3.5.11

Colore

Ho passato in irlanda gli ultimi mesi. Ora che le giornate sono luminose e solari, io siedo sulla stessa sedia di sempre.
Sarebbe carino trarre le somme, indicare i vantaggi e gli svantaggi di una dislocazione come questa, gli insegnamenti, e quanto è stato divertente.
Ma non lo farò.
Sarò sincero.
Ho toccato il fondo.
Il solido adamantino squallore di una stanzetta al terzo piano, alle cinque di una mattinata dublinese. La mancanza di scorciatoie, di obiettivi, di differenze, di Altri. Il vuoto.
Mesi senza parlare. Mesi senza scrivere. Mesi senza pensare.
Abbrutimento, ripudiato tutte le mattine.
Agitarsi improduttivo. Disgusto. Vergogna.
Nessun divertimento, nessun vantaggio, nessun valore, nessun dolore. Niente.
Il me che scrive è: risultante minimale di inerzia e negazione.

Fra tre settimane si torna in patria, e si contano i danni permanenti.


Uno che una volta si firmava Legba.

3 commenti:

Andrea ha detto...

checcazzo

Difaul ha detto...

Capita. Ho cercato di essere sobrio, ma quello che avevo da dire era così basico da essere: adolescenziale.
Ringrazio sentitamente quelli che ancora grattano la rogna alle mie parole.

Antonella ha detto...

L'ulisse Joice...
Me lo hai ricordato.
Almeno sai scrivere e lo sai.