10.1.10

Microtraumi

Peggio di tutto, era quell'idiota al bancone del bar, che ignaro continuava ad ordinare pernod.
Michelle aveva avuto una giornata pesante, l'ultima di una lunga serie.
C'era stato il responsabile di turno con i suoi trucchi, con le sue squallide manovre, le malignità dei colleghi, i loro trucchi per scaricarsi addosso l'un l'altro responsabilità.
C'era stato l'ubriaco violento da portare fuori, con gli occhi sgranati e la bava alla bocca.
C'era l'aria viziata, piena di fumo, e la musica densa, snervante, ipnotica.
C'era troppo alcool, con le sue vibrazioni d'irrealtà.
C'era stare in piedi ora dopo ora, e correre, e prendere ordini.
Sorridere sempre.
Annuire.

Peggio di tutto, quell'idiota al bancone, che continuava ignaro ad ordinare Pernod.
Sembrava aver radici nella sua immobilità.
Prendeva su il bicchiere, lo studiava un momento e poi giù di botto, con il gomito che scattava per aria.
E poi un altro.

Le cinque del mattino, otto ore di turno.
Ancora e poi ancora.
Odiare la notte mai vista.
Col pensiero dell'alba fredda, della strada da fare per arrivare a casa.
Raul si era venduto di nuovo il televisore, sicuro. Chissà che scusa avrebbe inventato, stavolta.

E quel tipo al bancone, l'idiota. Biondiccio, molle nel gesto. Palpebre pesanti su iridi come pozze di catrame.

A bersene uno via l'altro, come una gara, come un ritmo.
Mentre arriva mattino.

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