Lo so, lo so.
Non erano questi i patti.
(scusa, ciccio, qual'erano i patti? che dalla parte giusta dello schermo nessuno ha mai capito nulla di quello che scrivevi)
I patti erano: silenzio, respiro profondo e pace per un mese. Starsene zitti, muoversi poco e con cautela...
(quindi? che cazzo ci fai, di nuovo quì? mancano ancora due settimane, o sbaglio?)
Già. però ne sono passate due.
avete mai provato a passare due settimane in completo silenzio? alla fine le orecchie ronzano per la decompressione, ed i sogni sono così densi che li puoi raccogliere dal cuscino e lasciarteli colare fra i denti, come miele scuro e dolce.
(e, di grazia, perchè non taci ancora un po'?)
Perchè quando vado in giro sento i vicoli ronzare di felicità, l'acciottolume scomposto vibrare all'unisono. Tutto l'universo creato mormora, assordante, il suo distorto splendore.
(Divaghi)
Ci arrivo, ci arrivo.
Ho navigato con la lieta incoscenza dell'haitiano, sul mio guscio di noce, avanti, sempre più a fondo.
poi, arrivato a largo, a largo dove le onde sono alte come giganti da leggenda, e la notte sorride con un altro volto, mi sono accorto che una cosa mi mancava, da morire.
qualcuno a cui raccontare tutto.
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3 commenti:
grande come sempre
le nagual,
non un nome a caso come gli altri
...na domanda...
ma qlla tra parentesi sono io che parlo??
avevo ragione io... come sempre...
pace e bene
per trovare qualcuno a cui raccontare devi volerlo trovare. a volte c'è, ma siamo troppo accecati dalla nostra luce per vederlo.
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