Crashitude era il modo in cui chiamavo le punte ritorte dei miei stivali di vernice blu, prendendo a calci John Difool.
Legba era il modo in cui chiamavo i grappoli di consapevolezza nel pomeriggio torrido, guardandoli squagliarsi sull'asfalto, come piccoli animali sotto un cingolato, come frutti troppo maturi.
Che dire? Nuovo circondario.
La cartina ha occhi azzurri e la barba lunga. L'orario dei tram mi sorride, poi facciamo sesso (e quasi piange quando siamo in ritardo).
Il rumeno con un occhio di vetro sorride un sacco, e vince sempre al backgammon. Il suo avversario non sembra uno raccomandabile. Non addormentarti mentre li guardi, sussurra John Difool.
Il resto è fede nell'incal, il mio Zafu che mi fa oscillare più lentamente, rimbalzare fra Palazzo Nuovo e la stazione (ed i calli del trascinamento, e gli annali del situazionismo sottoprezzo nella borsa, eccetera)
Che Pizza-Kebab vi protegga.
Alleluja.
Si ringrazia Mark L'ubriacone per il suo potente apparato informatico e l'ospitalità nel bisogno.
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1 commento:
amen
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