Bisogna contare quello che va contato, come se la stanchezza non esistesse.
Altrimenti: stare stesi a lungo.
Risognando le stesse quattro immagini, gli stessi dodici suoni.
E' bello pensare che forse ci sono buchi, da qualche parte nella coperta universale.
E si può evitare la nausea nemmeno troppo sottile dell'uniformità.
Cattivo spinozismo è: niente campo buddhico. Solo distanze.
Bisogna contare quello che va contato.
I numeri sono un prodotto della ripetizione, e basta.
Ogni misurazione di intensità è intimamente un errore.
Io, di per me, mi sento come se mi avessero lavato il cervello nella cedrata, e l'avessero lasciato ad asciugare e rapprendersi sulle pietre roventi di piazza del campo.
Il pensiero di un futuro qualunque è faticoso, prima che deprimente o preoccupante.
L'orizzonte è morbido.
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