scrivi te, che io non so farlo.
Che quando me ne sto felicemente sdraiato sull'asfalto, un po' di quà e un po' di la sulla linea di mezzeria, mi sento bene.
Le pietruzze spuntano dalla bituminosa levigata superficie del mondo, mi solleticano i nervi. Sto bene.
Che quando passa la luna non disturba, nemmeno mi da retta. E io parlo, parlo, parlo. Nemmeno mi sta a sentire.
La luce dei lampioni, sclerotica. Consolante. Lunghi pali di metallo quà e là, che la notte è un opinione, come in un bosco al contrario.
Scrivi te, che io non so farlo.
Che quando vado in giro mi fido dei boots per ritmare il passo.Ho piedi troppo dolci per andare avanti. I rinforzi di metallo sulla punta e sul tacco, mi servono. Ta-pum. Ta-pum.
Non c'è tempo per distrarsi.
Poi finisce chissà dove quella parola che stavi cercando.
Rilassante come il rollio del mondo sui quattro quarti. Circolare.
e se ti perdi fidati delle sensazioni. Vai a tentoni.
La strada di casa non impararla a memoria.
Se non ci arrivi da sbronzo, non èdavvero casa tua.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
1 commento:
se continui così, allora, scrivi te, che io non so farlo.
Posta un commento