14.10.07

Wake up for the Masquerade

Era un mercoledì mattina come tanti.
Aria elettrica, intorno al palazzetto, pischelli imbrillantinati e fieri come galletti in parata sfilavano, sventolando borsame policromo e plasticoso.
Era l'assemblea d'istituto del liceo classico Mariotti, e il momento del confronto fra gli aspiranti rappresentanti d'istituto.
i volantini coprivano il suolo, e svolazzavano nell'aria tiepida. brusio di sottofondo, musica.

"csss... crrrr... uno-due, uno-due, uno-due-tre-prova... sssa-sssa-sssa...

salve, ragazzi, salve, ragazze.
un attimo di attenzione, prego.
presentiamo in ordine progressivo le liste di quest'anno"

il tizio della Locomotiva è visibilmente brillo. grida "buffoni", e "imbecilli", si rotola per terra ed agita le braccia. i suoi compagni tentano di rimetterlo in piedi, risate della folla, ghignare compiaciuto dei concorrenti. non una bella figura.
gli levano il microfono; segue qualche minuto di discorsi banalmente accattivanti, poi il pazzo torna a bomba, ostruzionismo e pupille dilatate nel riverbero schiumoso di un megafono made in china.
fanno per levargli anche quello, ma lui scappa, gridando "viva la libertà! viva il cronopismo! lunga vita all'omeostasi e al regno delle due sicilie!"
stretto in un angolo, viene raggiunto allo zigomo da un cartone indegno, e capitola accuratamente spalmandosi sul pavimento.
ad un tratto, esplode nel palazzetto un rombo di tuono: il microfono non funziona più, mentre la traccia audio viene dirottata su un registratorino portatile da uno scagnozzo inosservato dell'anarchista delle strade ferrate.
il discorso fa più o meno così:

"vi ricordate quando siete arrivati quì? tutto era lucido e bello. l'odore avrebbe dovuto avvertirvi, ma voi eravate troppo impegnati a credere ai vostri occhi.
Pagine patinate, formule e schemi. Mappe concettuali per tracciare la topologia dello spirito dei tempi. un ottimo lavoro, niente da dire.
persino gli animali impagliati ridevano di voi, squallidi e tronfi dominatori della natura.
doppi fondi, accessori di scena. tutto questo non è che un gigantesco spettacolo, una burla spettrale e barocca.
Guardatevi, ora. a fingere, ancora, a ricalcare ogni più meschino e squallido lato di ciò che chiamate "umano". banali impotenti bambocci.
benvenuti nello splendore, nel nome di Baruch"

e grande fu lo scompiglio, e meraviglioso il clamore. ogni pietra si scosse tremando, e si scosse e tremò da capo a piedi. ogni sant'uomo si sentì ronzare le orecchie nel giro di chilometri e chilometri, ogni dèmone, o yaksa, o ghandarva fu colpito da spasmi violenti.
Legba, disteso in un angolo, vecchio e temibile e fiero come il tempo stesso, sorrise nel sonno, e gocce di sangue nero colarono fra i denti rotti, santificando il linoleum.

1 commento:

Anna ha detto...

beh???
perchè non è andata esattamente così???????