Ho deciso, ad un certo punto, che l'esplorazione non era che un disegno libero. Quell'idiota con gli occhi vuoti se ne stava ancora immerso fino alle ginocchia nell'erba altissima, popolata ad altezza suolo da ogni specie proterva e carnivora di insetti voraci, e cercava il confine.
Io no.
Io avevo deciso che i confini non esistono. Che non ti senti diverso, da una parte e dall'altra. Che la percezione (DioCristo!) di una distanza non è misurabile, ma è importante.
Che sapere E' sentire. E tuttavia il primo non segue dal secondo.
E' come quella puttanata della costola di adamo, che ci autorizza a stringere pulzelle esangui come per rientrarcele nel costato a forza bruta.
Ciechi, tre volte ciechi, a noi stessi nei nostri disordinati amplessi brutali penetrazioni reciproche, liquidi e spasmi e tremori e assenze e via così.
De-duzione.
La fascinazione della rue Morgue.
Che esistano uomini, rassicurante illusione, capaci di distinguere i numeri dipinti di verde dietro le superfici dermiche della vita, distinguere chiaramente ogni articolazione sotto fasci di muscoli e crepitio elettronico di nervi.
L'osso, dritto all'osso.
E invece no, bella.
E invece no.
Perchè l'osso non è che l'ultima, lontana calcificazione di un pulsare molto più lontano, infinitamente fluido. E lo tiri fuori solo da un corpo morto, mutilando strati su strati di roba ormai marcita.
Così, mentre l'idiota faceva lunghi passi di misurazione, per capire, nell'immenso prato blu di veleni chimici decoloranti, dove passasse esattamente il limite catastale, fischiettando, paziente, dogmatico, io me ne stavo seduto su un sasso.
Un sasso affondato nel suolo, uno spuntone affiorante a rappresentare una tonnellata di roccia viva sotto la fertile superficie del campo un tempo coltivato ed ora non più.
Io me ne sto seduto, col mento sulle ginocchia, con gli organi interni premuti, perlappunto, nel ciclo delle mie membra ringhiuse, aggomitolate, rattrappite.
E lo guardo cercare matematica nella marcescenza di una materica melma reale, nell'intrico del rizoma.
Idiota.
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3 commenti:
tutti daltonici
Il prefisso post è la morte di qualunque possibilità lirica, non credi?
Io uso la prima persona, talvolta, ed essa mi si piega addosso come un fantoccio di cartapesta.
Il daltonismo è solo una questione di vibrazioni. La cartapesta ha vibrazioni pessime.
In ogni caso, conosco qualcuno che definirebbe l'intero oloboutade concept come robetta postadolescenziale. Peace.
.... http://dist.ngvision.org/all/ngv_pe_it_20070501_film_astratto_rosso.avi
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