Decisamente a suo agio, il giovane pisquo si appoggia alle sue idee come allo schienale della sedia, mollemente.
Si fida delle sue proprie capacità, lui crede. Le sue proprie capacità, Arroganza e sangue veloce. Tendini intatti e flessuosi, articolazioni precise, mani svelte.
Col pollice premuto su fast forward, lo vedrai irrigidirsi, perdere e ritrovare l'equilibrio. Vedrai le cicatrici disegnargli la pelle, lo vedrai sempre più identico a se stesso. Precipitato in un singolo posto del mondo, sempre meno in grado di riconoscersi.
Ma questo non è importante.
Lo vedrai stringere denti e pugni a vuoto, lo vedrai sopportare e incancrenire. Lo vedrai consumare la foga in deliranti momenti. Lo vedrai senza fiato.
Ma questo non è importante.
Prendi me. Io non ce l'ho mai fatta a starmene nel mio.
Due anni, tredici mesi e quattro giorni fa, in piedi in mezzo alla piazza gremita, svenni per mancanza d'ossigeno.
Appena prima di cadere in terra, ricordo chiaramente, pensai un pensiero, che articolo solo ora in parole.
Comincia con il suono di voci, su voci su voci, voci infantili, voci scure, voci chiare, risate, gemiti, sussurri. Voci su voci su voci in sincrono o fuori. Aria vibrante, indistinta, di increspature. Percezione netta, distaccata del complesso. Nessun simbolo sopravvive alla sovrapposizione.
Voci su voci su voci per rassicurarsi gli uni con gli altri, esserci, esserci, esserci.
Una coperta odorosa di carne, bisogno più che desiderio.
In tutte le direzioni, gente. Movimenti involontari, passi decisi, barcollii. Lampeggiante nel mesencefalo, come pronunciata da labbra crudelmente blu sopra denti affilati, la parola BRULICARE. Livree ipercolorate o sobrie. Impressione collettiva di un fluido unico, ondeggiante, a lambire due file di vecchi palazzi, a consumare di passi infiniti il lastricato. Risate come spuma.
Non c'è identità nè differenza. Non c'è omologazione ne distanza. Non c'è astrazione, dialogo.
Spiegare, comprendere, chiarificare, analizzare.
Nessuna di queste parole significa.
Comunione. Riconoscimento. Respiro.
Per me:
orrore, e schifo.
Noia assoluta e profonda dell'inutilità.
Eternità è un momento unico, in fondo ad ogni masturbazione. E' dimenticare pelle e nervi, ossa e stomaco. Solo questo, solo questo, solo questo. Inganno!
Così si consuma ogni oltre?
Avevo occhi molto sgranati, e tutto intorno persone.
Così svenni.
Quando mi rimisi in piedi, la piazza era vuota. Un singolo perduto essere umano era chino su di me per chiedermi se andasse tutto bene.
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