2.8.10

Monologo di Leggie Le Fou

"Salve.
Vorrei avere una cravatta, una sottile cravatta nera, da allargare con due dita.
Un paio di occhiali scuri sul naso, che nascondano, da aggiustare di tanto in tanto.
Vorrei avere risvolti da lisciare, capelli da ravviare.
Vorrei avere bottoni, lacci, polsini.
Soprattutto, mi servirebbe del tempo.

Prendere tempo, perdere tempo.
E non questa sensazione assurda, che brucia ogni istante di immobilità, facendomelo scontare in rincorse furenti.
Pessima mossa, leggie.
La senti, la risata? La vecchia risata sibilante, rauca, da dietro i denti troppo affilati di nick.
Non diverte anche te? L'uomo degli arzigogoli chiuso dentro?
Fuggire e marcire, in circolo, nella più perfetta delle figure.
Veronicas dell'alienazione, n'est pas?

Non che mi senta poi così male, no.
Ho una pelle, una pelle più scura e più vera, sotto la quale pulsano energie inosservate.
Ho occhi, uno stomaco.
Credevo peggio.

La trasformazione non è un male, è un po' nascere e un po' morire. Non ho voglia di spiegare come mi sento, e non ne avete bisogno, perchè lo spiegate a voi stessi, almeno ad un certo livello.
Osservati.
Ogni identita si scioglie come cera, a guardarla da abbastanza vicino.

Lo so, Rentie, mi ripeto.
Mi aiuta a dormire, a respirare.
Ripeto sogni e parole, sono ridondante. Chiedo perdono.
E poco chiaro, anche. Questo lo sono sempre stato.
Ho paura che sia sempre stato un vezzo, almeno in parte, ma non era questo il punto. Come già gli alchimisti volevo essere capito solo da chi avesse con la materia una certa affinità.
Non si tratta di consegnare in mani sbagliate consapevolezze iniziatiche, anche se per un po' mi è piaciuto pensarla così. (Le Nagual diceva qualcosa a proposito della preselezione, no?).
Chiunque arrivi al nocciolo, deve aver sviluppato nel frattempo, per conto suo, un certo percorso affine. Empatia, necessariamente.
Nè potrà disprezzare me senza disprezzare se stesso.
Tutti gli altri, sono condannati a non essere ascoltati, loro non hanno capito nulla.

Ed è quì, come direbbe il bardo, che c'è l'intoppo.
Esattamente nell'hagakure: chi è uno con la propria morte non ha limiti.
E io in fondo mi sono capito, no? E posso sempre marcire quì dentro.
Nessuno può farmi del male, solo io posso farmene.
Gli altri sono solo un mezzo.

Anche questo, l'avrò detto un milione di volte.
Ogni mio pezzo è albedo, nessuno contiene niente di proiettivo."

Per la cronaca, questo potrebbe essere l'ultima volta che uso questo blog o anche no. Devo pensarci su.

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