ok. guarda la luna.
io sono steso sull'erba nera, in mezzo ad ettari, ettari di nulla, esplosi in linee di fuga.
come un parvenu dell'effetto grafico, solforizzo i colori in brucianti scie di neon, rimonto e sparo all'indietro il tempo meccanico della ripresa.
steso, con gli occhi chiusi, umidore di terra bagnata sotto la nuca. sento una scolopendra strisciare piano dentro l'orecchio.
divorato.
il mondo si mostra a se stesso, io sono una holding, un prestanome del nirvana.
il modo che quel tizio lassù ha scelto, sdraiato nell'eternità per autoincensarsi.
di là di quella collina, c'è Sparta.
lacedemoni con lame di bronzo affilato e scudi di solido cuoio offrono olocausti.
onore eterno, a Melanthos, il nero. Eù, oè.
trincare di coppe e gorgogliare di vino nero, giù nelle gole avide dei fratelli. vesti nere, braci ardenti. reti solide e teste rasate.
anche volendo, credo, non ce la farei ad alzarmi.
guarda, la luna.
la terra vortica e inganna, rollando come mare in tempesta.
nessuno sceglie per noi, vino puro rinforza le membra.
click, click, click.
domani mattina, vento freddo lungo la spina dorsale, vertebra dopo vertebra, equilibrio e fluidità.
roteare, lanciare, lacedemoni con scudi di plexiglass, zona rossa, bottiglie molotov.
come sempre, come prima.
eù, oè. affanculo.
Legba dice: tutti hanno momenti bui.
auguri per una buona vita.
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