di nuovo, da capo.
mi guardo nello specchio e ripenso tutto quello che c'è stato fino ad ora, quello che è affondato dentro, quello che ho fatto, detto pensato. scelte, parole.
ripenso alla smorfia di ogni volta che mi hanno detto "troppo" e al ghigno confuso e allucinato di quando la mente va a zonzo in mezzo ai fumi dell'alcool.
la gente va e viene, i giorni si mordono la coda, guardo nello specchio quello che resta di me, dopo diciassette anni.
dall'altra parte, un ombra mi sorride, con la testa piegata di lato.
è il tempo della boheme, è il tempo della sublime crudeltà. è il tempo in cui la morte non fa paura, e si può ridere in faccia al destino, risuonando di luce purpurea.
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