27.5.13

"Una strana cosa, che forse è un sentimento e forse una sensazione, forse un senso e forse uno stimolo. Localizzabile con una certa precisione dentro l'essere umano piuttosto che fuori."

Charlie My, che era scettico riguardo al progetto MSO che in effetti alla fine è fallito prima di cominciare, provava a spiegarmi il senso di chiusura, quella strana cosa che forse [...] e che compensa il grande inganno del principio di realtà.
Ora, nel vuoto pneumatico del pensiero che mi manca, e che non è potente nè semplice, sono arrivato ad una conclusione: non ci è dato in questo mondo cibernetico (la parola è logora ed invecchiata, come succede a tutte le parole gonfie di entusiasmo quando le si lascia marinare abbastanza a lungo nel sugo acidulo della realtà) chiudere qualcosa. Non si stampa, non si chiude, non si totalizza. Le etichette sono provvisorie, gli esseri umani si aggiornano di continuo, le cose cambiano direzione.
La metaforica dell'adesso non sa che farsene di ontologie ingenue che individuano "cose" e lo "spazio" delle "cose". Come vada vada, le idee come gli oggetti si sbriciolano al tocco, e si lasciano dietro filamenti appiccicosi come bava di lumaca. Come si fa a dire "opera", come si fa a dire "testo" se tutto quello che i simboli fanno è incancrenire e diventare stupidi nell'ignoranza, o sfolgorare irradiando altro, altro, altro sotto i riflettori dell'attenzione?
Charlie My, che era scettico riguardo al progetto MJ che in effetti alla fine è fallito prima di cominciare, commentava con un ghigno i nuovi tentativi di formalizzazione dell'Interazione Umana sulla base dell'ingegneria elettronica. Trattare direttamente l'attenzione, la connessione, i campi di distinzione proiettati dagli "oggetti" che compaiono ormai solo come polarità era un'intuizione brillante. Il vantaggio principale: non dover più avere a che fare con il disfacimento degli oggetti teorici, ma solo con la torsione dei campi. I problemi di costruzione, di coerenza diventano problemi di direzione e traiettoria. I problemi del campo ideale diventano i problemi della pubblicità.
(Lo so che non mi sto spiegando, ma quando mai sono riuscito a spiegarmi come si deve su questo blog? Alla  fine stiamo trascinando in bellezza una serie di stronzate che servono ad ancorare nella serie cronologica la costruzione progressiva di una mitologia personale)
Ad ogni modo: il vantaggio della vecchia scuola, quella che cerca di chiudere, totalizzare, quella che cerca l'illuminazione che non è progressiva ma istantanea, che non si realizza pezzo pezzo ma in un colpo solo, e per la quale ci si può tutt'al più allenare ma non troppo a lungo perchè la vecchiaia ti fotte (protocollo Sick Boy), e richiede una socialità che non è attaccaticcia come una melassa, ma direzionata e decisa (protocollo Pinhead). La chiusura teorica è necessaria, ed il tutto si riassume ad una domanda:

Puoi affidarti completamente, con tutto ciò che hai di più complesso e caro, ad un essere umano? Ad un mucchio di esseri umani? Eppure è tutto quello che ti resta, quando la Verità è fuori discussione.

a proposito:

Namaste, Legba

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