Va bene, va bene, fratellino.
Adesso ti spiego come funziono: apro la vena e faccio uscire tutto, tutto in una volta, una volta per tutte.
Qualcosa finirà per macchiarsi: è naturale. Il sangue marcirà, inizierà a puzzare. Come un intenso desiderio di altrove, quando lo sfinisci a furia di polaroid di La Palma, infilate su per un cavo fino al tuo schermo, e poi su per il culo del tuo cervello. (Si, il cervello ha a sua volta un culo, proprio apposta per fare usare a me certe metafore misogine dal traumatismo stupratorio.)
Io non sono uno felice. Non sono uno di quelli che si fanno le foto sorridenti circondati da amici. Io, infatti, non ho tanti amici. Una volta (e trovi anche le tracce su questo blog, a scavare abbastanza a fondo) non pensavo di averne affatto: mi sbagliavo. Stavo solo confondendo l'amicizia con una cosa più rara, una sorta di connessione psichica diretta, una consonanza di sensi e pensieri quasi impossibile a realizzarsi. Una Follia Anomala, Sottile.
Fatto sta che non ho molti amici. Gli esseri umani, questi sacchi di pelle con dentro della materia elastica, della materia calcarea, della materia fluida, della materia molle, della materia sottile, mi annusano addosso a certain special blend of inadequacy.
Lo so, fratellino. E' inutile che ora ti metti a gemere. Lo so benissimo che questa del disadattato è una posa tanto comune da trapassare in stereotipo, e persino in buona educazione. (La faccia triste del lavoratore della conoscenza: suscita tenerezza, istinto materno, simpatia. Giustifica l'autocommiserazione, che è a sa volta un modo quasi-efficiente di gestire le pressioni immani e la eco universalmente diffusa di un messaggio possente che ti dichiara inutile)
Che cosa dicevamo? Ah, si. La verità.
La verità non è quella cosa che "ci devi fare i conti". La verità non si conta.
La verità non è quella cosa che "giuro solennemente di". La verità non si giura.
La verità non è quella cosa che "in verità in verità vi dico".
La verità non è un principio di realtà, non è un principio di onestà, non è un principio di consolazione. La verità è una missione divorante, A-poros, la strada sbarrata, a-tekmos, l'illimitatezza degli sforzi.
Cosa devo dirti? Sei un altro dei miei? Sei un altro dei loro? Ha importanza?
Quello che devo dirti è: stai attento. Abbi orecchie dietro ogni angolo, occhi dietro ogni veneziana. Stai attento. Sto venendo a prenderti. Io sia dannato se mi vedrai arrivare.
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