19.11.10

Hallò

Dormo come un cane dorme.
Senza articolare proiezioni, senza rivisitare inconscio.
Non perchè non ne abbia uno, ma perchè lo abito interamente.
Nessuna parte di me è fuori dall'inconsistenza, dall'impalpabilità incomprensibile dell'onirico.

La strada non si strotola. Piuttosto, colpisce l'orizzonte e lo sfonda.
La mente non riflette. Piuttosto rifrange, confonde, sbrindella quello che su pellicola risulta essere nient'altro che una disposizione di colori.
Prendere fiato.
L'oceano senza superfici. Le linee di fuga. L'articolarsi di una struttura.
Tutte queste cose offendono il mio senso estetico.
Ho bisogni profondi piuttosto che preferenze. Ora, andando in giro, studio la forma del naso nelle persone che incontro.
Le persone che incontro hanno nasi di una larghezza misurabile, di una lunghezza misurabile. Mi offende il pensiero che incontrandomi potrebbero pensare lo stesso di me.
Bevo vino bianco.
Nei miei sogni, il vino bianco è come acqua, frustrante. Nei miei sogni, non riesco a fare a botte.

Ho perso all'aereoporto di ciampino il mio anello iniziatico, una vera di acciaio chirurgico con su scritto "Legba", in carattere corsivo.
Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose.
I fatti sono costruzioni mentali.
Io odio i costrutti.
Preferisco la marcescenza ed il sedimento. Al limite, l'emanazione.
Non mi piacciono le persone perchè mi limitano.
Quando parlo faccio lunghe pause. Perchè cerco le parole.
A volte trovo le parole, altre volte scuoto la testa proiettando sull'interlocutore la frustrazione del non sapermi spiegare.
Io non parlo quasi mai di cose che esistono nel senso comune del termine. Se lo faccio, comincio mettendone in dubbio l'esistenza.
Io ho pregiudizi. Uno, è che le astrazioni siano definitivamente più nobili della realtà.
Il movimento di astrazione è generalmente malcompreso.
Quando io comprendo qualcosa, lo capisco dalla sensazione. Non mi frega nulla della coerenza delle mie comprensioni, anzi, la loro incoerenza allarga il mio spazio vitale, dissipando la mia identità in rivoli.
Da quì al centro di Dublino ci sono cinque chilometri. Al ritorno, definitivamente di più.
La sessualità non è un problema, nè una soluzione. E' tutta un altra cosa.
Di ciò di cui non si può parlare, si deve vivere.

1 commento:

incostanza ha detto...

l'ultima frase la farei precedere da questa semplice notazione: §8.