30.12.07

tariararì, tarà, tarirà

Avevo un violino, una volta, tempo fa.
Odorava di pece e di legno.
Io ne amavo il suono indolente e beffardo, la molle e languida ritrosia.
Sgranavo melopee in re minore, soffrendo come un bimbo ferito.

Un giorno, fui preso da febbre.
Il mondo era troppo grande, troppo vuoto.
Rimpiansi il tempo perso a cercare con le dita, sulla corda, un suono.

Ora, il violino riposa, non conosce mano nè arco.
non freme più il corpo legnoso, di gioia o sofferta follia.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Perchè?...sveglialo dal suo torpore,non lasciare che vi si adagi...è certamente ancora più vuoto , oggi, il mondo, senza quel suono....

Anonimo ha detto...

Banchina delle gracchiate di un esaspiato mentre totalizzano la riorganizzazione con l'abolizione del cantico da maelstorm.

Anonimo ha detto...

se non lo volevi, avresti dovuto dirlo... non avresti dovuto lasciare che gli altri decidessero per te.
e soprattutto, non trasformare in poesia la tua vita. non mi piace. perde il suo significato.

Difaul ha detto...

solo la poesia significa.
il resto è banale dolore, banale realtà.