Un giorno ti svegli, e non lo sai.
Caffè gelido del giorno prima, che ti guarda rancido e rancoroso da in fondo ad una tazzina incrostata. Pila di piatti nel lavandino. Chiudere gli occhi e bere.
Lievi conati di vomito.
Ritardo pazzesco. Poche ore di sonno. cervello sott'olio.
Lavabo, acqua gelida. Dagli zigomi alla nuca, è pelle nuda.
Con gli occhiali da sole sembri in guerra col mondo, senza, sembra che abbia vinto lui.
Camicia. Gilet.
Cammini sciolto, tacco poi punta e poi tacco.
Sei sciolto. tacco poi punta e poi basta.
Lezione. Parole vuote nel vuoto.
...
Palpebre pesanti. Ossa pesanti.
Hai l'impressione che spostandoti cadresti come un castello di carte. Molecole organiche in vaga nube chimica nella stanza. Fantasticare sulle volute di fumo.
Fine lezione.
Spossatezza. Mondo in bianco e nero. Fastidio sottopelle.
La gente ti guarda con la coda dell'occhio, timorosi di farsi sorprendere. Pudichi stronzi.
Giardino di Lettere pieno di sole.
Gente che gioca a scacchi.
Gente che prende il sole.
Allergia. Occhi che prudono, naso che cola.
Ti stendi a terra. Guardi in alto, che sembra tu possa cadere dentro la luce, giù per milioni di chilometri da un momento all'altro.
E non lo sai.
E poi io mi chino su di te, piano, ti levo gli occhiali, e ti sputo.
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