero, un ragazzo magro, dal viso affilato e sofferto. Se ne stava appoggiato ad uno steccato malfermo, e guardava giù, lungo il greppo, il groviglio dei rovi e delle ortiche selvatiche. Aveva lunghi capelli neri, era bello, e per un attimo ti è sembrato di sentire la fragilità delle ossa attraverso la pelle cerea.

Hai riconosciuto il nome, forse, oppure la risata. Un dente appena più appuntito. La curva della schiena. Ciò che rimane del profilo. Tornando a casa, non riuscivi a capire, che cosa fosse vero. Immagini sovrapposte e discordi. Un nome e due facce. Non ascoltavi più le oche, frustrate, e le torri eburnee dell'orizzonte.
Ci sono cose che sedimentano, come polvere in un ostrica, colori che invecchiano come vino, inebriando di se i sogni ed i pensieri.
Poi, qualcosa va in pezzi, ed è come strapparsi un braccio, un occhio, una mano. Un bravo chirurgo copre il troncone, ma non ti illudere, si vede quando sei fatto di ceramica.

Io sono il migliore dei chirurghi, e so che ogni ferita è santa.
Un pezzo di verità, di splendore.
"ciao, come ti chiami?" sono passati vent'anni da quando sei rimasto zitto, hai avuto tempo di trovare una risposta?
Ora sai che è stata tutta fatica sprecata,
che le oche se ne fregano, se ne fregano i rovi.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Non Volevo ripresentarmi.
Ma la curiosità è tutto ciò che comprende il mio stato di essere, confusa irrimediabilmente con un incoerenza che probabilmente risale dal mio avo scimmia,che invece di volare tra gli alberi,ha deciso di confondere le sue zampe con il putrido fango.
Non mi dilungo.
Non voglio risponderti.
Dico solo quello che penso.
Sei un fottuto stronzo.
Ma ciò che arriva al mio cuore è fottutamente bello.
fottutamente.
Hai un cuore puro.Credo.IO Ci credo.
Sintesi:"meravigliato"

Anonimo ha detto...

é un fottuto stronzo,
ma quando ha mai cercato di dimostrare il contrario?



le nagual

Anonimo ha detto...

L'orizzonte è una retta fregata.
Il padre di famiglia si blura quando i suoi creappi si ritirano a miglior vita.
Ora vuole solo svuonsegnare a sua figlia a farsi comunione con gli altri...porto d'ardi, è già passato chi poteva.