23.6.07

waiting for

aspetto all'incirca da due ore, seduto immobile sulla panchina. ho superato lo stadio dell'attesa, quello dell'irritazione, quello dell'incazzatura feroce. due ore di ritardo, in una situazione simile, sono qualcosa di più che un insulto, eccheccazzo, rasentano un danno economico.
fortunatamente, non sono un tipo che si lascia trasportare. giù dal parapetto, rimbombava il cielo, ed io, attraverso le mie lenti azzurrate, godevo con estrema voluttà della freschezza del mattino, le spalle appoggiate sul muro sbrecciato del vecchio carcere.
far passare il tempo, è un arte. dilapidare gli attimi, spendendoli con accortezza nei gesti più inutili. un minuto, due minuti. com'era quella vecchia filastrocca?
mi accendo una sigaretta, e la tengo in mano finchè non brucia, da sola, fino al filtro. osservo il tabacco sbriciolarsi in particelle di cenere grigia ed oleosa.
mi tolgo gli occhiali, e poi li infilo di nuovo, abbagliato dalla luce diretta del sole. il muro, centimetro dopo centimetro, come se lo vedessi per la prima volta.
nessuna impazienza, nessuna fretta. basta aspettare.
espiro, lentamente. controllo i battiti.
comincio a pensare che non verrà.

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