Batte l'unghia lunga ed ingiallita sul quadrante dell'orologio.
Il polso è ossuto e largo, la pelle sottile e bruciata.
Dice: ora di trascendere le cazzate, e alla svelta.
Il respiro non è eterno, prima o poi ci si taglierà in gola, e saremo immobili.
Eccetera.
Ora di trascendere insensate, futili rincorse col nulla.
Paranoie, impotenza, delusione e fretta
Tutto questo va superato.
Gesti che accompagnano parole, sventolando le mezze maniche della camicia a fiori.
"oltre", a tener fede alle dita che indicano, è in cucina, dall'altra parte della stanza.
Dice: Non c'è armonia che tenga, niente giochi di parole, stavolta.
E' necessaria una conversione alla sincerità radicale.
Dritto verso il nulla.
Stavamo parlando di tutt'altro, non è vero?
Il nulla è largo, pare, due spanne, e sta fra i palmi delle mani aperte, proprio davanti alla sua faccia.
"La verità è che", "Il discorso è che", "fondamentalmente".
Tic verbali.
Bevo il the, che è nero e odora di mariujuana. Ascolto.
Dice: L'espressione è esigenza vera e tagliente, oppure pedanteria manierista.
Avant-garde è rompersi le ossa contro il limite logico, oppure titillarne le frange estreme in complessi origami di vuotezza?
Porca puttana: Tu VUOI dire qualcosa, o solo parlare?
Si sporge in avanti, ora.
In piedi, le mani piantate sul tavolo, mi guarda.
Io sorrido, bevo per prendere tempo.
Lungo l'avambraccio sinistro corre il tatuaggio naif di un resistore.
Dall'altra parte della finestra i rumori meridiani della piazza dilatano la consistenza dello spazio.
Tutto è vuoto e sveglio.
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