25.10.10

Abstracto

Parlo come una proliferazione, piuttosto che un uomo.
I surrealisti hanno ucciso il Dada pensiero. Sostituito la banale retorica del sogno all'assolutamente reale insensatezza lucida dell'esistere in se.
Puttane dell'inconscio, io dico.
Quello che mi preme, ora, è un genere di evasione completamente diverso dal solipsismo. Voglio essere vivo, completamente antimetafisico. Per nulla matematizzato.
L'inganno è nelle parole, la prigione strutturalista di significante e significato.
I migliori sanno che l'unico modo di uscirne non è saltare più in alto, ma scavare più a fondo. Non si può eludere il codice binario. Il tre non salva dall'uno e dal due. La dialettica è un ulteriore truffa.
E' fruttuoso, al contrario, concentrare la propria affilata attenzione sulle rotture, esaminare le articolazioni. Una grammatica dell'evocazione, prima della e oltre la meccanica delle definizioni.
Tornare ad essere vivi come contaminazioni. Niente soggetto, niente predicato. Sempre movimento e dispersione di pulsioni, forze.

(Sono anni che non faccio un passo avanti. Questa roba ha per me il sapore di rimasticatura ininterrotta. Ho il cervello come le mucche lo stomaco. Digestioni separate, successive. Infinite.)

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