22.8.08

avaria

estasi, prima, poi assuefazione.
Come la solitudine, come il senso di vuoto frenetico.
Estasi, prima.

manco da un po'.
Questo blog è come il filo di arianna di un involuzione: per comprendere un uomo non basta capire fino a che punto è arrivato, bisogna seguirlo a ritroso lungo le circonvoluzioni dell'animo, e il lungo giro molle delle paranoie.
Dolori che disgustano, incomprensioni, oblio.
Ogni vicolo buio.

La differenza, in pratica fra la limpida filosofia e la malattia di esistere che se ne ricopre, vergognandosi di se.

Come dicevo: questo è il passaggio fra estasi ed assuefazione, condito con l'avaria del mio alfabeto.
Questo sono io che attraverso i giorni, opponendo l'indolenza alla follia, l'immobilità alla febbre.
Questo sono io che non parto nè resto, che ne accendo un altra, e storco la bocca disgustato.
Questo sono io, un nuovo me fra i tanti, che riconto le vertebre e alzo lo sguardo verso il cielo, che ha il colore dei guanti di lattice di dio.

Papa "da domani" "20kg" "mulambento" Legba.
Da ognuno secondo innocenza, ad ognuno secondo crudeltà.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Per comprendere un uomo bisogna anche seguirlo nel cammino che ha davanti, o si conoscerà solo l'uomo vecchio e mai il nuovo. Prendi una direzione tra parto e resto e smetti di accenderne o finirai per vomitare dal disgusto.